Monthly Archives : marzo 2016

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LinkedIn: il Curriculum Vitae del team Pastorale Digitale

LinkedIn: il Curriculum Vitae del team Pastorale Digitale

Se nel 1862, il filosofo Feuerbach affermava che “l’uomo è ciò che mangia”, al giorno d’oggi possiamo adattare questo pensiero sostenendo che l’uomo è ciò che… condivide!

Esiste un social per ogni esigenza: condividere la propria vita, Facebook, condividere la propria immagine, Instagram, condividere pensieri, Twitter, ed interessi, Pinterest… Ma la versione 2.0 dei social è quella che permette di condividere il proprio know how unendo l’utile al dilettevole. LinkedIn, social gratuito (con opzioni a pagamento), nasce nel 2013 in California con lo scopo di far conoscere e condividere le proprie conoscenze e competenze lavorative, creando una rete di contatti professionali per migliorare la propria produttività e guadagnare successo nel mondo del lavoro.

Per iscriversi, basta registrarsi sul sito www.linkedin.com oppure tramite l’app LinkedIn disponibile per Android, iOS e Windows. C’è bisogno soltanto di un indirizzo e-mail, password, foto del profilo e, a differenza di altri social, del Curriculum Vitae. Infatti, la struttura di un profilo LinkedIn è impostata come un CV: contiene una sezione dedicata alle informazioni personali, alla propria formazione, alle proprie competenze, alle esperienze lavorative e di volontariato, alle pubblicazioni ed una sezione di riepilogo in cui riassumere la propria carriera. È possibile inserire, inoltre, dei file di testo e/o multimediali per migliorare l’esperienza di visualizzazione del CV e renderlo più interattivo e coinvolgente. Una volta registrato, il profilo sarà consultabile in tutte le lingue disponibili su LinkedIn (ben 41!) grazie alla traduzione automatica delle informazioni inserite.

Lo scopo, però, non è solo quello di introdurre il proprio CV in una banca dati, anzi LinkedIn lascia all’utente la facoltà di promuovere il proprio profilo nella modalità desiderata. In che modo? Proprio come in qualsiasi altro social network, si è in grado di creare la propria rete importando i contatti da quelli della rubrica dell’indirizzo di posta elettronica utilizzato oppure cercando “manualmente” amici e colleghi. Una rete di amicizie vasta e ben concepita è in grado di fornire più visibilità al profilo. Inoltre i contatti della rete hanno la possibilità di confermare le competenze inserite nel profilo, facendo guadagnare credibilità alla professionalità dell’utente.

Altra funzionalità aggiuntiva è quella di poter visualizzare gli iscritti a LinkedIn che hanno visitato il proprio profilo. Ad esempio, chi cerca lavoro o clienti, può usare la lista delle persone che hanno visitato il suo profilo, per mandare richieste di connessione, domande o offerte di lavoro. Ma quello che per alcuni è un vantaggio per altri può essere una seccatura, per cui è possibile disabilitare questa funzione nella sezione relativa alla privacy. A seconda delle competenze, del percorso di studi e delle attività lavorative, LinkedIn suggerisce anche l’iscrizione a gruppi o il “following” di pagine per essere sempre aggiornati sulle news del mondo del lavoro o del settore di interesse.

Da poche settimane, anche il team di Pastorale Digitale è approdato sul social network professionale per eccellenza. La vastità dell’universo LinkedIn, le numerose funzionalità e le potenzialità che ne derivano permettono al team, che copre i settori del giornalismo, della grafica, dell’informatica (intesa sia come sviluppo digitale che utilizzo del mezzo internet per la diretta streaming di eventi) e della fotografia, di farsi conoscere a livello nazionale come organizzazione che “opera nel web a servizio della propria diocesi” secondo il progetto definito alla nascita della Pastorale Digitale: “ogni diocesi dovrebbe perciò sviluppare un piano pastorale integrato per la comunicazione, preferibilmente con la consulenza sia dei rappresentanti delle organizzazioni cattoliche, internazionali e nazionali, che si occupano di comunicazione, sia dei professionisti dei media locali. Il tema della comunicazione dovrebbe inoltre essere tenuto presente nella formulazione e nella realizzazione di tutti gli altri piani pastorali, compresi quelli relativi al servizio sociale, alla didattica, e alla evangelizzazione”.

Se si vuole trovare un’analogia tra social e mondo del lavoro, Twitter, Facebook e lo stesso sito della Diocesi rappresentano il portfolio (elenco dei lavori svolti da un professionista, eventualmente corredato di immagini esplicative – NdA) mentre LinkedIn è il Curriculum Vitae del team Pastorale Digitale.

Tornando, quindi, alla citazione iniziale, se Feuerbach intendeva dire che per pensare meglio, bisogna mangiare meglio, LinkedIn è l’espressione che per migliorare la propria posizione lavorativa bisogna non solo mettere in rete le proprie conoscenze ma condividerle ed imparare dalle esperienze degli altri, proprio come la Pastorale Digitale fa quotidianamente nel proprio servizio alla diocesi.

Deborah Casinelli

Responsabile diocesana di LinkedIn

 

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Accordo Pontificia Università Antonianum e Diocesi-Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

Sostieni l’Antonianum

Sul sito della Pontificia Università Antonianum è stata appena pubblicata la campagna di raccolta fondi per l’anno 2016. http://www.antonianum.eu/it/attivita/4520/Sostieni-lAntonianum

La notizia è stata pubblicata sulla nostra pagina facebook

I proventi della raccolta, su suggerimento dei donatori, potranno essere indirizzati: a) alla tutela del diritto al Sapere attraverso il finanziamento delle borse di studio; b) alla creazione di nuove cattedre e all’ampliamento dell’offerta formativa; c) al finanziamento dei progetti di ricerca e delle attività a essi collegati, come pubblicazioni o conferenze, convegni, giornate di studio e simposi; d) all’incremento o alla conservazione del patrimonio librario della nostra biblioteca.

http://www.antonianum.eu/it/attivita/4520/Sostieni-lAntonianum

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gmg roma domenica delle palme

Gmg diocesane nella Domenica delle Palme

Con lo sguardo a Cracovia

Roma, la Domenica delle Palme del 1984, precisamente il 15 aprile. Era l’Anno Santo della Redenzione e San Giovanni Paolo II chiamò in un grande raduno i giovani, che aderirono in 300000, provenienti da ogni parte del mondo. Papa Giovanni Paolo II regalò loro una croce di legno. L’anno seguente, il 1985, fu proclamato dall’Onu Anno internazionale della Gioventù e la Chiesa organizzò un nuovo incontro internazionale per la Domenica delle Palme, che vide la partecipazione di altri 350000 giovani in Piazza San Pietro. Benedetto XVI prima, ora Francesco, hanno proseguito questo viaggio e siamo giunti così alla trentunesima Giornata. Con don Antonio Scigliuzzo, responsabile del Servizio di Pastorale giovanile del Lazio, una riflessione sulla Gmg che si tiene oggi proiettandola verso il grande evento di Cracovia.

Si celebra oggi la Gmg diocesana. Sono previste manifestazioni particolari? «Nelle diocesi del Lazio sono previste alcune veglie e celebrazioni nelle piazze con l’intento di testimoniare e di vivere la giornata diocesana come un lancio per il raduno mondiale. È l’occasione per rivolgersi a chi non ha mai vissuto la GMG ma anche per stimolare i giovani delle comunità parrocchiali a non chiudersi in un cristianesimo vissuto per se stessi, ma con un atteggiamento di gioia e di apertura verso gli altri».

Ci può mettere in relazione questo momento con l’evento di Cracovia? Quali le attese, le aspettative? «Devo distinguere le voci dei giovani da quelle degli accompagnatori. Cracovia è vissuta come una meta che propone dimensioni umane forti e sollecitazioni storiche non indifferenti. Per i giovani conta molto la festa che scaturisce dall’incontro, per cui, il viaggio, la permanenza, l’incontro con gli altri giovani del mondo, l’attesa per la festa degli italiani che già si prevede essere un bel momento, sono le voci che corrono fra i giovani, i quali però, non vogliono trascurare visita ai luoghi della sofferenza e dello sterminio di Auschwitz e Birkenau, in cui ci recheremo martedì 26 luglio, prima di partecipare alla Messa di apertura. Non di meno devo dire che tra i responsabili dei Servizi diocesani per la Pastorale giovanile, accanto alle molte difficoltà organizzative, corre il desiderio di regalare ai giovani un’esperienza formativa entusiasmante, di fede autentica e gioiosa. Anche tra quelli più incerti avverto crescere un fermento e per questo a sostegno degli incaricati diocesani, invito i giovani e le loro famiglie a vincere i dubbi e le perplessità».

Avete già indicazioni sulle prenotazioni dal Lazio (o le previsioni)? «Al momento sono previsti per il Lazio tre macrogruppi; quello Regionale conta circa 800 iscritti a cui bisogna aggiungere gli iscritti della Diocesi di Roma e di altri gruppi con una previsione di circa 3500 presenze. Le iscrizioni resteranno aperte ancora per un certo tempo, ma invito i giovani ad affrettarsi contattando gli incaricati diocesani, in modo da venire incontro alle ragioni organizzative».

– Carla Cristini

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Accordo Pontificia Università Antonianum e Diocesi-Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

Il Pentateuco (Torah) fra ebraismo e cristianesimo

La Pontificia Università Antonianum Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia, Studium Biblicum Franciscanum (SBF) organizza il 41° convegno nazionale sul tema: “Il Pentateuco (Torah) fra ebraismo e cristianesimo”, aperto agli insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado, che si svolgerà presso la sede stessa dell’Università (Via Dolorosa) POB 19424-9119301 Jerusalem Israel dal 29 marzo al 1 aprile 2016.

6831-Pontificia Università Antonianum Gerusalemme marzo aprile 2016

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poveri

Quaresima di Carità

L’attenzione ai bisogni degli ultimi

 

La Quaresima, tempo che accompagna e prepara il cuore al trionfo della Pasqua, è costellata di momenti ed azioni che sono volte a purificare lo spirito, per renderlo capace di gustare in profondità la gioia della vittoria di Cristo sulle tenebre. Digiuno, penitenza, carità, prendono per mano il fedele e con la forza della Parola lo conducono verso l’Amore vero. Con gesti di carità, dai più piccoli ai più grandi, verso i fratelli più bisognosi, capiamo quanto sia grande ed importante privarci di qualche cosa per alleviare la sofferenza di un nostro fratello, per offrirgli un pasto caldo, un tetto sotto cui ripararsi, per trovare assistenza e conforto nella malattia.

 

È nell’attenzione amorosa al fratello che scopriamo fino in profondo la grandezza del Signore e Maestro (Gv 13,13), che si fa ultimo e servo di tutti (Mc 10,44)) che non salva se stesso ma è pronto piuttosto ad  aprire il proprio regno a chi lo invoca e domanda la clemenza del ricordo (Lc 23,42).

 

Come ogni anno, in questo tempo le iniziative di raccolta delle offerte dei fedeli in alcune delle domeniche, saranno destinate a finanziare particolari iniziative caritatevoli non solo per le necessità dei poveri. E questo in particolare per la diocesi di Anagni-Alatri sarà a favore dell’Unitalsi, per la sistemazione di alcuni locali della parrocchia di Santa Teresa a Fiuggi, da adibire a centro per i diversamente abili.

 

Nella diocesi di Gaeta, il direttore della Caritas diocesana, don Antonio De Arcangelis, ha reso noto che tutte le offerte raccolte nelle giornate sabato 5 e domenica 6 marzo saranno devolute alle proprie Caritas parrocchiali, dato che questi venti di crisi non cessano di soffiare nonostante i timidi segnali di una lenta ripresa, e spingono sempre più singoli e famiglie sotto la soglia di povertà. Le Caritas parrocchiali affrontano quindi sempre maggiori richieste, si fanno primi centri di ascolto: per questo devono essere rese spazi in cui tutti possano sperimentare la tenerezza dell’Amore di Dio.

 

A Tivoli, dove la giornata per la carità si è tenuta la scorsa domenica, 28 febbraio, tutte le offerte raccolte saranno devolute al mantenimento delle opere diocesane, alcune già in funzione da tempo, altre di più recente apertura. Tra le prime, la Mensa “San Lorenzo”, il consultorio “Familiaris Consortio”, la casa di accoglienza per ragazze madri “Santa Chiara” inaugurata lo scorso dicembre, e il dormitorio-mensa “San Lorenzo diacono” in Villanova di Guidonia, inaugurato sabato 27, realizzata grazie alle offerte raccolte durante la Quaresima 2015, grazie alla generosità del proprietario dell’Italian Hospital Group e grazie a una parte dell’8 per mille che la CEI aveva  destinato alla Diocesi.

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Arricchirsi vicendevolmente: famiglia e vita consacrata nell’unico corpo di Cristo

Giovedì 17 marzo 2016, alle ore 9:00, si terrà la giornata di studio Arricchirsi vicendevolmente: famiglia e vita consacrata nell’unico corpo di Cristo, organizzata dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum.

Nel corso della giornata, articolata in due sessioni, mattutina e pomeridiana, dopo i saluti della prof.ssa Mary Melone, Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, del prof. Luca Bianchi, Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità, e di Remo Di Pinto, Presidente dell’Ordine Francescano Secolare, interverranno tra gli altri il prof. Roberto Pasolini e mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano

http://www.antonianum.eu/pdf/304.pdf

http://agensir.it/quotidiano/2016/3/5/vita-consacrata-antonianum-il-17-marzo-la-giornata-di-studio-arricchirsi-vicendevolmente/ 

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Sacra Famiglia

Sacra Famiglia di Vincenzo Ruggiero Perrino Episodio 2

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 2

Cantiere di Sepphoris, anno 1 a. C.

«Oggi è stata più stancante del solito», dice uno degli operai del cantiere di Sepphoris rivolto a Giuseppe.

«Hai ragione, amico mio. Con questo caldo non si lavora bene», replica l’altro.

«Ogni giorno che torno a casa dalla mia famiglia, ringrazio Dio di avere un lavoro che mi consente di non far mancare niente a mia moglie e ai miei figli».

«Già. Tanti restano sfaccendati e le autorità non si curano del fatto che non lavorano e non hanno di che vivere».

«Cosa vuoi che importi a loro? Mangiano e bevono senza muovere un dito!».

«Una guerra qua, una guerra là e i romani si sono assicurati il loro bottino; Erode e i dignitari della sua corte vivono agiatamente di rendita; i sacerdoti del tempio vivono in morbide vesti e hanno i primi posti nei banchetti, e chi ne fa le spese siamo noi poveracci che dobbiamo sgobbare!».

La conversazione tra i due lavoratori è provvidenzialmente interrotta dall’arrivo di Gesù. Infatti, alcuni tra gli operai, per farsi belli con i padroni, non indugiano nell’andare a riferire frasi ingiuriose o polemiche per far cacciare via o arrestare i facinorosi. Il bambino, quella mattina, aveva accompagnato il padre sul cantiere e aveva poi trascorso la giornata in compagnia dei nonni materni, Anna e Gioacchino. Fatta l’ora del rientro a Nazareth, è venuto da Giuseppe, per tornare a casa con lui.

«Papà!», lo chiama.

«Ragazzo, siamo pronti. Torniamo a casa!».

«Sì».

«Che hai fatto di bello dai nonni?», chiede il papà, strada facendo.

«Il nonno mi ha portato nei suoi campi, e mi ha fatto conoscere i contadini che lavorano per lui. Uno di loro mi ha fatto anche gettare dei semi nel campo».

«Ti sei divertito?».

«Sì. Anche se, parte dei semi sono caduti lungo la strada; un’altra parte è caduta tra le rocce; un’altra ancora in un punto dove il terreno – almeno come mi ha detto quel contadino – non è molto profondo; altri semi mi sono caduti tra le spine».

«Insomma, come contadino hai ancora da imparare», ridacchia Giuseppe.

«Non direi. Gran parte dei semi l’ho seminata bene, e darà molto frutto».

«Sì, ma quello che hai lanciato sulla strada o tra le pietre, andrà perduto».

«Beh, quello dipende dalla strada e dalle rocce, non dal seme, non credi? Cioè, se il seme è sempre lo stesso, e pure il seminatore, il problema non è del seme o del seminatore, ma del posto dove il seme cade».

Giuseppe rimane sorpreso dalla sagace risposta del ragazzo.

«Dai, tranquillo pa’, tra una ventina d’anni ti sarà tutto più chiaro», dice il ragazzo.

Cammina cammina, padre e figlio giungono lungo la strada consolare che li avrebbe condotti a casa. Avrebbero impiegato circa un’ora per raggiungere Maria e riunirsi finalmente per la cena. In lontananza, dalla parte del grande mare, Giuseppe si accorge che c’è un po’ di gente. E più si avvicina, più si rende conto che di gente ce n’è veramente tanta, e ci sono pure parecchi soldati romani, schierati come in assetto di guerra.

«Pa’, che succede?».

«Non lo so, Gesù».

«Sembra tanta povera gente».

«Hai ragione, ma da come vestono non direi che siano ebrei».

«E chi sono?».

«Per saperlo bisogna andare a vedere».

Giuseppe e suo figlio avanzano il passo e giungono quasi in prossimità della riva, laddove c’è una moltitudine di gente, stanca ed affamata, scesa da un paio di grosse imbarcazioni, e un buon numero di soldati romani, lance in resta, che li sorvegliano e non li fanno muovere, in attesa che arrivi il capo del pretorio.

Come è usuale in casi del genere, si è formato un piccolo gruppo di persone che assiste agli eventi, curiosa di vedere cosa succede e che deciderà il capo del pretorio.

«Chi sono quelle persone?», chiede Giuseppe ad uno che era lì già da prima.

«Ho sentito che sono profughi che vengono da un’isola del Mediterraneo».

«Profughi?».

«Sì, scappano dalla loro isola, dove c’è un tiranno che li perseguita, e sono approdati qui, sperando di trovare accoglienza e di che mangiare».

«In effetti, non mi sembra che stiano in grande forma».

Mentre il padre conversa con quell’altro, Gesù si allontana poco più in là, incuriosito da un soldato che minaccia una donna di tornare al suo posto. Il soldato, piuttosto nervosamente, grida alla donna di rimettersi dov’era; quella, che per la fame a stento si regge in piedi, implora il soldato di dare un sorso d’acqua al bambino che tiene in braccio; il soldato intima nuovamente alla donna di sedersi.

Gesù richiama l’attenzione del soldato: «Bella forza! Tu, grande e grosso, te la prendi con una donna indifesa e oltretutto indebolita dalla fame e dalla sete!».

«Cosa vuoi, moccioso?», chiede con tono sgarbato il soldato.

«Io? Nulla! Sto tornando a casa con mio padre; abbiamo visto questi naufraghi e ci siamo avvicinati per vedere che succede».

 «Non sono naufraghi. È solo gentaglia che scappa da un’isola del Mediterraneo, e vuole essere accolta qui».

«E allora?».

«Allora niente! Non ce li vogliamo qui!».

«Non ce li vogliamo, chi?».

«Noi, i padroni di questa terra».

«Ma questa terra non è del popolo di Israele?».

«Ragazzino, tu fai troppe domande», il tono del soldato si fa minaccioso.

«Veramente sei tu che dai risposte sbagliate».

In quella, Giuseppe si avvicina a Gesù e, presolo per un braccio, lo trascina via.

«Sei matto a metterti a fare domande ai soldati romani?».

«Ma, pa’, quello ha detto un sacco di sciocchezze, e si comporta pure male!».

«Aspetta, sta arrivando il capo del pretorio. E c’è anche il sommo sacerdote!».

Così, padre e figlio ritornano tra la folla di curiosi per vedere che soluzione troveranno le autorità per quella situazione tanto particolare. In men che non si dica, entrambi, valutate le parole dei soldati che spiegano l’accaduto, decidono che, fame o non fame, caldo o non caldo, tutta quella gente deve essere messa di nuovo sulle loro misere barche e rispedita da dove vengono.

«Chiediamo solo accoglienza! L’isola dalla quale veniamo è povera e governata da un dittatore che ci tratta come bestie!», protesta qualcuno.

«Qual è la vostra isola?», chiede il capo del pretorio.

Quelli glielo dicono. E lui, con una risata di scherno, commenta: «È una delle isole che Roma ha conquistato tanto tempo fa, governata da un soldato molto severo».

«A noi israeliti non importa. Qui non ce li vogliamo! Ci bastano i nostri poveri! Non ne vogliamo degli altri da fuori»: ora anche dalla folla cominciano le voci di protesta.

«Li senti?», dice il sommo sacerdote al capo del pretorio. «Non indugiare, mandali via!».

Allora, Gesù, riesce di nuovo a svincolarsi da Giuseppe e corre verso il centro della contesa. Evita pure due soldati, e, salito su una pietra, comincia a dire a gran voce:

«Si può sapere di che parlate? Fame? Sete? Ma quando mai qui è mancato di che mangiare? Non sarà tanto, ma di certo non si muore di fame, né i romani ci trattano da bestie, come il signore dell’isola di questi poveretti tratta loro! Io vi dico che questa gente non è venuta via dalla loro terra a cuor leggero. Avranno lasciato lì i loro familiari, i loro amici, le loro cose. Anche il popolo di Israele ha conosciuto la schiavitù, e questo è quello che ha imparato? A non accogliere il prossimo che ha fame? Capisco che siano tanti, ma i potenti di questo tempo non mi sembrano capaci di garantire loro una vita dignitosa nel loro paese. Anzi, i soldati sono andati lì a depredare tutto, ad affamarli, e ora che sono scappati volete ricacciarli nella loro fame? In fondo, che chiedono? Solo di mangiare. Mica hanno detto che vogliono cibo in cambio di nulla. Lavoreranno e darete loro il giusto».

Dopo un attimo di silenzio, i soldati e i capi del popolo scoppiano in una gran risata.

«Sentitelo, il saputello! Torna dalla mamma, ragazzino!».

Giuseppe, intanto, ha raggiunto il centro anche lui, prende Gesù e lo tira via dalla pietra sulla quale è salito per parlare. Mentre lo trascina via, rimproverandolo duramente per quello che ha fatto, uno dei patrizi romani che aveva sentito il discorso di Gesù, prende la parola:

«Io dico che il ragazzino ha ragione! Possiamo prendere gli uomini a lavorare nelle nostre terre, così si guadagneranno il cibo che mangeranno!», e detto questo fa cenno ad alcuni di loro di seguirlo.

Un altro, un membro del sinedrio, pure si fa avanti e dice: «Anch’io sono d’accordo. Venite con me, lavorerete nei miei campi e vi darò di che mangiare e di che bere».

Giuseppe si volta a guardare la scena, non credendo ai suoi occhi.

«Dai, pa’, sembra che la cosa si sia risolta. Andiamo a casa che poi mamma chi la vuole sentire che torniamo sempre tardi?», dice Gesù riprendendo il cammino verso Nazareth.

Giuseppe affianca il ragazzo, e insieme camminano in direzione di casa. Mentre, alle loro spalle la situazione si normalizza e tutti i profughi trovano accoglienza, il padre dice:

«Poi, un giorno mi spieghi come ti vengono certe idee».

«Sì, poi un giorno ti dico…».

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