Blog

HomeIl Serpente PrudenteIl Serpente Prudente – Di Madonne e Santi

Il Serpente Prudente – Di Madonne e Santi

n. 31 (22/05/2017)

“Di Madonne e santi”

Il mio caro amico mi ricordava che recentemente sono successe due cose, offrendomi in tal modo lo spunto per le riflessioni che seguono, e che occuperanno anche la prossima puntata, dal momento che sono di particolare importanza e delicatezza.

Le due cose accadute sono: il centenario dell’apparizione della Madonna a Fatima (13 maggio 1917 – 13 maggio 2017) e le notizie (trapelate appena qualche giorno dopo l’anniversario) su quanto appurato dalla commissione di inchiesta su Medjugorje. L’oggetto di entrambe le questioni è lo stesso: le apparizioni (vere o presunte) della Madonna, e di riflesso il culto che noi altri riserviamo alla Madre di Dio.

Di ritorno da Fatima, interrogato dai giornalisti, Francesco è stato, come suo costume, molto chiaro: ha lodato il lavoro della commissione voluta da Benedetto XIV e presieduta da Ruini, ma soprattutto ha espresso severi dubbi sulle apparizioni più recenti: «Credo alla Madonna nostra Madre buona, non a quella capo di un ufficio telegrafico che detta al telegrafo ogni giorno a certa ora i suoi messaggi».

Il culto e la pietà mariana datano fin dal VII secolo. Tra l’XI e il XVI sec., la pietà mariana, liturgica e privata, si espande e si diffonde in ogni circolo vitale del tessuto ecclesiale: da abbazie e cattedrali, da chiese in città e in campagna, risuona concordemente la venerazione per la Madre di Dio e Regina di misericordia. Vescovi, abati e abbadesse, monaci e frati, preti e laici, ricchi e poveri, si uniscono in un solo grande coro a più voci che loda e supplica la Madre del Signore, sentita vicina a tutti coloro che, tra le prove del cammino, anelano all’incontro col Signore e Giudice della storia.

Perciò, il culto mariano non è certo invenzione della modernità. Tuttavia, nei tempi a noi vicini esso si è arricchito di un elemento, che talvolta rischia di trasformare la giusta venerazione in una fuorviante adorazione (sulla quale taluno potrebbe escogitare idee di sfruttamento in senso commerciale). E cioè, pare quasi che la Madonna, in preda ad un’irrequietezza un po’ insistente, venga continuamente a farci visita per spiegare bene ciò che da noi si vuole nell’alto dei cieli.

Ovviamente, queste note non vogliono nella maniera più assoluta negare (ma neanche confermare) la veridicità delle apparizioni. Del resto, su Fatima immagino non ci possano più essere dubbi di sorta; su Medjugorje, qualificatissimi prelati hanno detto la loro, stabilendo che le prime apparizioni sono plausibilmente reali, le altre quanto meno dubbie.

Il punto di vista dovrebbe semmai essere un altro.

Anche il lettore più superficiale dei vangeli noterà che i più vicini congiunti di Gesù, cioè Maria e (soprattutto) Giuseppe, rivestono un ruolo assolutamente marginale. Con riguardo alla Madre, se escludiamo la chiacchierata con Gabriele, il “fate come vi dice” delle nozze di Cana, e qualche altra discreta presenza accanto al figlio e sotto la croce, di lei non conosciamo assolutamente nulla (men che meno che abbia operato miracoli, poiché il vero miracolo che ha fatto lei è stata l’umile e taciturna coerenza con cui ha vissuto la sua fede totale in Dio). Tanto che per “sanare” quella mancanza, apparentemente inspiegabile, la devota fantasia di qualche primo cristiano ha dovuto inventarsi una serie di storielle, confluite poi nei vangeli apocrifi sull’infanzia di Gesù.

In realtà il silenzio di Maria (e quello speculare di Giuseppe) sono funzionali al fatto che protagonista di tutto sia Gesù, e più in particolare la parola che lui diffonde con tanta dedizione in ogni centro urbanizzato della Galilea del tempo, che gli capitasse di visitare. In altre parole, il vangelo rappresenta una sorta di delega perpetua alla Parola da parte di Dio. Quasi come a dire: «Figlioli cari, ve l’ho detto tramite i profeti; gliel’ho fatto scrivere nell’antico testamento; ho finanche fatto incarnare la seconda persona della Trinità – ovvero il Verbo – che ve l’ha ridetto e ve l’ha mostrato quello che dovete fare; adesso basta».

Tant’è che nell’episodio della parabola del “ricco epulone” (Lc 16, 19-31), si fa cenno proprio al fatto che per salvarsi i parenti del ricco epulone «hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli  […]. Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita».

Infatti, non è casuale che da Gesù in avanti, non ci siano stati più profeti, almeno non nel senso canonico del termine. Anzi, pare quasi che Dio si sia chiuso in un deliberato mutismo. Ci sono stati i santi – sui quali torneremo nella prossima puntata a completamento del discorso – che non erano però profeti, non “parlavano per conto di”, ma “agivano coerentemente secondo la Parola di”. Che è una cosa ben diversa.

Ma torniamo a Maria, la silenziosa madre di Dio. Perché una donna, che in vita e nell’accadere di tanti fatti prodigiosi e straordinari, è sempre stata quieta e appartata, ora, che è nella gloria del cielo, ogni giorno ad orari prestabiliti, deve scomodarsi a venire a ricordarci cose che sono state dette e ridette (e soprattutto mostrate nei fatti)? O, il che è anche peggio, mandare dei messaggi ulteriori, come se tutta la rivelazione non si fosse compiuta duemila anni fa?

Si potrebbe rispondere: perché Dio è misericordioso e pur di non veder persi i suoi figli manda la Madonna a fornire altre dritte (magari aggiornate ai tempi d’oggi) su come convertirsi e salvarsi. Eppure questo cozza con il libero arbitrio umano (“non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita”) e cozza con la “definitività” del messaggio evangelico, dopo il quale Gesù ha detto non ci sarà altro se non il suo ritorno per il giudizio finale. Né ha senso parlare di “aggiornamento”, perché quelle cose dette e fatte duemila anni fa sono più attuali che mai.

Oppure: è lei che autonomamente prende e parte, perché intende “suggerire” le strade per un sicura salvezza. Ma anche questo è poco plausibile, atteso che la strada è una e Gesù lo ha detto con chiarezza disarmante: “Io sono la Via”.

Dunque? Che la Madonna venga a farci visita di tanto in tanto non è incredibile, ma lo scopo non può essere che quello di porsi (quale del resto si pone con la sua silenziosa presenza accanto al figlio) come un esempio concreto del concreto modo di comportarsi, come da dire: “Ragazzuoli, datevi da fare, come ho fatto io”.

Altrettanto giusto è, per il ruolo cardine che ha avuto in tutta la storia della salvezza, tributarle la più alta venerazione, senza perdere però di vista che Maria è potuta diventare “la Madonna”, semplicemente perché ha vissuto la propria fede, senza troppi proclami e sbandieramenti di sorta, senza sgranare rosari mentre i vicini morivano di fame, senza portare in giro nessuna statua con banda musicale e fuochi d’artificio, senza aspettare che magari le apparisse di nuovo l’arcangelo Gabriele a ricordarle cosa doveva fare o come lo doveva fare, ma semplicemente compiendo con coerenza quanto il figlio ha detto di fare. Che poi è stato l’unico, imprescindibile, suggerimento che ha dato a noi altri duemila anni fa a Cana.

Di apparizioni con tanto di messaggi, il vero cristiano, quello che vuole maturare una fede tale da poter dire all’albero sradicati e vatti a piantare nel mare, e che come Maria vuole percorrere la Via verso la Vita e la Verità, proprio non dovrebbe proprio avere bisogno…

Vincenzo Ruggiero Perrino