SACRA FAMIGLIA
di Vincenzo Ruggiero Perrino
Episodio 12
Nazareth, anno 1 a. C.
Nella casa di Nazareth dove vivono Giuseppe, Maria e Gesù c’è un’atmosfera un po’ particolare oggi. Maria si è alzata prestissimo per preparare il pranzo; Giuseppe non è andato al cantiere, per poter fare delle compere al mercato; Gesù è euforico per quello che accadrà durante la giornata e sta finendo di prepararsi.
«Gesù, sbrigati che è tardi!», chiama Maria.
«Ma’, ma perché gridi? Oggi è il mio compleanno!», dice Gesù, presentandosi alla madre, già tutto lindo e pinto.
«Hai ragione, bambino mio, ma voglio essere pronta quando cominceranno ad arrivare gli ospiti per la festa».
«Dov’è andato papà?».
«È uscito presto per fare delle compere al mercato».
Proprio, nel momento in cui Maria finisce la frase, Giuseppe entra in casa, portando sulle spalle un sacco pieno di cose che ha acquistato.
«Ehi pa’, hai fatto spesa grossa!».
«Beh, festa grossa, spesa grossa!», replica quello, mettendo a terra il sacco e cominciando a tirar fuori un bel po’ di cose da mangiare.
«Io apprezzo quello che fate, ma non affannatevi tanto per le cose materiali…».
«Che dici, figliolo? È il tuo compleanno. È tradizione che si faccia festa e si diano gli auguri al festeggiato per proteggerlo dalle forze del male e per auspicare per lui salute e sicurezza».
«Ma queste sono cose che fanno i pagani! Io penso che nel giorno del proprio compleanno bisogna semplicemente stare bene in compagnia delle persone care, e condividere con loro un po’ di tempo serenamente, magari imparando qualcosa di importante gli uni dagli altri…».
«Questo è vero! Ma noi vogliamo stare bene con te sempre!», dice Maria.
«Sai bene, che “sempre” non è possibile».
Dopo un momento di silenzio, Gesù riprende la parola.
«Insomma, chi sono gli ospiti che aspettiamo?».
«Tra non molto arriveranno mia cugina Elisabetta con marito e figlio… E, poi, ci sarà un’altra persona con i suoi due figli», risponde Maria, concludendo la sua frase con un tono, tale da voler suscitare la curiosità del figlio.
Infatti, la domanda del ragazzo non tarda ad arrivare:
«E chi è questa persona?».
«È una giovane donna, che aiutò la levatrice quando sei nato tu… Insomma, è anche grazie a lei che tu sei nato…».
«Come si chiama?».
«Maria Salome, e verrà con il marito Zebedeo e i suoi figli Giovanni e Giacomo».
«Sono curioso di conoscerla».
«Certo, ragazzo, ma ora dammi una mano a prendere dal sacco le cose che ho comprato», gli dice Giuseppe.
Mentre Maria torna alla cucina, padre e figlio si danno da fare. Gesù ne approfitta per chiedere:
«Papà, ma poi che cosa fece questa Salome quando io sono nato?».
«È presto detto. Io avevo condotto tua madre, che ormai era prossima al parto, in una camera, lontano da sguardi indiscreti. Poi, uscii a cercare un’ostetrica ebrea per le strade di Betlemme… Ti avevo detto tempo fa che eravamo lì per un censimento voluto dai romani…».
«Sì, mi ricordo».
«Bene. Trovata l’ostetrica la condussi da tua madre. E lei piena di stupore per quello che stava accandendo…»
Gesù lo interrompe: «Certo… una nuova vita è sempre qualcosa che provoca stupore, no?».
«Ehm, non intendevo questo… vabbè… dicevo… la condussi da tua madre e quella chiamò Salome, che l’aiutava nel suo lavoro di ostetrica. Questa Salome era incredula rispetto al fatto che tua madre, che ancora non conosceva uomo, potesse essere incinta e partorire… Così, mentre tu nascevi, la mano di lei rimase bruciata!».
«Quindi ora le manca una mano?».
«No, aspetta, non ho finito. La donna si inginocchiò e si pentì della sua iniquità e del fatto di aver dubitato dell’onnipotenza del Signore, e chiese di non diventare un esempio per il suo popolo… Allora, ecco che la stessa ostetrica, notando che tu, appena nato, tendevi le mani verso di lei, esclamò: “Salome, Salome! Il Signore ti ha esaudito: accosta la tua mano al bambino e prendilo su, e te ne verrà salute e gioia”. Così, quella ti prese in braccio, e non appena ti ebbe sfiorato con la mano bruciata, guarì!».
«Ora sono ancora più curioso di incontrare questa donna!».
Così, i tre si aiutano l’un l’altro per preparare tutto e in men che non si dica, il pranzo e la tavola sono pronti. Arrivano prima Elisabetta, Zaccaria e Giovanni, festanti, e fanno gli auguri a Gesù:
«Caro nipote mio, auguri per il tuo dies natalis», dice a gran voce la zia.
«Zia, ma che fai, ti metti a parlare anche tu latino?».
«Per forza: ogni giorno sento tuo cugino Giovanni che ripete la lezione che vi insegnano a scuola, e piano piano la sto imparando anche io questa lingua straniera!».
Zaccaria prende una tavoletta e scrive: “Al mio nipote preferito, auguri per la ricorrenza del suo natale!».
Gesù legge ed esclama: «Grande zio! Quindi sono il tuo nipote preferito?».
L’altro fa di “sì” con la testa. Al che si intromette Giovanni:
«Per forza, sei l’unico nipote!». E poi abbraccia e bacia il cugino esclamando: «Auguri cugino! Auguri!».
Mentre i due ragazzini escono fuori a giocare, gli altri restano in casa ad attendere all’arrivo degli ultimi ospiti. Che non tardano ad arrivare. Infatti, pochi minuti più tardi, Gesù si precipita in casa ed esclama:
«Ma’, è venuta Salome con la sua famiglia!».
Un attimo dopo tutti sono in casa per le presentazioni, delle quali si incarica Giuseppe. Fatta conoscenza, Salome si rivolge a Gesù:
«Oggi è il tuo compleanno! Certo che è passato un bel po’ di tempo da quando sei nato. Sei diventato un bellissimo ragazzo!».
«Grazie!».
«Di certo tu non puoi ricordarti di me… ma io a te devo veramente tanto tanto…».
«Papà mi ha raccontato prima la tua storia…».
«Ho capito che il Signore è onnipotente e ogni cosa è in suo potere…».
«Bene. Questo è importante, poiché tu hai capito che non bisogna mai anteporre la propria volontà a quella del Signore, né mai dubitare della sua misericordia, o crede che egli non possa operare cose grandi per la nostra vita spirituale…».
In quella, Maria esclama: «Forza tutti a tavola!».
Gesù si siede per primo, nel posto centrale del tavolo. Al che Salome lo guarda e gli fa:
«Gesù, perché non fai sedere Giacomo e Giovanni uno alla tua destra e uno alla tua sinistra?».
«In questa circostanza di festa, ora che io sono con voi, qui e adesso, i tuoi figli possono sedere alla mia destra e alla mia sinistra, ma…», risponde Gesù, però non completa la frase.
«Ma?», chiedono un po’ tutti…
Proprio mentre Gesù sta per rispondere, Giovanni gli fa un cenno con la mano, come a dire: “Ci penso io” e parla rivolto a tutti:
«Mio cugino sta per dire che, riguardo a questa richiesta, tutto vi sarà più chiaro tra una trentina di anni, vero?».
«Verissimo».
Allora, è Zebedeo a concludere: «Benissimo! Allora vorrà dire che da oggi, giorno del tuo compleanno, e per i prossimi trent’anni, noi saremo insieme a te, per scoprire come si conclude la frase che non hai completato oggi!».
E tutti scoppiano a ridere, cominciando il pranzo per il compleanno di Gesù, e gridando tutti insieme: “Auguri per il tuo natale, Gesù!”.
