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SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino – Episodio 19

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 19

Nazareth, anno 1 a. C.

Proprio fuori dalla scuola che Gesù frequenta con Giovanni e gli altri amici e amiche di Nazareth, c’è un piccolo campo, coltivato ad ulivi. Nei giorni in cui fa troppo caldo per andare a giocare sulle rive del lago, i ragazzi preferiscono andarsene in quel campo, in modo da potersi rinfrescare all’ombra delle piante.

Poiché oggi è una giornata particolarmente afosa, su proposta di Gesù, accolta entusiasticamente da tutti gli altri, finita la lezione, vanno tutti nell’uliveto.

«Oh, che bel fresco c’è qui!», esclama Rebecca, appena sono giunti.

«Già!», gli fa eco Elia, «Gesù ha avuto proprio un’ottima idea a venire qui oggi!».

Così, chi sotto una pianta, chi sotto l’altra, tutti siedono. Gesù anche si siede, benché un po’ più distante dagli altri.

«Ehi, voi, sapete cosa stavo pensando?», chiede a tutti gli altri Ismaele.

«Come facciamo a saperlo?», replica prontamente Giovanni, «Non siamo mica nella tua testa noi!».

Tutti ridono.

«Pensavo che i ragazzi greci e romani, che adorano tanti dei, per certi aspetti sono più fortunati di noi, che invece adoriamo un solo dio».

Non appena il ragazzo ha pronunciato queste parole, scende un silenzio profondissimo nel gruppo.

Sara, una delle ragazze del gruppo, si alza in piedi e gli dice: «Isamele, ma sei diventato scemo tutto d’un tratto?».

A quello della ragazza fanno seguito i rimproveri di tutti gli altri. Giovanni in particolare gli dice: «Sai che quello che hai detto è molto grave?».

«Perché sarebbe grave?».

«Cioè: tu hai detto che quegli altri ragazzi sono più fortunati, perché hanno tante divinità, mentre noi ce la passiamo male, dal momento che adoriamo un solo dio, e questo per te non è grave? Tu hai voluto paragonare quegli dei falsi all’unico vero dio!».

«Ma se non mi avete nemmeno fatto spiegare quello che intendevo dire…».

«Sentiamo…».

«Intendevo dire: adorare più divinità, avere più punti di riferimento, può essere comodo, perché se alla fine uno di questi dei non esaudisce una tua richiesta, puoi sempre rivolgerti ad un altro, e poi ad un altro ancora… Tra tante decine di dei, prima o poi uno che ascolta la tua preghiera lo trovi per forza!».

Giovanni scuote la testa in segno di disapprovazione: «Parli proprio come un fariseo!».

Anche gli altri ragazzi non concordano con quello che dice il loro compagno, ma nessuno di essi sa argomentare qualcosa di valido per sostenere la tesi che è sbagliato adorare tante divinità, piuttosto che l’unico vero dio.

Mentre la discussione diventa man mano più animata, un altro ragazzo, un tipo bassetto e scuro di carnagione, entra anche lui nel campo degli ulivi. La sua presenza non passa inosservata. Così, distratti dal nuovo arrivato, i ragazzi si concedono una pausa dai loro contrasti.

«Ciao, chi sei?», chiede subito Rebecca.

«Mi chiamo Giuda», risponde l’altro, accennando ad un sorriso.

«Cosa ci fai qui?».

«Veramente dovrei essere io a chiederlo a voi, considerato che questo campo appartiene a mio padre Simone», dice lui, ma senza perdere il sorriso.

«Non sapevamo che fosse vietato entrare!», esclama Elia, quasi a volersi discolpare.

«Ma io non ho detto che sia vietato entrare, ho solo detto che il campo è di mio padre… Potete restare quanto volete… Del resto con il caldo che fa, questo è un luogo ideale dove trovare un po’ di ristoro».

Così Giuda si unisce al gruppo di amici. E, prontamente, riprende la parola:

«Venendo qui, vi sentivo parlare piuttosto animatamente».

«Sì», spiega Giovanni, «Era iniziata una discussione riguardo al fatto che secondo Ismaele, i ragazzi greci e romani, adorando decine di divinità, sono più fortunati di noi che, invece, abbiamo un solo dio».

«Uhm… e da cosa deriverebbe questa fortuna?».

«Dal fatto che», continua Giovanni, «essendoci tanti dei, se uno di essi non ascolta la preghiera, ci si può sempre rivolgere ad un altro, finché non se ne trova uno che la esaudisce».

Giuda scoppia a ridere.

Ismaele, un po’ risentito, chiede: «Cosa c’è da ridere?».

«Amico mio, non ho mai sentito una cosa più buffa di questa!».

«Oh bella, e perché sarebbe buffa?».

«Prescindiamo pure dal fatto che il dio di Israele è vero e tutti gli altri sono falsi, va bene? Ammettiamo pure che anche quegli dei esistano davvero… Secondo te, perché anche uno solo di questi dei dovrebbe esaudire una preghiera, che un altro suo “collega” non ha esaudito?».

Ismaele non sa rispondere. Allora, si volta verso Gesù, che fino a quel momento era rimasto tranquillo a riposare al fresco di un’ombrosa pianta limitandosi ad ascoltare gli altri.

«Gesù, tu non dici nulla?», gli chiede, per tirarlo in ballo.

Giuda si volta verso Gesù; i loro sguardi si incrociano; e poi il nuovo arrivato nel gruppo chiede:

«E tu chi sei?».

«Io sono Gesù».

«Ed io Giuda».

Fatte le presentazioni, Ismaele, che dunque non ha idea di cosa ribattere alla domanda di Giuda, cerca di coinvolgere nel discorso Gesù, sapendo che lui è sempre bravo a trovare le parole giuste.

«Allora, Gesù, tu cosa ne pensi di quello che stiamo dicendo?».

«Io credo che sia un falso problema», comincia a dire, rimettendosi seduto.

«Perché?», chiedono un po’ tutti.

«Perché la questione non è che ci siano molti dei o ce n’è uno solo. Il punto è: perché si prega?».

«Spiegati meglio».

«È presto detto. Come dice Giuda, se anche esistessero tutti gli dei di cui parlano i greci e i romani, perché dovrebbero esaudire le richieste degli umani? Non bisogna pregare chiedendo che venga fatta la volontà degli uomini. Bisogna che gli uomini compiano la volontà di Dio… D’altra parte, nelle scritture è ben spiegata questa cosa… Davide diventa re perché egli compie la volontà di Dio… Non è che Dio lo rende re perché accontenta una richiesta di Davide!».

«Dunque, che senso ha pregare?», chiede ancora Ismaele.

«Quando tu preghi devi chiedere a Dio l’aiuto affinché tu possa compiere la volontà sua… e non chiedere per ottenere che un tuo desiderio venga accontentato».

«E qual è la volontà sua?», chiede Giuda.

«Ragazzuoli, mi sa che dovete andare in sinagoga e rileggere un po’ di cose!», dice con aria di bonario rimprovero Gesù, «Vi ricordate per caso la storia di Mosè e delle tavole della legge?».

Un coro di “sì” risponde alla domanda.

«Ebbene, in quelle tavole c’è scritto cosa bisogna fare per compiere la volontà di Dio… Né più, né meno…».

Dopo un silenzio di riflessione, Giuda esclama tutto contento:

«Amico mio, certo che tu di cose ne sai!».

Interviene prontamente Giovanni: «Mio cugino è uno forte!».

«Ah, siete cugini voi due?».

«Già».

«Tuttavia», prosegue Giuda, «temo che questa generazione non sia pronta per capire questi discorsi».

«Questa generazione ha il cuore indurito. Ma non per questo bisogna rinunciare a proclamare la verità», conclude Gesù.

Finita la discussione e calmati gli animi, i ragazzi si mettono a parlare di altri argomenti. Fattasi ora di tornare a casa, Giuda si alza in piedi per congedarsi dagli altri.

«Ragazzi, si è fatto tardi!», annuncia lui.

«Beh, anche per noi è tardi, e bisogna che torniamo a casa… altrimenti, chi la vuol sentire mia madre!», esclama, non senza un tono di preoccupazione, Rebecca.

«Sì, anche per me è ora di rincasare», concorda Elia.

«Mi ha fatto molto piacere fare la vostra conoscenza», dice Giuda, «Anzi, tornate pure qui ogni volta che lo desiderate!».

Avvicinatosi a Gesù e a Giovanni, che pure si sono preparati per ritornare a casa, gli chiede:

«Ci rivediamo, amici miei?».

«Ci puoi contare!».

Abbracciato poi Gesù, lo bacia su una guancia. Al che quello resta un po’ turbato, e dice:

«Di già? Non è un po’ presto?».

Giuda, pensando che si riferisca all’ora, risponde: «È tardi e devo tornare a casa».

«No, vabbè, intendevo…».

«Cosa?».

«Niente, niente… Ti sarà tutto più chiaro tra una trentina di anni… forse…».

Giuda resta a guardarlo con l’aria di chi non ha capito. Interviene allora Giovanni:

«Non fare quella faccia, Giuda! Devi sapere che mio cugino dice sempre questa cosa dei trent’anni…».

Lui sorride, e avviandosi verso casa, conclude:

«E, allora, tra trent’anni capiremo tutto…».