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Pastorale Digitale Detenute_Rebibbia

Grazie al Papa, le detenute vivono 2 ore di ‘evasione’

Grazie al Papa, le detenute vivono 2 ore di ‘evasione’ Roma, Casa Circondariale Femminile del Carcere di Rebibbia Si è svolto ieri il primo flash mob della storia in un carcere italiano Detenute europee, asiatiche, africane ed americane hanno danzato tutte insieme in onore di Papa Francesco, attraverso il flash mob intitolato “POPE IS POP” L’evento, che è inserito nell’iter pedagogico trattamentale che la Casa Circondariale Femminile del Carcere di Rebibbia realizza verso le proprie detenute, si è aperto con la conferenza stampa condotta dalla direttrice del carcere Ida Del Grosso e Igor Nogarotto l’autore della canzone “POPE IS POP” e responsabile del progetto: è stata sottolineata l’importanza storica, sociale e politica di quanto avvenuto oggi, perché le detenute, oltre ad essere di diversa provenienza geografica, sono anche di diversa fede religiosa (vi erano cattoliche, musulmane, ortodosse ed atee), ma tutte insieme hanno dato vita ad un progetto unitario, collaborando in armonia, dimostrando che la convivenza delle ‘diversità’ è attuabile, proprio come professa Papa Francesco Tra le varie affermazioni delle detenute, riportiamo: – “Questo Papa è di tutti e con tutti” (affermazione di una detenuta musulmana) – “Grazie a Papa Francesco e al flash mob Pope Is Pop, perché oggi ci hanno regalato 2 ore di evasione”

Link video divulgabile: https://youtu.be/-kOGDrGmiQs
Servizio su SkyTg24: https://youtu.be/hGm0p_-fFRs

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pastorale Digitale Expo

A Expo vince la Chiesa: premio al Padiglione vaticano, il più fedele al tema

Un riconoscimento anche per il Refettorio Ambrosiano e la Cena Sospesa

 

La Chiesa in Expo ha ottenuto due importanti premi per aver meglio interpretato lo spirito dell’esposizione universale mettendo al centro i poveri. Il padiglione della Santa Sede è stato riconosciuto come quello che meglio ha centrato il tema Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Il risultato è emerso da un sondaggio promosso on line tra i soci dell’Unione Artigiani e reso noto il 27 ottobre durante il convegno organizzato nel sito espositivo dall’associazione per celebrare 70anni di fondazione.

Il padiglione della Santa Sede ha sviluppato il doppio significato del cibo come nutrimento materiale e spirituale dell’uomo, ponendo al centro il mistero dell’Eucarestia interpretato dai grandi artisti, Tintoretto e Rubens, e il tema della condivisone interpretato da un tavolo interattivo.

Oltre che dal padiglione vaticano la Chiesa è stata rappresentata nei sei mesi dell’esposizione anche dalla Caritas che ha partecipato ad Expo tra le organizzazioni della società civile a sua volta con un proprio padiglione, l’Edicola, ma anche promuovendo incontri progetti ed iniziative dentro e fuori il sito espositivo. Proprio due progetti – il Refettorio Ambrosiano e Cena Sospesa – hanno ricevuto il riconoscimento della Federazione Italiana Pubblici Esercizi.

Il Refettorio Ambrosiano, grazie a Massimo Bottura e agli altri chef che hanno partecipato al progetto, ha trasformato le eccedenze alimentari prodotte dal sito espositivo durante i sei mesi di Expo in cibo di qualità per le persone in stato di bisogno, recuperando complessivamente 15 tonnellate di alimenti destinate ad essere sprecate e rimettendole nel circuito della solidarietà.

Con Cena Sospesa, le donazioni dei clienti raccolte nei 28 ristoranti di Milano che hanno aderito all’iniziativa, hanno permesso alla Caritas Ambrosiana di distribuire in un mese 1300 buoni pasto da 5 euro a persone colpite dalla crisi economica e impegnate in corsi di riqualificazione professionale o in tirocini.

Ricevendo il premio dalle mani del presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli, ieri mattina il vicedirettore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti ha ricordato che “la Chiesa ha aderito ad Expo per portare la voce di chi ha difficoltà e che ogni giorno cerca di aiutare con diverse iniziative tra le quali anche il Refettorio Ambrosiano e la Cena Sospesa destinate entrambe a continuare oltre l’esposizione”.

(da Zenit.org 28 ottobre 2015)

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Pastorale Digitale Social Lending

La Pastorale Digitale al Pitch & Drink a Frosinone

Si è svolto ieri 29 ottobre 2015 presso il Fab Lab (Centro di Fabbricazione Digitale della Ciociaria) di Frosinone il primo Pitch & Drink della provincia ma anche di tutto il centro-sud.

Pitch & Drink è un aperitivo di networking rivolto agli innovatori, in cui le startup selezionate possono presentare la propria idea di business davanti al pubblico presente e ad un panel di mentor appositamente selezionati.

Mentor della serata sono stati:

- Stefano Supino – Docente UNICLAM di Entrepreneurship and Innovation
– Genesio Rocca – Imprenditore e presidente di Aspiin Frosinone
– Rosario Zoino – CEO Zeta Group
– Chiara Buongiovanni – Giornalista pubblicista, Web Editor

Sei le startup presentate di cui 4 in concorso, grandi ed innovative idee ma anche veri e propri progetti di e-business e di robotica ed automazione. Segno di un economia che sta cambiando e di tanti giovani con idee nuove e con la voglia di crescere di combattere la crisi e di fare network.

Una serata allegra che ha permesso a tutti di conoscere e confrontarsi sulle varie ed innovative idee presentate ma anche su tematiche importanti ed innovative quali ad es. solo per citarne alcune monitoraggio ambientale utilizzando Arduino, Stampe 3D, Droni e legislazione riguardo questi nuovi dispositivi, SmartCity,…

Un format divertente ed innovativo con interventi di grande qualità e spessore da parte dei mentor e del pubblico.

Grandissimo orgoglio per tutto il team della Pastorale Diocesana dato che l’ideatrice ed organizzatrice dell’evento è stata la Dott.ssa Ida Meglio (Responsabile amministrativa e membro della Redazione del Servizio di Pastorale Digitale). Ida ha anche presentato all’interno (ovviamente fuori concorso) la sua startup: Social Landing. Un progetto che tramite il Crowdfunding cercano di promuovere in rete ed attraverso la rete le nuove forme di carità nell’ottica della Dottrina sociale della Chiesa. Un tema molto sentito ed importante che la Pastorale Digitale sostiene e incentiva sin dalla sua fondazione.

- Riccardo Petricca

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Pastorale Digitale Prof Ivan Colagè Antonianum

Scienza e Fede

Ivan Colagè è Professore Invitato nella Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Antonianum di Roma, dove insegna logica e corsi su temi di filosofia della scienza e di antropologia. Nel 2009 ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

La rilevanza accademica e culturale di “scienza e religione”

Inizierei col dire che questo ambito identificato come “scienze e religione”, negli ultimi decenni si è andato sempre più delineando come una vera e propria disciplina accademica, o quantomeno, come dice qualcuno, come un “meta-disciplina”. Talvolta si usa anche la locuzione “scienze e teologia” per sottolineare, appunto, il dialogo tra due discipline accademiche. L’espressione “scienza e religione” ha un’accezione un po’ più ampia. Anche l’espressione “scienza e fede” è molto usata e in questo caso, almeno a livello di sfumature, l’accento è posto più sulla dimensione personale: si tende a sottolineare come lo sviluppo scientifico e la dimensione di fede personale possano influenzarsi a vicenda, o comunque interagire in qualche modo.

Penso che questo rappresenti uno sviluppo importante della nostra cultura contemporanea. Menziono un episodio personale che penso sia eloquente. Io ho quattro fratelli, tutti più giovani di me. Il più piccolo ha 14 anni in meno. Quando ero poco più che ventenne, ed avevo già cominciato il mio percorso di studi – quindi in casa tutti sentivano il mio entusiasmo per ciò che stavo studiando ed imparando – mio fratello frequentava il catechismo per prepararsi alla prima Comunione. Un giorno mi si avvicinò e disse: “Ivan, ho una domanda per te!” – quando un bambino di quella età esordisce così, si può star certi che la domanda sarà tra le più difficili. E continuò: “Ma Adamo, il primo uomo, aveva l’ombelico?”. Ecco, credo che questo palesi l’importanza del confronto collaborativo tra scienza e religione.

Uscendo fuori dall’aneddoto, il mondo contemporaneo ci espone tutti ad un fiume di informazione, e questa informazione proviene dai più disparati settori della cultura. È naturale dunque che spesso capiti di ricevere informazioni che a prima vista, anche per come sono presentate, possono sembrare contraddittorie e conflittuali. Avere gli strumenti per gestire queste situazioni, anche proprio quando questo accade … tra scienza e religione, è di vitale importanza. Ma, in realtà, lo è non solo dal punto di vista del “silenziamento” del possibile conflitto – o magari dall’essere in possesso di una risposta che tolga dall’impaccio momentaneo. No, no: il vero punto è che nel poter e saper affrontare questi possibili conflitti, nel superarli senza silenziarli, si guadagna un’appropriazione genuina e una comprensione migliore e più profonda proprio di quelle informazioni conflittuali da cui si è partiti. Naturalmente questo accade, in primo luogo, agli accademici – intendo dire agli specialisti in vari settori scientifici, filosofici e teologici che decidono di immettersi anche in “scienza e religione”. Ma questo è un bisogno di tutti, e soprattutto è una occasione per tutti. Non solo quindi “scienza e religione” è importante, ma sarebbe auspicabile che esistano sempre più persone (accademici e formatori) con una preparazione specifica grazie alla quale possano incentivare, canalizzare, e ottimizzare questo processo anche al di fuori del lavoro accademico e del confronto interdisciplinare professionale.

Sulla base dell’esperienza che abbiamo maturato negli ultimi anni alla Pontificia Università Antonianum (con un progetto di ricerca sul tema della “specificità umana” anche grazie al supporto della John Templeton Foundation), direi anche che le condizioni per una sereno confronto tra scienziati e teologi vanno sempre più maturandosi. Naturalmente, è ovvio che ci sono scienziati e teologi più disposti ad un confronto su questi temi, e altri che tendono più allo scontro. Ve bene, questo fa parte delle dinamiche accademiche e socio-culturali. La vera domanda però è un’altra. Nei casi in cui scienziati e teologi si parlano, cosa si dicono? E soprattutto, si capiscono a vicenda? In realtà non è sempre facile capirsi – non dico “mettersi d’accordo”, ma capirsi. E la ragione non sta nel fatto che in passato ci sono state tensioni, malintesi, o vere e proprie rotture tra cultura umanistica e cultura scientifica. Questi sono gli argomenti che cavalcano coloro che tendono più allo scontro che al confronto. La reale ragione, a mio avviso, sta nel fatto che i linguaggi, i punti di partenza, e le metodologie di scienziati e teologi sono molto diverse tra loro.

Nel corso del progetto che le menzionavo prima, abbiamo organizzato degli incontri di ricerca in cui, in sostanza, abbiamo preso scienziati e teologi e ci siamo confrontati su temi relativi alla specificità umana (vale a dire su cosa le varie discipline coinvolte possono dirci sulle peculiarità che caratterizzano l’essere umano rispetto ad altre forma di vita, ad altre creature). Questa però è una descrizione un po’ grossolana di ciò che abbiamo fatto. Ci sono almeno altri due elementi che vanno presi in considerazione. Il primo è che i temi su cui ci confrontavamo erano temi molto molto specifici, che abbiamo cercato di delineare al meglio nel preparare gli incontri. Il secondo è che non c’erano solo teologi e scienziati, ma anche filosofi. Ora questo restituisce due considerazioni. In primo luogo, il confronto tra scienziati, teologi, e filosofi, è tanto più produttivo quanto più è focalizzato. Non si può pretendere, secondo me, di mettere a confronto, o magari addirittura di integrare, la “visione teologica del mondo” e la “visione scientifica del mondo” nella loro totalità. Lì effettivamente si corre il rischio di non capirsi. Bisogna partire da temi specifici e approcci specifici. E poi, bisogna guardare alle prospettive e potenzialità future, cioè vedere come il punto di vista dell’altro possa migliorare il mio, darmi spunti, farmi vedere cose che prima non notavo. In secondo luogo, perché ci si capisca, data la diversità di linguaggi, c’è bisogno di un interprete, direi quasi di “mediazione culturale”. Il punto però non è in una “traduzione letterale” – per rimanere nella metafora della traduzione – ma nella trasmissione del messaggio essenziale, vale a dire, delle implicazioni che i risultati dettagliati delle ricerche specialistiche di uno degli interlocutori può avere sul lavoro, altrettanto specialistico e di dettaglio, degli altri. Credo che in questo, la filosofia possa giocare un ruolo fondamentale quando è in grado di distillare il messaggio essenziale di scienziati e teologi su punti specifici, e quindi trasmetterlo a tutti gli interlocutori coinvolti. Ovviamente: è più facile a dirsi che a farsi, ma questa è una sfida importante.

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Pastorale Digitale 2.0 un anno di dati

Forse saranno solo numeri e dati, forse saranno solo i risultati di google analytics e statistiche prive di significato… o forse sarà l’indice che l’idea da cui è partito tutto ossia le parole del nostro Vescovo: ‘non bisogna mettere in rete ma è necessario mettere in comunione’ è la strada giusta da percorrere. Una comunità di fedeli e di persone che vogliono conoscere ciò che accade nella loro diocesi nelle proprie parrocchie ed in quelle vicine. Ma soprattutto c’è la voglia ed il desiderio di approfondire con le rubriche create dalla Pastorle Digitale, la documentazione prodotta dagli uffici di curia la propria fede. Questo e tanto altro è il sito della diocesi ed i siti della Pastorale Digitale. Una comunità non virtuale, si in rete ma fatta soprattutto di persone e di fedeli.

– Riccardo Petricca

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La Pastorale Digitale a Firenze2015

In occasione del Convegno Ecclesiale di Firenze 2015 (9-13 Novembre) la Pastorale Digitale vuole dedicare durante tutta la settimana ma anche nei 15 giorni precedenti e successivi un’apposita rubrica di approfondimento con articoli, foto, interviste direttamente da Firenze ai protagonisti di questo importante evento. Inviati direttamente da Firenze che ci informeranno in tempo reale di tutto quello che avviene…

www.firenze2015.it

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Pastorale Digitale Famiglia

LIBERO E FEDELE

A qualche giorno dalla chiusura del Sinodo, durante l’udienza generale in piazza San Pietro di mercoledì 21 ottobre papa Francesco salutando i fedeli ha raccomandato: “Preghiamo per intercessione di san Giovanni Paolo II che il sinodo dei vescovi, che sta per concludersi, rinnovi in tutta la Chiesa il senso dell’innegabile valore del matrimonio indissolubile e della famiglia sana, basata sull’amore reciproco dell’uomo e della donna e sulla grazia divina”.
Il pontefice ha parlato del rapporto di coppia affermando: “L’amore è libero, questa è la bellezza: non può esserci amicizia, né amore, né matrimonio senza libertà”. Libertà e fedeltà, ha detto, “non si oppongono ma si sostengono”, sottolineando che “non si può costringere con la forza” e “neppure custodire senza sacrificio”.

C’è da ritenere utile chiarire bene il senso, inteso come il significato più profondo di alcuni termini di cui fa uso Papa Francesco. Bergoglio parla di Libertà, un termine che volutamente scrivo con la maiuscola poiché troppo spesso, attualmente, viene utilizzato in maniera impropria ed abusiva. Che cosa significa Libertà in un rapporto d’amore?

Certamente la libertà equivale ad una scelta consensuale e reciproca da parte di ambedue le parti che costituiscono la coppia ad unirsi in matrimonio. Non solo. Una scelta veramente libera è una scelta consapevole, autentica, cosciente su ciò che si sta per fare, sul passo importante che si decide di compiere. Si ha libertà se si ha conoscenza. Una scelta davvero libera è una scelta non casuale ma consapevole, che richiede la conoscenza profonda delle caratteristiche, delle qualità, delle capacità, delle virtù, dei pregi e dei limiti propri e della persona che diverrà nostro marito o nostra moglie.

La Libertà in un rapporto ti consente di vivere appieno il rapporto d’amore perché è ciò che liberamente senti ed hai intrapreso. Spesso, da fidanzati, si incorre nel rischio di sottovalutare la conoscenza reale e profonda del partner. Bisogna eludere il rischio della scelta sbagliata del futuro coniuge credendo esclusivamente che questi ci sia stato posto innanzi da Dio. Se è vero che Dio traccia un piano per l’uomo servendosi anche di incontri, di persone precise, è anche vero che ad un certo punto spetta a noi decidere, compiere le scelte assumendone gli impegni ed i sacrifici che una scelta definitiva comporta.

Tipicamente, durante il periodo del fidanzamento si vive soprattutto un coinvolgimento dovuto all’attrazione fisica e non manca il tempo per lo svago, le passeggiate, i divertimenti, ecc. ma è indispensabile riservare parte di questo tempo prezioso per dedicarsi alla conoscenza e alla preghiera condivise. Il matrimonio è un impegno serio e definitivo. E per portarlo avanti occorre mettere in campo indispensabili capacità umane unite certamente alla grazia.

Senza queste cose difficilmente un matrimonio sopravviverà. Senso di responsabilità, spirito di sacrificio, donazione. Occorre saper condividere i momenti difficili e superarli, saper stare accanto all’altro e sostenerlo nel momento della prova, della malattia, ma anche saper affrontare insieme i periodi di difficoltà economica, materiale e superare i periodi di crisi spirituale e coniugale. Occorre avere la volontà di portare avanti l’impegno per la vita non soltanto nei momenti di serenità e gioia ma anche e soprattutto quando la vita riserva qualche amarezza. Occorre maturare buone competenze genitoriali e poter essere dei punti di riferimento validi, costruire un nucleo familiare sano ed armonioso, realizzando una prima piccola Chiesa.

Fortezza, costanza, volontà, determinazione, resilienza, rinuncia. Amare vuol dire essere pronti a sacrificare se stessi, essere pronti a rinunciare al proprio egoismo per un amore più grande, che è quello dello sposo/ della sposa, che è quello della coppia unita a Dio. Amare vuol dire prendersi cura, avere fiducia, saper scorgere il lato positivo anche nelle situazioni drammatiche per superarle ed uscirne più forti di prima. È lo stesso amore che univa Dio al popolo d’Israele, è lo stesso amore di Gesù per la Chiesa. Ed è Fedele, indissolubile.

È chiaro che se una coppia è salda e forte dipende anche dalla volontà di entrambi di portare a termine l’impegno contratto. Ma siamo sicuri che la volontà decide ancora? Personalmente mi viene da ridere quando certi avvocati divorzisti (che probabilmente “campano di quello”) parlano di “vizio di volontà”… Ma come? Sarebbe il caso di chiedersi:” Ma quando il sacerdote all’altare ti domanda: “Lo vuoi?… Tu, lo vuoi o non lo vuoi?!

Veniamo all’altra parola utilizzata dal Papa: la Fedeltà.

Quando viene a radicarsi nell’intimo delle coscienze la convinzione che un matrimonio, ossia il vincolo inviolabile e “sacro”, ma anche giuridico e pubblico, venuto a instaurarsi tra un uomo e una donna, possa essere semplicemente sciolto per qualsiasi ragione, anche la più banale (es. è finito l’amore), le conseguenze sul piano etico-pratico sono molteplici e tutte ad “effetto domino”.

Se, infatti, è lecito ad un uomo e una donna unirsi e separarsi, separarsi e riunirsi con una molteplicità indefinita di partners, secondo il principio gnostico del “solve et coagula”, quale principio etico potrà essere opposto alla perversa volontà di due (o più) uomini, di due (o più) donne che pretendono di essere riconosciuti come “famiglia” o ancor peggio come “matrimonio”? Quale bastione potrà difendere il bene morale?

Vorrei sottolineare, infatti, che il Papa parla di famiglia sana nell’ambito di un matrimonio tra un uomo ed una donna e non tra due persone dello stesso sesso.

Non è stato detto che quando una coppia omosessuale chiede (come sta accadendo riguardo le attuali leggi per i diritti civili) di costituire un nucleo familiare generando dei figli mediante il sistema dell’utero in affitto, entriamo nel campo della misoginia: tali uomini rifiutano la donna come partner ma se ne servono ai fini della procreazione…!
In tal modo un figlio non è più un dono di Dio ma una merce acquistata secondo i gusti e secondo l’egoismo degli uomini.

In qualche misura sia che parliamo di divorzio fra un uomo e una donna, sia che parliamo di pseudo “matrimonio” fra persone dello stesso sesso, il principio liberale e sentimentale è il medesimo: l’amore libero. Ossia quel sentimento sregolato che rigetta ogni regola morale che costringa l’individuo a praticare, anzitutto, la virtù della fortezza. “Esercitando la fortezza si apprende da una parte a resistere al male cioè al piacere facile, propriamente detto “concupiscibile” e dall’altra a desiderare il bene, ossia il piacere arduo, quello che richiede sacrificio, sforzo, mortificazione, virilità propriamente detto “irascibile”.

Inoltre, la disinibizione delle tendenze della concupiscenza, alimentate dal pan-erotismo che ci soverchia, affligge e soffoca la fondamentale virtù della temperanza, entro la quale rientra la splendida e tutta cristiana virtù della castità anche detta “purezza”.  “Essa è quella forza interiore capace di negare a se stesso i piaceri disordinati della sessualità, meglio ancora, la castità è “la virtù soprannaturale che modera l’appetito sessuale. È una virtù veramente angelica, perché rende l’uomo simile agli angeli, ma è delicata e difficile”.

Ora, è statisticamente provato che la maggior parte delle separazioni e dei divorzi non sono causati da violenze o maltrattamenti (ampi studi sono dedicati all’argomento), bensì da tradimenti e, confessano gli stessi divorziati, dall’ estinzione della passione degli inizi, divenuta sterile abitudine, se non fredda indifferenza. In fondo queste manifestazioni apparentemente così diverse hanno la medesima radice: la lussuria e l’amore di sé (a scapito dell’amore “in sé”, quello tanto meditato da Kant).

La storia dei seguaci di Cristo è sufficientemente eloquente: incomincia con una decapitazione. Giovanni il Battista, il primo martire, viene ucciso per testimoniare la verità dell’indissolubilità del Matrimonio e condannare il peccato d’adulterio. “Così – dice dom Guéranger – finì il più grande dei nati di donna, (Mt. 11, 11) senza testimoni, nella prigione di un tiranno di second’ordine, vittima della più vile delle passioni, prezzo di una danzatrice. Piuttosto che tacere davanti al delitto, sia pure senza speranza di correggere il colpevole, piuttosto che rinunciare alla sua libertà, anche se già in catene, la Voce del Verbo preferisce morire. Bella libertà della parola dice san Giovanni Crisostomo, quando è veramente libertà del Verbo di Dio, quando per essa vibra quaggiù l’eco dei colli eterni! Essa è allora lo scoglio della tirannia, la salvaguardia del mondo, dei diritti di Dio e dell’onore del popolo, degli interessi temporali e di quelli eterni. La morte non prevale contro di essa: al misero assassino del Battista, a tutti coloro che vorranno imitarlo, fino alla fine del mondo, mille bocche diranno, ad una voce, dappertutto: Non ti è permesso possedere la moglie di tuo fratello!”

- Angela Taglialatela

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Pastorale Digitale Policoro

660mila euro per servizi finanziari e di accompagnamento a favore di microimprese femminili

Comune di  Sora

Ufficio Stampa

Corso Volsci 111 03039 SORA (Fr)

Tel. 0776 828218

http://www.comune.sora.fr.it e-mail ufficiostampa@comune.sora.fr.it

COMUNICATO STAMPA

 

 

660mila euro per servizi finanziari e di accompagnamento a favore di microimprese femminili

 

La Regione Lazio ha pubblicato l’avviso pubblico “Servizi finanziari e di accompagnamento a favore di Microimprese Femminili”. L’obiettivo è sostenere il lavoro autonomo femminile, in forma singola o associata, con particolare riferimento alle donne in condizioni di svantaggio occupazionale, disoccupate di lunga durata, over 50, immigrate o fuoriuscite dal mercato del lavoro. Sono previsti incentivi per progetti imprenditoriali per donne con maggiori difficoltà di inserimento o reinserimento lavorativo e per favorire la conciliazione vita lavoro nelle imprese. L’Assessore alle Pari Opportunità Maria Paola D’Orazio invita le interessate a sfruttare questa preziosa opportunità, presentando domanda entro e non oltre le ore 12 del 30/10/2015.

Il bando è aperto alle micro imprese femminili, da costituire o già costituite da non più di 36 mesi al momento della presentazione della domanda, con sede legale o almeno una sede operativa, quale sede di realizzazione del progetto, nella regione Lazio, appartenenti ad una delle seguenti tipologie:

  1. impresa individuale, in cui il titolare sia una donna, ovvero società di capitali in cui le donne detengano quote di partecipazione pari almeno al 51% e rappresentino almeno il 51% del totale dei componenti dell’organo di amministrazione;
    2. società cooperative, ovvero società di persone in cui il numero di donne socie sia in misura non inferiore al 60% della compagine sociale, indipendentemente dalle quote di capitale detenute.

 

Sora, 14 ottobre ’15

 

 

L’Assessore alle Pari Opportunità

Maria Paola D’Orazio

 

A cura dell’Addetto stampa

 Dott.ssa  Ilaria Paolisso

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Pastorale Digitale Internet è un dono di Dio

Quando internet e’ un dono di Dio?

Internet è un dono di Dio, lo ha affermato il Premio Nobel per la Pace cinese, Xiaobo, lo ritroviamo negli scritti di Padre Antonio Spadaro e in quelli ancor più sommi di  Papa Francesco; lo ricorda a se e a tutti, l’Italian Digital Champion, Riccardo Luna, in un suo recentissimo articolo di blog, oltre che averne fatto un libro; ma soprattutto lo sa molto bene anche il nostro Vescovo, Mons. Gerando, quando, dando vita al progetto di Pastorale Digitale,  afferma: “L’ambiente digitale è dono di Dio, è la sfida avvincente di incontrare Cristo e fare la stessa cosa che fa lui: incontrare gli altri.”

Un ambiente digitale in cui incontrare l’altro, il Fratello, colui che ha bisogno, perché non dimentichiamo che ogni qual volta veniamo incontro ad un nostro fratello, andiamo incontro a Cristo.

Dunque, nell’epoca del 2.0, ormai, i luoghi di incontro sono tecnologici: le piattaforme utilizzate per diffondere e comunicare al cuore delle persone il messaggio della Buona Novella (come ci ricorda il nostro Vescovo); piattaforme di consumo collaborativo, basate su pratiche di condivisione solidali, quasi a diventare alternativa efficace al freddo “individualismo” dovuto soprattutto ai tempi che stiamo vivendo; piattaforme che si basano su uno scambio di beni materiali, servizi e conoscenze. Non ci stupisce più allora che condividiamo online (incontriamo il nostro Fratello) nell’ambito dei trasporti, dei viaggi, dei beni e servizi (ritorna nuovamente in auge la parola baratto), condividiamo luoghi di lavoro, case e rapporti di vicinato,  sempre più in virtù dell’aggettivo iniziale “ Social”.

Si, stando così le cose, possiamo affermare che internet è un Dono di Dio, come lo è per me quando mi da la possibilità di pensare di realizzare una piattaforma in cui mettere in contatto giovani in cerca di lavoro,  con grandi idee per il futuro, ma senza risorse per realizzarle e persone disposte a prestare piccole somme per aiutarli. Incontrare il fratello nell’ambiente digitale è anche quando il bisogno è economico, quando la società in cui viviamo ci costringe quasi all’esclusione sociale, al rischio di trovarci di fronte la trappola delle nuove povertà, dovute alla mancanza di lavoro. Ed avendolo visto personalmente un fratello che soffre per mancanza di lavoro e di pochi fondi per realizzarsi, ho deciso che creare una rete di prestito sociale, fosse il miglior modo possibile, nel mio piccolo, per mettere ancor più a servizio dell’individuo questo Dono. E’ Dono quando mi da anche la possibilità di diffonderlo, di farlo conoscere, di portare il mio Sociallending in giro per l’Italia, virtualmente e attraverso la radio… Da qui l’invito, se volete, a conoscerlo attraverso il portale di Telecom Italia, withyouwedo. telecomitalia.com e ascoltandolo sabato prossimo su Radio 105 dalle 12 alle 14.

Se quello che vi rimarrà  sia leggendo, sia ascoltando del mio Sociallending, è l’incontro degli altri orientando la società verso il bene, allora si, sarò riuscita anche col mio modesto contributo, a dimostrare che Internet è un Dono di Dio.

- Ida Meglio