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Il Serpente Prudente – Le scelte pigre

n. 33 (05/06/2017)

“Le scelte pigre”

Ieri il calendario liturgico ci ha fatto festeggiare la Pentecoste, ovvero la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Un po’ ovunque la festività è stata anticipata da veglie di preghiera, attraverso le quali si è invocato l’arrivo appunto della Terza persona della Trinità.

Se per millenni teologi, filosofi e intellettuali vari si sono confrontati con la Trinità, hanno dovuto per forza di cose gettare la spugna di fronte allo Spirito Santo. Che, delle tre persone, è proprio quella più sfuggente e “misteriosa”. Infatti, se di Gesù abbiamo resoconti più o meno dettagliati da parte degli evangelisti, e se il Padre più di qualche volta ha fatto personalmente capolino nelle narrazioni dell’Antico Testamento, dello Spirito Santo, a conti fatti, non sappiamo granché.

Nel Credo diciamo che “ha parlato per mezzo dei profeti”; nella Genesi sappiamo che “aleggiava sulle acque”; per lo più si manifesta sottoforma di vento, di alito, e – nel brano evangelico della Pentecoste – sotto forma di lingue di fuoco. La difficoltà a cogliere pienamente “chi” sia lo Spirito Santo emerge anche dalle raffigurazioni che di esso hanno fatto i migliori pittori della storia dell’arte.

Gesù dice che lo Spirito “vi condurrà alla verità tutta intera”, che a ben vedere significa che a Lui tocca il compito più complicato, ovvero “ricordare” ai cristiani come si vive autenticamente la propria fede. Un compito che svolge in maniera silenziosissima, tanto che potremmo dire, alla maniera modo popolare, “sega ma non fa rumore”.

Quando si accede al sacramento della cresima, si ricevono i sette doni dello Spirito: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Doni, dei quali, il vero cristiano dovrebbe far uso in maniera quasi automatica, mentre invece, appare evidente che difficilmente i cristiani di oggi se ne servono come dovrebbero.

Come ho più volte avuto modo di accennare in queste puntate, vivere autenticamente la propria fede è un impegno che consegue ad una scelta. Va da sé che “scegliere” comporta un “fare”, e non subire passivamente qualcosa che cade dall’alto. In altre parole, lo Spirito sì scende su di noi, ci offre pure i suoi sette doni, ma usarli o meno (e come usarli) è una scelta che dipende solo ed esclusivamente da chi riceve i doni. Il che costituisce il vero punto dolente della questione.

Infatti, la maggior parte dei cristiani di oggi vive la propria fede con disinvolta noncuranza. Siamo tutti fedeli nel partecipare ad una messa che, in questo modo, diventa una cosa meccanica come dover fare benzina ogni volta che si accende la spia rossa sul cruscotto; tutti fedeli nel celebrare feste a suon di regali e spese varie; tutti fedeli magari anche nel lasciare qualche spicciolo di elemosina ai mendicanti sui sagrati.

Vi sembra che tutto questo significhi usare la sapienza, l’intelletto, o avere timore di Dio?

Tuttavia, è bene precisare una cosa. La pigrizia (ma sarebbe meglio chiamarla accidia) con cui si vivono le scelte che si pretende di aver fatto nella vita, è comune a tutti gli uomini e le donne di questo tempo, e non soltanto ai cristiani o sedicenti tali. Oltretutto, lo smodato uso dei ritrovati del progresso tecnologico ha, negli ultimi tempi, acuito questa caratteristica. Infatti, le varie app, internet, facebook, e quant’altro, usati nel modo irresponsabile con cui vengono usati dal 90% della gente, danno solo l’illusione di padroneggiare informazioni e cose, delle quali invece non si ha né si vuole avere la benché minima conoscenza. Sono i social che vomitano a ritmo continuo informazioni e notizie; quando invece dovrebbe essere l’esatto contrario: dovrebbero essere la persone a cercare di saperne di più su qualsiasi cosa.

Anche quanti si professano atei, in realtà non hanno la benché minima idea di cosa stiano professando, al punto che l’ateismo di oggi – ben lontano dal rigore intellettuale di un Voltaire o di altri illuministi – significa solo un generico rifiuto di quelle stesse regole che altri invece farisaicamente seguono ogni domenica.

Siamo, insomma, nel tempo della pigrizia intellettuale e della mancanza di curiosità. Ci si trascina apaticamente da un sentimento all’altro, da un’esperienza all’altra, senza mai andare al fondo delle cose, senza mai avere lo stimolo a cercare qualcosa di più profondo dell’apparenza.

Prendiamo i giovani e giovanissimi: stanno costantemente con un cellulare in mano dalla mattina alla sera; anche se camminano fianco a fianco si parlano con messaggi di whatsapp; se devono litigare lo fanno togliendosi l’amicizia su facebook. E, attenzione, parliamo della generazione che anagraficamente dovrebbe essere più curiosa e avere più entusiasmo verso ciò che non conosce.

Perciò, se c’è un dono che il cristiano di oggi dovrebbe invocare dallo Spirito Santo è la curiosità. Cioè, avere la voglia di andare a fondo alla verità, di voler essere veramente disponibile a farsi guidare alla “verità tutta intera”, di voler vivere con attivo protagonismo il proprio “essere cristiano”, con quello spirito critico e la libertà propri di chi non accetta passivamente scelte calate dall’alto.

In fondo – e con questo mi riallaccio a quanto scritto nelle ultime due puntate – è questo ciò che hanno fatto la Madonna e i Santi: si sono lasciati guidare alla verità, ma non per forza di inerzia, ma con libero convincimento, con entusiasmo, con la curiosità di capirci qualcosina in più.

Vincenzo Ruggiero Perrino