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Giubileo dei ragazzi

Crescere misericordiosi come il Padre

Un significativo titolo-invito quello dell’ormai imminente Giubileo dei ragazzi, che si svolgerà a Roma il prossimo fine settimana, 23-24-25 aprile: Crescere misericordiosi come il Padre. Papa Francesco nel suo messaggio per questo evento ha lasciato a ciascuno, non solo ai ragazzi, parole che toccano davvero le per la loro semplicità e la loro forza.

«Questo tempo prezioso coinvolge anche voi, cari ragazzi e ragazze, e io mi rivolgo a voi per invitarvi a prenderne parte, a diventarne i protagonisti, scoprendovi figli di Dio (cfr 1 Gv 3,1). Vi vorrei chiamare uno a uno, vi vorrei chiamare per nome, come fa Gesù ogni giorno, perché lo sapete bene che i vostri nomi sono scritti in cielo (Lc 10,20), sono scolpiti nel cuore del Padre che è il Cuore Misericordioso da cui nasce ogni riconciliazione e ogni dolcezza. Il Giubileo è un intero anno in cui ogni momento viene detto santo affinché diventi tutta santa la nostra esistenza. È un’occasione in cui scopriremo che vivere da fratelli è una grande festa, la più bella che possiamo sognare, la festa senza fine che Gesù ci ha insegnato a cantare attraverso il suo Spirito. Il Giubileo è la festa a cui Gesù invita proprio tutti, senza distinzioni e senza escludere nessuno. Per questo ho desiderato vivere anche con voi alcune giornate di preghiera e di festa».

E saranno tanti a raccogliere l’invito del Papa. Tanti volti, tanti nomi che confluiranno a San Pietro e invaderanno Roma dei colori della loro festosa allegria. Ci aiuta a riflettere su questo importante evento per per i nostri giovanissimi, il contributo di don Antonio Scigliuzzo, Delegato regionale per la Pastorale giovanile, affinché questo variegato mondo adolescenziale ricco di risorse e preziosi talenti sia fatto fruttificare e si possano costruire uomini e donne che saranno i pilastri della Chiesa del domani.

«Il messaggio che Papa Francesco ha rivolto ai ragazzi e le ragazze per invitarli al Giubileo ci aiuta a comprendere meglio come possiamo essere un segno di speranza nella loro crescita umana e spirituale. L’Anno Santo, dice loro il Papa, è un tempo di grazia perché ogni atto che compiamo in questo anno è destinato a fare santa tutta la nostra esistenza. Crescere richiede tempo, pazienza e talvolta anche molta fatica. Per questo la Chiesa ci dona un periodo speciale in cui possiamo gradualmente accogliere quella crescita integrale dell’uomo che si sviluppa lungo un percorso. L’invito del Papa corre un doppio binario, se da un lato è un’attenzione per i ragazzi, dall’altra coinvolge i loro educatori. Essi hanno il compito di custodire la crescita graduale di questi ragazzi che si affacciano verso la vita. L’adolescenza è un periodo della vita in cui il valore del tempo non è commisurato al senso reale delle cose poiché le sfide sembrano insormontabili e talvolta così facili da raggiungere. Tutto è sproporzionato come l’entità delle emozioni che gli adolescenti vivono in se stessi. Un mare in tempesta, che sembra placarsi in un attimo e che un attimo dopo sembra già essere agitato da altri desideri e da altri progetti. Se lasciati a se stessi, i ragazzi e le ragazze non possono vivere davvero l’impegno per la crescita. Dice loro il Papa che il segreto del cammino nella fede è quello di rimanere fermi nella speranza. Ma come si può dare speranza e chi vive le difficoltà della povertà, della guerra, dell’abbandono, della violenza? Il Papa ha pensato di proporre a questi ragazzi il sottile filo della comunione generato dalla preghiera. Tutti siamo chiamati a condividere l’esperienza del nostro sacerdozio battesimale come offerta di sé per l’altro che chiede aiuto. Un segno visibile di questa comunione possibile, saranno le tende della Misericordia che ragazzi troveranno nell’itinerario loro proposto. Vivere il Giubileo non soltanto un entusiasmante gita verso San Pietro ma scoprire il senso della Misericordia, quale gesto concreto dell’essere battezzato e vivere la regalità di Cristo chini sul fratello.

La vera sfida non è quella di raggiungere Roma, ma di tornare a casa con un patrimonio spirituale da spendere nelle proprie Chiese particolari. Ciò significa che questo Giubileo non riguarda soltanto i ragazzi ma l’intera comunità cristiana: famiglie, catechisti, educatori, animatori di oratorio, parroci, insegnanti, allenatori sportivi e tutti quelli i nostri ragazzi possono incontrare in quanto adulti significativi che mostrano loro la bellezza della vita.»

– Carla Cristini