https://www.youtube.com/watch?v=3lnaD-2DrMc
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SACRA FAMIGLIA
di Vincenzo Ruggiero Perrino
Episodio 5
Nazareth, anno 1 a. C.
Il pomeriggio è abbastanza caldo e i bambini sono sulle rive del lago a giocare. Sono impegnati in un gioco che hanno imparato da alcuni ragazzini greci: il trigon. Ciascuno ha preso una propria posizione fissa; hanno formato una specie di campo da gioco, con una decina di giocatori, i quali, rimanendo per lo più fermi, si passano una palla di cuoio riempita di piume, cercando di non farla cadere.
«Passala qua!», grida un ragazzino.
«Eccola, prendi!», replica un’altra.
«Ora a me!», esclama una bambina.
«Acchiappala!», dice Gesù.
Il tempo scorre piuttosto lietamente, e chi perde alla fine della partita dovrà pagare pegno. Perciò, ognuno si impegna a non far cadere la palla, quando è il suo turno di doverla afferrare al volo.
D’un tratto, in lontananza sulla riva, compare un gruppo di ragazzini.
«Chi sono?», chiede Giovanni a Gesù.
«Non lo so. Si stanno avvicinando, così glielo chiederemo», risponde l’altro.
Il gruppetto di ragazzini, all’apparenza più grandi di età di Gesù e dei suoi amici, è ormai a pochi passi.
«Ehi, voi!», fa quello che sembra essere il “capo” del gruppo, aggiungendo subito dopo: «Siete forse ragazzi romani?».
«Ti sembriamo romani?», risponde uno dei ragazzi.
«Non si sa mai. I figli degli invasori sono subdoli e cattivi come i loro padri! Meglio chiedere per esserne sicuri…».
«E voi? Siete romani o ebrei?», chiede Gesù, fissando negli occhi quel ragazzo dai modi poco gentili.
Quello, sorpreso dall’ardire di uno più piccolo, che oltretutto osa guardarlo senza paura, dice: «Noi siamo ebrei… per la precisione zeloti…».
«Sai com’è: non si sa mai, meglio chiedere per esserne sicuri!».
«Che fai, mi prendi in giro?».
«Ho semplicemente ripetuto ciò che tu hai detto riguardo a noi altri».
Interviene uno del gruppo di ragazzi zeloti: «Capo, sembra che il piccoletto sappia il fatto suo».
«Già…». Poi, chiede: «Come ti chiami?»
«Gesù, e tu?».
«Io mi chiamo Barabba».
«Così, dunque, voi siete contro i romani?», continua lui.
«Naturalmente! Loro hanno invaso la nostra terra, e noi la riconquisteremo… Anzi, se è vero ciò che dicono i profeti e i sommi sacerdoti, che un giorno verrà il Messia, il mio braccio sarà al suo servizio per liberare il popolo di Israele…».
«E chi ti dice che il Messia che annunciano le profezie vorrà servirsi del tuo braccio per liberare il popolo di Israele?».
«Beh, perché io sono in gamba. Ho già partecipato ad un paio di attentati ai danni delle guardie romane, insieme con mio padre e i suoi compagni di battaglia!».
Interviene un altro del gruppo: «Barabba è il più forte di tutti noi! Lui saprebbe aiutare il Messia a sconfiggere tutti i nemici di Israele!».
«Ma io non penso che il Messia vuole sconfiggere i nemici di Israele. Anche perché, a ben vedere, tanti nemici di Israele stanno tra gli israeliti stessi… e sono quelli che non seguono fedelmente la Parola di Dio, o che la seguono soltanto per farsi belli con gli altri!».
«E tu? Sei anche tu un nemico di Israele?».
«No, certo che no. Diciamo che io preferisco essere un amico di Dio… E, per essere amico di Dio, bisogna fare la sua volontà!».
«Ebbene, la volontà di Dio è che Israele sia libero!».
«Ma, la volontà di Dio è anche “non uccidere”, lo hai forse dimenticato?».
«E allora che facciamo? Chiediamo ai romani: “Cari romani, volete gentilmente fare i bagagli e tornarvene alle vostre case e lasciarci in santa pace?” Su, sii serio, nessuna rivoluzione si fa con i fiori!».
Gesù sorride: «Rivoluzione? Ma, per piacere! Sai come funziona una rivoluzione? C’è qualcuno che crede di saperla lunga, per aver studiato e letto qualche filosofo, che convince il popolo che è il momento di prendere le armi e cacciare i signori. Ma alla fine chi muore per cacciare i signori sono quelli del popolo, mentre quelli che volevano fare la rivoluzione si sostituiscono a quelli che sono stati cacciati. Insomma, è solo un modo per cambiare padrone… tutto qui! Gente che muore, affinché tutto torni come prima! Per favore, non parlarmi di rivoluzione! È sempre stato così, e sarà così anche tra duemila anni. E non è questione di chi la propone, la rivoluzione… l’unica vera rivoluzione è un’altra».
«Sarebbe?».
Segue un lungo silenzio. Tutti sembrano pendere dalle labbra di Gesù, per sapere qual è, secondo lui, l’unica vera rivoluzione che conta nella vita.
«Molte persone che sostengono di credere in Dio mostrano con ogni loro azione l’esatto contrario. Allo stesso modo vi sono delle persone, che, pur senza sbandierare ai quattro venti di credere in Dio, fanno delle proprie azioni altrettante opere di fede… L’unica vera rivoluzione è quella di comportarsi con coerenza nella vita. Se uno vuol essere un buon ebreo, basta che faccia le cose che legge nella Scrittura. Non c’è bisogno di sfoderare le spade, o di dichiarare guerra al mondo intero per essere un buon ebreo. E questo vale per chiunque, ebrei e pagani. Coerenza, amici miei, coerenza! Questa è il vero cambiamento che vorrebbe il Messia. Ascoltare la sua Parola e metterla in pratica con fedeltà e coerenza!».
«Io credo di essere coerente!».
«Lo credi tu, ma io ti dico che non lo sei, visto che proclami di uccidere i nemici in nome di Dio, il quale, invece, ti ha comandato di non farlo!».
Scende di nuovo il silenzio.
Poi, è Barabba a rompere quel clima di austerità, proponendo:
«Facciamo così: noi siamo una decina, e voi altrettanti. Vediamo quanti la pensano come te, e quanti la pensano come me».
«Va bene».
I due si mettono spalle alla distesa d’acqua, mentre tutti gli altri ragazzi e ragazze si posizionano di fronte a loro. Barabba prende di nuovo la parola:
«Ragazzi di Israele, secondo la vostra opinione, chi ha ragione, Gesù o Barabba?».
Tutti quei ragazzi, ad eccezione di Giovanni, cominciano a gridare a gran voce: «Barabba! Barabba!».
Quello aizza ancora di più la piccola folla: «Non vi sento! Chi ha ragione, il piccolo Gesù, che predica l’amore e la coerenza, o Barabba che vuole liberare Israele dall’oppressore?».
E quelli, ancora più forte, gridano: «Barabba! Barabba!».
Poi, rivolto a Gesù, dice: «Visto, piccolo? Anche i giovani figli di Israele sono con me! La tua teoria sul Messia è completamente sbagliata! Venite, andiamo!».
E così, tutti gli altri che prima giocavano con Gesù e Giovanni seguono Barabba e i suoi amici, lasciando da soli i due cugini sulla riva del lago.
«Non ci posso credere! Sono andati tutti dietro a quel pazzoide!».
«Di che ti meravigli?».
«Mi meraviglio perché fino a poco fa erano tutti con noi, e sono bastate quattro promesse di liberazione e sono tutti andati appresso a Barabba».
Ormai, le ombre si allungano e si è fatta ora di tornare verso casa. Perciò, i due cugini si incamminano, un po’ mogi. Tuttavia, il dialogo prosegue:
«Giovanni, guarda che l’albero che non ha radici forti, per quanto è grande, se soffia un po’ di vento, va a terra!», fa notare Gesù.
«Cosa intendi dire?».
«Intendo dire, che le persone se non amano davvero ciò che dicono di amare, finiranno per cambiare idea tutte le volte che troveranno una strada più comoda da seguire».
«Questo è molto triste».
«Nient’affatto. Ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce. Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, proprio perché potesse essere libero di scegliere se stare con lui, o andare dietro ad altri idoli».
«Non ci sto capendo niente».
«Non mi meraviglia nemmeno questo!».
«Perché?».
Gesù, esplode in una sonora risata: «Perché sei proprio un testone!». E, dato un colpo dietro la testa del cugino, comincia a scappare avanti.
Giovanni parte all’inseguimento: «Testone io? Se ti prendo, ti faccio vedere io!».
Mentre corre avanti, Gesù si volta e gli grida: «E, comunque, tutto ti sarà più chiaro tra una trentina di anni…».
«Corri, corri, che tanto prima o poi ti devi stancare e ti prendo…».
L’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Antonianum, in collaborazione con la Comunità del Diaconato in Italia, organizza per l’anno accademico 2016-2017 il master di primo livello Il ministero diaconale: fonti, risorse e sfide, allo scopo di fornire un’occasione di specializzazione a quanti, terminati gli studi teologici di primo livello, vogliano accrescere la propria conoscenza del ministero diaconale.
Destinatari del corso
Il corso è rivolto sia ai diaconi permanenti sia a chi è interessato all’approfondimento dell’identità e della storia del ministero diaconale, anche in vista del servizio di discernimento e di formazione dei diaconi stessi.
Durata e struttura del corso
Il corso avrà durata biennale; le lezioni si svolgeranno in modalità intensiva e saranno distribuite lungo tre settimane, ovvero, per l’anno accademico 2016-2017, dal 26 giugno al 15 luglio 2017.
Il percorso didattico sarà articolato in lezioni frontali, laboratori e visite a siti archeologici – 360 ore -, studioindividuale – 1020 ore – ed elaborazione della tesi finale – 120 ore, per un totale di 1500 ore e 60 ECTS.
download: 2016Depliant
EDUCARSI ALLA MISERICORDIA, AL DONO, ALL’IMPEGNO
66ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale
Villa La Quiete – Foligno, 27/30 giugno 2016
Scarica la locandina ed il programma completo dell’evento:
Un interessante incontro quello dello scorso 12 maggio presso la Pontificia Universitas Antonianum, in cui la nostra Diocesi, o meglio la “Pastorale digitale”, è stata chiamata a sviluppare un percorso formativo sui beni artistici e culturali attorno ad un “tavolo di esperti” in materia. Il prof. Lucio Meglio, l’arch. Carlo de Angelis, la prof.ssa Caterina Papi ed il prof. Barbagallo entrambi, docenti e responsabili dell’Istituto di scienze religiose dell’Antonianum, la società “Adm–arte” che promuove i giovani in ambito di valorizzazione e conservazione dei beni culturali, ed infine il prof. Gaetano De Angelis Curtis, docente universitario dell’Università del cassinate.
«Ci chiediamo come si può rinunciare alla grandezza artistica e spirituale del nostro Paese, quando questa è impregnata di una forte identità storia ed è un valore non solo artistico, ma anche di grande promozione didattica?». La risposta è un lavoro congiunto tra i mezzi della comunicazione (Pastorale digitale), i percorsi dell’Università e gli esperti del settore, ci aspettiamo un progetto ben organizzato e di grande impatto mediatico.
– Alessandro Rea
Nel settore delle comunicazioni, la diocesi di Sora–Cassino– Aquino–Pontecorvo, è stata la prima a formare un team di volontari e professionisti che hanno dato vita alla Pastorale Digitale: realtà unica nel suo genere che mette, non solo in rete, ma in comunione ogni azione pastorale nel territorio diocesano.
Dopo circa due anni, si è allargata la collaborazione e per volere del vescovo Gerardo Antonazzo e del responsabile del settore sviluppo della Pontificia Università «Antonianum», il dott. Paolo Cancelli, si è stipulato un accordo significativo. Il 28 febbraio si è svolta la cerimonia dell’accordo e la sottoscrizione in cui la piattaforma web diocesana (gestita dalla pastorale digitale) sarà un trampolino di lancio e forte trasmettitore dei programmi dell’«Antonianum», a sua volta l’università metterà a disposizioni i suoi docenti per le attività diocesane.
A questo primo accordo è subentrata una successiva collaborazione tra «La Sapienza» e «Antonianum»: ed il primo accordo di questo tipo per una ricerca su “scienza e fede”. Tutela e valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici, Dottrina sociale della Chiesa ed aggiornamento degli insegnanti di religione; questi i punti cardine dell’accordo tra le università. La Pastorale digitale non si tira indietro alle nuove sfide della rivoluzione informatica globale, non era mai accaduto che una Università Pontificia e La Sapienza, l’università più grande d’Europa, arrivassero a stipulare una cooperazione per avviare un progetto di ricerca “scienza e fede”, in più una diocesi mettesse a disposizione le sue strutture mediatiche per favorire la diffusione dei temi trattati.
Nell’ambito della prima area saranno sviluppati due progetti di ricerca, sui contesti culturali immateriali (memorie, racconti, tradizioni) e materiali (architetture, paesaggi, reperti) della storia biblica e della vicenda di Francesco d’Assisi e del francescanesimo, nella diocesi sorana sono presenti la Basilica–Santuario Madonna di Canneto a Settefrati (Fr) e vari siti francescani. Nella ricerca saranno coinvolte varie discipline, oltre all’archeologia e alla storia dell’arte: critica testuale, esegesi biblica, filosofia, filologia, linguistica, patristica, teologia, sotto la supervisione dei professori Paola Carafa, Marco Guida e Caterina Papi. Ai professori Gianfranco Tonnarini e Ivan Colagé sarà invece affidata la ricerca sul tema scienza e fede, declinato in prospettiva antropologica e con una particolare attenzione al miglioramento delle condizioni materiali e spirituali, intellettuali ed etiche, culturali e sociali dell’essere umano, al fine di mettere a fuoco le sinergie tra il mondo della ricerca scientifica e la dimensione di fede, elaborata sul piano intellettuale dalla teologia. I temi affrontati dal gruppo di ricerca su scienza e fede saranno ulteriormente approfonditi nell’ambito dell’area giustizia, pace e integrità del Creato, curata dai professori Paolo Ridola e Nicola Riccardi, titolare, quest’ultimo, dell’omonima cattedra inaugurata dalla Pontificia Università Antonianum già dal 2009.
Oggi prevalgono ancora la concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi, la violenza continua delle lotte a matrice etnica e religiosa, l’oppressione delle donne e l’abuso sui minori. A fronte di queste emergenze è necessario favorire, grazie agli apporti di una molteplicità di settori, dalle scienze giuridiche a quelle economiche, dalle discipline filosofiche a quelle teologiche, l’affermazione di un’etica e di una amministrazione dei beni comuni che garantisca equità e giustizia. I due atenei e la diocesi sono così un triplice strumento di crescita e rafforzamento delle strategie e dell’esperienze di studio e fede, senza mai dimenticare l’importanza che le nuove discipline possono sintetizzare e migliorare nell’apprendimento delle diverse materie già citate.
– Alessandro Rea
SACRA FAMIGLIA
di Vincenzo Ruggiero Perrino
Episodio 4
Nazareth, anno 1 a. C.
La lezione è ormai finita, e il maestro, stanco perché non è facile tenere a bada tutti quei ragazzini, può finalmente annunciare: «Per oggi, è tutto! Tornate pure a casa, e mi raccomando, studiate bene le cose che vi ho spiegato sulla lingua greca». Gesù e Giovanni, e gli altri loro compagni di scuola, possono finalmente uscire all’aperto e avviarsi verso casa. Oggi, però, a differenza di tutti gli altri giorni, non si fermeranno a giocare sulle rive del lago.
«Perché non possiamo fermarci?», chiede Giovanni.
«Mamma ha detto di tornare direttamente a casa, perché abbiamo degli ospiti», risponde Gesù.
«Chi sono?».
«È una famiglia di Betania».
«Betania?».
«Sì. È un piccolo posto vicino a Betlemme. Mamma e papà conobbero questa famiglia quando vivevamo lì, dopo la mia nascita».
«Capito».
«Penso che siano persone simpatiche… Hanno pure tre figli, più o meno della nostra età… Di sicuro non ci annoieremo».
Poi, d’un tratto si ferma, notando un cespuglio di una pianta mai vista prima.
«Che sarà?», chiede a Giovanni.
«Non saprei. È una pianta che ha un buon profumo».
«Ne prendo qualche foglia e la porto a casa. Magari è buona per cucinare».
Cammina cammina, i due cugini giungono a casa.
«Ma’, siamo tornati!», chiama Gesù.
Maria esce sull’uscio e dice: «Bentornati, ragazzuoli, i nostri ospiti sono già qui».
Entrati in casa, Gesù e Giovanni notano la presenza, oltre che di Zaccaria ed Elisabetta, anche degli ospiti di Betania. Fatti i dovuti saluti, i due ragazzi escono fuori a giocare con i tre figli della coppia di amici di Maria e Giuseppe, in attesa che sia pronto per mangiare tutti insieme.
Si siedono tutti all’ombra di un ulivo che è davanti casa. La prima cosa da fare sono le presentazioni. Dice Gesù:
«Io sono Gesù, e questo è mio cugino Giovanni».
Risponde quella che, dei tre fratelli, sembra essere quella più grande di età:
«Io, invece, mi chiamo Marta, e questi sono mia sorella Maria e mio fratello Lazzaro».
Appena la ragazza ha terminato la sua frase, il fratello più piccolo starnutisce e tossisce più volte. Tanto che Marta è costretta a scusarsi con i nuovi amici:
«Dovete scusare mio fratello, ma è sempre malato… Perfino in estate!».
«Tranquilli, è una sciocchezza…», dice Lazzaro, minimizzando il tono preoccupato della sorella maggiore.
«”Una sciocchezza”, dice lui! Intanto, il dottore ha detto che ti devi riguardare, altrimenti pure tra trent’anni sarai sempre malato!».
«Vabbè, da qui a trent’anni ne devono succedere di cose!», continua quell’altro.
«Infatti…», annuisce Gesù.
«Non ricominciare con la storia dei trent’anni!», fa Giovanni, che conosce bene il consueto modo di dire di suo cugino.
«Quale storia?», chiede Maria, che fino ad allora era rimasta in silenzio ad ascoltare quello che dicevano tutti gli altri.
«Mio cugino, quando non sa che dire, dice “poi tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro”», risponde Giovanni.
«Ma io mica lo dico perché non so che dire…», precisa Gesù, con il tono di chi la sa lunga.
«E allora perché lo dici? Mi indispone questa cosa!».
«Già, perché dici sempre così?», chiede anche Maria.
«Ehi, ragazzi, io vado a vedere se c’è bisogno di aiuto in casa», annuncia Marta, interrompendo la conversazione. E, senza che gli altri abbiano nemmeno il tempo di rendersene conto, è già sgattaiolata dentro.
«Ma, dove va?», chiede Gesù.
«Lasciala perdere. Marta è una fanatica dei lavori domestici. Pensa che spesso capita che trascura perfino di studiare per la scuola, intenta com’è a mettere tutto in ordine in casa!», dice Lazzaro, trattenendo a stento un altro starnuto.
Giovanni e Gesù si scambiano un’occhiata un po’ perplessa.
«Comunque, tornando al discorso di poco fa, perché dici sempre che “tra trent’anni sarà tutto più chiaro”?», insiste Maria.
Gesù riflette in silenzio e poi risponde:
«Perché… perché durante questi anni cresceremo, impareremo tante cose, faremo tante esperienze, per cui tutto ciò che ci capiterà lo sapremo vivere in maniera più saggia».
«Beh, mi pare che il piccoletto abbia dato una risposta sensata!», dice Lazzaro, per poi starnutire e tossire un paio di volte.
«Anche a me!», conferma Maria.
«Mah», è il laconico commento di Giovanni.
«Ma voi da grandi che cosa volete fare?», chiede Maria.
«Io voglio diventare sacerdote del tempio come mio padre, e come lui predicare ed annunciare a tutti le sacre scritture», annuncia con fierezza Giovanni.
«Da come lo dici… etcì… sembra che tu sia disposto a perdere la tua testa… coff… coff…, pur di diventare un predicatore!», fa notare Lazzaro.
«E tu, Gesù?».
«Io credo che, finita la scuola, andrò a lavorare con mio padre…». Segue una breve pausa di silenzio, poi Gesù aggiunge solennemente e con un tono serio: «Per essere precisi, da grande, voglio lavorare per conto di mio padre…».
«Che vuoi dire?», chiede Maria.
«Tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro».
«Ecco, lo vedete come fa? Tutte le volte ‘sta risposta!».
«Io, invece, da grande voglio diventare mamma».
«Mi sembra la cosa più.. .etcì… etcì… ovvia del mondo, Maria!», fa notare il fratello, tra uno starnuto e l’altro.
«E tu, Lazzaro, che vuoi fare da grande?».
«Ammesso che la mia… coff… coff… malattia non mi uccida prima… Etcì… etcì… voglio diventare pescatore… etcì…».
«E vostra sorella Marta?», chiede Giovanni.
«Aspetta, la vado a chiamare, così glielo chiediamo direttamente», propone Gesù. Così si alza e va alla finestra che s’affaccia dalla casa, e chiama dentro:
«Ehi Marta, perché non vieni con noi?».
«C’è tanto da fare qui. Piuttosto, vedi che mia sorella mi ha lasciata sola a fare tutti questi servizi? Dille che mi aiuti!».
«Marta, Marta, tu ti agiti e ti preoccupi per faccende non necessarie. Tua sorella, invece, ha scelto di impegnare il suo tempo in modo migliore, insieme con il suo prossimo».
«Che vuol dire “prossimo”?».
«Se vieni fuori te lo spiego».
Marta rimane in silenzio a pensare cosa sia più giusto fare. Gesù ritorna sotto l’ulivo a chiacchierare con i nuovi amici, richiamato dagli starnuti di Lazzaro.
«Tieni», gli dice porgendogli alcune foglie di quella pianta che aveva visto prima, tornato da scuola.
«Cos’è?».
«Un’erba profumata. Masticala, così la tosse ti passa e non starnutisci più!».
Lazzaro mette in bocca le foglie che gli ha passato Gesù, le mastica e le manda giù.
«Buona! Ha un buon sapore», dice Lazzaro.
«Ehi, già non starnutisce più», nota Giovanni.
«Marta, Marta, corri, Lazzaro è guarito non starnutisce e non tossisce più!», grida Maria, tanto forte che la sorella è costretta ad affacciarsi sull’uscio.
«Ma cosa dici? Non è possibile!».
«Vedi tu stessa! Gesù gli ha dato delle foglie di un’erba profumata, lui l’ha mangiata e non è più malato!».
«Come sapevi che quell’erba lo avrebbe guarito?», chiede Marta.
Giovanni, intuito che il cugino sta per dare la sua risposta consueta, lo anticipa:
«Tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro».
Marta rimane senza parole, ma decide di rimanere fuori con gli altri a chiacchierare e a giocare.
«Poi, me lo spieghi cos’è un “prossimo”?», chiede a Gesù.
«Dopo te lo spiego».
Un po’ più tardi, le mamme chiamano i rispettivi figli a tavola. Un attimo prima di entrare Gesù, senza farsi sentire dagli altri, chiede a Giovanni:
«Perché prima hai risposto come di solito rispondo io?».
«Da oggi in poi, sarò il tuo precursore! Visto che so già quello che dirai, lo comincerò a dire prima di te, così che la gente sia preparata alle cose che dirai tu».
«Cioè?».
«E cioè… cioè… tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro!».
I due si scambiano uno sguardo di intesa e scoppiano a ridere…
https://www.youtube.com/watch?v=jT7ls24YIt8
Da una semplice scelta tanti progetti realizzati nelle Diocesi del Lazio
Chiedilo a loro. Sulla scia dello slogan della campagna dell’8xmille si è celebrata domenica scorsa, 1° maggio,la 27ª Giornata nazionale di sensibilizzazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica, giornata in cui le parrocchie sono chiamate a diffondere il messaggio e a comunicare, con trasparenza, come la Chiesa usa i fondi destinati dai contribuenti italiani.
Con una semplice firma si è in grado di pensare agli altri in modo misericordioso e sostenere tante opere di misericordia sia corporali sia spirituali a favore di chi abita le ‘periferie esistenziali’, spesso ricordate da Papa Francesco. Una firma che rappresenta un gesto consapevole di partecipazione alla missione della Chiesa, fondata su valori come la solidarietà e la corresponsabilità.
Il contributo alla missione della Chiesa si riversa su vari ambiti, che vanno dal culto e la pastorale, alla costruzione di nuove chiese e conservazione del patrimonio artistico, ai progetti di carità in Italia e nel Terzo Mondo, al sostentamento dei sacerdoti. Il tutto con l’obiettivo della trasparenza: dal sito ufficiale dell’8xmille, regione per regione, diocesi per diocesi, sono segnalati gli interventi, con finalità, spese, destinatari. Ed in questo tour virtuale nelle diocesi laziale, è stato possibile avere una panoramica dei fondi che nell’ultimo anno sono stati destinati ai vari progetti, che versano soprattutto alla realizzazione di opere ed attività a sostegno dei più bisognosi. Questi sono solo alcuni dei tanti in via di realizzazione.
Ad Ariccia, il progetto “Punto oltre” mira a dare sostegno ai minori con forte disagio sociale, dovuto alla povertà culturale ed economica delle famiglie. Si punta al recupero degli adolescenti in dispersione scolastica, in disagio scolastico, che fanno uso di sostanze, alcool, e dediti al gioco d’azzardo creando un protocollo d’intesa tra la parrocchia e i servizi sociali locali e con il servizio di ascolto per adolescenti della Asl di zona.
Il progetto “Emergenza sociale” consiste nell’attivazione di un centro di accoglienza ad Anagni, presso uno stabile diocesano, per 20 persone, singoli e famiglie, impostato sui valori della condivisione. Oltre all’accoglienza sono previste attività di accompagnamento e reinserimento lavorativo.
A Nepi, nell’ambito beni culturali, restauro della chiesa di Santa Maria Assunta e Santa Anastasia, con il Consolidamento e restauro di copertura e murature portanti.
A Tarquinia, il restauro della Chiesa della Santissima Trinità, con interventi sulle murature portanti con bonifica delle murature dall’umidità.
Il progetto “Just in time” mira a potenziare le attività e dei servizi primari in quattro comuni titolari di quattro foranie (Gaeta, Formia, Fondi, Minturno), che prevedono: l’apertura di sportelli di ascolto psicologico dedicati a problematiche familiari e interventi su minori con problemi di apprendimento; la realizzazione di un servizio di distribuzione di pasti per nuclei in difficoltà; la creazione di uno sportello legale.
Il “Progetto Restart 2″, nella diocesi di Latina, rappresenta la prosecuzione delle attività progettuali del progetto Restart (n. 144/2013), ed intende promuovere iniziative volte a favorire l’inclusione sociale e la crescita occupazionale di soggetti deboli.
Il progetto “Cittadini del mondo. Uomini sotto lo stesso cielo – III anno”, a Palestrina intende favorire l’integrazione tra italiani e stranieri residenti sul territorio diocesano, con una particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti.
Il progetto “L’ora undecima”, previsto a Ladispoli, nasce per rispondere al crescente disagio di tante persone che vivono in una situazione di precarietà occupazionale: giovani inoccupati, adulti che hanno perso il lavoro. L’obiettivo specifico è di avviare una piccola attività imprenditoriale o di lavoro autonomo.
L’Emporio della Solidarietà, a Rieti, intende diventare un supermercato solidale dove famiglie e singoli che vertono in uno stato di vulnerabilità sociale possano accedere per acquistare beni di prima necessità dietro presentazione di una tessera magnetica rilasciata dal Centro di Ascolto della Caritas Diocesana.
Il progetto “Compagni di viaggio”, ad Arpino, consiste nell’accoglienza di minori allontanati temporaneamente dalla famiglia, poiché vittime di violenza fisica e psicologica. L’obiettivo a lungo termine è di aiutare i minori a progettare il proprio futuro aiutandoli ad acquisire sicurezza, a sviluppare capacità relazionali e ad acquisire competenze (completamento del percorso scolastico), favorire l’inserimento lavorativo) attraverso percorsi educativi individualizzati con il coinvolgimento dei genitori. Si punta, tra l’altro ad evitare, che al compimento del 18° anno i ragazzi vengano abbandonati a loro stessi.
Con il progetto “Mensa San Lorenzo”, a Tivoli, la Caritas diocesana intende implementare e potenziare il servizio della già attiva Mensa San Lorenzo. In particolare si intende passare dall’apertura a pranzo, nei soli giorni festivi (erogazione di 4.680 pasti), alla garanzia di pranzo e cena per tutti i giorni dell’anno (erogazione di 16.425 pasti).
Ecco allora che l’8xmille vede protagonisti tanti volti di volontari che lavorano giorno dopo giorno per garantire la protezione e la piena dignità di tanti: Chiedilo a loro quanto sia importante quella firma, che può salvare una vita.
– Carla Cristini