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Il Serpente Prudente – Punizioni divine e responsabilità umane

n. 8 (07/11/2016)

“Punizioni divine e responsabilità umane

Dimentico dell’ammonimento di Gesù sul misurare le proprie parole, limitandosi a sì sì, no no, padre Giovanni Cavalcoli ha fatto succedere un “terremoto” mediatico. Andando in onda sull’emittente radiofonica Radio Maria – che conta poco meno di un migliaio di ripetitori ed è diffusa in quasi sessanta Paesi del mondo – il prelato ha affermato (e successivamente ha confermato il suo pensiero) che i terremoti verificatisi in questi giorni sono un castigo scatenato da Dio per punire le unioni civili.

Sicuramente è un mio limite intellettivo, ma non mi è mica chiaro perché Dio, per punire le unioni civili, abbia dovuto scatenare proprio un terremoto. Non era più ovvio che per punire le unioni civili, faceva bruciare per autocombustione tutti i registri di stato civile d’Italia, in modo che non si poteva annotare da nessuna parte l’avvenuta unione? Oppure, non era più semplice (e anche divertente) che, per punire le unioni civili, faceva innamorare uno dei due “uniti” di una persona dell’altro sesso (magari lanciando una freccia come Cupido)?

Quelli di Radio Maria si sono affrettati a smentire le dichiarazioni del sacerdote, di carattere assolutamente personale e non condivise dalla redazione, che anzi ne ha preso saggiamente le distanze. Anche perché, i detrattori della Chiesa sembra non aspettino altro, per poi poter lanciare i propri “dotti” strali contro tutto ciò che è in odor di religione e di sacro, facendo, come sempre si fa, di tutta l’erba un sol fascio.

Ora: se questa baggianata fosse stata detta duemila-tremila anni fa, padre Giovanni avrebbe fatto carriera e sarebbe diventato sommo sacerdote, visto e considerato che tutti, nell’epoca precristiana, erano convinti che il bene materiale e il male materiale fossero l’indice per eccellenza per misurare la benevolenza o la malevolenza di Dio. E questo lo pensavano non soltanto i monoteisti ebrei, ma in generale tutte le culture antiche, compresi greci e romani (che difficilmente ricorrevano a concetti astratti per spiegare le cose, ma a ben più pragmatiche valutazioni), credevano che malattie, carestie, povertà colpissero quelli che gli dei non avevano particolarmente in simpatia, mentre lusso, ricchezza e buona salute erano il premio per coloro che gli dei amavano.

Tuttavia, per sfortuna di padre Cavalcoli le sue idee sono arrivate con un ritardo di qualche millennio, tempo durante il quale un certo Gesù ha spiegato in maniera piuttosto chiara ed inequivocabile che il Padre non se ne sta certo lì per i cieli a giudicare giorno per giorno ciò che si fa quaggiù, per inviare castighi ai cattivi e premi ai buoni.

Si potrebbe quasi dire: “magari fosse così”. In tal modo basterebbe che una decine di pie vecchiette pregassero per debellare la fame nel mondo e verrebbero senz’altro accontentate. Oppure, basterebbero un paio di buone azioni e Dio ci farebbe vincere il primo premio della lotteria. Così, per contro, per qualsiasi azione malvagia o empia Dio dovrebbe affacciarsi dalle nuvole e incenerire i cattivi di turno. A quel punto piuttosto che Padre, lo dovremmo chiamare Zeus.

Invece, è ben chiaro che il giudizio divino verrà dopo la morte e non prima, e che la misericordia divina presupponga la possibilità per l’uomo di redimersi anche nell’ultimo istante della propria vita terrena. D’altronde, se padre Cavalcoli rilegesse con attenzione la parabola della pecorella smarrita, si accorgerebbe che il pastore fa festa con gli amici per aver trovato e salvato la pecora perduta. Se fosse vero che Dio mandi i suoi castighi per le nostre azioni sulla terra, il pastore, piuttosto che fare festa con gli amici, trovata la pecora, la scannava sul posto e se la mangiava, punendola per avergli fatto fare tutta quella strada per cercarla!

A mio modesto avviso, Dio se ne sta lì in attesa che l’uomo, con il suo libero arbitrio, chieda il Suo aiuto per correggere gli eventuali errori della sua condotta, e di conseguenza per comportarsi secondo quella che è la Sua volontà e secondo quella che è la Sua Parola. In fondo, tanto difficile nemmeno è: se uno mette in pratica quello che Gesù ha detto durante la sua predicazione non può temere il giudizio dopo la morte. Che poi, alla fin fine, non è che ci viene chiesto di fare chissà che di complicato: amare il Signore come se stessi, amare il prossimo come se stessi. Né più né meno.

Invece, molto più complicato è comportarsi male: un costruttore disonesto che vuol risparmiare sui materiali, e costruire una casa che non regga ad un terremoto, deve fare decine di conti, corrompere questo o quell’assessore o funzionario comunale, deve non far accorgere le maestranze della scarsa qualità dei materiali impiegati, deve sperare che al momento del collaudo le mura reggano. Insomma, una faticaccia!

Ma gli italiani preferiscono piuttosto sudare sette camicie per architettare e realizzare un’azione sbagliata, invece che seguire il semplicissimo e facilissimo comandamento di Gesù. Mah, contenti loro! Però, poi, piangono e sbraitano contro il cielo quando le case costruite male, magari truccando appalti e pagando tangenti, crollano addosso alle loro famiglie e figli. Oppure, quando per incuria e disinteresse lasciano che un viadotto su una superstrada si rovini fino a crollare al suolo, uccidendo automobilisti ignari. Oppure, quando intere montagne franano e seppelliscono case e persone, perché sono stati alterati gli equilibri ambientali, con dissennati tagli di piante o costruzioni che hanno compromesso la stabilità del terreno.

Ecco: in quei casi, mica è colpa dell’uomo che ha saccheggiato natura e ambiente. No, è colpa di Dio che ha mandato un castigo. Ebbene io dico: se è Dio a mandare il castigo, a maggior ragione, quale persona di normale intelligenza va a svegliare il can che dorme? A questo punto, tanto vale comportarsi comunque bene seguendo il comandamento di Gesù sull’amore, in modo da evitare castighi e punizioni e da ottenere benefici anche in questa vita.

Vincenzo Ruggiero Perrino