Proponiamo ai lettori la seconda e ultima parte di questa profonda ed interessante riflessione sul ruolo dei cristiani oggi, con un particolare riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa e alle sfide di oggi che attendono il cristiano, come “cittadino del regno nel mondo”.
La dottrina sociale della Chiesa
L’enciclica Laudato si’ affronta le principali questioni attuali alla radice. “L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale” (48).
“Incolpare l’incremento demografico e non il consumismo estremo e selettivo di alcuni, è un modo per non affrontare i problemi. Si pretende così di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo” (50).
“Nel frattempo i poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente” (56).
“Il modo migliore per collocare l’essere umano al suo posto e mettere fine alla sua pretesa di essere un dominatore assoluto della terra, è ritornare a proporre la figura di un Padre creatore e unico padrone del mondo, perché altrimenti l’essere umano tenderà sempre a voler imporre alla realtà le proprie leggi e i propri interessi” (75).
“Questo insegna il Catechismo: « L’interdipendenza delle creature è voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l’aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre” (86).
“D’altro canto, è preoccupante il fatto che alcuni movimenti ecologisti difendano l’integrità dell’ambiente, e con ragione reclamino dei limiti alla ricerca scientifica, mentre a volte non applicano questi medesimi princìpi alla vita umana. Spesso si giustifica che si oltrepassino tutti i limiti quando si fanno esperimenti con embrioni umani vivi” (136).
Il magistero ordinario è l’interpretazione attuale dell’opera di Dio nelle vicende umane. Esplica le linee guida del Regno nel mondo nell’oggi. Spesso nei dibattiti pubblici si sente l’accusa rivolta all’attuale pontefice di “buonismo”, di fomentare la perdita di tradizioni, di non salvaguardare la civiltà cattolica. Si pongono come giustificazioni esempi del passato; c’è chi ripropone lo spirito delle crociate, perché avallate da papi e da santi; si invoca l’atteggiamento di santa Giovanna d’Arco di fronte al nemico che avanza confuso tra gli immigrati, appunto perché santa. Nei pochi estratti dell’enciclica si evidenzia che il papa Francesco non esita a denunciare i mali alla radice e le correlate responsabilità umane. I papi hanno avallato le crociate in un determinato momento storico, proprio perché il magistero sociale si riferisce ad un oggi, a differenza del magistero sulle verità rivelate. Pur tenendo conto della diversa cogenza delle varie forme di magistero, (quelle dogmatiche sulle verità rivelate hanno ovviamente la preminenza) a tutte si deve obbedienza. D’altra parte, è contradditorio invocare l’autorità di un magistero del passato nei confronti di quello presente. Il magistero o è autorevole sempre o è opinabile sempre.
Cittadini del regno e del mondo
Il cristiano è chiamato a rispondere responsabilmente alle tremende sfide di oggi sia come cittadino del regno che come cittadino del mondo o, più correttamente, come cittadino del regno nel mondo. Egli effettua il discernimento delle sue scelte politiche sia nel merito che nel metodo.
Per quanto riguardo il merito delle scelte ovvero il contenuto, il cittadino del regno ha due poli di riferimento: la dottrina sociale della Chiesa e la sua coscienza. La dottrina definisce le linee guida e le priorità, ma non può ovviamente indicare ogni scelta concreta, come ad esempio quale schieramento o partito politico votare (almeno nelle democrazie compiute, mentre può dare indicazioni in tal senso in presenza di partiti i cui programmi sono all’insegna della violazione dei diritti fondamentali) oppure se è preferibile optare in un determinato momento per l’una o l’altra priorità; anche perché il magistero è rivolto a tutti i paesi del mondo con situazioni diversissime tra loro. Pertanto, vi è uno spazio della decisione personale secondo coscienza.
Per il cittadino del regno altrettanto importante del contenuto è il metodo, il modo, lo stile di vita, attraverso il quale si promuovono le scelte politiche. Le modalità afferiscono sia all’atteggiamento interiore che alle relazioni interpersonali. A ben vedere, nella realtà, noi non incontriamo i valori ma le persone. La politica si attua attraverso le relazioni, la costruzione (o la distruzione) di rapporti. Papa Francesco in Africa non ha incontrato la povertà, ma i poveri di Bangui. Al famigerato “km 5”, non ha fatto salire sulla papa mobile l’islam, ma l’imam della locale moschea. Il cittadino del regno è, dunque, chiamato a far politica, manifestando le priorità del suo tempo, edificando in tal senso i rapporti in famiglia, nel quartiere, nel luogo del lavoro, in parrocchia, nell’associazione, eventualmente in un partito.
L’anno giubilare della misericordia riveste una forza dirompente per la scelta del metodo politico.
L’attuale contesto è caratterizzato da tensioni laceranti. Gli attentati, i combattimenti ormai sempre più vicini, l’enorme afflusso di migranti, il prendere coscienza della portata del disastro ambientale, generano insicurezza e fobie. Esse sono i peggiori nemici della costruzione di rapporti personali edificanti, perché conducono alla scelta di muri anziché di ponti.
In questo senso, il giubileo è una possibile pietra d’inciampo per tanti cristiani. Papa Francesco, nell’angelus precedente l’apertura della Porta Santa della basilica di san Pietro, ci ha fornito la chiave per vivere l’anno giubilare: avere gli stessi sentimenti di Cristo in ogni circostanza. Infatti, il motto giubilare è: “misericordiosi come il Padre”.
Cosa ha a che fare il metodo politico con la misericordia? La misericordia è il cuore materno di Dio, che si adopera instancabilmente per radunare i suoi figli e che, come ogni madre, si preoccupa di più di chi è più sulla strada della perdizione. Avere gli stessi sentimenti di Dio nelle laceranti attuali tensioni è, dunque, la sfida del giubileo. La misericordia è più del rispetto dell’avversario politico, già chiaramente indicato dal magistero (cfr.GS 28). La misericordia è più del rispetto dei canoni del dialogo. La misericordia è attenta alla storia concreta dell’interlocutore, alle sue vicissitudini, a come ha maturato le sue scelte più significative e al suo metodo politico. La misericordia è coraggiosa e ottimistica, perché fonda il suo agire sulla fede che Dio regna ed edifica i rapporti di chi è sintonizzato con il suo cuore e con i suoi sentimenti. Egli è il buon samaritano, che si fa prossimo nelle storie di ciascuno, ed è il buon pastore, che guida ciascuno attraverso la sua storia personale verso il bene comune e la casa comune.
Il cittadino del regno è consapevole che la sapienza di Dio è donata ai poveri di spirito. Chi non è povero di spirito non può essere misericordioso come Dio. Qui sta l’inciampo. In pratica, la “ricchezza di spirito” equivale a dare alla propria esperienza di vita il posto centrale nelle scelte che operiamo, mettendo gli insegnamenti di Gesù e la sua sequela tra i tanti nostri punti di riferimento: la mia idea di società, dell’altro, della famiglia, dell’educazione, del lavoro, dell’ambiente, ecc. Il povero di spirito mette al centro del suo agire Gesù, sempre e in ogni circostanza, e fa l’atto supremo di affidare i suoi diritti alla Provvidenza, azione di Dio nella storia.
Il cittadino del regno nel mondo considera umiltà e misericordia le chiavi per sintonizzarsi con la Provvidenza, e, dunque, la base per un metodo politico efficace. In pratica, la misericordia determina che egli effettui e promuova le sue scelte politiche con amore, gioia, pace e tutti i doni e i frutti dello Spirito Santo, con la fiducia nell’opera di Dio, che sempre concorre al bene, anche nelle sconfitte.
Enzo Teodori
