n . 6 (24/10/2016)
“Tutto è bello, tutto è buono”
Qualche settimana fa, scrivendo riguardo all’uso distorto che spesso si fa delle parole, concludevo dicendo che una pericolosa caratteristica del comportamento degli uomini e delle donne di questi decenni tristi e vuoti è il buonismo. O, se si vuol dirlo all’inglese, che fa più tendenza, del politically correct.
In questi giorni ho riflettuto meglio, giungendo alla conclusione che bisogna fare chiarezza su un punto: il buonismo, la correttezza ostentata e vacua, la riverenza formale verso regole che per “tradizione” si pretende osservare superficialmente senza “vivere” nella sostanza quello che si professa con le chiacchiere, sono sempre stati caratteristiche degli uomini di tutti i tempi.
Il gioco in fondo è piuttosto semplice: si stabilisce una regola, che magari inizialmente può anche avere un contenuto sostanziale utile alla felicità degli uomini; con il passare del tempo, l’osservanza della regola data (che non è mai, da che mondo è mondo, un’osservanza uguale per tutti: ci sono sempre stati quelli che si ritenevano o venivano ritenuti al di sopra della regola che essi stessi avevano formulato), venendo meno lo spirito iniziale, finiva per diventare un vuoto esercizio di stile; nella sostanza il reale intendimento di chi osserva la regola è quello di fare probabilmente l’esatto contrario, o comunque disattendere quello che la regola stessa dice.
Ce ne offre un clamoroso esempio Marco, quando racconta (7, 1-13) che, radunatisi intorno a Gesù un po’ di farisei e di scribi venuti da Gerusalemme, gli chiedevano conto del perché i discepoli si permettevano di prendere cibo con mani non lavate.
La risposta di Gesù spiattella a quegli ipocriti come stanno le cose: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Gesù, inoltre, riferisce anche che cose simili accadevano già al tempo di Isaia, e cioè ottocento anni prima della sua venuta in terra. Infatti, il profeta scriveva che il popolo onora Dio con le labbra, ma non con il cuore, poiché insegnavano dottrine che sono precetti di uomini.
Quindi, l’apparenza priva di sostanza (o, peggio, diametralmente opposta alla sostanza), quel dire bene di tutto e tutti finché ci torna comodo e tutti gli altri fanno altrettanto con noi altri, tipico comportamento di oggi, in realtà non è un’esclusiva dell’oggi, ma ha da sempre connotato il comportamento umano.
Tuttavia, tipico dell’oggi è un corollario a quell’ipocrita buonismo in voga già ai tempi di Isaia. Infatti, oggi non soltanto si tende a mascherare le proprie reali intenzioni con la vuota e meschina osservanza di precetti a cui non seguono i fatti (siano anche quelli della più semplice “buona educazione”), ma addirittura siamo arrivati a ritenere qualsiasi precetto buono e giusto, anche quelli che sono in aperta contraddizione con quelli che si pretende osservare.
In nome di una coesistenza pacifica – che è tale solo nella testa di chi la enuncia – si pensa che ogni cosa sia bella, buona e giusta, in un continuo relativismo delle proprie idee, le quali vengono continuamente revisionate alla luce dei casi della vita. Invece, dovrebbe essere l’esatto contrario: se sono fermamente convinto di una mia idea, cerco di fare in modo che la mia vita vada secondo la mia idea, e non che la mia idea si adatti alla vita che altri vogliono impormi!
Invece, per tanti, sotto qualsiasi bandiera ideologica e religiosa, spesso quella ideologia e quella religione possono tranquillamente subire una lieve modifica, una lieve aggiustatura per funzionare in qualsiasi circostanza imposta dalla storia e dal tempo.
Prendiamo il comunismo cinese: i dirigenti del P.C.C. mica dicono “applichiamo il Capitale di Marx e collettivizziamo i redditi di affaristi senza scrupoli che in nome del dio denaro sfruttano operai e contadini”. No, per non cedere ai loro privilegi di casta, preferiscono dire: “il Capitale di Marx è il nostro credo; operai, contadini, soldati e studenti, uomini e donne sono tutti uguali, ma arricchirsi è glorioso”.
Prendiamo il fondamentalisti dell’ISIS: nel Corano (5, 32), in un contesto in cui si ammoniscono i nemici di Allah (in sostanza i politeisti e gli ebrei), si scrive: “Chiunque uccida un uomo (islamico), sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. I fondamentalisti, che dovrebbero combattere i nemici di Allah e del Suo Messaggero, invece in nome di Allah, non si tirano indietro a scannare anche i loro stessi compagni di fede, che è una cosa di tale assurdità che veramente dovrebbe scendere Allah dal cielo e incenerirli.
Prendiamo i cattolici: per almeno quarant’anni al governo italiano c’è stato saldamente e con poteri quasi assoluti un partito che professava idee cristiane. È evidente che il consenso quasi assoluto che quel partito riscuoteva ad ogni elezione veniva per forza di cosa dal mondo cattolico. Eppure nel momento in cui tributavano il maggior successo elettorale, quegli stessi elettori cattolici non seppero essere coerenti con le proprie idee andando a votare favorevolmente tanto al referendum sull’aborto che a quello sul divorzio.
Il concetto di “tradizione” è sempre ambiguo; apparentemente si riferisce al passato, in realtà è sempre una creazione retrospettiva: chiamiamo infatti tradizione ciò che possiamo agevolmente cambiare quando cambia il vento, o quando ci viene più comodo osservarne un’altra di tradizione…
Vincenzo Ruggiero Perrino
