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Gender e diritto naturale

Ancora un intervento di Enzo Teodori per stimolare la riflessione su un tema di scottante attualità

I fautori del “gender” accusano noi cattolici di mistificare la realtà allorché affermiamo che i nostri valori sono fondati sul diritto naturale. I “genderini” motivano il loro j’accuse denunciando, in primo luogo, che in natura le realtà non sono uniformi e omologabili, adducendo come esempio l’omosessualità riscontrata in alcuni animali; in secondo luogo, e soprattutto, spiegando che la legge naturale è quella portata alla luce da Darwin ovvero una legge fondata sulla selezione naturale, in cui si afferma l’individuo più attrezzato ad adeguarsi ai cambiamenti ambientali (con un’accezione ampia del concetto di ambiente). La civiltà, secondo i genderini, è una conquista dell’uomo ed è avanzata nella misura in cui va oltre la selezione naturale con il riconoscimento dei diritti anche degli individui più svantaggiati nell’ambiente sociale. Coerentemente con questa visione, l’accusa ai cristiani, oltre a quella di infondatezza del ricorso al diritto naturale, è anche di incoerenza con gli insegnamenti evangelici. Infatti, si rimprovera di offuscare la compassione per i più svantaggiati e di violare il comandamento dell’amore al prossimo, proprio quell’amore reciproco che le coppie omosessuali reclamano come diritto. Alcuni genderini argomentano le accuse di incoerenza in modo più raffinato, ricorrendo al concetto di soprannaturale. Sulla base di queste argomentazioni, Gesù ci ha rivelato la dimensione e l’orizzonte della grazia, che appartiene all’ordine del soprannaturale. La civiltà del regno dei cieli consisterebbe, dunque, nell’andare oltre la natura e il diritto naturale per affermare una legge superiore, quella dell’amore, che comporta la liberazione e l’emancipazione di ogni persona e dei suoi diritti.

A mio avviso, la posizione di noi cattolici dovrebbe fondarsi sulla rivelazione e sulla luce che essa fornisce al diritto naturale. Noi crediamo che l’unico matrimonio sia quello tra uomo e donna, perché Gesù ci ha rivelato che esso corrisponde al disegno di Dio. Gesù, che è venuto a liberare gli oppressi e proclamare un tempo di grazia, se ci fossero state altre forme di unione gradite a Dio, lo avrebbe rivelato. Noi ricorriamo al diritto naturale, perché lo intendiamo come disegno originario di Dio, in una natura dove è presente un ordine, seppur destrutturato dal peccato, dato dal Logos. Il soprannaturale non è una giustapposizione dall’alto di una legge divina, ma una esaltazione e un andare oltre dell’ordine naturale progettato da Dio, un trascendersi, che si manifesta nel dare la vita e nella reciprocità del dono, frutti dell’innesto nella vita trinitaria.

La mia impressione è che, per paura di essere considerati integralisti, argomentiamo sul diritto naturale, omettendo la luce che su di esso getta la rivelazione. Di conseguenza, esprimiamo un concetto di diritto naturale corrispondente ad una natura presunta “benigna”, che appare palesemente ingenuo e infondato, sulla base della realtà storica. L’argomentazione che la sessualità in natura è finalizzata alla procreazione e, quindi, necessariamente fruibile solo da individui di sesso diverso, non giustifica in modo univoco che il valore unitivo connesso alla sessualità sia appannaggio esclusivo di individui eterosessuali. La civiltà dell’amore promossa dai genderini privilegia l’aspetto unitivo rispetto alla procreazione, considerandolo altrettanto naturale di quello procreativo, con le sue esigenze primordiali di comprensione, mutua assistenza, affettività reciproca. Solo affermando senza remore e senza omissioni la nostra visione rivelata del diritto naturale possiamo manifestare la nostra identità culturale senza prestare il fianco alle accuse di debolezza delle argomentazioni e di incoerenza.

Poggiandosi sugli insegnamenti di Gesù, possiamo serenamente manifestare il nesso tra misericordia e condotta. La misericordia esprime l’amore viscerale, materno, di Dio verso l’uomo, che si prende cura delle persone nelle loro situazioni concrete. Come una madre, Dio si preoccupa che il comportamento di un suo figlio non comprometta la sua realizzazione e la sua felicità. Come una madre premurosa, esplica la sua missione educativa rivelando al figlio anche le condotte positive e quelle negative, e non solo gli atteggiamenti interiori.

Dialogare a partire dalla rivelazione ovviamente non implica convincere le persone. I genderini rimarranno fermi nelle loro opinioni. Noi con pace manifesteremo le realtà della civiltà del regno di Dio e la pace non accolta tornerà a noi. Da cittadini del regno nel mondo, accetteremo le scelte democraticamente effettuate. Nella civiltà illuminista noi siamo minoranza, come i fratelli che ci hanno preceduto ed hanno fatto la storia delle origini del cristianesimo nell’impero romano. Dialogare vuol dire anche evidenziare i limiti delle posizioni altrui. Non pochi illuminati genderini si troveranno in difficoltà quando si troveranno di fronte alla richiesta del 10% della popolazione di introdurre nell’ordinamento giuridico la poligamia, in nome del diritto di vivere in un modello di famiglia secondo le proprie convinzioni. Perché tutelare le minoranze omosessuali e quelle religiose no? Nella pluralista civiltà genderina ognuno ha diritto a vivere, purché consenziente, secondo i modelli relazionali che più gradisce. Per la cronaca, già da diversi anni, negli illuminatissimi e progreditissimi Paesi Bassi, esiste il partito dei pedofili, perché chi l’ha detto che i bambini non gradiscano le “attenzioni” degli adulti… è una questione culturale!! E, d’altra parte, se l’aborto è talmente scontato… Non sarebbe male anche evidenziare come il divorzio abbia determinato che la precarietà sia ora un elemento strutturale nella vita di coppia; non ha, invece, eliminato la questione della violenza sulle donne, di cui il femminicidio non è che la punta dell’iceberg. (Aborto, divorzio, eutanasia, non sono specificamente temi gender, ma la loro approvazione si basa sul principio che è alla base del gender: l’assolutizzazione dei diritti soggettivi).

Come cittadini del regno nel mondo siamo consapevoli di essere lievito e sale. La virtù della speranza ci dà la pace per la convinzione che Dio è all’opera, che tutto concorre al bene dei suoi figli, nessuno dei quali andrà perduto. La compassione misericordiosa al cospetto di tante nefandezze non ci lascia indifferenti e ci induce ad essere più zelanti missionari. La testimonianza di famiglie con uno stile di vita coerente con gli insegnamenti evangelici è il segno più tangibile della bellezza e della bontà della civiltà cristiana.

Il dibattito con i fautori del gender non si limita alla discussione sul diritto naturale, e verte anche su questioni come l’applicazione del principio di uguaglianza e del diritto civile, ma questi sono altri temi.

Enzo Teodori