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SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino Ep. 17

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 17

Nazareth, anno 1 a. C.

La ristrutturazione del teatro di Sepphoris, grazie al lavoro di Giuseppe e dei suoi compagni costruttori, è ben avviata. Proprio oggi è arrivato un nuovo carico di pietre, che serviranno per completare la pavimentazione dell’orchestra. Gesù, che desidera vedere come procedono i lavori (e magari cominciare ad imparare un po’ i segreti del mestiere), ha accompagnato il padre.

«Forza ragazzi!», grida il capo cantiere, «oggi cominciamo a lastricare il pavimento. Mi raccomando, usate molta cautela affinché le pietre non vadano danneggiate».

Benché la giornata sia molto calda e afosa, Giuseppe e gli altri iniziano di buona lena a lavorare.

«Pa’, vi posso aiutare?», gli chiede il figlio.

«Chiedi al capocantiere».

Gesù va dal capo e chiede in che modo può rendersi utile. Quello prima lo guarda dalla testa ai piedi, poi scoppia a ridere.

«Che c’è da ridere?».

«Ragazzo, sei troppo piccolo e gracile per lavorare con noi».

«Come puoi dirlo?».

«Beh, basta guardarti: sei magrolino e non hai muscoli. Quelle pietre sono molto pesanti».

«Tu confidi troppo nella tua esperienza, e giudichi frettolosamente le cose che vedi, senza andare al fondo della verità!», replica Gesù.

«Vatti a mettere lì e stai buono!», conclude l’altro.

Ciò sentenziato, il capo cantiere va a sedersi all’ombra; Gesù gli sorride e va a mettersi da qualche parte, limitandosi a guardare gli altri che lavorano.

Dopo un po’ che gli operai stanno trasportando le pietre, e man mano le stanno sistemando a regola d’arte per lastricare il pavimento dell’orchestra del teatro, uno di quelli si accorge che una pietra forse è difettosa.

«Capo, vieni un attimo a vedere», grida, chiamando il suo superiore perché si renda conto.

«Per Giove, che succede?», chiede l’altro infastidito.

«Guarda questa pietra», risponde l’altro, mostrando una pietra più piccola delle altre, e quindi, a suo giudizio inservibile.

«Allora?».

«Allora non è buona per lastricare il pavimento, no?».

«E da me cosa vuoi?».

«Che devo farci?».

«Scartala e usane un’altra!», conclude l’altro seccamente, tornando a sedersi all’ombra.

Quello prontamente esegue. Giuseppe che ha visto tutta la scena, non condividendo quella scelta, si avvicina al compagno, e gli dice:

«Secondo me la potevamo usare lo stesso».

«Hai sentito il capo? Ho fatto solo quello che mi ha detto lui».

«È uno spreco scartare una pietra…».

Nel frattempo, senza farsi vedere da nessuno, Gesù ha recuperato quella pietra e l’ha portata in un angolo del cantiere, un po’ più distante da dove stanno lavorando tutti gli altri. Posta quella pietra a terra, ha cominciato a prendere altre pietre e a sistemarle in modo ordinato e preciso, usando quella come base. E mentre lavora fischietta allegramente.

Intanto, nella discussione sull’opportunità o meno di scartare la pietra, si intromette un altro operaio, che è evidentemente un forestiero, uno che viene da Oriente. Parla infatti in un greco molto stentato.

«Io crede che Giuseppe avere ragione».

«Qualcuno ha chiesto la tua opinione?», fa il primo operaio.

«Ehi, mica c’è bisogno di essere tanto sgarbato!», gli fa notare Giuseppe.

«Non impicciarti, Giuseppe. Questi orientali vengono qui, prendono il nostro lavoro e vogliono pure insegnarci il mestiere».

«Ma che dire tu?», chiede l’operaio straniero.

«La verità! Ci sono operai di Nazareth e di Sepphoris che non lavorano, e a voi altri invece hanno dato il lavoro», continua l’altro.

«Quelli che non lavorano è perché non hanno voglia di farlo…», ribatte Giuseppe.

«Io non avere rubato proprio niente! E tu essere una testa di legno se pensare che quella pietra non buona!», insiste lo straniero.

«Testa di legno a me?».

«Sì, tu, perché solo testa di legno può dire sciocchezze e non sapere distinguere pietra da pietra!», rincara la dose.

Al che, come spesso accade, prima si inizia con gli spintoni, poi con i ceffoni, e poi è un attimo che succede una rissa. Giuseppe e gli altri operai intervengono a separare i due litiganti. Ovviamente, anche il capo cantiere si alza dalla sedia sulla quale si era seduto. Con evidente fastidio, per essere stato nuovamente disturbato, si avvicina agli operai e comincia a gridare:

«Ehi voi! Si può sapere che diamine succede qui? Perché state litigando? Non vi basta il caldo che fa, per volervi stancare anche facendo la lotta?».

«Capo, questo straniero mi ha aggredito», comincia a dire il primo operaio.

«Non è vero!», protesta l’altro.

«Silenzio! Giuseppe, tu che sei quello più tranquillo qui, mi vuoi dire che cosa è successo?».

Allora Giuseppe riassume rapidamente le cose successe, di come tutto il discorso sia cominciato con la questione della pietra che era stata scartata, di come l’operaio straniero ritenesse che invece poteva essere utilizzata e di come l’altro lo avesse insultato dicendo che è uno venuto da chissà dove per rubare il lavoro agli uomini di Sepphoris e di Nazareth.

«Insomma, tutto questo per una semplice pietra?».

«Beh, non è solo questione della pietra, è anche per le insinuazioni e le offese riguardo alla provenienza dell’operaio straniero», precisa Giuseppe.

«Allora, vediamo un po’ come l’operaio straniero voleva usare la pietra che secondo me è da scartare», propone il capo. Poi, grida a qualcuno: «Riprendete quella pietra e portatela qui, così vediamo di cosa è capace lo straniero».

«La vado a prendere io», si offre l’operaio della lite, quello che per prima aveva detto che la pietra non era buona per essere usata.

Così, quello va nel punto dove l’aveva gettata, ma non la trova. Poi, alza gli occhi per guardare un po’ più in là e si accorge che Gesù ha appena completato una costruzione di pietre. In pratica ha fatto un modellino in miniatura del tempio di Gerusalemme, usando come base la pietra che quelli avevano gettato via.

«Ehi capo!», grida quello, senza staccare gli occhi dall’opera di Gesù.

«Che altro c’è ancora? Vuoi portare sì o no quella pietra?».

«Ehm… credo ci sia qualcosa che tu debba venire a vedere».

Spazientito, il capo si sposta dove l’altro è andato a cercare la pietra.

«Dunque?», gli chiede.

L’altro si limita ad indicare con il dito. Anche il capo non può far altro che rimanere stupito per quello che Gesù è riuscito a fare. Poi, lo chiama vicino a sé e gli chiede:

«Lo hai fatto tu da solo?».

«Sì, capo!», risponde Gesù, con il suo solito sorriso gioioso.

«Come diamine hai fatto?».

«Ho solo preso la pietra che voi costruttori avete scartato e l’ho usata come base. Poi, mentre eravate intenti a litigare, ho pensato di costruire un piccolo tempio di Gerusalemme, utilizzando altre piccole pietre».

«Avete visto?», dice il capo cantiere a tutti gli altri, «un ragazzino è stato capace di fare un bel lavoro in meno di un’ora. Voi invece, nello stesso tempo non avete fatto altro che litigare. Vergognatevi!».

«Un momento», fa Gesù, «anche tu non ti sei comportato bene. E tu sei il capo, e quindi dovresti usare maggiore giudizio dei tuoi operai. Anzi, dovresti essere sempre in mezzo a loro a controllare quello che fanno, e ad evitare che succedano battibecchi e risse, com’è successo poco fa».

«Ma… ma…», riesce solo a balbettare il capo.

«Un vero “capo” sta in mezzo ai suoi operai, li aiuta, evita litigi, e soprattutto non prende mai decisioni affrettate, solo per potersi andare a sedere all’ombra. La pietra che voi avete scartata, io l’ho usata come testata d’angolo, e tu per primo sei rimasto meravigliato per un modellino che ho costruito. Impara a guardare con occhi nuovi le cose, e a non dare giudizi affrettati, altrimenti poiché tu ritieni di avere la verità, i tuoi errori non ti saranno perdonati».

Giuseppe, intanto, si è avvicinato al figlio, ma, conoscendolo, preferisce restare in silenzio e lasciar fare e dire tutto a lui.

«E questo vale anche per l’altro operaio, che senza riflettere non solo ha gettato via la pietra, ma non ha nemmeno dato ascolto all’operaio straniero. Anzi, per giunta, lo ha anche offeso e insultato, solo perché è straniero. I pagani e i farisei si comportano così, con tanta superbia! Ma attenzione, il nostro Signore Dio guarderà le opere dei figli suoi. E io penso che di questo passo, molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati come voi avete gettato la pietra che vi sembrava non buona».

Gli operai stanno tutti a capo chino ad ascoltare le parole del ragazzo. Poi, il capo, con atteggiamento di pentimento, domanda:

«Che dobbiamo fare, allora?».

«Fate tesoro di quello che è accaduto oggi e di quello che vi ho detto, e non ripetete più l’errore… E, soprattutto, riprendete a lavorare, che altrimenti questo teatro non sarà mai pronto!», conclude Gesù, facendo un gran sorriso.

«Avete sentito? Al lavoro!», intima il capo, stavolta prendendo posto tra gli altri.

Così, tutti si rimettono a lavorare.

«Poi, quando siamo a casa mi spieghi come ci sei riuscito a fare quella piccola costruzione», dice Giuseppe al figlio mentre torna a lavoro.

«Pa’, non ti dare pensiero, tutto ti sarà più chiaro tra una trentina di anni…».