Author : Riccardo Petricca

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Le cinque vie di Firenze e la Pastorale Digitale

13 novembre, ultimo giorno del Convegno di Firenze: è il momento di tirare le somme di tutto il lavoro dell’assemblea e dei duecento tavoli dei gruppi che hanno lavorato sulle cinque “vie” del nuovo umanesimo: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Mi libero da altri impegni e mi metto a seguire attraverso la diretta di Tv2000. Ed è bellissimo. Un lungo momento, nel perfetto rispetto dei tempi programmati, di approfondimento e al tempo stesso di sintesi, ricco di suggestioni, di idee, di spinte innovative. Interessantissimo.
Ma in particolare, osservando dall’ottica della Pastorale Digitale in cui la nostra Diocesi sta investendo tanto e a cui ho l’onore di collaborare, mi rallegra constatare quante volte i 5 relatori hanno additato l’ambiente digitale come mondo e strumento di evangelizzazione e comunione. Sono i relatori che hanno presentato, prima delle conclusioni finale del Card. Bagnasco, una sintesi di quanto si è detto nei gruppi di lavoro e le proposte emerse.

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Il primo verbo su cui riferire è il verbo USCIRE e a presentare sintesi e proposte è Don Duilio Albarello, Docente di Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. Ebbene, quando arriva a indicare delle “Linee di azione”, dice: «La corresponsabilità è chiamata ad esprimersi anche attraverso la costruzione di una rete tra le comunità ecclesiali. A tale riguardo, uno strumento concreto potrebbe essere la creazione di un sito in cui, stabilmente, tutte le diocesi italiane condividano tanto sollecitazioni spirituali quanto iniziative di tipo pastorale. Il fine sarebbe quello di favorire un interscambio di “modalità di uscita” innovative ed efficaci, nonché un dono reciproco tra le diocesi di operatori pastorali esperti in determinati ambiti. Mettere in rete infatti significa anche mettere in comunione i percorsi della vita delle Chiese locali. Più ampiamente, significa promuovere una pastorale in prospettiva digitale, necessaria per l’indole di una Chiesa aperta e in dialogo soprattutto con i giovani».

2-annunciare-Marcacci-300x200

Segue la Prof.ssa Flavia Marcacci, Docente di Storia del pensiero scientifico presso la Pontificia Università Lateranense, che illustra ciò che riguarda la via dell’ANNUNCIARE ed illustrando le proposte dei gruppi, afferma: «Infine è stato manifestato grande interesse alla questione dei linguaggi: occorre che siano chiari e diretti, semplici e profondi, capaci di portare a tutti la Parola. È così profonda la sete di Parola che si chiede di condividerla e non riservarla ai soli specialisti, pur riconoscendo l’importanza del loro lavoro… Annunciare significa agire, decentrarsi, aprirsi a tutti… Occorre saper abitare i social, affinché diventino luoghi di reale dialogo e annuncio positivo e formativo», e vanno «valorizzati la stampa e i media di ispirazione cristiana». Aggiunge ancora: «L’apertura richiesta dalla Parola porterà a rendere “piazze di incontro” gli Oratori, ma anche a creare nuovi spazi di condivisione e di scambio nel territorio, arricchiti dalle strade del web».

3-abitare-Fabris-300x200

A relazionare sull’ABITARE, è stato Adriano Fabris, Ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Pisa che, esaltando lo stile sinodale che ha caratterizzato tutto il convegno, ha voluto offrire, non potendo riferire su tutto quanto è stato detto perché impossibile da sintetizzare in poco spazio, quelle proposte di “sogno di chiesa” che, come il lievito madre, possano dare nuova vita e nuovi frutti una volta riportate nelle realtà locali. «Sogniamo una chiesa capace di abitare in umiltà, che, ripartendo da uno studio dei bisogni del proprio territorio e dalle buone prassi già in atto, avvii percorsi di condivisione e pastorale, valorizzando,gli ambienti quotidianamente abitati”, ognuna nel proprio spazio-tempo specifico e rendendo così ciascuno destinatario e soggetto di formazione e missione [EG, 119-121]». E l’ambiente digitale è davvero un ambiente “quotidianamente abitato” da molti!

4-educare-DelCore-300x200

Suor Pina Del Core, Preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, relazionando sulla quarta via, EDUCARE, indicando anche lei come metodo esemplare quello della ‘sinodalità’ che permette una “relazione diretta e accogliente” che arricchisce e fa crescere insieme, ha tracciato le linee principali di azione, tra cui i nuovi linguaggi nell’educazione. «Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie comunicative sono una splendida risorsa per l’educazione e per l’evangelizzazione, ma sollecitano una più qualificata formazione critica e propositiva degli educatori e dei formatori». E sugli “Ambienti digitali” ha detto: «Va studiato l’apporto degli ambienti digitali e il loro influsso nelle modalità di apprendimento e di relazione dei ragazzi e dei giovani. Il web non va solo studiato criticamente, ma va usato creativamente, valorizzando le culture giovanili. I media ecclesiali e le tecnologie digitali possono inoltre offrire un prezioso aiuto per la condivisione delle buone pratiche e il collegamento tra le realtà educative». Parlando infine delle scelte di impegno, ha suggerito: «Dare vita a un portale informatico per divulgare le buone pratiche e favorire le occasioni di scambio tra le diocesi e le realtà ecclesiali. Si tratta di una risposta al bisogno di forum – una sorta di piazze – in cui discutere, fare insieme, verificare il cammino a partire dalle buone pratiche esistenti».

5-trasfigurare-Boselli-300x200

Goffredo Boselli, Liturgista, monaco di Bose, ha svolto l’ultima relazione, sul verbo TRASFIGURARE, cominciando con il ricordare che « Gesù di Nazaret nei suoi incontri quotidiani, nel suo sguardo sul mondo e l’umanità, non ha mai lasciato cose e persone come le aveva trovate, ma ha trasfigurato tutto e tutti. Ha fatto nuove tutte le cose. È il Signore che trasfigura, non siamo noi! Bisogna allora lasciarsi trasfigurare e non ostacolare l’opera di Dio in noi e intorno a noi, ma saperla piuttosto riconoscere e aderirvi». Ha poi segnalato “tre fatiche”: un attivismo talvolta eccessivo (a cui corrisponde una domanda di interiorità venuta soprattutto dai giovani), una insufficiente integrazione tra liturgia e vita (sperimentata come una mancanza di coinvolgimento esistenziale del credente), una certa frammentarietà della proposta pastorale, per cui ha invocato “un profondo rinnovamento che coinvolga tutti, pastori e fedeli nella preparazione e nell’intelligenza della liturgia“. Non ha parlato esplicitamente del digitale, ma mi è sembrato che il metodo che suggeriva si adattasse perfettamente agli operatori della Pastorale Digitale, anche loro chiamati a “trasfigurare”. Quando ha indicato che la pietà popolare va “vissuta come un’opportunità e non come un problema pastorale”, mi ha fatto pensare ai tanti servizi fatti sul nostro sito diocesano sulla Peregrinatio in Diocesi della Madonna di Canneto, con la speranza che abbiano potuto aiutare le persone ad aumentare la loro Fede, a sentire più forte il senso di appartenenza ad una comunità radicata sul territorio, a migliorare la coscienza civile e a tenere i legami tra le generazioni.
Quando ha fatto tre “consegne”: che il “rinnovamento liturgico del Concilio è una realtà in atto che chiede a noi fedeltà e responsabilità“; che “la Chiesa che celebra e che prega è anche la Chiesa in uscita e che l’azione sacramentale è essa stessa scelta missionaria di una Chiesa dalle porte aperte che incontra i lontani e trasfigura i luoghi dove la vita accade”; e infine che ” far vivere l’umanità della liturgia è il compito che ci attende”, è come se avesse parlato a noi, che attraverso gli articoli e le immagini che pubblichiamo, possiamo contribuire a “trasfigurare” la vita, a fare “un cammino di umanizzazione evangelica”.
E ha concluso: «“La relazione – è stato detto nei gruppi – è lo stile del trasfigurare”. Una relazione che è fatta di gesti semplici, ordinari e insieme straordinari per la carica di umanità che trasmettono. “Occorre ritornare alla stanza al piano superiore” in cui Gesù ha celebrato l’ultima cena lavando i piedi ai discepoli. La cura delle relazioni e la tenerezza nel modo di presentarci, ci facciano sentire compagni di viaggio e amici dei poveri e dei sofferenti».
Questo, e lo stile della condivisione e della sinodalità, viene richiesto anche a noi, affinché il servizio di pastorale digitale che svolgiamo sia di evangelizzazione e di comunione e porti dei frutti spirituali a noi stessi e a quanti, dovunque si trovino nel mondo, si collegano con noi. E’ un impegno ed una responsabilità. Il V Convegno Ecclesiale nazionale ha parlato anche a noi.

Adriana Letta

Foto di  www.firenze2015

bagnasco

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Pastorale Digitale Prof Ivan Colagè Antonianum

Intervista al prof. Ivan Colagè

Intervista al prof. Ivan Colagè in attesa della conferenza pubblica “Antropologia e cristologia: tradizione e prospettive odierne”, organizzata dalla Pontificia Università Antonianum con il supporto della John Templeton Foundation.

https://www.youtube.com/watch?v=1C3z7ecVebI

 

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Ascoltare le opinioni sul web per fare pastorale: la proposta del Cop

Da una tesi di laurea ReliSA V, software per effettuare “sondaggi” in automatico

Un software per “studiare le opinioni religiose” sul web. Una sorta di strumento per effettuare “sondaggi” in automatico, analizzando le opinioni presenti nei forum religiosi. Lo scopo? Favorire una pastorale al passo con i tempi, capace d’intercettare i fronti caldi dell’opinione pubblica, guardando in particolare a quella nuova frontiera che è il “continente digitale”. È la proposta del Centro di Orientamento Pastorale (COP), grazie al contributo di Fortunato Ammendolia, animatore della cultura e della comunicazione e webmaster COP, fresco di laurea in Informatica all’omonimo dipartimento dell’Università di Bari.

«La conoscenza dell’opinione pubblica – spiega mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del COP – serve ad avere consapevolezza di quali siano le domande, i bisogni e le problematiche del popolo di Dio. Non per adeguarsi, ma per rispondere meglio alle richieste della gente, mettendo in campo progetti di formazione cristiana molto concreti, legati alla vita e ai bisogni reali delle persone. Non dimentichiamo che il popolo di Dio è anche sorgente d’ispirazione: il Signore parla attraverso il suo popolo».

Il Centro di Orientamento Pastorale dal 1951 propone alla Chiesa italiana di fare ricerca e riflessione pastorale considerando anche i sondaggi d’opinione. E oggi l’analisi di forum religiosi è interessante sia dal punto di vista pastorale sia da quello scientifico.

Allo studio delle opinioni religiose come «proposta per un agire pastorale che si avvale anche dell’opportunità delle comunità online» Ammendolia ha dedicato la tesi di laurea, peraltro nell’imminenza del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, i cui cinque ambiti – uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare – «vanno declinati anche nell’ambiente web 2.0, perché anche lì il farsi prossimo non può prescindere dall’ascolto delle differenze».

Il campo di studio è quello della “sentiment analysis”, che analizza le opinioni, le valutazioni, le attitudini e le emozioni della gente nei confronti di entità e di aspetti a esse inerenti, e per renderla possibile è stato “scritto” il software ReliSA V (sigla che sta per Religious Sentiment Analysis, mentre la V è un tributo a Volconvo, sito pensato per un dibattito in inglese, rispettoso e ben ragionato, su temi controversi che interessano la vita dell’uomo, delle comunità e dei Paesi).

«L’analisi automatica di opinioni espresse in forum religiosi – osserva Ammendolia – può essere di supporto ai più tradizionali sondaggi d’opinione: con essa, infatti, si possono cogliere realtà e opinioni non previste dai ricercatori», oltre ad azzerare la variabile temporale, dal momento che un’analisi automatica «aiuta a monitorare la realtà quasi all’istante, a cogliere i cambiamenti di opinione in dipendenza di eventi o messaggi».

Quali le implicazioni concrete? Un operatore pastorale impegnato a moderare una discussione online potrebbe voler conoscere come la discussione evolve nel tempo. Un’analisi automatica gli permetterebbe di cogliere, ad esempio, quale messaggio ha causato reazioni e di che tipo, quali parti della discussione sono maggiormente seguite, quali sono i principali argomenti e se i partecipanti sono interessati.

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Attesa finita: pronti a tuffarsi nell’umano

Francesco mette piede per la prima volta in terra toscana, prima a Prato e poi a Firenze. Incontra il mondo del lavoro (anche di quello che non c’è), gli immigrati, prega con i malati, pranza con i poveri, celebra l’Eucarestia con i pastori e i fedeli delle Chiese che sono in Toscana. Ma soprattutto indica la strada ai cattolici italiani

Ci siamo. Il “Convegno” sta per iniziare. Il Papa è in arrivo. La Toscana si appresta a vivere un momento storico. Non è esagerato pensarlo. La Chiesa italiana si riunisce a Firenze per confrontarsi sulla complessità del momento presente e per progettare la pastorale del prossimo decennio. Lo fa nel nome dell’umanesimo, che è e resta cristiano. corsivo

Ci siamo. Il “Convegno” sta per iniziare. Il Papa è in arrivo. La Toscana si appresta a vivere un momento storico. Non è esagerato pensarlo. La Chiesa italiana si riunisce a Firenze per confrontarsi sulla complessità del momento presente e per progettare la pastorale del prossimo decennio. Lo fa nel nome dell’umanesimo, che è e resta cristiano

Francesco mette piede per la prima volta in terra toscana, prima a Prato e poi a Firenze. Incontra il mondo del lavoro (anche di quello che non c’è), gli immigrati, prega con i malati, pranza con i poveri, celebra l’Eucarestia con i pastori e i fedeli delle Chiese che sono in Toscana. Ma soprattutto indica la strada ai cattolici italiani.

C’è molta attesa per quello che il Santo Padre dirà ai delegati delle diocesi al Convegno ecclesiale nazionale. È inevitabile che sia lui, arrivando praticamente all’inizio dei lavori, a dare il senso a un’assise che deve affrontare, come è stato spiegato, il trapasso culturale e sociale che caratterizza il nostro tempo e che incide sempre più nella mentalità e nel costume delle persone, sradicando a volte principi e valori fondamentali per l’esistenza personale, familiare e sociale. I delegati, riuniti in piccoli gruppi, lo dovranno fare leggendo i segni dei tempi e parlando il linguaggio dell’amore. Non sarà quindi un convegno come tutti gli altri. Non ci sarà chi enuncia e chi ascolta. Sarà partecipato e condiviso, anche nello stile e nell’organizzazione, perché dopo questi giorni saremo tutti chiamati concretamente a uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. A ricostruire una mentalità di fede capace di confrontarsi con la cultura attuale. A fare opere di umanizzazione di ciò che appare oggi disumano.

La culla stessa dell’umanesimo, la città di Firenze, sarà chiamata a interagire. Presenterà il suo volto più bello, quello del sacro che diventa umano. Con trenta incontri in altrettanti luoghi significativi aiuterà gli ospiti a guardare al passato, ma anche al presente, per costruire un futuro migliore. A sua volta dovrà rinnovarsi, contribuire alla vera umanità, allo spirito di condivisione, alla fraternità. Lo stesso dovrà fare la città di Prato, che il suo Vescovo definisce “laboratorio difficile e bello, complesso e affascinante per sperimentare l’integrazione, la convivenza, la pace”.

Dall’incontro con Papa Francesco e dalla “contaminazione” del Convegno ecclesiale nazionale, le Comunità toscane, e insieme a loro tutte le Chiese in Italia, dovranno ripartire dialogando con chi si dichiarerà disponibile, rilanciando la prospettiva di un nuovo umanesimo, che unisca e non divida, che accolga e non escluda, un umanesimo che faccia respirare il senso dell’eterno anche nelle attività di tutti i giorni.

Poi, senza riprendere fiato, ci tufferemo nel Giubileo della misericordia, in quell’anno in cui dovremo lasciarci sorprendere da Dio. E quella sì che sarà aria buona da respirare a pieni polmoni: momento ideale per un’inversione di marcia, per una conversione, per un cambiamento di vita, per un autentico nuovo umanesimo perché la misericordia è la via che unisce Dio e l’uomo.

 

Andrea Fagioli – SIR

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Pastorale Digitale Pontificia Università Antonianum dialogo interreligioso

Uomini e credenti nella storia. La testimonianza a Dio di cristiani e musulmani nella realtà contemporanea

La Pastorale Digitale vuole invitare tutti a questa importante serie di eventi e conferenze a cui sarà presente e che promuove.

Invito rivolto alla Diocesi (Parrocchie, Associazioni, Scuola di Formazione Teologica, Studenti universitari) al ciclo di conferenze Uomini e credenti nella storia. La testimonianza a Dio di cristiani e musulmani nella realtà  contemporanea novembre 2015/marzo 2016. Primo incontro Giovedì 12 novembre 2015, ore 17.30 Prof. Samir Khalil Samir SJ Pontificio Istituto Orientale, Roma  La questione del Testo Sacro e della sua esegesi nella storia dell’Islam.

In allegato il depliant delle conferenze e la locandina

depliant Cattedra DIALOGO 2015 locandina Cattedra Dialogo 2015

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Pastorale Digitale Pontificia Università Antonianum

Antropologia e cristologia: tradizione e prospettive odierne

Il Team della Pastorale Digitale vuole promuovere un importante evento a cui sarà presente.

Invito rivolto alla Diocesi (Parrocchie, Associazioni, Scuola di Formazione Teologica, Studenti universitari) al seguente evento: Martedì dicembre 2015, alle ore 17:30, presso l’aula San Francesco dell’Auditorium Antonianum si terrà la conferenza pubblica Antropologia e cristologia: tradizione e prospettive odierne.

Nel corso dell’iniziativa, presieduta da S.E. Sig. Daniele Mancini, Ambasciatore della Repubblica Italiana presso la Santa Sede, interverranno il prof. Ivan Colagè, Direttore del progetto “Specificità umana” della Pontificia Università Antonianum, la prof.ssa Mary Melone, Rettore Magnifico della stessa Università, e il prof. Niels Henrik Gregersen, docente di teologia sistematica presso l’Università di Copenhagen.  Per approfondimenti: http://www.antonianum.eu/pdf/281.pdf

La partecipazione alla conferenza Antropologia e cristologia: tradizione e prospettive odierne è libera: è comunque necessario segnalare la presenza compilando il modulo al seguente link http://www.antonianum.eu/it/attivita/4295/Antropologia-e-cristologia

 

 

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Pastorale Digitale Andiamo Avanti con serenità

Andiamo avanti con serenità e determinazione

Venti tempestosi agitano le cronache dei nostri giorni, fatti atroci e preoccupanti non solo lontano da noi ma anche vicino, e notizie inquietanti si susseguono, a togliere il respiro, a stravolgere la “quotidianità” della vita, a rapire la fiducia e la speranza alla gente comune. E’ il caso dei tanti, troppi esempi di corruzione e malversazione da parte di amministratori disonesti di alto livello ma anche di livello più basso, ma anche di semplici cittadini che frodano lo Stato per interesse particolare, magari per piccole cifre mensili (come i falsi invalidi).

Se da una parte c’è la soddisfazione e l’orgoglio del successo di Expo e dei sintomi di uscita dalla crisi, resta però in tutti lo sconforto per un apparente sfacelo, anche la natura pare voglia presentare il conto da pagare per tutti i dissesti idrogeologici provocati o quanto meno non evitati da scelte miopi e/o scellerate.

In un quadro così desolante non poteva mancare l’attacco alla Chiesa. L’arresto del monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda e di Francesca Immacolata Chaoqui, ha segnato il cosiddetto nuovo scandalo Vatileaks: documenti riservati sono stati sottratti e conversazioni private del Papa sono state registrate di nascosto e passate a giornalisti che ne fanno uso per i loro libri di imminente pubblicazione (Via Crucis di Gianluigi Nuzzi, conduttore di “Quartogrado” su Rete4, e Avarizia del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi).

Naturalmente una notizia così non poteva non essere ripresa ed utilizzata, spesso strumentalmente, dai media, ghiotto boccone per il circuito mediatico e soprattutto per chi ci vuole speculare sopra. Gli autori dei due volumi, ognuno per proprio conto, affermano che ciò che dicono nel loro libro di inchiesta sugli scandali finanziari in Vaticano sono una ricerca di verità e dunque “a fin di bene”. Ma una (presunta) verità ottenuta tramite passaggi illeciti di informazioni e quindi con la slealtà, la frode ed il tradimento della fiducia è davvero un bene?

Molti commentatori argomentano che lo scandalo è frutto di una forte resistenza, interna al Vaticano, agli sforzi di riforma delle finanze vaticane del Pontefice, parlano di intrighi e lotte interne, da parte di gruppi di interesse tradizionalisti, intorno a Francesco ed alla sua spinta riformista che ha scosso la Curia. Non manca, ovviamente, il riferimento allo scandalo del corvo Paolo Gabriele, il maggiordomo di Papa Benedetto XVI, alle dimissioni di quest’ultimo, alle operazioni della Curia e dello Ior, istituzioni a lungo contaminate da scandali e corruzione. Un quadro a tinte fosche e scandalistiche dipinge la Chiesa come un ambiente fatto soprattutto di, invidie, divisioni, fazioni, che si oppongono alle spinte di riforma verso la trasparenza di Papa Bergoglio. “Un attacco alla Chiesa” l’ha definito Mons. Galantino, Segretario generale della Cei.

E’ davvero un quadro sconfortante, che vuol togliere fiducia anche nella Chiesa. Qual è il nostro atteggiamento di cristiani? Ci facciamo prendere anche noi nel vortice della sfiducia e delle più nere previsioni? Vogliamo prendere anche noi per oro colato tutto ciò che viene pubblicato su stampa e tv? Vogliamo continuare ad accettare, rassegnati e passivi, tutto quello che ci dicono, senza pensare con la nostra testa e senza verificare in base anche alla nostra esperienza?

Credo che ci siano alcune cose da cui, da cristiani, non possiamo prescindere: Gesù ha vinto il peccato e la morte e questo deve farci guardare sempre con fede e fiducia al mondo e al futuro, ma impegnandoci bene, sempre e comunque, nel nostro operare, a livello personale, familiare, sociale, professionale. Ognuno è responsabile dei propri atti. Giustificare la propria rinuncia ad agire bene perché “tutti fanno così” non è da cristiani.

E poi c’è Papa Francesco che con la più grande semplicità e concretezza ci offre una guida in questi frangenti difficili e complessi. Riferisce in un twitt l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana: “Ho appena visto il Papa. Sue parole testuali: andiamo avanti con serenità e determinazione“.

Ecco, appunto: anche noi andiamo avanti con serenità e determinazione. Facciamo nostre queste parole. Tutti noi conosciamo bene la fragilità umana che fa compiere errori e mancanze, ma conosciamo altrettanto bene anche tantissime persone di chiesa che agiscono nel silenzio spargendo solo bene intorno a sé. Sappiamo poi che di fronte al peccato dobbiamo opporre il rifiuto, ma di fronte al peccatore usare la misericordia, e che non siamo noi i giudici. E non lo sono neppure i giornalisti, troppo spesso in cerca di scoop e di vendite più che di verità.

Anche venendo a conoscenza di peccati nella Chiesa, oltre che nella società, cerchiamo di guardare con gli occhi di Dio e preghiamo, questo sì, lo possiamo fare, preghiamo per la nostra Chiesa e per il mondo e andiamo avanti con serenità e determinazione.

Adriana Letta

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Pastorale Digitale Detenute_Rebibbia

Grazie al Papa, le detenute vivono 2 ore di ‘evasione’

Grazie al Papa, le detenute vivono 2 ore di ‘evasione’ Roma, Casa Circondariale Femminile del Carcere di Rebibbia Si è svolto ieri il primo flash mob della storia in un carcere italiano Detenute europee, asiatiche, africane ed americane hanno danzato tutte insieme in onore di Papa Francesco, attraverso il flash mob intitolato “POPE IS POP” L’evento, che è inserito nell’iter pedagogico trattamentale che la Casa Circondariale Femminile del Carcere di Rebibbia realizza verso le proprie detenute, si è aperto con la conferenza stampa condotta dalla direttrice del carcere Ida Del Grosso e Igor Nogarotto l’autore della canzone “POPE IS POP” e responsabile del progetto: è stata sottolineata l’importanza storica, sociale e politica di quanto avvenuto oggi, perché le detenute, oltre ad essere di diversa provenienza geografica, sono anche di diversa fede religiosa (vi erano cattoliche, musulmane, ortodosse ed atee), ma tutte insieme hanno dato vita ad un progetto unitario, collaborando in armonia, dimostrando che la convivenza delle ‘diversità’ è attuabile, proprio come professa Papa Francesco Tra le varie affermazioni delle detenute, riportiamo: – “Questo Papa è di tutti e con tutti” (affermazione di una detenuta musulmana) – “Grazie a Papa Francesco e al flash mob Pope Is Pop, perché oggi ci hanno regalato 2 ore di evasione”

Link video divulgabile: https://youtu.be/-kOGDrGmiQs
Servizio su SkyTg24: https://youtu.be/hGm0p_-fFRs

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pastorale Digitale Expo

A Expo vince la Chiesa: premio al Padiglione vaticano, il più fedele al tema

Un riconoscimento anche per il Refettorio Ambrosiano e la Cena Sospesa

 

La Chiesa in Expo ha ottenuto due importanti premi per aver meglio interpretato lo spirito dell’esposizione universale mettendo al centro i poveri. Il padiglione della Santa Sede è stato riconosciuto come quello che meglio ha centrato il tema Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Il risultato è emerso da un sondaggio promosso on line tra i soci dell’Unione Artigiani e reso noto il 27 ottobre durante il convegno organizzato nel sito espositivo dall’associazione per celebrare 70anni di fondazione.

Il padiglione della Santa Sede ha sviluppato il doppio significato del cibo come nutrimento materiale e spirituale dell’uomo, ponendo al centro il mistero dell’Eucarestia interpretato dai grandi artisti, Tintoretto e Rubens, e il tema della condivisone interpretato da un tavolo interattivo.

Oltre che dal padiglione vaticano la Chiesa è stata rappresentata nei sei mesi dell’esposizione anche dalla Caritas che ha partecipato ad Expo tra le organizzazioni della società civile a sua volta con un proprio padiglione, l’Edicola, ma anche promuovendo incontri progetti ed iniziative dentro e fuori il sito espositivo. Proprio due progetti – il Refettorio Ambrosiano e Cena Sospesa – hanno ricevuto il riconoscimento della Federazione Italiana Pubblici Esercizi.

Il Refettorio Ambrosiano, grazie a Massimo Bottura e agli altri chef che hanno partecipato al progetto, ha trasformato le eccedenze alimentari prodotte dal sito espositivo durante i sei mesi di Expo in cibo di qualità per le persone in stato di bisogno, recuperando complessivamente 15 tonnellate di alimenti destinate ad essere sprecate e rimettendole nel circuito della solidarietà.

Con Cena Sospesa, le donazioni dei clienti raccolte nei 28 ristoranti di Milano che hanno aderito all’iniziativa, hanno permesso alla Caritas Ambrosiana di distribuire in un mese 1300 buoni pasto da 5 euro a persone colpite dalla crisi economica e impegnate in corsi di riqualificazione professionale o in tirocini.

Ricevendo il premio dalle mani del presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli, ieri mattina il vicedirettore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti ha ricordato che “la Chiesa ha aderito ad Expo per portare la voce di chi ha difficoltà e che ogni giorno cerca di aiutare con diverse iniziative tra le quali anche il Refettorio Ambrosiano e la Cena Sospesa destinate entrambe a continuare oltre l’esposizione”.

(da Zenit.org 28 ottobre 2015)