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SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino – Episodio 9

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 9

Nazareth, anno 1 a. C.

I ragazzini di Nazareth sono usciti da scuola con un po’ di anticipo rispetto al consueto orario. Come accade generalmente in questi casi, facendo insieme un tratto di strada per tornare ciascuno a casa propria, cominciano a conversare tra loro, a gruppi di tre o quattro, di argomenti diversi.

Uno dei maschietti dice agli altri: «Spero tanto che mia madre abbia cucinato la zuppa di farro che mi piace tanto».

Gli replica un altro: «Farro? Non è meglio un po’ di pesce arrostito?».

«Non capite niente, voi due! Cosa c’è di meglio di un po’ di carne di pecora?», fa eco un altro ragazzo ancora.

«Voi pensate a mangiare», si inserisce nel discorso un altro ragazzino, «io invece penso che domani mattina il maestro vorrà sapere tutte quelle cose che ci ha spiegato oggi. E io non c’ho capito assolutamente nulla!».

«E cosa c’era da capire?».

«Se avevo capito cosa c’era da capire, avevo capito quello che diceva, no? E invece niente… proprio zero!».

«Vabbè, più tardi passa da casa e cerco di spiegarti io qualcosa!», propone quello ghiotto di carne di pecora.

«Cioè: io le regole della scuola proprio non le digerisco!», continua il primo.

«Beh, per forza! Sono sicuro che preferiresti mangiare più volentieri una bella zuppa di legumi!», chiosa quello che aveva annunciato a tutti che avrebbe mangiato il farro preparato dalla mamma.

«Ma finiscila! Io sono sicuro che i ragazzi romani ricevano un’educazione migliore. Non vedete che praticamente imparano tutto dai genitori? Mi capita spesso di vedere ragazzi romani della nostra stessa età che vanno con il padre al foro, e anche nelle processioni. Noi, invece, dietro a quel rimbambito del nostro maestro a imparare cosa? Il greco e la Legge!», continua l’altro.

«Come se la legge non la facessero i romani! Hai proprio ragione, amico mio!», conclude, con aria mogia, un altro.

Camminando camminando, anche le ragazzine chiacchierano tra loro.

Dice una: «Mia madre ha comprato un tessuto bellissimo al mercato, l’altro giorno. Ha detto che mi cucirà un vestito per la prossima primavera».

«Beata te! Io, invece, mi devo accontentare di riutilizzare le vesti che hanno già messo le mie sorelle più grandi», si lamenta un’altra.

«Ma, avete sentito cosa hanno detto di Rebecca?», chiede una terza ragazza, cambiando discorso.

«Rebecca, chi?».

«La promessa sposa di Achim, il figlio del rabbino Ioakim».

«Ah, Achim, quello che fa il pescatore?».

«Sì, proprio lui!».

«Quello è proprio un bel ragazzo!».

«Beh, e cosa si dice di Rebecca?».

«Che è scappata via con un altro, e nessuno sa dove sia andata. Si dice che i genitori di lei sono disperati e non escono per la vergogna, mentre il rabbino Ioakim prega affinché la ragazza riceva la giusta punizione per l’oltraggio che ha fatto alla promessa matrimoniale!».

«Che scandalo!».

D’un tratto, una voce propone a tutti gli altri, maschi e femmine:

«Ehi, voi tutti, ascoltatemi! Visto che è un po’ più presto del solito, e sicuramente ci vuole ancora un po’ prima che le nostre mamme abbiano finito di cucinare il pranzo, che ne dite di andare a fare un giro per la piazza?».

Tutti si voltano a vedere chi ha parlato. È stato Gesù, che oggi è privo della compagnia di Giovanni, rimasto a casa malato, e che finora era stato in silenzio ad ascoltare le chiacchiere degli altri. La proposta piace, e nell’esultanza generale, il gruppo di ragazzi e ragazze svolta per andare verso il centro del paese.

Giunti lì, tutti si accorgono di quanto chiassosa e confusa è la vita di una cittadina nella quale coabitano invasori e invasi: i romani si confondono agli ebrei; il latino si parla meno dell’aramaico e dell’ebraico, mentre quasi tutti sanno parlare greco; gli odori delle taverne invadono l’aria; di tanto in tanto bisogna scansare bighe e lettighe che corrono lungo la polverosa strada.

«Che confusione!», esclama una delle ragazze.

«Sapete, amici, non ero mai stato in piazza a quest’ora… e devo dire che non ci tornerò più, visto che confusione che c’è!», dice un altro.

«Ma no! Secondo me è bello vedere tutta questa gente intenta nelle proprie cose… Guarda che vitalità che c’è dappertutto!».

Mentre così discutono, accanto a loro passano due anziani: probabilmente sono marito e moglie, e sono molto vecchi. I ragazzi e le ragazze li seguono con lo sguardo, finché non si perdono nella folla.

«Visto quei due?», chiede uno.

«Già. Devono essere sposati da tanto tempo. Erano vecchissimi!».

«Io da vecchio sarò proprio come quello lì: con la barba lunga, e il bastone. Sarò un uomo importante!».

«Anche io diventerò la moglie di un uomo autorevole!».

«Ti immagini come saremo strani da vecchi?».

«Già: senza denti, con la vista corta, il bastone… Però, pieni di saggezza!».

«Gesù», chiede una bambina, «e tu come sarai da vecchio?».

Gesù assume un’espressione un po’ enigmatica, e poi dice:

«Amici miei, è da prima che vi sento fare tanti discorsi su quello che vi piacerebbe mangiare, oppure su quanto belli sono i vestiti che le vostre mamme vi vogliono cucire, o ancora su quanto siete in ansia per le lezioni a scuola. Io, invece, penso una cosa: e cioè che nella vita non bisogna affannarsi per che mangeremo o berremo, e neanche per quello che indosseremo; la vita stessa forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?».

Gli occhi di Gesù osservano il gruppo di amici, cogliendo in alcuni un po’ di contrariata perplessità.

«Però, mica possiamo restare digiuni, o andarcene in giro senza vesti?», fa notare uno di loro.

«Io non ho detto questo! Ho solo detto che non bisogna stare sempre lì a preoccuparsi per queste cose. Cioè: guardate gli uccelli. Quelli mica seminano, o mietono, o hanno i depositi dove ammassano la roba per mangiare; eppure il Signore nostro fa in modo che non restino digiuni».

«Ma, Gesù, noi mica siamo uccelli!».

«A maggior ragione! Io dico che, se il Signore provvede per gli uccelli, tanto più farà per noi, no? Non contano forse gli uomini e le donne più degli uccelli?».

«Però, prima lui ha detto una cosa giusta. Mica possiamo andarcene in giro nudi!», esclama un altro bambino.

«Sai che scandalo sarebbe!», si aggiunge una bambina.

 «Io non ho detto che dobbiamo andare in giro nudi. Ci mancherebbe! Ho detto che non bisogna affannarsi per i vestiti. Avete mai visto un fiore in un campo preoccuparsi dei suoi colori e dei suoi petali? Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro».

«Beh, in effetti, i fiori sono belli per natura!».

«Oh, bene! Ora, se Dio “veste” così l’erba del campo, che oggi c’è e domani già sarà secca e inutile, non farà assai più per tutti noi?».

«Allora, secondo te, che dobbiamo fare?».

Gesù fa uno dei suoi soliti sorrisi disarmanti e dice: «È molto semplice: non affannarsi preoccupandosi di cosa mangiare o di come vestire. Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Signore sa bene che dobbiamo mangiare e bere per vivere… E sa pure che non ce ne possiamo andare in giro nudi!».

Il ragazzo che poco prima era preoccupato per non aver capito la lezione a scuola, chiede:

«Ma lui lo sa che dobbiamo pure studiare?».

Tutti ridono.

«Certo che lo sa! Perciò, bisogna cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose – il cibo, i vestiti, e quant’altro – saranno date in aggiunta».

Segue una lunga pausa… tutti stanno silenziosi a pensare alle cose dette da Gesù…

Un attimo dopo ripassano i due vecchietti di poco prima. All’anziano signore cade qualcosa di mano e una bambina, quella che aveva chiesto a Gesù come pensava di diventare da vecchio, la raccoglie e gliela porge, ricevendo un sorriso di ringraziamento. Mentre i due vecchi proseguono per la loro strada, la ragazzina, come se all’improvviso si fosse ricordata della sua domanda, chiede di nuovo a Gesù:

«Un momento! Io però ti avevo chiesto un’altra cosa e tu non hai risposto alla mia domanda di prima».

Allora Gesù prende di nuovo la parola e dice:

«Vi ho detto come la penso, volendo farvi capire che secondo me non è importante preoccuparsi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini, i suoi problemi e le sue pene. A ciascun giorno basta la sua fatica. Prendi lui: oggi è preoccupato per le cose da studiare e che domani il maestro probabilmente gli chiederà. In questo modo non si godrà le cose belle che questo giorno gli potrà offrire pensando a domani, e domani sarà preoccupato per le domande del maestro sulle cose di oggi! Vi sembra una cosa intelligente?».

Quasi in coro, tutti rispondono di no.

«Bene. Allora adesso possiamo tornare a casa. C’è da studiare, dopo mangiato!».

«Ma tu hai detto che non dobbiamo preoccuparci per il futuro!», dice quello stesso ragazzo.

«Esatto: io ho detto che non dobbiamo preoccuparci per il futuro. Ma ho detto pure che bisogna cercare la giustizia di Dio. E per fare la giustizia di Dio, occorre fare il proprio dovere ogni giorno…».

Il ragazzo si porta una mano in fronte ed esclama: «Io non c’ho capito niente manco mo’!».

«Beh tra una trentina di anni vi sarà tutto più chiaro!».

«Ecco: ora se c’era tuo cugino avrebbe detto che tutte le volte te ne esci con questa risposta… Vabbè… Intanto, speriamo che, oggi, le cose che il maestro ha spiegato mi saranno chiare per l’interrogazione di domani!».

E così, ognuno torna alla propria casa, meditando sulle cose un po’ insolite e diverse dalla mentalità comune, che quello strano ragazzino di nome Gesù ha detto, come solitamente fa… sperando che effettivamente dopo una trentina di anni saranno più chiare…