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Sacra Famiglia Episodio 11

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 11

Teatro di Sepphoris, anno 1 a. C.

Benché non sia ancora completamente ultimato, il teatro di Sepphoris viene comunque utilizzato per rappresentazioni di mimi e di altri tipi di spettacoli. E capita, talvolta, che le compagnie provino i loro pezzi teatrali – generalmente farse e parodie di antiche opere – mentre le maestranze lavorano alle rifiniture di gradinate e corridoi.

Giuseppe, insieme con altri operai, sta lavorando al teatro, e questa mattina ha portato con se Gesù, che era curioso di vedere un teatro romano, sebbene ancora non del tutto finito. Appena giunti, il ragazzo nota che sulla scena ci sono degli attori e delle attrici, che stanno facendo le prove di uno spettacolo che daranno quella sera stessa.

«Papà, chi sono quelle persone?», chiede entrando nell’arena.

«Credo facciano parte di una compagnia di mimi che gira per tutta la regione, rappresentando le sue storie», risponde Giuseppe.

«Posso andare a vedere che fanno?».

«Certo, ma non dare fastidio, perché penso si stiano preparando per la commedia che reciteranno stasera».

«Va bene».

Così, mentre Giuseppe raggiunge gli altri lavoratori per cominciare la giornata di lavoro, Gesù va verso la scena del teatro, si siede per terra e si concentra a seguire la storia che viene raccontata dagli attori.

Il più anziano di quelli richiama gli altri:

«Forza, pelandroni, in scena. Riprendiamo da dove avevamo interrotto poco fa!».

«Flavio, eravamo arrivati al punto in cui il figlio più giovane dice ai genitori che vuole andare via», dice un altro attore più giovane, rivolto a quello più anziano.

«Su, allora, recita la tua battuta!».

L’attore più giovane si sistema in quasi al centro della scena, e rivolto all’uomo e alla donna che interpretano i suoi genitori esclama: «Padre, madre, ascoltate ciò che ho da dirvi. Sono giovane e ho voglia di conoscere il mondo. Perciò, caro padre, dammi la parte dei beni che mi spetta, così che io possa partire».

La madre recita: «Figlio mio, dove vuoi andare? Sei ancora troppo giovane per lasciare i tuoi genitori e la tua casa!».

E il padre: «E soprattutto, perché io dovrei darti i miei beni? Quando morirò saranno tuoi, maledetto sciacallo!».

Il ragazzo assumendo un’espressione di scherno, e volgendosi verso la zona del pubblico: «Padre, mi sono già informato dal pretore. Meglio per te che mi dia la mia parte di beni, altrimenti te la dovrai vedere con le guardie!».

«Se le cose stanno così, dividerò tra te e tuo fratello le mie sostanze».

A questo punto, Gesù si accorge che gli attori non stanno più recitando, perché nuovamente prende la parola l’attore più anziano, quello che poco prima l’altro aveva chiamato Flavio, che dice: «Bene, questa parte va bene così! Adesso proviamo la scena seguente. Fate entrare le attrici!».

Tuttavia, l’attore giovane fa notare: «Ehi Flavio, forse non è il caso di far entrare le attrici, c’è un ragazzino che ci guarda!». Infatti, in quel momento della rappresentazione le attrici sarebbero dovute entrare in scena quasi completamente nude, e proporre una scena di danza, come generalmente si usa nei teatri romani di questo tempo.

Quel Flavio si volta verso la cavea del teatro e scorge Gesù, che se ne sta seduto a guardare le prove.

«Ehi, tu, ragazzino, che ci fai qui?», gli chiede dalla scena.

«Sono venuto con mio padre che lavora qui. Vi stavo guardando recitare… Sembra una storia interessante, ed ero curioso di vedere come andava a finire», risponde lui.

«Veramente tu non potresti stare qui. Non credo siano spettacoli adatti ad un ragazzino della tua età!».

«Dici?».

«Beh non sono cose particolarmente “pure”», precisa lui, mentre tutti scoppiano a ridere.

«Io credo che non bisogna preoccuparsi di ciò che dall’esterno entra dentro i nostri cuori e le nostre menti, quanto piuttosto di quello che ne esca fuori».

La risata di tutti si spezza, e quello resta un attimo perplesso. Poi, rivolto agli altri, fa: «Facciamo così: proviamo la scena finale; poi dopo, quando il ragazzo se ne sarà andato, facciamo la scena con le attrici».

«Dunque, continuate?», chiede Gesù.

«Ecco! Ora ti faremo vedere il finale della storia. Poi, tornerai da tuo padre», risponde Flavio.

«Va bene».

Gli attori prendono posto sulla scena. Flavio cerca di riassumere gli eventi, affinché il loro piccolo spettatore possa comprendere meglio il finale:

«Dunque, in questa storia, dopo aver fatto vedere una scena domestica di una famiglia come tante, presentiamo un figlio, che, desideroso di fare le sue esperienze per il mondo, chiede al padre di dargli la parte di eredità che gli spetta… E sarebbe la scena che hai visto prima… Poi, se ne va in giro a sperperare tutto… Quando ha finito i soldi che aveva ricevuto, frequentando alcune donne – che era la scena che stavamo per provare prima e che faremo dopo – torna a casa, chiedendo perdono ai suoi genitori…».

E così la recita riprende.

L’attore giovane si porta verso il bordo della scena e, assumendo un’espressione contristata, declama a gran voce: «Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame! Devo risolvere questa cosa. Andrò da mio padre e da mia madre, e dirò loro: “Padre, madre, ho peccato contro il cielo e davanti a voi; vi prego di riaccogliermi in casa, anche come semplice lavoratore”. Poi, quelli si commuoveranno e mi ridaranno il posto che mi compete… Altro che lavoratore!».

Così, la scena prosegue: l’attore giovane va davanti ai genitori e pronuncia a loro le battute dette poc’anzi.

Il padre, seduto, ascolta il discorsetto del figlio e poi dice: «Prima sei venuto a chiedermi i miei soldi in eredità prima ancora che io e tua madre fossimo morti! Poi, hai sperperato tutto quello che ti avevo dato, e non era poco! Ora, hai pure la faccia tosta di venire qui a chiedere perdono?». Poi, chiamando un servo dice: «Ehi tu, portami il bastone più duro che abbiamo, che questo svergognato deve avere una bella lezione!».

«Padre, ma non sei contento che io sia tornato sano e salvo da te?».

«No!».

Il padre preso il bastone comincia a rincorrere il figlio per la scena colpendolo ripetute volte. In quella entra in scena un altro attore, che impersona il fratello del malcapitato e chiede:

«Che succede qui?».

Gli risponde il servo: «È tornato tuo fratello a chiedere perdono e tuo padre lo sta perdonando… alla sua maniera…».

«Ah bene! Magari voleva farsi dare qualche altra cosa di soldi, prelevandoli dalla mia parte di eredità. Fai una cosa, porta un bastone pure a me, che gli do volentieri la mia parte!».

E così la scena del mimo finisce con il giovane picchiato dal padre e dal fratello.

Quando gli attori finiscono di recitare, Flavio si volge verso Gesù, convinto di trovarlo a ridere a crepapelle, come qualsiasi spettatore farebbe per una scena del genere. Invece, quello se ne sta serio serio a riflettere.

«Ehi, ragazzo, tutto bene? Abbiamo finito».

«Beh, sì, l’avevo capito che la storia era finita».

«E, allora, perché non ridi?».

«Perché mi sembra molto irreale come storia».

«Irreale? Ma se di figli come quello della nostra storia ce ne sono a migliaia in tutto il territorio dell’impero!».

«Infatti, io non dico che il personaggio del figlio non sia reale, ma quello del padre…».

«Cioè?», chiedono quasi in coro gli attori che sono sulla scena.

«Io non penso che la reazione del padre sia quella che si verificherebbe nella realtà… Cioè, la vostra trovata è sicuramente comica, e sono certo che stasera farà ridere un sacco di gente… Ma, ragazzi, parliamoci chiaro, se un vostro figlio se ne andasse via e vivesse una vita dissoluta, e se poi quello decidesse di tornare, voi non lo accogliereste nuovamente con gioia? Non fareste festa per il figlio che credevate perduto per sempre, che invece ritorna da voi chiedendovi di perdonarlo e di accettarlo di nuovo in casa?».

Gli attori, che vengono raggiunti anche dalle attrici rivestitesi, si guardano un po’ stupiti dalle parole di quel Gesù. Prende, poi, la parola Flavio:

«Ragazzo, io credo che tu abbia proprio ragione… La nostra trovata è divertente, fatta apposta per far scompisciare il pubblico… ma tu hai visto giusto: il padre dovrebbe abbracciare e perdonare il figlio e fare festa perché lo ha riavuto sano e salvo…».

Poi, dice ai suoi colleghi: «Ascoltatemi, stasera proviamo una modifica al nostro copione. Tanto, lo modifichiamo tutte le sere: tentar non nuoce. Proviamo a cambiare il finale come ha detto il piccoletto, e vediamo se il pubblico apprezza».

«Bene: voi continuate il vostro spettacolo, io ritorno da mio padre».

«Grazie del suggerimento per la nostra storiella… Forse, modificando il finale, avrà ancora più successo».

«Sì, sono sicuro, che anche tra una trentina di anni, questa storia sarà conosciuta in tutta la regione…».

«Secondo me, tra qualche anno, diventerai un bravo raccontatore di storie…».

«Ci stavo pensando anche io. Racconterò delle belle storie per far capire un po’ di cose importanti alle persone».

«Quando sarai famoso, verrò ad ascoltarti ovunque tu sia…».

«Va bene, Flavio, ma fino ad allora, non smettere di raccontarle tu, delle belle storie che insegnino qualcosa alle persone…».

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Il Serpente Prudente – Imparare a morire

n. 11 (28/11/2016)

“Imparare a morire

Ci avete fatto caso? Il rapporto con “nostra sora morte corporale” degli uomini di questo tempo si è attestato su un duplice versante. Da una parte c’è chi vuole morire a tutti i costi, tanto da invocare un proprio “diritto a morire”, a rifiutare le cure per se e per i suoi, in nome di una presunta dignità umana. Cosa ci sarà di dignitoso nel morire di propria spontanea volontà non mi è tanto chiaro, nemmeno quando si è ridotti a poco più di un vegetale.

Da un’altra parte ci sono invece quelli che non si rassegnano alla naturale evidenza che è da sempre il minimo comune denominatore di qualsiasi forma di vita, e cioè che prima o poi bisogna morire. E allora ecco che ci si è inventati una soluzione, al momento ancora in odore di fantascienza (ancorché largamente sperimentata): l’ibernazione.

Se prendiamo un qualsiasi dizionario, scopriamo che la parola “ibernazione” deriva dal latino “hibernare”, cioè “ritirarsi per svernare”, e in biologia indica la riduzione al minimo delle funzioni vitali per favorire la sopravvivenza. Diciamo che può essere assimilata al letargo negli animali.

In realtà la pratica viene utilizzata in via preventiva già da un po’: in particolari interventi chirurgici (specie cardiologici), si abbassa artificialmente la temperatura del corpo; oppure gli organi da trapiantare vengono conservati a temperature molto basse (ma non al punto di congelamento); invece l’ibernazione in azoto liquido (più correttamente definibile come crioconservazione), è usata per la conservazione di spermatozoi ed embrioni umani (cosa che in realtà era già stata pensata alla fine del Settecento).

Ibernare un corpo umano intero è il frutto della fantasia narrativa degli scrittori di fantascienza: il trucco è ibernare un individuo prima che muoia, per evitarne la morte, generalmente per un male incurabile, e tenerlo sotto ghiaccio finché non si trovi una cura per quel male, trovata la quale, lo si risveglia, lo si cura, e quello campa un altro pochino.

Gli scienziati, però, anziché dedicarsi a come rendere migliore la vita degli uomini, hanno pensato bene di rendere reale l’espediente letterario dell’ibernazione, con una sottile ma significativa differenza: si conservano cadaveri e non corpi ancora vivi…

Attualmente ci sono tre società in tutto il mondo che effettuano un servizio di ibernazione di cadaveri; presso di esse ci sono circa 300 corpi, che vengono conservati nell’azoto liquido, alla modica cifra di circa duecentomila euro (ottantamila per chi vuole preservare dalla corruzione del sepolcro solo la proprio testa…). Codesti scienziati (ammesso che abbia senso chiamarli così) sostengono che in un futuro (chissà se prossimo o remoto) dovrebbe essere possibile sviluppare una tecnologia in grado di ripristinare completamente le funzioni vitali dei corpi ibernati, non determinando la durata del congelamento un invecchiamento cellulare. In altre parole, anche se uno resta congelato trent’anni, al risveglio avrebbe sempre l’età di quando è stato congelato. Tuttavia, per i taccagni disposti a sborsare solo ottantamila euro per conservare unicamente la testa, non è chiaro come faranno a riattaccarla al corpo, che nel frattempo sarà un mucchietto di polvere…

Ora, al di là del dato giuridico, che affronterò tra un attimo, faccio una riflessione logica, che parte anche dai fatti di cronaca di questi giorni, nei quali una 14enne inglese, affetta da una malattia incurabile, ha fatto istanza alla Suprema Corte per essere autorizzata a farsi ibernare dopo morta. Infatti, passata a miglior vita la ragazzina, i giudici di Sua Maestà hanno acconsentito all’ibernazione.

In primo luogo, che senso ha morire prima e poi farsi ibernare? Per quanto vogliano impegnarsi i nostri sedicenti scienziati, immagino sia alquanto difficile trovare un sistema scientificamente valido per far risuscitare qualcuno. Non a caso, a parte i miracoli di Gesù, in nessuna cronaca conservata ci è giunta notizia di qualcuno che è ritornato in vita dopo essere stato dichiarato biologicamente morto. E la cosa vale tanto per gli umani, quanto per ogni altra forma di vita animale o vegetale.

In secondo luogo, ammesso che un giorno si renda possibile ibernare un corpo vivo (e conservarlo senza gli svantaggi attualmente denunciati da scienziati più coscienziosi, tipo che le cellule comunque si rovinano restando lungo tempo ad una tanto prolungata temperatura bassa), e conservarlo in attesa che sia trovata una cura per il male che lo ha colpito, quando lo si risveglierà dopo 30-40 anni, che vita potrà mai vivere quella persona? Tutti i suoi amici saranno probabilmente morti o comunque invecchiati; l’assetto sociale e politico del suo Paese potrà essere cambiato drasticamente; non è detto che nel frattempo non si sia sviluppato qualche altro male incurabile, che lo colpirà; con quali soldi pagherà la cura, considerato che nel frattempo non ha lavorato e quindi guadagnato?

Eticamente, ci si chiede se sia giusto o meno dedicarsi ad una pratica del genere. Se lo si fa per conservare un cadavere, in una forma diversa ma concettualmente simile a quella che usavano i faraoni che si facevano mummificare, non mi pare ci siano tanti problemi. Già conservare un corpo vivo – cosa che al momento credo sia non solo impossibile, ma anche vietata – la prospettiva cambia…

Giuridicamente, che roba è? Sono da considerarsi vivi o morti? Chi pagherebbe le tasse per questa gente? Sarebbero – un po’ come i nascituri – titolari di qualche diritto successorio? Se il corpo si distrugge per un qualsiasi motivo, la società è perseguibile per vilipendio di cadavere? E se la società fallisce, i cadaveri vanno in una fossa comune?

Insomma: l’ibernazione (di cadaveri o gente moribonda) crea più problemi di quanti non ne risolva, e oltretutto costa un occhio della testa. Perciò, tanto a quelli che vogliono morire a tutti i costi, quanto a quelli che non vogliono morire a nessun costo, dico: ma piuttosto che stare a rovinarsi le giornate pensando alla morte, ma perché non pensano a campare un po’ meglio? Quanto ci è dato da vivere? Venti, trenta, settanta, centodieci anni? Bene, quanto che sia il tempo da vivere, almeno facciamo in modo che sia una vita dignitosa ed onesta e non angustiata da ogni sorta di negatività. Altrimenti, che diamine racconteremo quando saremo all’altro mondo?

Vincenzo Ruggiero Perrino

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Mini pompa da E-PRANCE – LA NOSTRA RECENSIONE!

Dopo aver recensito lo zaino di E-PRANCE, oggi sotto la lente di pastorale digitale c’è una pompa per gonfiare palloni, ruote di bicicletta e tanto altro, scopriamola insieme!

Confezione e contenuto

La fantasia dei produttori è tanta, infatti tutti producono confezioni in cartone marrone con delle scritte, ed è anche il caso di questa azienda! All’interno oltre alla pompa troviamo un’asta di fissaggio con delle viti e un inserto per gonfiare i palloni o qualsiasi altro prodotto compatibile.

Design e funzionamento

Il design è davvero molto bello, tutto il corpo è realizzato in alluminio di ottima fattura, bello sia da vedere che da toccare grazie a qualche accorgimento estetico degno di nota! Questo prodotto vanta di valvole a doppio ugello della tipologia “Presta” e “Schrade”, possibilità di allungarsi fino ad un massimo di 35 cm partendo da 21 cm e una pressione massima di 9 bar. Frontalmente è presente un piccolo coperchio in grado di evitare l’entrata di polvere.

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Conclusione

Consigliamo vivamente l’acquisto di questo prodotto, un utile oggetto da portarsi sempre dietro, con inoltre la possibilità di essere fissato ad una bicicletta grazie all’asta (supporto) in plastica. Il prezzo su Amazon è di €19,99, con spedizione gratuita e veloce per gli abbonati Prime


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Utensili da cucina realizzati da GA Homefavor – LA NOSTRA RECENSIONE!

Sotto la nostra lente oggi c’è un prodotto principalmente pensato per il mondo femminile, un set di 8 utensili da cucina realizzati da GA Homefavor. Vediamoli insieme!

Confezione e contenuto

La confezione è interamente realizzata in cartone con sopra stampate delle diciture che riportano al nome della casa produttrice e ai prodotti contenuti. Gli utensili sono disposti intelligentemente all’interno della confezione con delle protezioni per ognuno di essi.

Design e materiali

Come specificato precedentemente abbiamo ben 8 utensili, vediamo nel dettaglio:

  • Spatola forata
  • pinza
  • frusta
  • spatola
  • pennello da cucina
  • cucchiaione
  • cucchiaione forato

Tutti questi utensili sono molto ergonomici e gradevoli sia da vedere che da toccare, questo anche grazie all’ottimo rivestimento in silicone con testine morbide e all’acciaio inox presente all’interno. Tutti questi utensili resistono fino ad un massimo di 230 gradi centigradi, sono antigraffio e comodamente lavabili in lavastoviglie!61hzpqsq5ul-_sl1000_

Conclusione

Sicuramente non siamo le persone più adatte per recensire un prodotto del genere, ma siamo rimasti davvero molto colpiti dalla qualità generale dei prodotti. Potete acquistare questo set su Amazon al prezzo di €19,88


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Visore per la realtà aumentata da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

Siete dei sognatori futuristici? Bene, anzi ottimo… siete nel posto giusto! Siete a conoscenza della realtà virtuale? Se si, tenete sott’occhio questo visore vr realizzato da Aukey!

Confezione e contenuto

La confezione è la solita di Aukey, realizzata in cartone riciclato con delle diciture che riportano alla casa produttrice e al prodotto, accompagnate da un’immagine stilizzata del visore. All’interno troviamo ovviamente il visore, seguito da una pezzetta per pulire le lenti, il manuale d’uso ed il cartoncino che ci invita a registrare il prodotto sul sito Aukey per vantare di una garanzia aggiuntiva!61r8qq24ytl-_sl1500_

Design materiali e funzionamento

Il visore a prima vista può sembrare professionale ed elegante, prendendolo in mano però ci si accorge che i materiali sono principalmente plastici; gli stessi però sono assemblati molto bene e dunque il feedback finale è sicuramente positivo. Sul fronte troviamo un coperchio stilizzato con una linea rossa al cui interno c’è una leva per sorreggere lo smartphone all’interno, inizialmente ero scettico riguardo il sostegno interno dotato solo di una leva, ma Aukey è riuscita a farmi ricredere; il device alloggiato risulta essere molto ma molto stabile!61mhkl5rael-_sl1500_

Compatibilità? Assicurata con tutti i dispositivi mobili che vanno dai 4.7 ai 5.2 pollici, personalmente ho alloggiato un Moto G4 Plus da 5.5 pollici ed il risultato non è stato soddisfacente a pieno, questo per il semplice fatto che il coperchio, date le dimensioni importanti del dispositivo alloggiato, non si agganciava.71fut-h4wrl-_sl1500_

Superiormente è presente una rotellina il cui scopo è quello di modificare la distanza e dunque migliorare il fuoco per una resa visiva migliore, purtroppo non si può modificare il fuoco per entrambe le lenti ma considerando il prezzo del prodotto, non si può certo chiedere la luna! È comodo? Si molto, il tutto viene sorretto da delle stringhe regolabili che passano dietro la testa; le stesse non risultano essere in alcun modo fastidiose! Non essendo realizzato da Harry Potter, questo visore deve pur contenere qualcosa all’interno per entrare nel magico mondo 3D della realtà virtuale.

Iniziamo subito parlando dalla parte che verrà a stretto contatto con il viso, essa è realizzata con una spugna in eco pelle perforata il cui scopo è quello di non creare arrossamenti e sudorazioni durante le varie sezioni di utilizzo. Subito dopo troviamo due lenti luce-trasmissive d’alta qualità.71-s1j7oml-_sl1500_

Conclusione

Stiamo parlando dunque di un prodotto eccellente, ovviamente accompagnato da un buon gioco o video 3D. Il prezzo su Amazon è quello di €18,99.


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Pen Drive Lightning/USB 3.0 da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

Avete un dispositivo Apple e siete stanchi di utilizzare iTunes? Come vi capisco! Menomale che Aukey c’è.. Trovato il problema, subito la soluzione, il magico marchingegno si chiama CB-UD2. Che strano nome, direte, ma di cosa si tratta? Si tratta di una Pen Drive da ben 64 GB con un’uscita Lightning e USB Type-A 3.0; insomma compatibile con ogni dispositivo sul mercato! Scopriamola insieme!

Confezione e contenuto

La confezione è interamente realizzata in cartone bianco con sopra riportata un’immagine dettagliata del prodotto contenuto all’interno, insieme alla penna magica possiamo trovare un laccetto, un manuale per le istruzioni e il cartoncino per la garanzia offerta da Aukey!716uenrmwfl-_sl1500_

Design e funzionamento

L’intero corpo della PenDrive è realizzato in plastica nera lucida di ottima fattura, nonostante i piccoli graffi e ditate che si formano durante l’utilizzo! Sul fronte sono indicizzate alcune caratteristiche che richiamano all’elevata capienza di 64 GB e alla casa produttrice! Agli estremi i connettori sono realizzati egregiamente e la stabilità di connessione con gli smartphone è perfetta!61wxz4diol-_sl1500_ Velocità all’ordine del giorno grazie alla velocità USB 3.0 e anche con iPhone, previa installazione di AGP File, lo spostamento dei file avviene in modo istantaneo! L’applicazione inoltre consente di fare un backup della rubrica e della galleria ogni qual volta si collega la Pen Drive!

Conclusione

Se avete un dispositivo mobile Apple non potete non acquistare questo prodotto, semplicità e funzionalità i presupposti, qualità la sicurezza! Potete acquistare questo prodotto su Amazon al prezzo di €39,99


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Il Serpente Prudente – Dio è un Alieno

n. 10 (21/11/2016)

“Dio è un alieno!

Cercando su youtube qualche video divertente per sorridere un po’, mi sono imbattuto, in maniera del tutto casuale, in alcuni filmati su presunti misteri legati agli alieni: sciocchezze da film di fantascienza di ultima categoria. Tuttavia, qualche filmato mi ha incuriosito più di altri. Mi riferisco a quelli di interviste e conferenze di un ricercatore (sedicente) indipendente, sicuramente ottimo ebraista (non a caso, fino ad un certo periodo, era traduttore per la casa editrice San Paolo), che si chiama Mauro Biglino. Visto il primo video, sono andato alla ricerca degli altri – e sono diverse decine – perché la tesi che questo studioso propone è talmente incredibile da poter sembrare, ai tanti utenti poco informati e poco smaliziati, quasi verosimile!

In soldoni Biglino sostiene che: la Bibbia non è un libro sacro; in essa il termine “dio” nemmeno viene mai scritto e colui che si presenta come YHWH sarebbe uno dei tanti Elohim (che è un plurale e non un singolare) che sono venuti sulla terra da un non meglio precisato punto dell’universo; Adamo ed Eva non sarebbero altro che il frutto di esperimenti genetici condotti sugli ominidi preistorici da questi Elohim alieni, che “realizzarono” l’uomo impiantando nelle scimmiette il loro DNA; l’arca dell’alleanza sarebbe un congegno tipo ricetrasmittente, con il quale YHWH – che alla fine era un capo militare in guerra contro i suoi stessi conterranei alieni – comunicava dalla sua astronave gli ordini impartiti a Mosé & c., che erano una sorta di generali del suo esercito; Sodoma e Gomorra sono state distrutte utilizzando armi laser azionate da navi spaziali; i cherubini sono alieni guerrieri; e in generale ogni qual volta si parla della “gloria” di Dio ci si riferisce a qualche arma micidiale (il cui poter sembra talvolta non controllabile nemmeno da YHWH) che queste creature non umane userebbero contro gli umani; i “carri” sui quali appaiono o vanno via altro non sono che astronavi.

Innanzitutto, la teoria di Biglino – che rinverdisce altre simili ipotesi divulgate soprattutto in America qualche decennio fa (molto nota è la teoria per la quale, quando Ezechiele parla del carro di fuoco e degli angeli che ne uscirono, stia raccontando di un incontro ravvicinato del terzo tipo) – va presa come tale, cioè come una mera ipotesi. Tuttavia, non può essere semplicemente liquidata come una delle tante baggianate di cui è affollato il web, per almeno due ragioni. La prima: Biglino non è un improvvisato dell’ultim’ora, ma una persona di cultura alta, e non a caso documenta le sue ipotesi con tanto di traduzioni dall’ebraico masoretico (avallate, pare, anche da rabbini di alto rango); la seconda: lette in una chiave complessiva, tutte le sue proposte ermeneutiche si legano in uno schema coerente (e coerente anche con i racconti mitologici di altre culture, non ultimi anche Iliade e Odissea), al quale, apparentemente, sembra non possa muoversi alcuna critica. Infine, non si deve dimenticare la premessa dalla quale Biglino parte, e cioè “facciamo finta che la Bibbia non parli per metafore, ma racconti fatti realmente accaduti”.

E allora, “facciamo finta che Biglino abbia ragione”.

Gli Elohim (attenzione: Biglino dice che sono esseri mortali) sono venuti da un altro pianeta (non meglio identificato) a colonizzare la Terra; hanno modificato geneticamente gli ominidi (attenzione: Biglino parla dell’homo abilis, vissuto circa due milioni e mezzo di anni fa), affinché servissero i loro “creatori”; e poi, per ragioni che non si comprendono, avrebbero cominciato a spartirsi la terra in varie regioni, ognuna delle quali controllata da un Eloì di riferimento (per la Palestina, YHWH), e cominciato a guerreggiare tra loro. Echi di queste guerre sono nella Bibbia (da cui manca effettivamente il Libro delle guerre di Yahweh, citato da Numeri 21,14), ma anche nei testi sacri vedici, nei poemi omerici, e in una miriade di rappresentazioni figurative delle civiltà antiche.

Tuttavia, tra l’homo abilis e l’epoca delle narrazioni che conterrebbero questi fatti passano milioni di anni! Perciò, o gli Elohim vivono milioni di anni (il che non può essere perché hanno praticamente il nostro DNA, e guarda caso avevano anche lo stesso DNA delle scimmie, e sono mortali!), o tra quelli che modificarono geneticamente Adamo ed Eva due milioni e mezzo di anni fa e quelli che hanno distrutto Sodoma e Gomorra tremila anni fa circa, ce n’erano diversi che si chiamavano tutti YHWH. Non è più logico dire che gli autori biblici indicavano Dio con un plurale semplicemente perché, dovendo quel concetto contenere “tutto” e avendo le civiltà antiche (compresi i romani, cronologicamente più vicini a noi) scarsa capacità di astrazione dei concetti, lo potevano intendere meglio con un plurale che con un singolare?

Inoltre: è da supporre che il pianeta dal quale questa gente sia venuta, non debba essere granché lontano da noi, considerato che questi vanno e vengono con una certa frequenza, poiché li vediamo apparire e sparire a ciclo continuo (magari è prossimo un loro ritorno). E Gesù sarebbe uno dei tanti di questa gente, apparentemente morto in croce, e poi richiamato sulla sua astronave sotto gli occhi di tutti i galilei sbigottiti (dopo Gesù, anche Dante, a detta di un altro studioso, avrebbe avuto contatti con questa gente, e in particolare il racconto del Paradiso altro non è che un resoconto, in forma di metafore, di questo incontro). Dunque, questi alieni, per poter andare e venire, devono essere vicini: peccato che tra i pianeti del sistema solare non ce n’è nessuno abitato – men che meno da esseri tanto evoluti da saper modificare geneticamente delle scimmie – e la stella a noi più vicina (Proxima Centauri, che dista solo quattro anni luce) non abbia pianeti orbitanti. Quindi: o questa gente si può spostare nello spazio interstellare con la stessa facilità con cui noi andiamo da Frosinone a Roma, o sono venuti qui e non se ne sono mai andati (e quando non li vediamo è solo perché se ne stanno nascosti da qualche parte).

Ancora: nella Bibbia effettivamente si parla dei giganti, che, unendosi alle figlie degli uomini, hanno generato esseri mitici ed eroici. Biglino afferma che Mosé e gli altri potevano perfettamente riconoscere un eloì, dal momento che aveva una struttura fisica diversa da quella degli altri. C’è da credere che fossero loro i “giganti”, da cui sono nati esseri straordinari (non a caso vissuti centinaia e centinaia di anni). Com’è dunque possibile che essi abbiano nel frattempo adattato le loro forme a quelle delle loro vili creature servitrici? Gesù – che come abbiamo detto altro non è che uno di quelli –, a giudicare dai racconti evangelici e (soprattutto) dalle forme dell’uomo della Sindone (anche qui, “facciamo finta che sia un reperto vero”), aveva le fattezze di un normale uomo del suo tempo. Dunque: dobbiamo ritenere che degli esseri alieni, altamente evoluti tanto da viaggiare in breve tempo a distanze interstellari e da individuarci nello spazio, colonizzarci, modificarci geneticamente, vivere milioni di anni, piuttosto che portare le loro creature a più alti livelli di sapienza e di struttura fisica, abbiano preferito diventare essi stessi come le loro creature. Ma anche un bambino capisce che questo è credibile tanto quanto un ricco imprenditore che voglia vivere con lo stesso misero stipendio che paga ai suoi operai!

Biglino dice pure che gli uomini dell’antichità (per esempio gli egizi o i sumeri) avevano straordinarie conoscenze astronomiche. Perciò, non può essere vero che essi credessero a divinità dalla forma di cane (tipo Anubi), o di gatto. Quelle divinità non erano tali, ma erano Elohim alieni.

In realtà le “straordinarie conoscenze scientifiche” dei popoli antichi erano il frutto di un’osservazione empirica della realtà: si consideri che il sacerdote babilonese che calcolava i tempi della prossima eclisse di sole, lo faceva senza avere distrazioni di sorta come rumori di macchine, luci abbaglianti come i lampioni in strada, confusione di idee generata da internet. E, comunque, perché questi alieni, tanto evoluti da fare più viaggi interstellari per venirci a trovare, non hanno perso cinque minuti per spiegare ai nostri antenati che è la Terra a girare intorno al Sole e non il contrario, come quegli antichi popoli fermamente hanno creduto per millenni?

E, le credenze soprannaturali erano il frutto della medesima osservazione della realtà: un cadavere sepolto in terra e consumatosi, è evidente che richiama alla mente l’immagine di un osso spolpato da un cane o da uno sciacallo, per cui è ovvio che il dio della morte degli egizi avesse la testa di un cane che strappa via la carne dall’osso…

Del resto, anche noi oggi possediamo conoscenze scientifiche che ci permetterebbero di vivere come pascià, senza muovere un dito dalla mattina alla sera. Eppure investiamo le risorse a fare la guerra, in nome di quelle stesse divinità che altro non sono che alieni. Non è altrettanto stupido?

Sicuramente, la nostra conoscenza dei fatti storici che vengono raccontati nei testi antichi (biblici o meno che siano) è fortemente compromessa dalla frammentarietà delle informazioni, ma ritenere che per millenni siamo stati fatti oggetto di continue visite di esseri alieni (per i quali la Terra era il cartellone di un grande gioco da tavolo di guerra, tipo “Risiko”) è pazzesco, se non altro perché essi avrebbero dovuto dimorare da qualche parte qui da noi, e invece non ci sono tracce dei loro palazzi (che, date le loro dimensioni non umane, dovevano per forza di cosa essere giganteschi), né hanno mai dimenticato qualche pezzo di ricambio delle loro astronavi, né vi sono raffigurazioni chiare ed inequivocabili (come invece possediamo di tanti altri fatti della vita di quel tempo) che li ritraggano.

Che vi siano altre forme di vita nell’universo è probabile, ma non è certo. E altrettanto probabile che anche queste altre creature, come noi qui, si chiedono se esistono altri essere viventi. Ma, è sicuro che anche per loro sorga e tramonti un sole, anche per loro valgano le leggi della fisica, e quindi molto probabilmente anche loro debbano fare i conti con la sopravvivenza materiale legata al nutrimento. Figuriamoci se possono mai sciupare le loro risorse e il loro tempo a venire a cercare noi, ammesso che abbiano gli strumenti per individuarci e trovarci!

E, infine, sempre facendo finta che Biglino colga il vero, resta aperta una domanda: ammesso che YHWH non è Dio, ma un alieno, chi ha creato YHWH?

Vincenzo Ruggiero Perrino

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Dock MFI per iPhone da NXET – LA NOSTRA RECENSIONE!

Usate spesso il vostro iDevice durante la ricarica? Questo stand prodotto da NXET fa sicuramente al caso vostro!

Confezione e contenuto

La confezione non è la solita realizzata in cartone marrone con delle immagini stilizzate, questa volta l’effetto visivo è già sorprendente. Si sa che l’abito ma non fa il monaco, ma trovarsi dinanzi ad una confezione molto coerente e sobria è sicuramente di buon auspicio!

All’interno abbiamo una distribuzione ordinata e coerente dello stand, esso risulta essere protetto da molte plastiche. A fare compagnia al prodotto in esame sono presenti un cavo (USB Type A – Micro USB) e un libricino per le istruzioni scritto in lingua inglese! Il cavo risulta essere lungo circa 40 cm, esso è di buona fattura e la sua lunghezza consente un utilizzo più dinamico e comodo della Docking Station!

Design e funzionamento

Il corpo dell’intero prodotto è realizzato in plastica dura di ottima fattura, al di sotto troviamo dei gommini antiscivolo dall’ottimo funzionamento. Superiormente troviamo l’estremità Lightning per collegare il nostro dispositivo Apple, tale estremità è regolabile sia in altezza (grazie ad una rotellina posta subito dietro) che di inclinazione (agendo direttamente sull’uscita Lughtning).616aoclkhfl-_sl1200_ L’inclinazione può variare di 30 gradi (+15/-15) e consente in primo luogo di modificare a proprio piacimento la posizione del dispositivo connesso e in secondo luogo di proteggerlo in caso di movimenti bruschi ed involontari.

Avete un iPad? Niente paura, grazie al diametro della base di 8 cm e allo strumento di appoggio con placca gommata non ci sono alcuni problemi nell’alloggiare dispositivi di grandi dimensioni.

La stabilità dunque risulta essere un punto di forza, nonché la ricarica, dato che il prodotto è pensato principalmente per questo scopo!

Siete a conoscenza della certificazione MFI? Bhe, NXET sicuramente si, infatti questa base di ricarica vanta di tale certificazione MFI sta per Made For IPhone, tale certificazione imposta da Apple comporta una serie di misure da adottare per garantire un corretto funzionamento durante la ricarica. Sul retro, poco visibile, è presente l’ingresso Micro-USB per alimentare la base.

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Conclusione

Ve la consigliamo? Dipende sicuramente dalle vostre esigenze!

Oltre ad essere utile può risultare anche idoneo nel caso in cui si cerchi un prodotto di design per abbellire la nostra camera o stazione di lavoro! Potete acquistarla su Amazon al prezzo di €20,87 + €2,99 per la spedizione.


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Cavo Lightning con LED da Vaken – LA NOSTRA RECENSIONE!

Avete rotto il cavo di ricarica del vostro iPhone? Niente paura, Vaken ha pensato a voi realizzando un cavo di ricarica per dispositivi mobili Made in Apple con dei LED che si illuminano, good look!

Scopriamo insieme il prodotto.

Confezione e contenuto

Il prodotto ci arriva in una piccola bustina di plastica trasparente che lascia intravedere il prodotto contenuto all’interno. Superiormente troviamo una striscia blu sulla quale sono state stampate delle diciture che richiamano al nome della casa produttrice e al tipo di prodotto contenuto all’interno.

Design e materiali

Il cavo risulta essere lungo un metro e su tutto il corpo, ricoperto da una plastica dura, sono presenti dei filamenti il cui scopo si presume essere di conduttura per i LED integrati.

Una volta collegato il cavo ad una fonte di alimentazione esso si illumina di un colore blu molto bello, che si va ad intensificare in prossimità dei connettori (USB Type-A – Lightning).514jofq7ql-_sl1000_

Sono rimasto favorevolmente soddisfatto per quanto riguarda la qualità dei connettori, davvero solidi e ben fatti; sembra di trovarsi davanti ad un prodotto premium! Oltre a rilasciare un ottimo feedback visivo la scelta di integrare i LED può risultare utile nel caso in cui si mette il device in carica di notte, infatti può risultare più comodo individuare il cavo e dunque l’AppleDevice.61dophogyl-_sl1001_

Ricordate i cavi che si ingarbugliavano? Con questo cavo sarà solo un brutto ricordo, esso risulta essere solido e resistente, e tale caratteristica ci consente di dormire sogni tranquilli di fianco al nostro cavo. Finché morte non vi separi!

Conclusione

Consigliamo vivamente l’acquisto di questo prodotto, sia per la caratteristica dei LED che per l’ottima fattura e velocità di ricarica e scambio dati. Potete acquistare il prodotto su Amazon al modico prezzo di €9,99


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Lampada con sensore di movimento da Deckey

Dopo svariati tempo, recensiamo nuovamente una lampadina ad infrarossi con funzionalità torcia e controlli manuali; il tutto realizzato da Deckey. Scopriamola!

Confezione e contenuto

La confezione è interamente realizzata in cartone riciclato e riciclabile, sulla stessa possiamo apprezzare delle diciture che riportano al nome della casa produttrice con annesse specifiche riguardanti il prodotto contenuto! All’interno della confezione oltre alla lampadina troviamo delle viti e un forte biadesivo il cui scopo e quello di fissare il prodotto marchiato Deckey ad una qualsiasi parete piatta.

Design e funzionalità

La lampadina è interamente realizzata in plastica di ottima fattura, ricordo che come specificato precedentemente, la parte che emana luce può essere usata separatamente dal blocco inferiore come torcia!

Sul fronte troviamo un bulbo ad infrarossi che rileva movimenti nel raggio di 5 metri e sul laterale uno switch che ci permette di impostare l’accensione fissa (per la torcia), manuale (per usufruire del sensore ad infrarossi) e off per lo spegnimento. Sul retro troviamo uno slot per inserire tre batterie Stilo AA.61tph9gugrl-_sl1500_

La luce LED viene emessa dalla parte bassa in prossimità del guscio, il cui scopo è anche quello di “spargere” la luce restituendo un ottimo feedback visivo! L’auto spegnimento viene effettuato dopo circa 20 secondi dall’ultimo rilevamento di movimento. La luce emessa illumina abbastanza bene in esterna, essa principalmente è calda, diventando fredda alloggiando la parte superiore al guscio! Le dimensioni totali sono pari a 15,5 x 7,5 x 2,8 cm.717lbyvuxll-_sl1500_

Conclusione

Consigliamo vivamente l’acquisto di questa lampadina che può risultare utile in diversi scenari di utilizzo, potete acquistare questo prodotto di Deckey al modico prezzo di €15,99. Aggiungiamo inoltre che durante l’acquisto si possono scegliere tra due varianti che differiscono per la grandezza, ma presuppongo che la luce emanata sia la stessa!


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