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Il Serprente Prudente – Di Madonne e santi – 2

n. 32 (29/05/2017)

“Di Madonne e santi – 2”

Nella scorsa puntata avevo cominciato ad abbozzare le linee di una riflessione sul culto della Madonna. In particolare, partendo dagli esiti delle indagini condotte dalla Commissione voluta da Benedetto XVI sulle apparizioni di Medjugorje e dalle dichiarazioni di Francesco sul caso, ho cercato di spiegare che il vero cristiano, quello che vive con autenticità la propria fede (intendendola come pieno e convinto compimento della volontà del Padre, più che come semplice a lui affidarsi), non ha bisogno che gli appaia la Madonna ogni giorno a dargli i compiti da fare a casa. Né c’è traccia nella rivelazione evangelica che qualcosa di simile fosse previsto. Ciò posto, nulla vieta di affidarsi all’intercessione di Maria, affiché con il suo concreto esempio di vita, fornisca un viatico al credente di oggi.

Un discorso simile si può fare per i santi.

Per cominciare, la prima domanda da porsi è: chi erano i santi? Né più e né meno che uomini e donne come noi altri. Se scorriamo le biografie di alcuni di loro, è facile scoprire che per lo più si trattava di comunissimi peccatori, dediti ad ogni tipo di piacere terreno, che però hanno avuto un particolare atteggiamento: posti di fronte ad una scelta, essi hanno preferito far spazio all’azione di Dio, piuttosto che continuare a scegliere la strada dell’edonismo o del vivere “fai da te”.

L’atteggiamento “santo” è, non tanto quello dell’infallibilità e della perfezione (che è un risvolto agiografico che in realtà non c’è), quanto piuttosto quello di permettere a Dio di compiere la sua volontà, mortificando la propria di volontà, o meglio facendola aderire (questo sì in maniera perfetta) alla volontà di Dio. In altre parole, i santi sono quegli uomini e quelle donne che hanno vissuto un’autentica esperienza di fede in Dio, non soltanto a lui affidandosi e in lui confidando (con preghiere, digiuni, e carità vari), ma anche operando concretamente secondo quello che leggevano nel vangelo.

Insomma, essi costituiscono un valido esempio, al pari della Madonna (ma, mutatis mutandis lo stesso discorso è possibile farlo per gli apostoli, che tutto erano fuorché perfetti: pensiamo a quello che combina Pietro fuori dal Sinedrio, mentre si svolge il processo farsa a Gesù…), di come si vive veramente e autenticamente la fede.

Invece, come ci si rivolge ai santi nella quotidianità? È noto che da tempi remotissimi, ogni centro urbanizzato, e in alcuni casi anche piccole frazioni di più grandi realtà cittadini, hanno eletto questo o quel santo a patrono e protettore. In occasione della ricorrenza liturgica di quel santo, da sempre si organizzano festeggiamenti, la cui fastosità in alcuni casi rasenta il delirio e una pericolosa deriva idolatrica.

Festeggiamenti di norma affidati a sedicenti comitati di parrocchiani, ai quali – come potevano mancare? – si sono aggiunti sindaci e onorevoli, tirati a lucido per il defilé processionale con tanto di fasce tricolori e stendardi del municipio, prevedono processioni con bande e majorette, fuochi d’artificio, coloratissime luminarie, bancarelle che vendono di tutto di più con mercatari che si contendono i posti migliori della piazza. Insomma, le feste per il santo patrono di un comune o anche di un quartiere sono diventate un carosello commerciale, che di religioso ormai conserva solo il nome.

Per non parlare del commercio e del giro di denaro che si giustifica in nome di santi, resi famosi dal compiaciuto aiuto di giornalisti e televisioni. Pensiamo a quello che è diventato “fare il pellegrinaggio da Padre Pio”, e a come san Pio è stato “venduto” in ogni modo possibile e immaginabile…

Spesso si entra in chiesa e ci si rivolge al santo di zona, quasi come se fosse un boss criminale, per ottenere una grazia o un miracolo, bypassando con sconcertante disinvoltura il vero padrone di casa… Altre volte, il santo di turno è quasi usato a mo’ di ostentazione di potere o per giustificare soprusi e vessazioni di ogni sorta: basti pensare a quanto registrato dalle cronache degli ultimi tempi, con statue che si “devono” fermare e girarsi rivolte alle abitazioni di mafiosi e di gentaglia di varie risme…

Insomma, un guazzabuglio a cui la Chiesa sta cercando negli ultimi tempi di mettere ordine, con un richiamo ad una sobrietà più in linea con la santità che si venera. Perché i santi e le madonne si venerano; l’unico che è da adorare è Dio. Mentre invece noi altri facciamo esattamente il contrario: adoriamo santi e madonne e Dio lo releghiamo in un angolo scuro, tirandolo fuori da lì solo per scaricargli addosso responsabilità e colpe, che in realtà sono solo nostre.

Vi è poi un altro aspetto. Ricordate il celebre sketch televisivo in cui Massimo Troisi e Lello Arena andavano a pregare ai piedi della statua di san Gennaro? Ebbene, in quella divertentissima scenetta, i due attori napoletani non facevano altro che incarnare il tipo medio di cristiano, che entra in chiesa, magari accende anche un cero, e invoca una grazia (nella scena quella di ricevere i numeri al lotto; nella vita reale, una vale l’altra). E guai a non ottenerla! Il santo perde immediatamente il requisito principale che gli ha guadagnato la simpatia del richiedente, cioè la sua disponibilità ad esaudire ogni richiesta (quasi come a dire “sei santo, mi devi fare la grazia”).

Io credo che non ci sia nessuna ragione plausibile, perché un sant’Antonio o una santa Teresa abbiano il dovere di fare un miracolo. Questo per due ordini di motivi. Innanzitutto, perché non credo che loro in vita abbiano ricevuto alcun miracolo dai santi che li hanno preceduti, quindi non vedo perché loro dovrebbero impegnarsi più di altri ad esaudire gli sciocchi desideri umani. Il solo vero miracolo che ha cambiato la loro vita è stato quello di comprendere qual era la via giusta da seguire.

In secondo luogo, i santi in vita non erano dei prestigiatori o dei maghi che facevano apparire e sparire le cose, o che schioccavano le dita e guarivano un moribondo. Se non l’hanno fatto in vita non c’è ragione perché lo facciano dall’aldilà. I miracoli documentati sono sempre un’azione di Dio, che opera per il tramite del santo.

Allora qualcuno potrebbe obiettare: ci stai dicendo che pregare i santi e la Madonna è inutile? Nient’affatto! La preghiera è utilissima, nella misura in cui serve ad ottenere di far luce sul concreto atteggiamento da tenere ogni giorno, e non per sciorinare degli AveGloria-Pater imparati a memoria come le canzoni di un qualsivoglia cantante. E soprattutto, pregare è utilissimo per capire che tutti siamo chiamati alla santità, intendendo con questo termine ciò che dicevo prima: non la perfezione assoluta, ma la capacità di avere una vera fede.

Ecco, bisognerebbe pregare i santi, chiedendogli di farci capire come hanno fatto loro ad imparare a seguire il suggerimento di Gesù: dite sì quando è sì, e dite no quando è no. Tutto il resto viene dal maligno.

Vincenzo Ruggiero Perrino