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SACRA FAMIGLIA – Episodio 4

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 4

Nazareth, anno 1 a. C.

La lezione è ormai finita, e il maestro, stanco perché non è facile tenere a bada tutti quei ragazzini, può finalmente annunciare: «Per oggi, è tutto! Tornate pure a casa, e mi raccomando, studiate bene le cose che vi ho spiegato sulla lingua greca». Gesù e Giovanni, e gli altri loro compagni di scuola, possono finalmente uscire all’aperto e avviarsi verso casa. Oggi, però, a differenza di tutti gli altri giorni, non si fermeranno a giocare sulle rive del lago.

«Perché non possiamo fermarci?», chiede Giovanni.

«Mamma ha detto di tornare direttamente a casa, perché abbiamo degli ospiti», risponde Gesù.

«Chi sono?».

«È una famiglia di Betania».

«Betania?».

«Sì. È un piccolo posto vicino a Betlemme. Mamma e papà conobbero questa famiglia quando vivevamo lì, dopo la mia nascita».

«Capito».

«Penso che siano persone simpatiche… Hanno pure tre figli, più o meno della nostra età… Di sicuro non ci annoieremo».

Poi, d’un tratto si ferma, notando un cespuglio di una pianta mai vista prima.

«Che sarà?», chiede a Giovanni.

«Non saprei. È una pianta che ha un buon profumo».

«Ne prendo qualche foglia e la porto a casa. Magari è buona per cucinare».

Cammina cammina, i due cugini giungono a casa.

«Ma’, siamo tornati!», chiama Gesù.

Maria esce sull’uscio e dice: «Bentornati, ragazzuoli, i nostri ospiti sono già qui».

Entrati in casa, Gesù e Giovanni notano la presenza, oltre che di Zaccaria ed Elisabetta, anche degli ospiti di Betania. Fatti i dovuti saluti, i due ragazzi escono fuori a giocare con i tre figli della coppia di amici di Maria e Giuseppe, in attesa che sia pronto per mangiare tutti insieme.

Si siedono tutti all’ombra di un ulivo che è davanti casa. La prima cosa da fare sono le presentazioni. Dice Gesù:

«Io sono Gesù, e questo è mio cugino Giovanni».

Risponde quella che, dei tre fratelli, sembra essere quella più grande di età:

«Io, invece, mi chiamo Marta, e questi sono mia sorella Maria e mio fratello Lazzaro».

Appena la ragazza ha terminato la sua frase, il fratello più piccolo starnutisce e tossisce più volte. Tanto che Marta è costretta a scusarsi con i nuovi amici:

«Dovete scusare mio fratello, ma è sempre malato… Perfino in estate!».

«Tranquilli, è una sciocchezza…», dice Lazzaro, minimizzando il tono preoccupato della sorella maggiore.

«”Una sciocchezza”, dice lui! Intanto, il dottore ha detto che ti devi riguardare, altrimenti pure tra trent’anni sarai sempre malato!».

«Vabbè, da qui a trent’anni ne devono succedere di cose!», continua quell’altro.

«Infatti…», annuisce Gesù.

«Non ricominciare con la storia dei trent’anni!», fa Giovanni, che conosce bene il consueto modo di dire di suo cugino.

«Quale storia?», chiede Maria, che fino ad allora era rimasta in silenzio ad ascoltare quello che dicevano tutti gli altri.

«Mio cugino, quando non sa che dire, dice “poi tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro”», risponde Giovanni.

«Ma io mica lo dico perché non so che dire…», precisa Gesù, con il tono di chi la sa lunga.

«E allora perché lo dici? Mi indispone questa cosa!».

«Già, perché dici sempre così?», chiede anche Maria.

«Ehi, ragazzi, io vado a vedere se c’è bisogno di aiuto in casa», annuncia Marta, interrompendo la conversazione. E, senza che gli altri abbiano nemmeno il tempo di rendersene conto, è già sgattaiolata dentro.

«Ma, dove va?», chiede Gesù.

«Lasciala perdere. Marta è una fanatica dei lavori domestici. Pensa che spesso capita che trascura perfino di studiare per la scuola, intenta com’è a mettere tutto in ordine in casa!», dice Lazzaro, trattenendo a stento un altro starnuto.

Giovanni e Gesù si scambiano un’occhiata un po’ perplessa.

«Comunque, tornando al discorso di poco fa, perché dici sempre che “tra trent’anni sarà tutto più chiaro”?», insiste Maria.

Gesù riflette in silenzio e poi risponde:

«Perché… perché durante questi anni cresceremo, impareremo tante cose, faremo tante esperienze, per cui tutto ciò che ci capiterà lo sapremo vivere in maniera più saggia».

«Beh, mi pare che il piccoletto abbia dato una risposta sensata!», dice Lazzaro, per poi starnutire e tossire un paio di volte.

«Anche a me!», conferma Maria.

«Mah», è il laconico commento di Giovanni.

«Ma voi da grandi che cosa volete fare?», chiede Maria.

«Io voglio diventare sacerdote del tempio come mio padre, e come lui predicare ed annunciare a tutti le sacre scritture», annuncia con fierezza Giovanni.

«Da come lo dici… etcì… sembra che tu sia disposto a perdere la tua testa… coff… coff…, pur di diventare un predicatore!», fa notare Lazzaro.

«E tu, Gesù?».

«Io credo che, finita la scuola, andrò a lavorare con mio padre…». Segue una breve pausa di silenzio, poi Gesù aggiunge solennemente e con un tono serio: «Per essere precisi, da grande, voglio lavorare per conto di mio padre…».

«Che vuoi dire?», chiede Maria.

«Tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro».

«Ecco, lo vedete come fa? Tutte le volte ‘sta risposta!».

«Io, invece, da grande voglio diventare mamma».

«Mi sembra la cosa più.. .etcì… etcì… ovvia del mondo, Maria!», fa notare il fratello, tra uno starnuto e l’altro.

«E tu, Lazzaro, che vuoi fare da grande?».

«Ammesso che la mia… coff… coff… malattia non mi uccida prima… Etcì… etcì… voglio diventare pescatore… etcì…».

«E vostra sorella Marta?», chiede Giovanni.

«Aspetta, la vado a chiamare, così glielo chiediamo direttamente», propone Gesù. Così si alza e va alla finestra che s’affaccia dalla casa, e chiama dentro:

«Ehi Marta, perché non vieni con noi?».

«C’è tanto da fare qui. Piuttosto, vedi che mia sorella mi ha lasciata sola a fare tutti questi servizi? Dille che mi aiuti!».

«Marta, Marta, tu ti agiti e ti preoccupi per faccende non necessarie. Tua sorella, invece, ha scelto di impegnare il suo tempo in modo migliore, insieme con il suo prossimo».

«Che vuol dire “prossimo”?».

«Se vieni fuori te lo spiego».

Marta rimane in silenzio a pensare cosa sia più giusto fare. Gesù ritorna sotto l’ulivo a chiacchierare con i nuovi amici, richiamato dagli starnuti di Lazzaro.

«Tieni», gli dice porgendogli alcune foglie di quella pianta che aveva visto prima, tornato da scuola.

«Cos’è?».

«Un’erba profumata. Masticala, così la tosse ti passa e non starnutisci più!».

Lazzaro mette in bocca le foglie che gli ha passato Gesù, le mastica e le manda giù.

«Buona! Ha un buon sapore», dice Lazzaro.

«Ehi, già non starnutisce più», nota Giovanni.

«Marta, Marta, corri, Lazzaro è guarito non starnutisce e non tossisce più!», grida Maria, tanto forte che la sorella è costretta ad affacciarsi sull’uscio.

«Ma cosa dici? Non è possibile!».

«Vedi tu stessa! Gesù gli ha dato delle foglie di un’erba profumata, lui l’ha mangiata e non è più malato!».

«Come sapevi che quell’erba lo avrebbe guarito?», chiede Marta.

Giovanni, intuito che il cugino sta per dare la sua risposta consueta, lo anticipa:

«Tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro».

Marta rimane senza parole, ma decide di rimanere fuori con gli altri a chiacchierare e a giocare.

«Poi, me lo spieghi cos’è un “prossimo”?», chiede a Gesù.

«Dopo te lo spiego».

Un po’ più tardi, le mamme chiamano i rispettivi figli a tavola. Un attimo prima di entrare Gesù, senza farsi sentire dagli altri, chiede a Giovanni:

«Perché prima hai risposto come di solito rispondo io?».

«Da oggi in poi, sarò il tuo precursore! Visto che so già quello che dirai, lo comincerò a dire prima di te, così che la gente sia preparata alle cose che dirai tu».

«Cioè?».

«E cioè… cioè… tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro!».

I due si scambiano uno sguardo di intesa e scoppiano a ridere…