Author : Riccardo Petricca

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Accordo Pontificia Università Antonianum e Diocesi-Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

La“buona scuola” e l’insegnamento della religione cattolica

Martedì 19 aprile 2016, dalle ore 15:30, si terrà la giornata di studio La“buona scuola” e l’insegnamento della religione cattolica, organizzata dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Università Antonianum.

L’iniziativa ha ricevuto l’approvazione del Servizio Nazionale per l’Insegnamento della Religione Cattolica della Conferenza Episcopale Italiana come corso di aggiornamento destinato agli insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado.

Programma

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LinkedIn: il Curriculum Vitae del team Pastorale Digitale

LinkedIn: il Curriculum Vitae del team Pastorale Digitale

Se nel 1862, il filosofo Feuerbach affermava che “l’uomo è ciò che mangia”, al giorno d’oggi possiamo adattare questo pensiero sostenendo che l’uomo è ciò che… condivide!

Esiste un social per ogni esigenza: condividere la propria vita, Facebook, condividere la propria immagine, Instagram, condividere pensieri, Twitter, ed interessi, Pinterest… Ma la versione 2.0 dei social è quella che permette di condividere il proprio know how unendo l’utile al dilettevole. LinkedIn, social gratuito (con opzioni a pagamento), nasce nel 2013 in California con lo scopo di far conoscere e condividere le proprie conoscenze e competenze lavorative, creando una rete di contatti professionali per migliorare la propria produttività e guadagnare successo nel mondo del lavoro.

Per iscriversi, basta registrarsi sul sito www.linkedin.com oppure tramite l’app LinkedIn disponibile per Android, iOS e Windows. C’è bisogno soltanto di un indirizzo e-mail, password, foto del profilo e, a differenza di altri social, del Curriculum Vitae. Infatti, la struttura di un profilo LinkedIn è impostata come un CV: contiene una sezione dedicata alle informazioni personali, alla propria formazione, alle proprie competenze, alle esperienze lavorative e di volontariato, alle pubblicazioni ed una sezione di riepilogo in cui riassumere la propria carriera. È possibile inserire, inoltre, dei file di testo e/o multimediali per migliorare l’esperienza di visualizzazione del CV e renderlo più interattivo e coinvolgente. Una volta registrato, il profilo sarà consultabile in tutte le lingue disponibili su LinkedIn (ben 41!) grazie alla traduzione automatica delle informazioni inserite.

Lo scopo, però, non è solo quello di introdurre il proprio CV in una banca dati, anzi LinkedIn lascia all’utente la facoltà di promuovere il proprio profilo nella modalità desiderata. In che modo? Proprio come in qualsiasi altro social network, si è in grado di creare la propria rete importando i contatti da quelli della rubrica dell’indirizzo di posta elettronica utilizzato oppure cercando “manualmente” amici e colleghi. Una rete di amicizie vasta e ben concepita è in grado di fornire più visibilità al profilo. Inoltre i contatti della rete hanno la possibilità di confermare le competenze inserite nel profilo, facendo guadagnare credibilità alla professionalità dell’utente.

Altra funzionalità aggiuntiva è quella di poter visualizzare gli iscritti a LinkedIn che hanno visitato il proprio profilo. Ad esempio, chi cerca lavoro o clienti, può usare la lista delle persone che hanno visitato il suo profilo, per mandare richieste di connessione, domande o offerte di lavoro. Ma quello che per alcuni è un vantaggio per altri può essere una seccatura, per cui è possibile disabilitare questa funzione nella sezione relativa alla privacy. A seconda delle competenze, del percorso di studi e delle attività lavorative, LinkedIn suggerisce anche l’iscrizione a gruppi o il “following” di pagine per essere sempre aggiornati sulle news del mondo del lavoro o del settore di interesse.

Da poche settimane, anche il team di Pastorale Digitale è approdato sul social network professionale per eccellenza. La vastità dell’universo LinkedIn, le numerose funzionalità e le potenzialità che ne derivano permettono al team, che copre i settori del giornalismo, della grafica, dell’informatica (intesa sia come sviluppo digitale che utilizzo del mezzo internet per la diretta streaming di eventi) e della fotografia, di farsi conoscere a livello nazionale come organizzazione che “opera nel web a servizio della propria diocesi” secondo il progetto definito alla nascita della Pastorale Digitale: “ogni diocesi dovrebbe perciò sviluppare un piano pastorale integrato per la comunicazione, preferibilmente con la consulenza sia dei rappresentanti delle organizzazioni cattoliche, internazionali e nazionali, che si occupano di comunicazione, sia dei professionisti dei media locali. Il tema della comunicazione dovrebbe inoltre essere tenuto presente nella formulazione e nella realizzazione di tutti gli altri piani pastorali, compresi quelli relativi al servizio sociale, alla didattica, e alla evangelizzazione”.

Se si vuole trovare un’analogia tra social e mondo del lavoro, Twitter, Facebook e lo stesso sito della Diocesi rappresentano il portfolio (elenco dei lavori svolti da un professionista, eventualmente corredato di immagini esplicative – NdA) mentre LinkedIn è il Curriculum Vitae del team Pastorale Digitale.

Tornando, quindi, alla citazione iniziale, se Feuerbach intendeva dire che per pensare meglio, bisogna mangiare meglio, LinkedIn è l’espressione che per migliorare la propria posizione lavorativa bisogna non solo mettere in rete le proprie conoscenze ma condividerle ed imparare dalle esperienze degli altri, proprio come la Pastorale Digitale fa quotidianamente nel proprio servizio alla diocesi.

Deborah Casinelli

Responsabile diocesana di LinkedIn

 

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Sostieni l’Antonianum

Sul sito della Pontificia Università Antonianum è stata appena pubblicata la campagna di raccolta fondi per l’anno 2016. http://www.antonianum.eu/it/attivita/4520/Sostieni-lAntonianum

La notizia è stata pubblicata sulla nostra pagina facebook

I proventi della raccolta, su suggerimento dei donatori, potranno essere indirizzati: a) alla tutela del diritto al Sapere attraverso il finanziamento delle borse di studio; b) alla creazione di nuove cattedre e all’ampliamento dell’offerta formativa; c) al finanziamento dei progetti di ricerca e delle attività a essi collegati, come pubblicazioni o conferenze, convegni, giornate di studio e simposi; d) all’incremento o alla conservazione del patrimonio librario della nostra biblioteca.

http://www.antonianum.eu/it/attivita/4520/Sostieni-lAntonianum

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Il Pentateuco (Torah) fra ebraismo e cristianesimo

La Pontificia Università Antonianum Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia, Studium Biblicum Franciscanum (SBF) organizza il 41° convegno nazionale sul tema: “Il Pentateuco (Torah) fra ebraismo e cristianesimo”, aperto agli insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado, che si svolgerà presso la sede stessa dell’Università (Via Dolorosa) POB 19424-9119301 Jerusalem Israel dal 29 marzo al 1 aprile 2016.

6831-Pontificia Università Antonianum Gerusalemme marzo aprile 2016

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Arricchirsi vicendevolmente: famiglia e vita consacrata nell’unico corpo di Cristo

Giovedì 17 marzo 2016, alle ore 9:00, si terrà la giornata di studio Arricchirsi vicendevolmente: famiglia e vita consacrata nell’unico corpo di Cristo, organizzata dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum.

Nel corso della giornata, articolata in due sessioni, mattutina e pomeridiana, dopo i saluti della prof.ssa Mary Melone, Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, del prof. Luca Bianchi, Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità, e di Remo Di Pinto, Presidente dell’Ordine Francescano Secolare, interverranno tra gli altri il prof. Roberto Pasolini e mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano

http://www.antonianum.eu/pdf/304.pdf

http://agensir.it/quotidiano/2016/3/5/vita-consacrata-antonianum-il-17-marzo-la-giornata-di-studio-arricchirsi-vicendevolmente/ 

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Sacra Famiglia

Sacra Famiglia di Vincenzo Ruggiero Perrino Episodio 2

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 2

Cantiere di Sepphoris, anno 1 a. C.

«Oggi è stata più stancante del solito», dice uno degli operai del cantiere di Sepphoris rivolto a Giuseppe.

«Hai ragione, amico mio. Con questo caldo non si lavora bene», replica l’altro.

«Ogni giorno che torno a casa dalla mia famiglia, ringrazio Dio di avere un lavoro che mi consente di non far mancare niente a mia moglie e ai miei figli».

«Già. Tanti restano sfaccendati e le autorità non si curano del fatto che non lavorano e non hanno di che vivere».

«Cosa vuoi che importi a loro? Mangiano e bevono senza muovere un dito!».

«Una guerra qua, una guerra là e i romani si sono assicurati il loro bottino; Erode e i dignitari della sua corte vivono agiatamente di rendita; i sacerdoti del tempio vivono in morbide vesti e hanno i primi posti nei banchetti, e chi ne fa le spese siamo noi poveracci che dobbiamo sgobbare!».

La conversazione tra i due lavoratori è provvidenzialmente interrotta dall’arrivo di Gesù. Infatti, alcuni tra gli operai, per farsi belli con i padroni, non indugiano nell’andare a riferire frasi ingiuriose o polemiche per far cacciare via o arrestare i facinorosi. Il bambino, quella mattina, aveva accompagnato il padre sul cantiere e aveva poi trascorso la giornata in compagnia dei nonni materni, Anna e Gioacchino. Fatta l’ora del rientro a Nazareth, è venuto da Giuseppe, per tornare a casa con lui.

«Papà!», lo chiama.

«Ragazzo, siamo pronti. Torniamo a casa!».

«Sì».

«Che hai fatto di bello dai nonni?», chiede il papà, strada facendo.

«Il nonno mi ha portato nei suoi campi, e mi ha fatto conoscere i contadini che lavorano per lui. Uno di loro mi ha fatto anche gettare dei semi nel campo».

«Ti sei divertito?».

«Sì. Anche se, parte dei semi sono caduti lungo la strada; un’altra parte è caduta tra le rocce; un’altra ancora in un punto dove il terreno – almeno come mi ha detto quel contadino – non è molto profondo; altri semi mi sono caduti tra le spine».

«Insomma, come contadino hai ancora da imparare», ridacchia Giuseppe.

«Non direi. Gran parte dei semi l’ho seminata bene, e darà molto frutto».

«Sì, ma quello che hai lanciato sulla strada o tra le pietre, andrà perduto».

«Beh, quello dipende dalla strada e dalle rocce, non dal seme, non credi? Cioè, se il seme è sempre lo stesso, e pure il seminatore, il problema non è del seme o del seminatore, ma del posto dove il seme cade».

Giuseppe rimane sorpreso dalla sagace risposta del ragazzo.

«Dai, tranquillo pa’, tra una ventina d’anni ti sarà tutto più chiaro», dice il ragazzo.

Cammina cammina, padre e figlio giungono lungo la strada consolare che li avrebbe condotti a casa. Avrebbero impiegato circa un’ora per raggiungere Maria e riunirsi finalmente per la cena. In lontananza, dalla parte del grande mare, Giuseppe si accorge che c’è un po’ di gente. E più si avvicina, più si rende conto che di gente ce n’è veramente tanta, e ci sono pure parecchi soldati romani, schierati come in assetto di guerra.

«Pa’, che succede?».

«Non lo so, Gesù».

«Sembra tanta povera gente».

«Hai ragione, ma da come vestono non direi che siano ebrei».

«E chi sono?».

«Per saperlo bisogna andare a vedere».

Giuseppe e suo figlio avanzano il passo e giungono quasi in prossimità della riva, laddove c’è una moltitudine di gente, stanca ed affamata, scesa da un paio di grosse imbarcazioni, e un buon numero di soldati romani, lance in resta, che li sorvegliano e non li fanno muovere, in attesa che arrivi il capo del pretorio.

Come è usuale in casi del genere, si è formato un piccolo gruppo di persone che assiste agli eventi, curiosa di vedere cosa succede e che deciderà il capo del pretorio.

«Chi sono quelle persone?», chiede Giuseppe ad uno che era lì già da prima.

«Ho sentito che sono profughi che vengono da un’isola del Mediterraneo».

«Profughi?».

«Sì, scappano dalla loro isola, dove c’è un tiranno che li perseguita, e sono approdati qui, sperando di trovare accoglienza e di che mangiare».

«In effetti, non mi sembra che stiano in grande forma».

Mentre il padre conversa con quell’altro, Gesù si allontana poco più in là, incuriosito da un soldato che minaccia una donna di tornare al suo posto. Il soldato, piuttosto nervosamente, grida alla donna di rimettersi dov’era; quella, che per la fame a stento si regge in piedi, implora il soldato di dare un sorso d’acqua al bambino che tiene in braccio; il soldato intima nuovamente alla donna di sedersi.

Gesù richiama l’attenzione del soldato: «Bella forza! Tu, grande e grosso, te la prendi con una donna indifesa e oltretutto indebolita dalla fame e dalla sete!».

«Cosa vuoi, moccioso?», chiede con tono sgarbato il soldato.

«Io? Nulla! Sto tornando a casa con mio padre; abbiamo visto questi naufraghi e ci siamo avvicinati per vedere che succede».

 «Non sono naufraghi. È solo gentaglia che scappa da un’isola del Mediterraneo, e vuole essere accolta qui».

«E allora?».

«Allora niente! Non ce li vogliamo qui!».

«Non ce li vogliamo, chi?».

«Noi, i padroni di questa terra».

«Ma questa terra non è del popolo di Israele?».

«Ragazzino, tu fai troppe domande», il tono del soldato si fa minaccioso.

«Veramente sei tu che dai risposte sbagliate».

In quella, Giuseppe si avvicina a Gesù e, presolo per un braccio, lo trascina via.

«Sei matto a metterti a fare domande ai soldati romani?».

«Ma, pa’, quello ha detto un sacco di sciocchezze, e si comporta pure male!».

«Aspetta, sta arrivando il capo del pretorio. E c’è anche il sommo sacerdote!».

Così, padre e figlio ritornano tra la folla di curiosi per vedere che soluzione troveranno le autorità per quella situazione tanto particolare. In men che non si dica, entrambi, valutate le parole dei soldati che spiegano l’accaduto, decidono che, fame o non fame, caldo o non caldo, tutta quella gente deve essere messa di nuovo sulle loro misere barche e rispedita da dove vengono.

«Chiediamo solo accoglienza! L’isola dalla quale veniamo è povera e governata da un dittatore che ci tratta come bestie!», protesta qualcuno.

«Qual è la vostra isola?», chiede il capo del pretorio.

Quelli glielo dicono. E lui, con una risata di scherno, commenta: «È una delle isole che Roma ha conquistato tanto tempo fa, governata da un soldato molto severo».

«A noi israeliti non importa. Qui non ce li vogliamo! Ci bastano i nostri poveri! Non ne vogliamo degli altri da fuori»: ora anche dalla folla cominciano le voci di protesta.

«Li senti?», dice il sommo sacerdote al capo del pretorio. «Non indugiare, mandali via!».

Allora, Gesù, riesce di nuovo a svincolarsi da Giuseppe e corre verso il centro della contesa. Evita pure due soldati, e, salito su una pietra, comincia a dire a gran voce:

«Si può sapere di che parlate? Fame? Sete? Ma quando mai qui è mancato di che mangiare? Non sarà tanto, ma di certo non si muore di fame, né i romani ci trattano da bestie, come il signore dell’isola di questi poveretti tratta loro! Io vi dico che questa gente non è venuta via dalla loro terra a cuor leggero. Avranno lasciato lì i loro familiari, i loro amici, le loro cose. Anche il popolo di Israele ha conosciuto la schiavitù, e questo è quello che ha imparato? A non accogliere il prossimo che ha fame? Capisco che siano tanti, ma i potenti di questo tempo non mi sembrano capaci di garantire loro una vita dignitosa nel loro paese. Anzi, i soldati sono andati lì a depredare tutto, ad affamarli, e ora che sono scappati volete ricacciarli nella loro fame? In fondo, che chiedono? Solo di mangiare. Mica hanno detto che vogliono cibo in cambio di nulla. Lavoreranno e darete loro il giusto».

Dopo un attimo di silenzio, i soldati e i capi del popolo scoppiano in una gran risata.

«Sentitelo, il saputello! Torna dalla mamma, ragazzino!».

Giuseppe, intanto, ha raggiunto il centro anche lui, prende Gesù e lo tira via dalla pietra sulla quale è salito per parlare. Mentre lo trascina via, rimproverandolo duramente per quello che ha fatto, uno dei patrizi romani che aveva sentito il discorso di Gesù, prende la parola:

«Io dico che il ragazzino ha ragione! Possiamo prendere gli uomini a lavorare nelle nostre terre, così si guadagneranno il cibo che mangeranno!», e detto questo fa cenno ad alcuni di loro di seguirlo.

Un altro, un membro del sinedrio, pure si fa avanti e dice: «Anch’io sono d’accordo. Venite con me, lavorerete nei miei campi e vi darò di che mangiare e di che bere».

Giuseppe si volta a guardare la scena, non credendo ai suoi occhi.

«Dai, pa’, sembra che la cosa si sia risolta. Andiamo a casa che poi mamma chi la vuole sentire che torniamo sempre tardi?», dice Gesù riprendendo il cammino verso Nazareth.

Giuseppe affianca il ragazzo, e insieme camminano in direzione di casa. Mentre, alle loro spalle la situazione si normalizza e tutti i profughi trovano accoglienza, il padre dice:

«Poi, un giorno mi spieghi come ti vengono certe idee».

«Sì, poi un giorno ti dico…».