In estrema sintesi: se la situazione di nullità è chiara ed evidente, processo breve, decide e giudica il Vescovo. Altrimenti si segue la prassi, ma resa più scorrevole e veloce e non dispendiosa.
Qualcuno ha iniziato a parlare di “divorzio cattolico” a cui il Papa avrebbe fatto una qualche apertura. Come se il fare umano, accogliente e sorridente di Papa Francesco significasse cedimento sul piano dottrinale. In realtà il Papa ha pubblicato sì un documento sul matrimonio, ma, per la precisione, sulla riforma del processo canonico per le cause di nullità del matrimonio.
Si tratta di una Lettera apostolica in forma di Motu proprio dal titolo “Mitis Iudex Dominus Iesus” – “Il Signore Gesù giudice mite” per il codice canonico (più un’altra, “Mitis et misericors Jesus“, per le Chiese orientali), pubblicata lo scorso 8 settembre.
Nel documento, prima di entrare nel merito, Francesco ribadisce che la principale preoccupazione, il “fine supremo”, è “la salvezza delle anime” e che, “seguendo le orme dei predecessori“, resta “fermo comunque il principio dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale“; spiega poi che la riforma mira alla semplificazione e allo snellimento della procedura della dichiarazione di nullità di un matrimonio. Dunque, non divorzio, non “scioglimento” del vincolo matrimoniale, e neppure “annullamento”, ma “dichiarazione di nullità”, vale a dire riconoscere che per qualche ragione quel matrimonio celebrato è nullo, non valido. Infatti afferma che si vuol favorire “non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità”; inoltre si vuole ridurre la distanza, fisica o morale, delle strutture giuridiche della Chiesa dai fedeli. Questo perché carità e misericordia esigono che la Chiesa “come madre si renda vicina ai figli che si considerano separati”.
Chi si prendesse la briga di andare a leggersi il documento originale, vedrebbe che si tratta di disposizioni perfettamente e semplicemente coerenti al vangelo, che è l’ispirazione di tutto l’agire, il parlare e l’operare di Papa Francesco.
Egli, prima di enumerare, con linguaggio necessariamente giuridico, gli articoli della nuova normativa, presenta e illustra i criteri che hanno guidato questa riforma, studiata con un gruppo di “persone eminenti per dottrina giuridica, prudenza pastorale ed esperienza forense”, e auspicata anche dal Sinodo dei vescovi sulla famiglia nella sessione straordinaria di ottobre 2014 (v. Relatio Synodi n. 48) come pure nella consultazione capillare confluita nell’ Instrumentum laboris su cui il Sinodo lavorerà dal 4 al 25 ottobre 2015. Criteri giusti e ineccepibili, che di seguito riassumiamo.
Per avere il giudizio definitivo basterà una sola sentenza in favore della nullità esecutiva, non più la doppia decisione: è sufficiente cioè la certezza morale raggiunta dal primo giudice a norma del diritto. Questo abbrevia di molto i tempi.
Viene costituito un giudice unico, ecclesiastico, sotto la responsabilità del Vescovo. Lo stesso Vescovo è giudice nella sua Chiesa, tra i fedeli a lui affidati di cui è pastore e capo.
Novità: viene istituito il processo più breve (in aggiunta a quello documentale attualmente vigente), per risolvere i casi di nullità più evidente. In tale processo il giudice è lo stesso Vescovo, in forza del suo ufficio pastorale. Viene ripristinato l’appello al Vescovo Metropolita, capo della provincia ecclesiastica comprendente più diocesi.
Il Papa raccomanda alle Conferenze Episcopali di favorire e organizzare tale riforma del processo matrimoniale, per raggiungere i fedeli dispersi, con il ripristino della vicinanza tra il giudice e i fedeli. Queste, inoltre, debbono, per quanto possibile, assicurare la gratuità delle procedure, “perché la Chiesa, mostrandosi ai fedeli madre generosa, in una materia così strettamente legata alla salvezza delle anime, manifesti l’amore gratuito di Cristo dal quale tutti siamo stati salvati”.
Viene mantenuto l’appello al Tribunale ordinario della Sede Apostolica, cioè la Rota Romana (che sarà al più presto adeguata alle nuove regole), nel rispetto di un antichissimo principio giuridico, così che venga rafforzato il vincolo fra la Sede di Pietro e le Chiese particolari.
Dunque, anche stavolta l’intervento di Papa Francesco, alla luce del Vangelo di Cristo, riguarda la famiglia, tema che gli sta evidentemente molto a cuore, che ha preso in carico e di cui si sta facendo portavoce in lungo e in largo, con l’intento di avvicinare la Chiesa alla realtà concreta della gente e la gente a Cristo e ai valori eterni che la Chiesa diffonde. E si dimostra ancora una volta attento e vigile sulle situazioni umane non giuste: si è reso conto del forte disagio di tante coppie che sia per accedere al tribunale sia per aspettare la definizione del giudizio, debbono sottoporsi ad oneri non indifferenti e a tempi lunghi se non lunghissimi prima di accertare il loro stato, restando troppo a lungo nell’incertezza e nel dubbio. Allora va loro incontro, comprendendo la loro pena. Non cambia la dottrina sul matrimonio, ma decide di velocizzare le procedure e ridurre le sofferenze e le discriminazioni esistenti.
Questo è il frutto della misericordia con cui Francesco si accosta alle persone. E’ un’altra lezione di misericordia, prima ancora che il Giubileo straordinario della Misericordia abbia inizio. Grazie, Papa Francesco.
Adriana Letta
