SACRA FAMIGLIA
di Vincenzo Ruggiero Perrino
Episodio 5
Nazareth, anno 1 a. C.
Il pomeriggio è abbastanza caldo e i bambini sono sulle rive del lago a giocare. Sono impegnati in un gioco che hanno imparato da alcuni ragazzini greci: il trigon. Ciascuno ha preso una propria posizione fissa; hanno formato una specie di campo da gioco, con una decina di giocatori, i quali, rimanendo per lo più fermi, si passano una palla di cuoio riempita di piume, cercando di non farla cadere.
«Passala qua!», grida un ragazzino.
«Eccola, prendi!», replica un’altra.
«Ora a me!», esclama una bambina.
«Acchiappala!», dice Gesù.
Il tempo scorre piuttosto lietamente, e chi perde alla fine della partita dovrà pagare pegno. Perciò, ognuno si impegna a non far cadere la palla, quando è il suo turno di doverla afferrare al volo.
D’un tratto, in lontananza sulla riva, compare un gruppo di ragazzini.
«Chi sono?», chiede Giovanni a Gesù.
«Non lo so. Si stanno avvicinando, così glielo chiederemo», risponde l’altro.
Il gruppetto di ragazzini, all’apparenza più grandi di età di Gesù e dei suoi amici, è ormai a pochi passi.
«Ehi, voi!», fa quello che sembra essere il “capo” del gruppo, aggiungendo subito dopo: «Siete forse ragazzi romani?».
«Ti sembriamo romani?», risponde uno dei ragazzi.
«Non si sa mai. I figli degli invasori sono subdoli e cattivi come i loro padri! Meglio chiedere per esserne sicuri…».
«E voi? Siete romani o ebrei?», chiede Gesù, fissando negli occhi quel ragazzo dai modi poco gentili.
Quello, sorpreso dall’ardire di uno più piccolo, che oltretutto osa guardarlo senza paura, dice: «Noi siamo ebrei… per la precisione zeloti…».
«Sai com’è: non si sa mai, meglio chiedere per esserne sicuri!».
«Che fai, mi prendi in giro?».
«Ho semplicemente ripetuto ciò che tu hai detto riguardo a noi altri».
Interviene uno del gruppo di ragazzi zeloti: «Capo, sembra che il piccoletto sappia il fatto suo».
«Già…». Poi, chiede: «Come ti chiami?»
«Gesù, e tu?».
«Io mi chiamo Barabba».
«Così, dunque, voi siete contro i romani?», continua lui.
«Naturalmente! Loro hanno invaso la nostra terra, e noi la riconquisteremo… Anzi, se è vero ciò che dicono i profeti e i sommi sacerdoti, che un giorno verrà il Messia, il mio braccio sarà al suo servizio per liberare il popolo di Israele…».
«E chi ti dice che il Messia che annunciano le profezie vorrà servirsi del tuo braccio per liberare il popolo di Israele?».
«Beh, perché io sono in gamba. Ho già partecipato ad un paio di attentati ai danni delle guardie romane, insieme con mio padre e i suoi compagni di battaglia!».
Interviene un altro del gruppo: «Barabba è il più forte di tutti noi! Lui saprebbe aiutare il Messia a sconfiggere tutti i nemici di Israele!».
«Ma io non penso che il Messia vuole sconfiggere i nemici di Israele. Anche perché, a ben vedere, tanti nemici di Israele stanno tra gli israeliti stessi… e sono quelli che non seguono fedelmente la Parola di Dio, o che la seguono soltanto per farsi belli con gli altri!».
«E tu? Sei anche tu un nemico di Israele?».
«No, certo che no. Diciamo che io preferisco essere un amico di Dio… E, per essere amico di Dio, bisogna fare la sua volontà!».
«Ebbene, la volontà di Dio è che Israele sia libero!».
«Ma, la volontà di Dio è anche “non uccidere”, lo hai forse dimenticato?».
«E allora che facciamo? Chiediamo ai romani: “Cari romani, volete gentilmente fare i bagagli e tornarvene alle vostre case e lasciarci in santa pace?” Su, sii serio, nessuna rivoluzione si fa con i fiori!».
Gesù sorride: «Rivoluzione? Ma, per piacere! Sai come funziona una rivoluzione? C’è qualcuno che crede di saperla lunga, per aver studiato e letto qualche filosofo, che convince il popolo che è il momento di prendere le armi e cacciare i signori. Ma alla fine chi muore per cacciare i signori sono quelli del popolo, mentre quelli che volevano fare la rivoluzione si sostituiscono a quelli che sono stati cacciati. Insomma, è solo un modo per cambiare padrone… tutto qui! Gente che muore, affinché tutto torni come prima! Per favore, non parlarmi di rivoluzione! È sempre stato così, e sarà così anche tra duemila anni. E non è questione di chi la propone, la rivoluzione… l’unica vera rivoluzione è un’altra».
«Sarebbe?».
Segue un lungo silenzio. Tutti sembrano pendere dalle labbra di Gesù, per sapere qual è, secondo lui, l’unica vera rivoluzione che conta nella vita.
«Molte persone che sostengono di credere in Dio mostrano con ogni loro azione l’esatto contrario. Allo stesso modo vi sono delle persone, che, pur senza sbandierare ai quattro venti di credere in Dio, fanno delle proprie azioni altrettante opere di fede… L’unica vera rivoluzione è quella di comportarsi con coerenza nella vita. Se uno vuol essere un buon ebreo, basta che faccia le cose che legge nella Scrittura. Non c’è bisogno di sfoderare le spade, o di dichiarare guerra al mondo intero per essere un buon ebreo. E questo vale per chiunque, ebrei e pagani. Coerenza, amici miei, coerenza! Questa è il vero cambiamento che vorrebbe il Messia. Ascoltare la sua Parola e metterla in pratica con fedeltà e coerenza!».
«Io credo di essere coerente!».
«Lo credi tu, ma io ti dico che non lo sei, visto che proclami di uccidere i nemici in nome di Dio, il quale, invece, ti ha comandato di non farlo!».
Scende di nuovo il silenzio.
Poi, è Barabba a rompere quel clima di austerità, proponendo:
«Facciamo così: noi siamo una decina, e voi altrettanti. Vediamo quanti la pensano come te, e quanti la pensano come me».
«Va bene».
I due si mettono spalle alla distesa d’acqua, mentre tutti gli altri ragazzi e ragazze si posizionano di fronte a loro. Barabba prende di nuovo la parola:
«Ragazzi di Israele, secondo la vostra opinione, chi ha ragione, Gesù o Barabba?».
Tutti quei ragazzi, ad eccezione di Giovanni, cominciano a gridare a gran voce: «Barabba! Barabba!».
Quello aizza ancora di più la piccola folla: «Non vi sento! Chi ha ragione, il piccolo Gesù, che predica l’amore e la coerenza, o Barabba che vuole liberare Israele dall’oppressore?».
E quelli, ancora più forte, gridano: «Barabba! Barabba!».
Poi, rivolto a Gesù, dice: «Visto, piccolo? Anche i giovani figli di Israele sono con me! La tua teoria sul Messia è completamente sbagliata! Venite, andiamo!».
E così, tutti gli altri che prima giocavano con Gesù e Giovanni seguono Barabba e i suoi amici, lasciando da soli i due cugini sulla riva del lago.
«Non ci posso credere! Sono andati tutti dietro a quel pazzoide!».
«Di che ti meravigli?».
«Mi meraviglio perché fino a poco fa erano tutti con noi, e sono bastate quattro promesse di liberazione e sono tutti andati appresso a Barabba».
Ormai, le ombre si allungano e si è fatta ora di tornare verso casa. Perciò, i due cugini si incamminano, un po’ mogi. Tuttavia, il dialogo prosegue:
«Giovanni, guarda che l’albero che non ha radici forti, per quanto è grande, se soffia un po’ di vento, va a terra!», fa notare Gesù.
«Cosa intendi dire?».
«Intendo dire, che le persone se non amano davvero ciò che dicono di amare, finiranno per cambiare idea tutte le volte che troveranno una strada più comoda da seguire».
«Questo è molto triste».
«Nient’affatto. Ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce. Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, proprio perché potesse essere libero di scegliere se stare con lui, o andare dietro ad altri idoli».
«Non ci sto capendo niente».
«Non mi meraviglia nemmeno questo!».
«Perché?».
Gesù, esplode in una sonora risata: «Perché sei proprio un testone!». E, dato un colpo dietro la testa del cugino, comincia a scappare avanti.
Giovanni parte all’inseguimento: «Testone io? Se ti prendo, ti faccio vedere io!».
Mentre corre avanti, Gesù si volta e gli grida: «E, comunque, tutto ti sarà più chiaro tra una trentina di anni…».
«Corri, corri, che tanto prima o poi ti devi stancare e ti prendo…».
