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SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino – Episodio 6

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 6

Nazareth, anno 1 a. C.

Stamattina, poiché è un giorno di riposo di Giuseppe dal lavoro al cantiere di Sepphoris, i due sposi hanno intenzione di andare al mercato per fare qualche acquisto. Maria vorrebbe approfittare della presenza del marito, per comprare qualcosa di più ingombrante e pesante, che da sola non riuscirebbe a trasportare fino a casa.

«Purché non esageriamo né col peso né con i costi…», è stata la precisazione di Giuseppe, quando lei gli ha chiesto “Mi aiuti?”.

«Volevo prendere un baule nuovo per metterci dentro i vestiti per l’inverno».

«Inutile dire che ne hai già visto uno l’ultima volta che sei stata al mercato, dico bene?».

«Sì!», fa lei tutta contenta, che tanto già sa che Giuseppe l’accontenterà acquistando quello che vuole lei.

«Eh, lo sapevo. E scommetto pure che tua cugina ti ha convinta che “il prezzo è ottimo”».

«Sì!», dice felice, sorridendo nuovamente. E, preso il marito per un braccio, lo trascina fuori di casa, e, a passo svelto, si dirigono verso il mercato.

«Un giorno o l’altro farò un discorsetto a tua cugina, che non deve metterti strane idee in testa!», dice lui, fingendo un tono severo tanto per fare la sua parte, considerato che in realtà non riesce mai a dire di no alla sua giovane moglie.

«Vedrai, poi, se non piace anche a te quel baule. E, sbrighiamoci che tra un po’ finisce pure la lezione a scuola e Gesù esce e ci raggiunge al mercato!».

«Ah, insomma vi siete messi tutti d’accordo per non farmi riposare nemmeno oggi!».

«Andiamo, musone!», conclude lei, spingendolo dietro la schiena per incitarlo a camminare più svelto.

Giunti al mercato, Maria si precipita presso la tenda del venditore che ha il baule che lei vuole comprare. Mentre la ragazza sta ispezionando la mercanzia nei minimi dettagli, per individuarne eventuali difetti, sopraggiunge anche Giuseppe.

«Salute a te, giovane!», dice il venditore.

«Salve!», replica lui.

«Tua moglie è una vera intenditrice di bauli!», fa l’altro, alludendo all’attenzione con cui Maria sta controllando guardando il baule.

«E ti è andata bene che è venuta con me e non con sua cugina, altrimenti facevi notte qui, prima che si decidessero a prenderlo ‘sto coso!».

«Invece di dire sciocchezze, vieni qui a vederlo, no?», si intromette lei, facendo un cenno con la mano.

Giuseppe e il venditore si scambiano un’eloquente occhiata di maschile autocommiserazione, e poi lui si appropinqua alla moglie.

«Che ne dici?».

«Io direi…», sono le uniche parole che riesce a pronunciare.

«Non è bellissimo? Guarda com’è grande e capiente!», prosegue lei, senza nemmeno dargli il tempo di cominciarla la frase.

Al che, Giuseppe, capita l’antifona, si rivolge direttamente al venditore, chiedendogli:

«Quanto vuoi per questo baule?».

«Venticinque sesterzi».

«Cosa?», esclama incredulo l’altro.

«Venticinque sesterzi», ripete il mercante.

«Sì, ho capito! Il mio “cosa?” era per manifestare il mio disappunto. Non ti pare un po’ troppo?».

«Assolutamente no, altrimenti avrei chiesto di meno, non ti pare?».

«Giuse’, quanto la fai lunga! Paga e prendi il baule che usciamo, aspettiamo il ragazzo che ci raggiunge, e torniamo a casa», interviene Maria.

«Ma ti ci metti pure tu? Venticinque sesterzi per un baule sono troppi. Facciamo quindici».

Il mercante esplode in una sonora risata: «È piacevole ascoltare i tuoi scherzi, amico! Proprio perché sei simpatico posso scendere a ventidue sesterzi, non uno in meno!».

Giuseppe si volta verso Maria, che con lo sguardo gli fa capire di cogliere al volo l’affare; poi, tirato un sospiro, tira fuori dal sacchetto ventidue sesterzi e paga il venditore.

Poi, prende sulle spalle il baule: «Non solo è costato una fortuna, pesa pure!».

«Che lagnoso sei! Dai, che appena arriviamo a casa, ti preparo quel piatto che a te piace tanto!».

«E vorrei vedere! Dopo tutta questa fatica fisica ed emotiva, è il minimo che tu possa fare!».

Fuori dalla tenda, i due sposi si dirigono verso l’uscita del mercato per aspettare Gesù e tornare tutti e tre a casa. D’un tratto, Maria intravede una vecchia donna seduta su una pietra, nella loro direzione. Credendo di averla riconosciuta, le si avvicina e le chiede:

«Tu sei la sacerdotessa Anna, vero?».

«Ragazza, purtroppo i miei occhi non vedono più tanto bene come un tempo, però ti ho riconosciuta. Sei Maria!», e alzatasi in piedi, saluta la giovane con un bacio. «E tuo marito e il ragazzo dove sono?».

«Eccomi, eccomi!», dice Giuseppe, piegato sotto il peso del baule che porta sulle spalle.

«Oh, Giuseppe, come stai?», chiede Anna.

«Stanco! E per fortuna che oggi dovevo riposare. Se sapevo di dover fare questa faticata, andavo a Sepphoris!».

«Su, non lamentarti, sono sicuro che sarai ricompensato per questo sacrificio, dico bene cara?», conclude lei.

«Sì, a casa gli preparerò quel piatto che a lui piace tanto!».

«E Gesù?».

«Ci raggiungerà fra poco», risponde Maria, mentre Giuseppe mette a terra il baule, in attesa che le donne finiscano la conversazione e si riprenda il tragitto verso casa.

«Ma tu, piuttosto, non dovresti essere al tempio?».

«Maria, ma tu sai quanti anni ho adesso? Novanta! Fino a poco tempo fa, benché rimasta vedova da tanto tempo, riuscivo ancora a cavarmela da sola. Ma, ora, sono diventata troppo vecchia. Già essere venuta qui per incontrarvi mi è costata tanta fatica, figurati se dovessi andare tutti i giorni al tempio, e continuare ancora a svolgere il mio servizio. Si può servire Dio anche a novant’anni, ma bisogna pure che mi mantenga in salute per farlo, altrimenti che servizio posso offrire al mio Signore?».

«Mi pare giusto…», chiosa Maria.

Riprende l’anziana: «Del resto, mio padre Fanuele mi ripeteva sempre: “Anna, bisogna avere cura del proprio corpo, dargli il giusto riposo, perché anche il corpo è un dono di Dio. Se lo maltratti, lo spirito che è in lui ne sarà altrettanto maltrattato”. Fate tesoro di queste parole… soprattutto tu, Giuseppe: lavorare rende onore all’uomo, ma egli deve anche riposare per continuare ad avere spirito e forza per servire Dio».

Giuseppe, come ridestandosi dalla sua stanchezza e dai pensieri nei quali era immerso, si scuote e chiede: «Sei venuta qui per incontrarci?».

«Sì!».

«Come sapevi che saremmo venuti qui?».

Anna, su questa domanda, si limita a sorridere. Poi, riprende il suo discorso: «Prima che i miei giorni su questa terra finiscano, devo dirvi ancora una cosa per il futuro… Ricordate quello che disse al tempio Simeone? Ebbene, ci saranno giorni in cui avrete la sensazione che la vostra fedeltà a Dio non sia stata ricambiata… Anche io, quando rimasi vedova, sola e senza figli, mi chiesi dov’era la fedeltà di Dio nei miei confronti… A cosa erano serviti tutti i miei sacrifici, se venivo ripagata con la solitudine e il dolore?… Invece, voi scegliete di riporre fino in fondo, nonostante tutto, la vostra fiducia nel Signore, e di dimorare presso di Lui… Guardatevi dal subire passivamente il corso dei giorni, ma pregate e fate il vostro piccolo per la redenzione di tutti… Questa è la vera rivoluzione che bisogna fare, non quella che vogliono quei mentecatti degli zeloti, che sanno solo riempirsi la bocca di vuote chiacchiere e non sanno tenere in mano nemmeno una fionda!… Per questo è venuto Gesù, lo sapete da sempre… per insegnarci ad andare dietro di lui, con perseveranza… Sono stata chiara?».

Maria e Giuseppe abbassano la testa, in segno di consapevolezza. Infine, Anna esclama: «Ma, insomma, dov’è ‘sto Gesù?».

In quel momento, il baule che Giuseppe aveva poggiato a terra si apre e con un salto esce fuori il ragazzo, destando sorpresa e meraviglia nei tre.

«Ue’, e tu che ci facevi chiuso lì dentro?», chiede Maria.

«Sapevo che venivi qui a comprare ‘sto coso, e ho pensato di farvi uno scherzo, nascondendomici dentro mentre papà tentava di contrattare sul prezzo…».

«Bello scherzo davvero! A momenti mi spezzavo la schiena», dice Giuseppe con aria minacciosa. «E, comunque, da oggi stai a dieta, perché sei diventato troppo pesante!».

«Nessuno ha mai detto che portare me non sia una cosa pesante», replica lui con tono ammiccante.

«Poi, a casa facciamo i conti».

Anna scoppia in una gran risata: «Forza bella gente, s’è fatta ora di pranzo!».

«Oggi sei nostra ospite», dice Maria, con il tono di chi non accetta un rifiuto.

«Non riuscirei mai ad arrivare fino a casa vostra».

Al che, Maria guarda Giuseppe; Giuseppe, capito il senso di quello scambio di sguardi, organizza: «Ragazzo, aiuta tua madre a portare il baule. Io porterò sulle mie spalle Anna»; Gesù strizza l’occhio ad Anna; e si parte tutti verso casa, per il pranzo…