Non è facile individuare in che genere testuale si possa catalogare questo piccolo ma prezioso libro dal titolo “Pastorale Digitale 2.0”. In verità il titolo comunica con efficacia e immediatezza lampante che tratta dell’utilizzo a fini pastorali dei media più avanzati, e dunque già circoscrive in qualche modo il campo alla comunicazione nel mondo cattolico e giovanile. Ma non è uno studio sistematico di tipo sociologico, neppure un sussidio pastorale per chi volesse provare nella propria realtà ecclesiale a praticare le vie digitali per la pastorale, anche se potrebbe sicuramente giovarsene. È un racconto, che a tratti prende le tinte coinvolgenti ed emozionanti del romanzo, ma romanzo non è. Un protagonista racconta di sé, del suo personale viaggio alla riscoperta della fede e pare che si avvicini al genere autobiografico, ma presto la sua storia si immerge e si intesse con quella di altri, pochi intimi amici dapprima, poi il cerchio presto si allarga e la sua voce solista di narratore, che fa da filo conduttore, si intreccia con altre voci che testimoniano di una storia comune, anzi una storia di comunione, che prende il via e va avanti, corre, vola sul web e ben presto, molto prima di quanto ognuno potesse immaginare, comincia a mostrare risultati copiosi se non strabilianti. Sotto gli occhi stupiti e increduli degli stessi protagonisti i dati parlano chiaro, i numeri confermano: la Pastorale Digitale funziona, funziona alla grande!
Ma andiamo con ordine. Quando Riccardo Petricca nella sua prima mail mi chiese se ero disposta a “dare un’occhiata e una correzione” al testo che mi inviava, fatto di vari interventi e contributi da lui raccolti in merito “all’esperienza di questo primo anno di Pastorale Digitale”, perché desiderava pubblicarlo, non sapevo bene che tipo di pubblicazione avesse in mente e intendesse realizzare. Da qualche mese, da quando cioè, il 23 ottobre 2014, un cambiamento epocale voluto da Papa Francesco aveva unificato la mia Diocesi di Montecassino e la sua, quella di Sora-Aquino-Pontecorvo, ero stata anch’io cooptata nel team di Pastorale Digitale e collaboravo ormai regolarmente inviando articoli e foto sulla vita diocesana nella mia zona. Ma ancora non conoscevo bene né le singole persone né questo gruppo giovane e intraprendente che aveva formato, appunto, la “Pastorale Digitale”. Così ne ho appreso la storia, non solo e non tanto i fatti, quanto le radici profonde e motivazionali che hanno generato quei fatti, gli sviluppi degli eventi ed i percorsi, anche inediti, di crescita umana e spirituale delle persone, unite in un’unica cordata, in una “carovana solidale”. Una squadra ben coesa ma aperta, tanto offline quanto online, che ha saputo anche affrontare i momenti difficili dovuti per esempio ai tranelli insiti talvolta nel mondo digitale, ma si è interrogata e, tutta unita, ha trovato il modo di volgere in bene e in un discorso educativo verso i più giovani, quello che poteva determinare un fallimento o quanto meno una caduta. E di tutto il suo cammino dà ora una efficace e viva testimonianza.
Una storia affascinante, capace di trasmettere l’entusiasmo, serio e gioioso, che ha animato i suoi protagonisti, a cominciare da quel vulcano di idee e lavoratore instancabile che ha nel sangue la “malattia” dell’animatore di Azione Cattolica, nell’animo la passione del mistico e la disponibilità perenne dell’amico fidato, nella mente ben chiari i segreti della tecnologia, nel curriculum professionale la carica e le competenze di Project Manager e di Team Leader, che si chiama Riccardo Petricca. In una mail mi confidava: “Il lavoro è tanto ed impegnativo ma la Pastorale Digitale 2.0 oltre ad essere un sogno è un progetto che, giorno dopo giorno, da quasi un anno, con fatica ma anche con tanta soddisfazione e risultati, si fa più vero e reale grazie al lavoro e alla collaborazione di tutti. Il tempo è poco ma appena posso soprattutto la notte ci lavoro…”.
E aggiungeva: “Penso che sia una grande opportunità per la nostra Diocesi ma anche per tutta la Chiesa e vada fatta conoscere e valorizzata”.
Me ne sono convinta anch’io. Questa storia, che è una storia di vita vera, una testimonianza individuale e comunitaria, una storia di Chiesa, merita davvero di essere conosciuta, capace come è di contagiare, dilagare, espandersi anche in altri e diversi contesti.
D’altronde, sono ormai tanti anni che la Chiesa riflette sui nuovi media, lo testimoniano i 49 Messaggi pontifici per le Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali e i numerosi convegni nazionali e locali organizzati in Italia dalla Cei e dalle diocesi.
Già nel 2002 il Convegno nazionale “Parabole mediatiche: fare cultura nel tempo della comunicazione”, culminato con l’udienza speciale del Santo Padre, ispirò le indicazioni degli Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000 “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” e segnò l’inizio di un lungo cammino di studio e discernimento sulle nuove tecnologie comunicative. Seguirono altri convegni e seminari in cui furono coinvolti tutti gli uffici diocesani delle Comunicazioni Sociali, tra cui – per citare solo i più importanti – “Chiesa in rete 2.0” nel 2009, “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale” nel 2010, “Abitanti digitali” nel 2011. La Chiesa italiana, in maniera attenta, ha continuato a promuovere occasioni di incontro e di approfondimento su quello che Benedetto XVI chiamò il “continente digitale”, con la volontà di capire i mutamenti operati dalle nuove tecnologie nei modelli di comunicazione e nelle relazioni umane, per non rimanere meri consumatori, ma “testimoni della vivacità della fede cristiana anche in questa nuova cultura”.
Questo libro si presenta ora come uno dei frutti di quella ricerca e quella riflessione. Non basta “capire”, occorre mettersi alla prova. Il leitmotiv del libro è la frase del Vescovo “non bisogna solo mettere in rete, bisogna mettere in comunione”, perché lo sforzo della Pastorale Digitale è proprio quello di dare un’anima al web, non accontentarsi, non basarsi solo sulle competenze puramente tecniche né prenderla come un passatempo divertente ma, dato l’elevato livello di interazione possibile tra il sito web o il social e l’utente, qualunque utente, interagire per comunicare valori e stili di vita, nel profondo.
Dunque, è un’esperienza concreta di annuncio e di evangelizzazione vissuta sul campo e replicabile, che testimonia la “vivacità della fede cristiana” anche in questo nuovo modo di fare pastorale, un modo attuale, “incarnato” nella contemporaneità, che parte dal cuore di una comunità credente e motivata, cammina nella rete potendo arrivare a tutti, indistintamente, coinvolge e fa parlare i giovani ai giovani e non solo, sa creare comunione ed è aperto al futuro. È il frutto di un nuovo percorso vocazionale, quello della “Vocazione Digitale”. E il gruppo che è nato, svolge in diocesi il “Servizio di Pastorale Digitale”.
Leggere il libro aiuta a capire, ma poi basta connettersi per entrare in rete, anzi: “in comunione”.
Adriana Letta
