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	<title>Pastorale Digitale &#187; Adriana Letta</title>
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	<description>Bisogna condividere più che mettere in Rete</description>
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		<title>Comunicazione e misericordia. Un incontro fecondo</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2016 17:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Letta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale Digitale 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[‪#‎pastorale2punto0‬]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Alla vigilia della 50ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali Comunicazione e Misericordia. Un incontro fecondo è il titolo del volume e il tema del Messaggio di papa Francesco in occasione della 50ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà l’8 maggio 2016. Il testo del messaggio, pubblicato il 24 gennaio 2016, è stato l’ispiratore [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Alla vigilia della 50ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Comunicazione e Misericordia. Un incontro fecondo</em> è il titolo del volume e il tema del Messaggio di papa Francesco in occasione della 50ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà l’<strong>8 maggio 2016</strong>. Il testo del messaggio, pubblicato il 24 gennaio 2016, è stato l’ispiratore di quattordici brevi saggi attraverso i quali la giornalista vaticanista Vania De Luca e alcuni docenti della Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana (Vincenzo Barba, Simonetta Blasi, Maria Emanuela Coscia, Teresa Doni, Cristiana Freni, Mauro Mantovani, Maria Paola Piccini, Antonino Romano, Vittorio Sammarco, Roberto Scardella, Paola Springhetti, Carlo Tagliabue, Matelda Viola), hanno commentato il Messaggio di papa Francesco alla luce della propria esperienza accademica e professionale nel campo delle comunicazioni sociali.<br />
Questa pubblicazione è il quinto volume di Percorsi di Comunicazione, un progetto editoriale e culturale avviato nel 2013 dalla Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana, con l’intenzione di proporre riflessioni e approfondimenti nel campo della comunicazione. Un cammino di conoscenza e aggiornamento, nella consapevolezza che «la comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone. Questo è un dono di Dio, ed è anche una grande responsabilità» (Francesco, <em>Comunicazione e misericordia</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le curatrici</strong><br />
Maria Emanuela Coscia è docente presso la facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana. È esperta in didattica museale e nell’ideazione di progetti di Educational Marketing. Per diversi anni si è occupata di Media Education tenendo corsi di formazione a studenti, docenti, genitori ed operatori della pastorale. È stata consulente di Comunicazione e Raccolta Fondi per diverse realtà internazionali ecclesiali. Per il volume Reti sociali: porte di verità e fede scrive il saggio Partecipazione ed autenticità. Comunicare se stessi nella rete.<br />
Teresa Doni è docente presso l’Università Pontificia Salesiana, dove insegna nella Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale e nella Facoltà di Teologia. Presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino “Angelicum” insegna Istituzioni di Sociologia e Sociologia della Religione. È Socio Fondatore e Segretaria dell’Accademia di Scienze Umane e Sociali (ASUS), dove, dal 2010, coordina il Master universitario di I livello in Mediazione Interculturale e Interreligiosa e il Corso Universitario di Alta formazione in Comunicazione e Mediazione Interculturale, organizzati in partenariato con la Facoltà di Filosofia e la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale dell’Università Pontificia Salesiana.</p>
<p><strong>Comunicazione e misericordia. Un incontro fecondo</strong><br />
A cura di: Coscia Maria Emanuela &#8211; Doni Teresa<br />
Editrice: LAS<br />
Pagine: 254<br />
Prezzo: € 18</p>
<p><a href="http://www.pastoraledigitale.org/wp-content/uploads/2016/05/Libro-su-GMCS-Comunicazione-e-misericordia.jpg"><img class="alignnone  wp-image-1852" src="http://www.pastoraledigitale.org/wp-content/uploads/2016/05/Libro-su-GMCS-Comunicazione-e-misericordia-212x300.jpg" alt="Libro su GMCS Comunicazione e misericordia" width="207" height="293" /></a></p>
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		<title>Gender e diritto naturale</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 23:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Letta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale Digitale 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ancora un intervento di Enzo Teodori per stimolare la riflessione su un tema di scottante attualità I fautori del “gender” accusano noi cattolici di mistificare la realtà allorché affermiamo che i nostri valori sono fondati sul diritto naturale. I “genderini” motivano il loro j’accuse denunciando, in primo luogo, che in natura le realtà non sono [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>Ancora un intervento di Enzo Teodori per stimolare la riflessione su un tema di scottante attualità</em></p>
<p style="text-align: justify;">I fautori del “gender” accusano noi cattolici di mistificare la realtà allorché affermiamo che i nostri valori sono fondati sul diritto naturale. I “genderini” motivano il loro j’accuse denunciando, in primo luogo, che in natura le realtà non sono uniformi e omologabili, adducendo come esempio l’omosessualità riscontrata in alcuni animali; in secondo luogo, e soprattutto, spiegando che la legge naturale è quella portata alla luce da Darwin ovvero una legge fondata sulla selezione naturale, in cui si afferma l’individuo più attrezzato ad adeguarsi ai cambiamenti ambientali (con un’accezione ampia del concetto di ambiente). La civiltà, secondo i genderini, è una conquista dell’uomo ed è avanzata nella misura in cui va oltre la selezione naturale con il riconoscimento dei diritti anche degli individui più svantaggiati nell’ambiente sociale. Coerentemente con questa visione, l’accusa ai cristiani, oltre a quella di infondatezza del ricorso al diritto naturale, è anche di incoerenza con gli insegnamenti evangelici. Infatti, si rimprovera di offuscare la compassione per i più svantaggiati e di violare il comandamento dell’amore al prossimo, proprio quell’amore reciproco che le coppie omosessuali reclamano come diritto. Alcuni genderini argomentano le accuse di incoerenza in modo più raffinato, ricorrendo al concetto di soprannaturale. Sulla base di queste argomentazioni, Gesù ci ha rivelato la dimensione e l’orizzonte della grazia, che appartiene all’ordine del soprannaturale. La civiltà del regno dei cieli consisterebbe, dunque, nell’andare oltre la natura e il diritto naturale per affermare una legge superiore, quella dell’amore, che comporta la liberazione e l’emancipazione di ogni persona e dei suoi diritti.</p>
<p style="text-align: justify;">A mio avviso, la posizione di noi cattolici dovrebbe fondarsi sulla rivelazione e sulla luce che essa fornisce al diritto naturale. Noi crediamo che l’unico matrimonio sia quello tra uomo e donna, perché Gesù ci ha rivelato che esso corrisponde al disegno di Dio. Gesù, che è venuto a liberare gli oppressi e proclamare un tempo di grazia, se ci fossero state altre forme di unione gradite a Dio, lo avrebbe rivelato. Noi ricorriamo al diritto naturale, perché lo intendiamo come disegno originario di Dio, in una natura dove è presente un ordine, seppur destrutturato dal peccato, dato dal Logos. Il soprannaturale non è una giustapposizione dall’alto di una legge divina, ma una esaltazione e un andare oltre dell’ordine naturale progettato da Dio, un trascendersi, che si manifesta nel dare la vita e nella reciprocità del dono, frutti dell’innesto nella vita trinitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia impressione è che, per paura di essere considerati integralisti, argomentiamo sul diritto naturale, omettendo la luce che su di esso getta la rivelazione. Di conseguenza, esprimiamo un concetto di diritto naturale corrispondente ad una natura presunta “benigna”, che appare palesemente ingenuo e infondato, sulla base della realtà storica. L’argomentazione che la sessualità in natura è finalizzata alla procreazione e, quindi, necessariamente fruibile solo da individui di sesso diverso, non giustifica in modo univoco che il valore unitivo connesso alla sessualità sia appannaggio esclusivo di individui eterosessuali. La civiltà dell’amore promossa dai genderini privilegia l’aspetto unitivo rispetto alla procreazione, considerandolo altrettanto naturale di quello procreativo, con le sue esigenze primordiali di comprensione, mutua assistenza, affettività reciproca. Solo affermando senza remore e senza omissioni la nostra visione rivelata del diritto naturale possiamo manifestare la nostra identità culturale senza prestare il fianco alle accuse di debolezza delle argomentazioni e di incoerenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poggiandosi sugli insegnamenti di Gesù, possiamo serenamente manifestare il nesso tra misericordia e condotta. La misericordia esprime l’amore viscerale, materno, di Dio verso l’uomo, che si prende cura delle persone nelle loro situazioni concrete. Come una madre, Dio si preoccupa che il comportamento di un suo figlio non comprometta la sua realizzazione e la sua felicità. Come una madre premurosa, esplica la sua missione educativa rivelando al figlio anche le condotte positive e quelle negative, e non solo gli atteggiamenti interiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Dialogare a partire dalla rivelazione ovviamente non implica convincere le persone. I genderini rimarranno fermi nelle loro opinioni. Noi con pace manifesteremo le realtà della civiltà del regno di Dio e la pace non accolta tornerà a noi. Da cittadini del regno nel mondo, accetteremo le scelte democraticamente effettuate. Nella civiltà illuminista noi siamo minoranza, come i fratelli che ci hanno preceduto ed hanno fatto la storia delle origini del cristianesimo nell’impero romano. Dialogare vuol dire anche evidenziare i limiti delle posizioni altrui. Non pochi illuminati genderini si troveranno in difficoltà quando si troveranno di fronte alla richiesta del 10% della popolazione di introdurre nell’ordinamento giuridico la poligamia, in nome del diritto di vivere in un modello di famiglia secondo le proprie convinzioni. Perché tutelare le minoranze omosessuali e quelle religiose no? Nella pluralista civiltà genderina ognuno ha diritto a vivere, purché consenziente, secondo i modelli relazionali che più gradisce. Per la cronaca, già da diversi anni, negli illuminatissimi e progreditissimi Paesi Bassi, esiste il partito dei pedofili, perché chi l’ha detto che i bambini non gradiscano le “attenzioni” degli adulti… è una questione culturale!! E, d’altra parte, se l’aborto è talmente scontato&#8230; Non sarebbe male anche evidenziare come il divorzio abbia determinato che la precarietà sia ora un elemento strutturale nella vita di coppia; non ha, invece, eliminato la questione della violenza sulle donne, di cui il femminicidio non è che la punta dell’iceberg. (Aborto, divorzio, eutanasia, non sono specificamente temi gender, ma la loro approvazione si basa sul principio che è alla base del gender: l’assolutizzazione dei diritti soggettivi).</p>
<p style="text-align: justify;">Come cittadini del regno nel mondo siamo consapevoli di essere lievito e sale. La virtù della speranza ci dà la pace per la convinzione che Dio è all’opera, che tutto concorre al bene dei suoi figli, nessuno dei quali andrà perduto. La compassione misericordiosa al cospetto di tante nefandezze non ci lascia indifferenti e ci induce ad essere più zelanti missionari. La testimonianza di famiglie con uno stile di vita coerente con gli insegnamenti evangelici è il segno più tangibile della bellezza e della bontà della civiltà cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito con i fautori del gender non si limita alla discussione sul diritto naturale, e verte anche su questioni come l’applicazione del principio di uguaglianza e del diritto civile, ma questi sono altri temi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Enzo Teodori</em></strong></p>
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		<title>Cittadini del Regno di Dio e cittadini del mondo (Seconda parte)</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2016 10:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Letta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale Digitale 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Proponiamo ai lettori la seconda e ultima parte di questa profonda ed interessante riflessione sul ruolo dei cristiani oggi, con un particolare riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa e alle sfide di oggi che attendono il cristiano, come &#8220;cittadino del regno nel mondo&#8221;. La dottrina sociale della Chiesa L’enciclica Laudato si&#8217; affronta le principali questioni [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>Proponiamo ai lettori la seconda e ultima parte di questa profonda ed interessante riflessione sul ruolo dei cristiani oggi, con un particolare riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa e alle sfide di oggi che attendono il cristiano, come &#8220;cittadino del regno nel mondo&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La dottrina sociale della Chiesa</strong><br />
L’enciclica <em>Laudato si&#8217;</em> affronta le principali questioni attuali alla radice. “<em>L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale</em>” (48).</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo</em>” (50).</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Nel frattempo i poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente</em>” (56).</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Il modo migliore per collocare l’essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra, è ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perché altrimenti l’essere umano tenderà sempre a voler imporre alla realtà le proprie leggi e i propri interessi” (75).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Questo insegna il Catechismo: « L’interdipendenza delle creature è voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l’aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre</em>” (86).</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>D’altro canto, è preoccupante il fatto che alcuni movimenti ecologisti difendano l’integrità dell’ambiente, e con ragione reclamino dei limiti alla ricerca scientifica, mentre a volte non applicano questi medesimi princìpi alla vita umana. Spesso si giustifica che si oltrepassino tutti i limiti quando si fanno esperimenti con embrioni umani vivi</em>” (136).</p>
<p style="text-align: justify;">Il magistero ordinario è l’interpretazione attuale dell’opera di Dio nelle vicende umane. Esplica le linee guida del Regno nel mondo nell’oggi. Spesso nei dibattiti pubblici si sente l’accusa rivolta all’attuale pontefice di “buonismo”, di fomentare la perdita di tradizioni, di non salvaguardare la civiltà cattolica. Si pongono come giustificazioni esempi del passato; c’è chi ripropone lo spirito delle crociate, perché avallate da papi e da santi; si invoca l’atteggiamento di santa Giovanna d’Arco di fronte al nemico che avanza confuso tra gli immigrati, appunto perché santa. Nei pochi estratti dell’enciclica si evidenzia che il papa Francesco non esita a denunciare i mali alla radice e le correlate responsabilità umane. I papi hanno avallato le crociate in un determinato momento storico, proprio perché il magistero sociale si riferisce ad un oggi, a differenza del magistero sulle verità rivelate. Pur tenendo conto della diversa cogenza delle varie forme di magistero, (quelle dogmatiche sulle verità rivelate hanno ovviamente la preminenza) a tutte si deve obbedienza. D’altra parte, è contradditorio invocare l’autorità di un magistero del passato nei confronti di quello presente. Il magistero o è autorevole sempre o è opinabile sempre.</p>
<p><strong>Cittadini del regno e del mondo</strong><br />
Il cristiano è chiamato a rispondere responsabilmente alle tremende sfide di oggi sia come cittadino del regno che come cittadino del mondo o, più correttamente, come cittadino del regno nel mondo. Egli effettua il discernimento delle sue scelte politiche <em>sia nel merito che nel metodo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguardo il <em>merito</em> delle scelte ovvero il contenuto, il cittadino del regno ha due poli di riferimento: la dottrina sociale della Chiesa e la sua coscienza. La dottrina definisce le linee guida e le priorità, ma non può ovviamente indicare ogni scelta concreta, come ad esempio quale schieramento o partito politico votare (almeno nelle democrazie compiute, mentre può dare indicazioni in tal senso in presenza di partiti i cui programmi sono all’insegna della violazione dei diritti fondamentali) oppure se è preferibile optare in un determinato momento per l’una o l’altra priorità; anche perché il magistero è rivolto a tutti i paesi del mondo con situazioni diversissime tra loro. Pertanto, vi è uno spazio della decisione personale secondo coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il cittadino del regno altrettanto importante del contenuto è il<em> metodo</em>, il modo, lo stile di vita, attraverso il quale si promuovono le scelte politiche. Le modalità afferiscono sia all’atteggiamento interiore che alle relazioni interpersonali. A ben vedere, nella realtà, noi non incontriamo i valori ma le persone. La politica si attua attraverso le relazioni, la costruzione (o la distruzione) di rapporti. Papa Francesco in Africa non ha incontrato la povertà, ma i poveri di Bangui. Al famigerato “km 5”, non ha fatto salire sulla papa mobile l’islam, ma l’imam della locale moschea. Il cittadino del regno è, dunque, chiamato a far politica, manifestando le priorità del suo tempo, edificando in tal senso i rapporti in famiglia, nel quartiere, nel luogo del lavoro, in parrocchia, nell’associazione, eventualmente in un partito.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’anno giubilare della misericordia riveste una forza dirompente per la scelta del metodo politico.</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale contesto è caratterizzato da tensioni laceranti. Gli attentati, i combattimenti ormai sempre più vicini, l’enorme afflusso di migranti, il prendere coscienza della portata del disastro ambientale, generano insicurezza e fobie. Esse sono i peggiori nemici della costruzione di rapporti personali edificanti, perché conducono alla scelta di muri anziché di ponti.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, il giubileo è una possibile pietra d’inciampo per tanti cristiani. Papa Francesco, nell’angelus precedente l’apertura della Porta Santa della basilica di san Pietro, ci ha fornito la chiave per vivere l’anno giubilare: avere gli stessi sentimenti di Cristo in ogni circostanza. Infatti, il motto giubilare è: “misericordiosi come il Padre”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cosa ha a che fare il metodo politico con la misericordia?</em> La misericordia è il cuore materno di Dio, che si adopera instancabilmente per radunare i suoi figli e che, come ogni madre, si preoccupa di più di chi è più sulla strada della perdizione. Avere gli stessi sentimenti di Dio nelle laceranti attuali tensioni è, dunque, la sfida del giubileo. La misericordia è più del rispetto dell’avversario politico, già chiaramente indicato dal magistero (cfr.GS 28). La misericordia è più del rispetto dei canoni del dialogo. La misericordia è attenta alla storia concreta dell’interlocutore, alle sue vicissitudini, a come ha maturato le sue scelte più significative e al suo metodo politico. La misericordia è coraggiosa e ottimistica, perché fonda il suo agire sulla fede che Dio regna ed edifica i rapporti di chi è sintonizzato con il suo cuore e con i suoi sentimenti. Egli è il buon samaritano, che si fa prossimo nelle storie di ciascuno, ed è il buon pastore, che guida ciascuno attraverso la sua storia personale verso il bene comune e la casa comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cittadino del regno è consapevole che <em>la sapienza di Dio è donata ai poveri di spirito</em>. Chi non è povero di spirito non può essere misericordioso come Dio. Qui sta l’inciampo. In pratica, la “ricchezza di spirito” equivale a dare alla propria esperienza di vita il posto centrale nelle scelte che operiamo, mettendo gli insegnamenti di Gesù e la sua sequela tra i tanti nostri punti di riferimento: la mia idea di società, dell’altro, della famiglia, dell’educazione, del lavoro, dell’ambiente, ecc. Il povero di spirito mette al centro del suo agire Gesù, sempre e in ogni circostanza, e fa l’atto supremo di affidare i suoi diritti alla Provvidenza, azione di Dio nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il cittadino del regno nel mondo considera umiltà e misericordia le chiavi per sintonizzarsi con la Provvidenza, e, dunque, la base per un metodo politico efficace.</em> In pratica, la misericordia determina che egli effettui e promuova le sue scelte politiche con amore, gioia, pace e tutti i doni e i frutti dello Spirito Santo, con la fiducia nell’opera di Dio, che sempre concorre al bene, anche nelle sconfitte.</p>
<p><em><strong>Enzo Teodori</strong></em></p>
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		<title>Cittadini del Regno di Dio e cittadini del mondo (I Parte)</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2016 00:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Letta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale Digitale 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Proponiamo ai lettori la prima parte di una profonda ed interessante riflessione sul ruolo dei cristiani oggi, con un particolare riferimento alla Politica. La premessa è stata pubblicata anche nella rubrica &#8220;Pillole di formazione&#8221;.  Sarebbe bello se qualche lettore facesse pervenire qualche risonanza, osservazione, riflessione, in modo da avviare un confronto a più voci. Premessa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="http://www.pastoraledigitale.org/sora/cittadini-del-regno-di-dio-e-cittadini-del-mondo-i-parte/">Cittadini del Regno di Dio e cittadini del mondo (I Parte)</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="http://www.pastoraledigitale.org/sora">Pastorale Digitale</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Proponiamo ai lettori la prima parte di una profonda ed interessante riflessione sul ruolo dei cristiani oggi, con un particolare riferimento alla Politica. La premessa è stata pubblicata anche nella rubrica &#8220;Pillole di formazione&#8221;.  Sarebbe bello se qualche lettore facesse pervenire qualche risonanza, osservazione, riflessione, in modo da avviare un confronto a più voci.</em></p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Giubileo irrompe nell’attualità, caratterizzata dalla guerra e dal disastro ambientale in corso. Si tratta di questioni che comportano scelte laceranti e il Giubileo con la sua istanza di misericordia può essere pietra di inciampo per molti cristiani, in particolare i laici, chiamati per vocazione “a cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio”. (LG 31).<br />
Il regno di Dio ha una dimensione storica. Questo era evidente per il popolo eletto che ha ricevuto l’antico testamento, dove si rivela che l’Alleanza con Dio si fonda su un preciso evento storico: la liberazione dalla schiavitù in Egitto. La dimensione storica del Regno è un po’ meno evidente per il popolo eletto che riceve il nuovo testamento, in cui si rivela che la rinnovata Alleanza si fonda su un avvenimento storico, la morte per crocifissione di Gesù, e uno metastorico: la sua resurrezione. Lo stesso Gesù ci avvisa che il Regno si diffonde in una dimensione di nascondimento, rivelato ai piccoli e nascosto ai dotti. (cfr Mt 11,25-26). Il Magnificat ci illustra il contrasto tra la logica dell’agire di Dio nella storia e quella del mondo. La festa di Cristo Re ci conferma che Dio regna fattivamente. Il Regno si diffonde con le modalità del lievito, che, nascosto tra i cibi, permette loro di giungere a “maturazione”.<br />
Il cristiano laico è chiamato, quindi, a vivere una doppia cittadinanza, come discepolo e come appartenente ad una comunità nazionale. Il giubileo è la cartina al tornasole per verificare se tale convivenza è armoniosa, integrata, o giustapposta e lacerante.</p>
<p><strong>La Politica</strong><br />
“La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune”. (EG 205)<br />
La politica è determinante per “trattare le cose temporali e ordinarle”. Essa, infatti, configura l’ordinamento giuridico, attraverso l’attività legislativa; stabilisce le modalità dell’amministrazione della res(cosa)publica; opera scelte decisive per l’intera collettività come la decisione di entrare in guerra. È notizia recente l’impossibilità di un giudice di applicare le misure cautelari ad un gruppo fortemente indiziato di collusione con il terrorismo Daesh per mancanza dei presupposti giuridici. In questi giorni, il primo ministro francese Valls si sta adoperando per introdurre nell’ordinamento una norma che preveda l’arresto preventivo, basato su indizi.<br />
È la politica che gestisce le risorse umane e finanziarie pubbliche. Date le risorse limitate, si impongono delle scelte alternative: dobbiamo investire denaro per ridurre le emissioni inquinanti, aiutando gli imprenditori ad adeguare gli impianti, o destinarlo al sostegno al reddito delle famiglie? Diamo la priorità al recupero dal dissesto idrogeologico o all’ammodernamento delle infrastrutture? (tutto ciò al netto ovviamente della constatazione della mancanza di una congrua spending review nonché di una clientelare gestione del personale della PA).<br />
Riguardo alla guerra: è opportuno bombardare i territori del califfato o affidarsi esclusivamente alla diplomazia? Sotto il profilo morale, qui si tratta di scegliere se effettuare un bombardamento che uccide certamente dei civili (Raqqa è una città con oltre 200.000 abitanti per cui è impossibile non colpire i civili), ma che evita ulteriori stragi di popolazioni per la pulizia etnica, così come nel caso storico precedente in Bosnia, avallato dall’ONU. (tutto ciò al netto ovviamente della constatazione della sporcizia delle alleanze internazionali il cui principale obiettivo è il potere con annessi giacimenti petroliferi).<br />
Le opzioni politiche passano attraverso la scelta dei propri rappresentanti. Sia destra che sinistra sono portatrici di valori autentici, come il rispetto della legalità, la valorizzazione delle proprie tradizioni, in un campo, e la solidarietà, la giustizia sociale, nell’altro; tutti valori “lievitabili” dalla grazia e dalla morale cristiana. In una società fluida, lo divengono anche gli schieramenti politici e non è più segno di incoerenza il votare alternativamente destra e sinistra, nelle cosiddette democrazie compiute. Così come non sono da biasimare coloro che vantano una forte militanza in un determinato schieramento, come gli ex PCI, poi Rifondazione o SEL, o minoranza PD, o come gli ex MSI, poi Alleanza Nazionale, poi Fratelli d’Italia. Si comprende che queste persone non accettino la fluidità, perché la loro militanza significa tante storie, tante battaglie, tante amicizie.<br />
Un’ultima questione lacerante ci permette di comprendere la centralità della politica: l’aborto. Essa non è più attuale per i gestori dei mass media. Qualche settimana fa su diversi quotidiani si commentava con soddisfazione il dato che in un anno ci sono stati in Italia meno di 100.000 aborti. Centomila innocenti che non hanno né magliette ricordo né una marsigliese da dedicare, come se il bisturi di un chirurgo fosse meno cruento di un kalashnikov. È lecito per un cristiano votare partiti apertamente favorevoli all’aborto? L’aborto è stato approvato con un referendum; da quel momento, è divenuto, a mio avviso, un tema trasversale ai partiti, con l’opzione della obiezione di coscienza di ogni parlamentare, a qualunque schieramento appartenga. Non si tratta più, ora, di decidere sulla sua abolizione, ma sulla implementazione della legge esistente. L’aborto resta un male assoluto, non negoziabile, non è applicabile neppure la legittima difesa per la madre in pericolo, poiché non vi è l’ingiusto aggressore. Si tratta, quindi, di gestire una situazione di ingiustizia. Il buon samaritano avrebbe preferito soccorrere il viandante con un adeguato servizio pubblico di assistenza, ma nella vita reale ha dovuto provvedere con i mezzi a disposizione. Non si tratta di scegliere il male minore, ma di aiutare delle persone concrete in situazioni concrete, chiedendo ai propri rappresentanti politici di dedicare adeguate risorse al sostegno delle maternità difficili, considerandole una priorità assoluta, che viene prima della salvaguardia dell’ambiente e della lotta al terrorismo, stando oggettivamente al numero delle vittime.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Enzo Teodori</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La seconda parte verrà pubblicata la prossima settimana.</em></p>
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		<title>Una strage silenziosa nel Mediterraneo che continua</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2015 00:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Adriana Letta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pastorale Digitale 2.0]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Comunicato stampa</p>
<p style="text-align: justify;">“Continua una strage silenziosa nel Mediterraneo, con i morti che sono più che raddoppiati nel 2015 rispetto al 2014: da 1600 a oltre 3200. Continuano le morti di bambini, dimenticate: oltre 700 dall’inizio dell’anno”, denuncia oggi il Direttore Generale della Fondazione Migrantes, Mons. Gian Carlo Perego.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti. L’operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum – continua Mons. Perego -: una vergogna che pesa sulla coscienza europea. L’Europa sembra ora – a fronte della minaccia terroristica – giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo”. “L’accoglienza ai nostri porti, anziché in centri di accoglienza aperti sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli ‘hotspots’, come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20.000 persone arrivate al porto e trasferite nel Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite. La paura insieme alla convenienza sembra far ritornare indietro di anni il cammino di protezione internazionale costruito in Europa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Continua invece l’accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale che, dopo l’appello di Papa Francesco del 6 settembre scorso, è cresciuta nelle strutture ecclesiali, nelle parrocchie e nelle famiglie, conclude il direttore della Migrantes realizzando “un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità. Un’accoglienza intelligente che aiuta anche a conoscere volti e storie di sofferenza e a costruire, in questo tempo di Avvento, percorsi e progetti di cooperazione internazionale. Ancora una volta la Chiesa costruisce un gesto concreto, che supera pregiudizi e contrapposizioni ideologiche, che accompagna le persone, nella prospettiva di una ‘cultura dell’incontro’ che sola rigenera le nostre città”.<br />
<em><strong>Raffaele Iaria</strong> </em><br />
<em><strong>Fondazione Migrantes</strong></em></p>
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