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Caricatore a pannelli solari da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

In un mercato che punta allo sfruttamento delle energie rinnovabili, Aukey presenta il suo caricatore a pannelli solari, nome in codice P8-P2. Andiamo a scoprirlo nella nostra recensione!

Confezione e contenuto

Il prodotto è contenuto all’interno di una scatola realizzata, come tradizione Aukey, in cartone totalmente riciclabile. Sulla confezione viene raffigurato il pannello solare in questione con le specifiche tecniche, non manca ovviamente il badge della casa produttrice! Insieme al prodotto possiamo trovare tre moschettoni per agevolarne il trasporto, un manuale d’uso e il cartoncino per la garanzia. Sono rimasto sicuramente soddisfatto dalla qualità costruttiva dell’involucro che racchiude questo P8-P2.

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Design e materiali

Il corpo richiudibile è interamente realizzato in PVC ad alta usura, ciò comporta una lunga durata dello stesso; a tal proposito aggiungo che il corpo esterno è facilmente soggetto a macchie dovute all’utilizzo. Il peso totale si aggira attorno ai 880 g con dimensioni pari a 32.8 x 18.2 x 4.6 cm. Aprendo totalmente la struttura possiamo notare i tre pannelli realizzati in PET laminato, al di sotto di ognuno di essi possiamo apprezzare la dicitura che riporta al nome della casa produttrice, in tal caso, “Aukey”. Nei quattro angoli laterali possiamo notare dei fori dove inserire i moschettoni per agevolare il trasporto del prodotto, come riportato precedentemente! Il retro può sembrare a primo impatto pressoché pulito, ma esso nasconde due alette pieghevoli il cui scopo è quello di sorreggere l’intera struttura per far prendere meglio la luce solare, in maniera perpendicolare. Al di sotto di una delle due alette si nasconde il dock dove sono presenti i due ingressi USB per la ricarica, possiamo notare anche due elastici la cui finalità è quella di racchiudere eventuali cavi e dispositivi; tutto questo al di sotto di una rete apribile con una zip. Specifico che le due alette vengono tenute saldamente grazie a dei strappi in velcro! Essendo questo prodotto pensato per un utilizzo strong, esso vanta di impermeabilità (non è impermeabile il dock USB), davvero un plus!

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Funzionamento

Il funzionamento di questo caricatore è pressoché facile ed intuitivo, basta infatti collegare il proprio device al dock per iniziare una ricarica. Il potenziale totale dei tre pannelli è di 20 Watt e i dispositivi collegati possono essere ricaricati fino ad un massimo di 2.4A e 3.1A nel caso di una ricarica in contemporanea di due device! Tutti questi fattori variano ovviamente al variare della luce acquisita dai pannelli, a tal proposito confermo che il prodotto vanta della tecnologia Sunpower, ciò comporta un’efficenza massima del 23.5% al contrario della concorrenza che si stabilizza su una media del 15%. Nel mio caso sono riuscito a caricare interamente il mio IPhone 6s in circa tre ore con sole favorevole! Non si trovano comunque particolari problemi in zone non propriamente luminose, la ricarica avviene seppur più lentamente anche in zone ombreggiate. Sottolineo che questo P8-P2 non è un Powerbank, dunque la ricarica avviene solamente quando si è in presenza di luce ed il dispositivo è connesso!

Conclusione

Consigliamo l’acquisto di questo prodotto, una vera manna dal cielo in situazioni in cui la carica residua scarseggia. Potete acquistare il prodotto su Amazon al prezzo di 51,89€ con possibilità di spedizione gratuita in un giorno per gli abbonati Prime.


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…Ma io devo andare in bagno. #oancheno

Torno anche oggi a scrivere del terremoto. O meglio: di quello che si sta già trasformando in un grande circo mediatico. Ancora una volta mi scontro col paradosso di dover usare parole per combattere le troppe parole… ma tant’è.

E’ difficile tacere di fronte ai tanti link postati senza criterio, in cui animali e persone sono sullo stesso piano, le denunce sociali sono fatte senza alcun approfondimento, in cui si fa un tutt’uno di migranti, rifugiati, sfollati per sollevare polemiche, che, francamente, sono del tutto inutili, soprattutto in questo momento, soprattutto quando sono figlie di ignoranza e superficialità.

E poi arrivano i giornalisti. Un mestiere difficile, da sempre, e oggi di più. Perché bisogna essere bravi, capaci, preparati; bisogna avere tenacia e coraggio; bisogna studiare e approfondire, verificare le fonti, essere sicuri di ciò che si dice e si scrive. E tutto questo deve essere fatto in tempi velocissimi, col fiato sul collo e le pressioni del direttore, dell’editore, dei propri competitor, della rete, dei social network, di una concorrenza spietata; a volte con una situazione lavorativa estremamente precaria, che mette tensione, toglie forse lucidità e serenità, e spinge alla ricerca dello scoop e dell’unicità a tutti i costi.

Valanghe di immagini e di notizie, pubblicate con foga, tante, così tante, che se all’inizio ti fanno sentire da vicino la tragicità di quello che sta accadendo, poi rischiano di appiattirsi l’una sull’altra e chi le guarda, sebbene inconsapevolmente, comincia a perdere la percezione del confine sottile tra realtà e finzione, tra video reali e film, tra documentario e videogioco. E rischia persino di abituarsi. A poco più di 24 ore dal sisma abbiamo visto tutti migliaia di foto, letto migliaia di parole e tutto rischia di confondersi in un nuovo cumulo di macerie confuse.

Ecco allora che si cercano immagini sempre più forti.

Studio Aperto pensa bene di intervistare una donna ancora intrappolata sotto la macerie. E inizia un dialogo surreale nel quale l’intervistatore cerca maldestramente di rassicurare la poverina, la quale, a sua volta, dice solo: “ma io veramente devo andare in bagno”. Lei non dice: devo fare pipì. Dice: “devo andare in bagno”. Come se potesse muoversi e alzarsi, come se potesse scegliere. Lo dice con pudore, con un’ingenuità e, al tempo stesso, un’eleganza che commuovono e inteneriscono. E che l’intervistatore non coglie. Così arriva il consiglio, geniale, e pubblico: “se le scappa la pipì, la faccia. Lo so che è brutto dirlo, ma la faccia. Io adesso mi allontano un attimino e lei fa la pipì”.

Ecco, è ovvio che, in un contesto simile, nessuno starà lì a pensare se le vittime si sono fatte addosso i propri bisogni o li hanno trattenuti. L’importante è che escano vivi. Eppure, le vittime ci pensano, eccome. Perché stare sotto le macerie non significa essere diventati pupazzi inerti. Chi sta sotto le macerie è una persona con una sua dignità. Che certamente è perfettamente consapevole che la cosa più importante è salvare la vita. Ma che forse si vergogna dei pantaloni bagnati di pipì o dell’aspetto stravolto, che non vuole sentirsi un numero, che magari era andato dal parrucchiere proprio il giorno prima, che desidererebbe farsi una doccia. Stare sotto le macerie non significa perdere il pudore, la dignità, trasformarsi da “persona” in “vittima” del terremoto. Essere estratti dalle macerie non significa trasformarsi in “un” malato, in “uno sfollato”. C’è un nome, un cognome, una storia, un proprio decoro personale che va rispettato e custodito. E per quanto la gravità della situazione richieda interventi urgenti, immediati e lasci poco spazio ad altro, un po’ di rispetto dovrebbe essere mantenuto.

Perciò, quell’intervista si poteva evitare. Chissà se quella donna ha capito con chi stava parlando e chissà se ha capito che una telecamera stava riprendendo i brandelli del suo corpo che si potevano intravedere tra le macerie.

Qualcuno avrebbe dovuto fermare per lo meno la messa in onda dell’intervista. Avrebbe dovuto dire “o anche no”. Come ha fatto, per fortuna, Enrico Mentana, su La 7, gelando la sua inviata che proponeva di mandare in onda la foto di una famiglia morta inviata poco prima alla redazione. O anche no. Non si manda in onda. Perché il dolore ha una sua dignità, di fronte alla quale inchinarsi e tacere.

Maria Cristina Tubaro

http://www.mariacristinatubaro.it/?p=111

 

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Case di mattoni e vita vissuta. Il terremoto visto da qui

Ci siamo trasferiti da poco. La prima mattina nella nuova casa, al risveglio, abbiamo trovato una zanzara sul muro delle scale. Per me quasi uno scempio sul muro appena tinteggiato con quel color tortora che avevamo scelto con tanta fatica e cura dopo ben 19 prove con diversi campioni di colore.

Mio marito è intervenuto per cacciarla. E invece l’ha schiacciata e lei è rimasta lì stecchita. Una chiazzetta con le ali spiaccicate, che istintivamente abbiamo cercato di cancellare passando sul muro il polsino di una felpa, ahimé, rossa. E la chiazzetta è diventata un bell’alone rosaceo. Così il perfetto color tortora ha avuto la prima imperfezione, che mi era sembrata grave. La guardo ogni volta che scendo in cucina e con tenerezza ripenso a quella prima mattina nella nuova casa.

E pensavo a quella prima chiazzetta rosacea guardando le immagini del terremoto. Pensavo che forse lì ci sono una, due, dieci, cento altre coppie che, come noi, si sono sposate da poco e hanno ristrutturato, arredato, iniziato ad amare una casa nuova, soffrendo, magari, davanti ad una improvvisa chiazzetta rosacea su un muro appena tinteggiato. Avranno scelto i mobili con la nostra stessa cura, magari litigando anche un po’, come facciamo noi due, che abbiamo gusti così diversi.

Oggi, per quelle giovani coppie, non c’è più la chiazzetta, il muro, i mobili, il piano cucina in granito, la lavastoviglie ultimo modello regalata con la lista di nozze e la lavatrice capiente e silenziosa, il frigo grande, per essere pronti se arrivano gli amici. Niente. Solo macerie.

La casa si ama, si vive, si costruisce, non solo con i mattoni, ma con la vita di ogni giorno, con le storie che custodisce, con una piantina fiorita, col profumo di ciambellone in forno, con una cena tenuta in caldo, con una chiacchierata sul divano. E anche con una chiazzetta rosacea sul muro. Si costruisce con le parole che si dicono ogni giorno, che si urlano, che si sussurrano; con i rumori e gli odori di cui ogni casa vive e che le danno una sua inconfondibile personalità.

Non sono crollate case, ma storie intere, legami, abitudini, quei piccoli riti, profumi, odori, sapori della vita quotidiana. E’ un dolore enorme e lancinante, che, forse, non riesco neppure a immaginare. Quanti sogni, quanta speranza, quanta fiducia, stanotte, si sono persi?

Provo un certo senso di fastidio nella valanga di parole di queste ore. E lo so, è strano e contraddittorio, che io usi altre parole che si aggiungono al chiasso mediatico.

Vorrei, invece, un po’ di silenzio. Vorrei che ci si mettesse in ginocchio, di fronte ad una cosa così grande e terribile, per ritrovare il proprio cuore e, per chi crede, per pregare, come ha fatto il Papa questa mattina con una semplicità disarmante. Ma chi crede, sa che quel Rosario fuori programma ha una potenza straordinaria e che anche così, nel male, si fa strada la Grazia.

E, al tempo stesso, vorrei che continuasse quel rimboccarsi le maniche attivo e concreto che già si sta profilando in queste ore e che l’aiuto e la solidarietà non si trasformassero in un gesto meccanico, ma toccassero nel profondo i nostri cuori. Perché solo se ritroviamo, in ginocchio, il nostro cuore e solo se lo rimettiamo in gioco rimboccandoci le maniche, si potranno ricostruire pareti, sulle quali un giorno ci sarà una chiazzetta rosacea per la quale una moglie rimprovererà il marito, si potranno ricostruire case, in cui montare una cucina bella e un frigo grande, perché non si sa mai, potrebbero arrivare gli amici e dobbiamo essere pronti ad accoglierli, soprattutto ora, che abbiamo tutti toccato con mano, e con il cuore, quanto preziosa sia l’accoglienza, la solidarietà, il non lasciare soli quelli che soffrono.

Maria Cristina Tubaro

http://www.mariacristinatubaro.it/?p=100

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Speaker Bluetooth SK-M7 da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

L’ormai nota Aukey ci presenta un altro prodotto, davvero molto valido! Oggi sotto la nostra lente c’è un altro Speaker Bluetooth, nome in codice SK-M7, andiamo a scoprirlo nella nostra recensione!

Confezione e contenuto

La scatola è realizzata ovviamente in cartone riciclabile, su di essa è raffigurata l’immagine del prodotto stilizzata con alcune caratteristiche dello stesso, specificando il tipo di prodotto contenuto all’interno. Dentro la confezione oltre allo Speaker troviamo un moschettone per agevolarne il trasporto, un cavo per la ricarica, un cavo con ingresso ed uscita AUX e gli ormai inseparabili libretto di istruzioni e cartoncino per la garanzia, punto forte di Aukey! A tal proposito aggiungo che la qualità costruttiva dei cavi non è assolutamente cheap e risultano quindi di ottima fattura, direttamente proporzionale al funzionamento, egregio!

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Design e materiali

Aukey con questo prodotto è riuscita a mescolare eleganza e duttilità, offrendo un design adatto a tutte le circostanze e ambienti!

Il guscio che racchiude lo Speaker è realizzato in gomma siliconata, il che lo rende davvero molto resistente ad eventuali urti. Nella parte superiore possiamo apprezzare la dicitura Aukey, foro per microfono, il tasto chiamata, play/pausa, e lo switcher per i brani; tutti i pulsanti restituiscono un gradevole feedback tattile con annesso click! Sul retro invece troviamo lo switch per l’accensione, un ingresso Micro-USB per la ricarica e due ingressi AUX, che si differiscono per input e output! Altro dettaglio da non trascurare è la presenza di due “piedini” posti al di sotto il cui scopo è quello di preservare l’estetica del prodotto! Non manca ovviamente la griglia per gli Speaker, posta sul fronte. Mi sento di promuovere a pieni voti il design ed i materiali, non negando però di aver riscontrato un neo, ovvero la facilità con la quale il guscio in gomma si sporchi. Per ovviare a questo problema basta rimuovere lo strato esterno e lavarlo.

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Caratteristiche e funzionalità

Essendo uno Speaker Bluetooth non possiamo ovviamente non trovare il chip CSR8635 il quale offre la tecnologia Bluetooth 4.1. La connessione Bluetooth resta stabile entro un raggio di 10 metri senza perdere minimamente di qualità mentre collegando un dispositivo audio via AUX la stabilità è pressoché perfetta, pecca però in questo caso la qualità sonora. La durata della batteria in Li-ion da 2600mAH sembra essere quasi infinita, di fatti questo Speaker assicura 10 ore di ascolto, anche 14 con l’80% del volume massimo; la ricarica invece avviene in circa 4 ore con input a 5V–1A!

Qualità sonora

Facendo riferimento alla fascia di prezzo non posso che promuovere la qualità della banda sonora!

La risposta è molto valida, i medio-alti risultano abbastanza corposi mentre i bassi sono discretamente profondi; il tutto però è migliorabile previo equalizzatore, soprattutto per quanto riguarda i bassi! Credo che questo prodotto sia ideale principalmente per musica POP-RAP, perdendo nella musica classica data la compressione della voce su alte frequenze sonore! Collegando la cassa ad un finte sonora esterna con cavo AUX l’audio risulta ovviamente meno corposo e meno forte, non perdendo comunque la sua reale utilità, garantire flusso audio in qualsiasi momento, con qualsiasi device! Questa gradevole qualità sonora viene garantita dai dual-driver 3W con annesso subwoofer passivo, per un totale di 6W RMS. Come specificato precedente questo SK-M7 vanta di un microfono davvero molto valido, il quale consente di effettuare telefonate senza alcun problema di sorta; l’interlocutore mi sentiva molto bene, ed io non posso che essere entusiasta di questo!

Conclusione

Vi consiglio vivamente l’acquisto di questo prodotto date le caratteristiche tecniche e la fascia di prezzo. Potete acquistare questo Speaker su Amazon al prezzo di 27,99€ con possibilità di spedizione gratuita è in un giorno per gli abbonati ad Amazon Prime!


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Case waterproof da Choetech – LA NOSTRA RECENSIONE!

Estate può significare giornate al mare o in piscina, spesso abbiamo il bisogno di immortalare alcuni momenti sott’acqua ma la paura di compromettere la vita dello smartphone è davvero tanta. Per questo motivo Choetech ci viene in contro proponendo un case waterproof dall’ottima fattura; andiamo a scoprirlo nella nostra recensione!

Confezione e contenuto

La confezione che racchiude questo case è realizzata in plastica trasparente all’interno e opacizzata all’esterno del corpo frontale! Sul fronte della confezione possiamo apprezzare il badge della casa produttrice con annesse caratteristiche. All’interno oltre al prodotto troviamo un laccio la cui utilità è quella di agevolarne il trasporto! 20160826_120622147_iOS

Design e materiali

L’intero case è realizzato in plastica, rigida nella zona superiore e morbida ed opacizzata nella zona inferiore in PVC dove c’è l’alloggiamento per lo smartphone! Le dimensioni sono abbastanza generose, di fatti la dimensione della custodia esterna è pari a 20×12 mentre quelle effettive risultano 15,4×7,8 con possibilità di alloggiare smartphone con diagonale massima di 5,5 pollici salvo cornici importanti!

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Caratteristiche e funzionalità

Il case vanta della certificazione IPX8 dunque è possibile immergerlo per un massimo di trenta m di profondità. Come viene assicurata tale impermeabilità? Grazie a due morsetti e una guarnizione presenti nella zona superiore! Non ho riscontrato alcun problema nell’alloggiare e immergere i miei smartphone, a tal proposito aggiungo che non è presente feedback tattile per i tasti funzione laterali mentre non c’è alcun problema nell’interagire con il touchscreen.ezgif.com-video-to-gif(3)

Conclusione

Vi consiglio l’acquisto di questo prodotto? Si! Per tutte le caratteristiche riportate precedentemente consiglio vivamente l’acquisto di questo prodotto al modico prezzo di 7.99 € con possibilità di spedizione gratuita in un giorno per gli abbonati Prime.


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Powerbank da 8000mAH by Lumsing – LA NOSTRA RECENSIONE

Dopo aver recensito il Powerbank Lumsing da 16000 mAH oggi sotto la lente della pastorale digitale troviamo il fratellino, un caricatore portatile da 8000mAH, nomenclatura Glory P1 Mini, dalle ottime caratteristiche tecniche e dimensioni contenute. Andiamo a scoprirlo!

Confezione e contenuto

La confezione è interamente realizzata in cartone riciclabile, su di essa possiamo apprezzare l’immagine stilizzata del prodotto con le specifiche tecniche dello stesso. All’interno oltre al Powerbank contenuto in una bustina trasparente, troviamo un cavo USB con estremità Type-A da un lato, e Micro-USB dall’altro; utile sia per input che output! Non manca l’ormai sempre presente libretto di istruzioni multilingua (anche in italiano)

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Design e materiali

Questo Powerbank è caratterizzato dalle dimensioni assolutamente non ingombranti, di fatti le specifiche sono: 12,3 x 1,6 x 6,8 cm con un relativo peso di 180 g! L’intero prodotto è realizzato in plastica, essa risulta di ottima qualità e vanta di una satinatura, che la rende più “ruvida” agevolandone dunque il grip! Sul fronte troviamo 4 led che indicano la batteria residua (25% per led) e il badge della casa produttrice. Sul lato destro notiamo un pulsante di accensione/spegnimento mentre sul lato frontale possiamo apprezzare due porte USB per la ricarica in output e un ingresso Micro-USB in input per caricare il Powerbank! Nella colorazione bianca e arancione in mio possesso si riescono a notare macchie dovute all’utilizzo, che comunque vanno via molto facilmente. Mi sento di promuovere a pieni voti il design di questo prodotto.

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Caratteristiche e funzionalità

Le due porte USB in output hanno una corrente d’uscita pari a 0-2.4A dual-USB con corrente massima di uscita pari a 2.4A mentre la porta Micro-USB in input ha una corrente d’ingresso pari a 1.5A con una relativa tensione di 5.0V! Grazie alla multiprotezione IC e all’intelligent circuit board il prodotto è in grado di prevenire sovraccarichi, sovrascariche, sovratensioni, sovracorrenti, corto circuiti e surriscaldamenti! Confermo infatti che durante i vari processi di ricarica non ho mai riscontrato surriscaldamenti vari, questo è un fattore, che soprattutto d’estate, va preso molto seriamente! All’interno troviamo una batteria ai polimeri di litio Classe-A da 8000mAH che consente di ricaricare il proprio dispositivo più volte; nella mia circostanza sono riuscito a caricare un IPhone 6S ben tre volte partendo da una carica residua tendente al 10%. Il Powerbank si carica completamente in circa 5 ore!

Conclusioni

Vi consiglio l’acquisto di questo caricatore portatile? Assolutamente si! Lo consiglio a tutti coloro che cercano un Powerbank dalle dimensioni non esagerate offrendo comunque un efficienza importante! Potete acquistare il Powerbank su Amazon al prezzo abbastanza modico di 15,99 € con possibilità di spedizione gratuita e in un giorno di Amazon Prime.


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SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino – Episodio 8

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 8

Nazareth, anno 1 a. C.

Giuseppe lavora come operaio al cantiere di Sepphoris. In particolare, egli è nella squadra che sta completando la ricostruzione dell’antico teatro. Erode Antipa, per accattivarsi le simpatie dei nuovi padroni della regione – i romani –, ha voluto ricostruire l’antica cittadina, la cui pianta ricordava curiosamente la forma di un uccellino, secondo criteri estetici ed architettonici, tali da farla assomigliare alle altre capitali dell’impero. Perciò, ha voluto che le strade venissero costruite secondo le regole architettoniche greco-romane, con file di botteghe, edifici amministrativi, negozi, banche. Il punto principale del programma di ricostruzione è il teatro, grande tanto da contenere cinquemila posti, per poter permettere a tutti i cittadini dell’intera zona di recarvicisi ad assistere agli spettacoli.

Purtroppo, nonostante la buona volontà degli operai e l’ambizione di Erode Antipa, può capitare che ritardi nelle consegne del materiale edile, o altri contrattempi, facciano rallentare i lavori, lasciando a casa i lavoratori, che così devono inventarsi un secondo impiego, per poter guadagnare quanto basta per dar da mangiare alla famiglia. Giuseppe si è procurato un carretto, sul quale ha montato una specie di grossa pentola, sotto la quale può accendere del fuoco. Quando non lavora a Sepphoris, va in piazza a Nazareth e frigge frittelle dolci e salate, che vende ai suoi entusiasti clienti.

Essendo una bella giornata di sole, e volendo pure andare a fare un giro tra i venditori del mercato, Maria ed Elisabetta, accompagnate dai rispettivi figli, hanno deciso di fare una visita a Giuseppe, per vedere come procede la sua mattinata.

«Ragazzi, vi sbrigate che è già tardi?», chiede dall’uscio Maria, mentre Gesù e Giovanni stanno finendo di prepararsi per uscire.

«Eccoci!», fanno in coro i due, mentre s’affacciano sulla porta, e poi cominciano a precedere le madri sulla via che porta al centro del paese.

Intanto, le due donne conversano tra loro.

«Sai che pensavo ieri sera prima di dormire?», comincia Maria.

«Cosa?».

«A quando Erode, per essere sicuro di uccidere anche mio figlio, ordinò che venissero uccisi tutti i maschi nati negli ultimi due anni a Betlemme».

«Come mai questi pensieri funesti?».

«Mi sono ricordata, che quel fatto avvenne proprio in questo periodo dell’anno, immediatamente dopo che ricevemmo la visita di quei sapienti orientali».

«Io credo che furono proprio loro a parlar troppo con Erode. Quello, di suo, era uno scervellato pazzoide; poi, ci si misero i sapienti ad annunciargli che doveva nascere il nuovo re! Capirai: Erode fece due più due, e sentendosi minacciato da quella profezia, non ci pensò su due volte a far uccidere tutti i bambini!».

«Sì, ma io a volte mi sento in colpa per la morte di tutti quegli innocenti!».

«Tu? E che c’entri tu? Non si sentiva in colpa quel pazzo… Ma ti ricordi che Erode aveva fatto uccidere finanche i propri figli?».

«Sì…».

«E allora? Vuoi sentirti in colpa tu? Del resto, Zaccaria mi disse che quella strage era già stata annunciata dal profeta Geremia. Ma noialtri non ricordiamo mai, se non quando non ci sono più di alcuna utilità, gli avvertimenti degli antichi…».

«Però, pensa a tutte quelle madri che hanno perso i loro figli, perché Erode voleva uccidere il mio, di figlio!».

«Ci penso, ma penso anche che, se Giuseppe all’epoca non avesse avuto quella visione in sogno e non avesse portato te e il ragazzo in Egitto, ora non staremmo nemmeno qui a parlarne… Anzi, non farmici nemmeno pensare!».

Dopo una breve pausa, Maria prosegue: «Ti ho mai raccontato che, quando siamo scappi verso l’Egitto, una sera stavamo per essere scoperti dalle milizie di Erode?».

«Uhm, credo di no. Dimmi un po’!».

«Beh, è presto detto. Noi, per precauzione, ci spostavamo di notte e ci riposavamo di giorno. In una delle tappe diurne, cercammo riparo in un campo di lupini…».

«Lupini… che buoni! Ma sai che c’è di strano? Sono anni che non riesco più a trovarne di così buoni e dolci come ne mangiavamo quand’eravamo piccole… Sono tutti amarissimi!».

«Credo di sapere perché», dice Maria, abbassando un po’ lo sguardo.

«Cioè? », fa Elisabetta, col tono di chi vuol soddisfatta la sua curiosità.

«Dunque: in questo campo le piante erano secche e avevano i baccelli maturi. Accadde allora che, quando attraversammo il campo, questi baccelli secchi cominciarono ad accartocciarsi per espellere i semi e, così facendo, produssero uno scoppiettio rumorosissimo. Giuseppe, allora, temendo che tale fracasso potesse far scoprire il nostro nascondiglio, rigirò l’asino e ci portò sotto altre piante al riparo dalla vista dei soldati. Io, però, mi spaventai talmente tanto, che maledissi quelle piante, affinché diventassero un’erba bassa dai semi amarissimi!».

«Ecco spiegato perché io non ne trovo più nemmeno dai mercanti dei posti più lontani! Che peccato, mi piacevano tanto…», conclude la cugina, con tono un po’ deluso.

«Ehi, ma’!», la voce di Gesù, interrompe il dialogo tra le due donne.

«Che c’è, figlio?».

«Ecco papà laggiù».

I quattro si avvicinano al banco dove un Giuseppe tutto sudato sta finendo di friggere un paio di frittelle per un uomo che sta aspettando lì nei pressi.

«Buongiorno a voi, signore e ragazzi!», esclama tutto sorridente.

«Come va?», chiede Maria.

«Benone direi! Ho fritto a più non posso, e sono soddisfatto del lavoro svolto, perché tutti mi hanno fatto i complimenti!».

«Da un lato sono contenta, da un altro lato un po’ meno, perché poi mi toccherà lavare le tue vesti per togliere la puzza di fritto!».

«Sempre a lamentarti stai!», sbotta Elisabetta, «piuttosto dovresti essere contenta che questo bravo ragazzo si dia tanto da fare per lavorare!».

«Vorrei vedere te, a lavare quelle vesti puzzolenti!».

«Va bene», dice Elisabetta, che poi prosegue rivolta a Giuseppe: «quando hai finito, dai a me le tue cose, che te le lavo!».

«Meno male! Un po’ di fatica in meno in casa», replica Maria. E poi, fa una smorfia verso la cugina, facendo ridere tutti, compreso l’uomo che  sta aspettando che siano pronte le sue frittelle. Qualche minuto dopo, Giuseppe porge a quell’avventore le sue cose; quell’altro paga il dovuto e si allontana.

Giuseppe chiede: «A voi, com’è andata la mattinata?».

«Calma piatta, zio», interviene Giovanni, che continua: «mentre noi precedevamo giocherellando lungo la strada, le madri si trastullavano con discorsi sui tempi andati».

«Già. Come al solito, invece di pensare all’oggi ci preoccupiamo o di domani o di ieri. Pensa che testa!», chiosa Gesù.

«No, caro nipote: io mi preoccupo proprio per oggi. Ma, hai capito cosa mi ha raccontato tua madre? Che io non potrò mai più mangiare quei buoni lupini che a me piacevano tanto!».

Tutti gli altri si guardano un po’ sbigottiti e in silenzio. Poi, Giovanni si avvicina alla madre, le fa cenno di chinarsi verso di lui, le mette una mano sulla fronte, e poi annuncia agli altri: «Strano! Sta delirando, eppure la febbre non ce l’ha».

Naturalmente, tutti scoppiano a ridere.

«Insomma, cosa volete? A me i lupini di prima mi piacevano molto», cerca di difendersi Elisabetta, non facendo altro che aumentare l’ilarità degli altri.

«E questo sarebbe il problema di oggi?», chiede Gesù, piegandosi in avanti sulle spalle.

«Sì!».

«I lupini?», insiste il ragazzo, andando più giù ancora con la testa, per manifestare il suo ironico sconforto.

«Sì!».

Più di tutti, a ridere è proprio Giuseppe, il quale prende la parola:

«Allora, cara Elisabetta, tu davvero laverai le mie vesti al posto della mia sfaticata moglie?».

«L’ho detto prima!».

«Bene. Chiudi un attimo gli occhi».

Quella chiude gli occhi. Così Giuseppe, da un cassetto del suo carretto, tira fuori una ciotola; ci versa dentro una manciata di lupini, aggiungendo acqua e del sale; poi ne fa assaggiare uno ad Elisabetta, intimandole di continuare a tenere gli occhi chiusi; quella assaggia e poi esclama:

«Che buono! Cosa è? Posso riaprire gli occhi?».

«Certo!».

«Dunque, Giuseppe, cosa mi hai fatto mangiare?».

«Lupini».

«Lupini? Così buoni?».

«Certo. Ne ho raccolti un bel po’ e mi sono messo a… come dire… sperimentare… sperimentare come poteva essere corretto il loro saporaccio. È bastato aggiungere un po’ di acqua e un po’ di sale, e il gioco è fatto!».

«Ne posso avere un altro po’?».

Gli altri scoppiano a ridere nuovamente.

«Vedi zia? Tu ti preoccupavi tanto per dei semplici lupini. Pensa se invece dei lupini, fosse stato il sale a perdere il suo sapore! Non era peggio? Invece, secondo me, la cosa veramente importante è che l’uomo usi bene la sua intelligenza e non perda la voglia di scoprire nuove soluzioni a vecchi problemi. Dopo tutto è semplice: basta mettersi con buona volontà e un pizzico di umiltà, magari anche chiedendo aiuto agli altri, e anche quello che appare un problema insormontabile può trovare una soluzione banale e a portata di mano», spiega Gesù.

«Già. Ti devo delle scuse, Maria, perché mi sono arrabbiata con te prima, quando invece avrei dovuto semplicemente capire che quello che è successo è stato soltanto per evitare più spiacevoli conseguenze…».

Giuseppe conclude: «Ragazzuoli, se mi aiutate a sbaraccare torniamo a casa, che s’è fatto tardi».

«Ma a noi non toccherebbe assaggiare una tua frittella?», chiede Giovanni.

«Certo! Prima mi aiutate e dopo verrete ricompensati!».

«Come, zio, a mamma hai dato i lupini prima che ti lavasse la veste sporca! Ora, a noi, dai una frittella ciascuno prima che ti aiutiamo a mettere a posto il carretto per tornare a casa!».

Segue un istante di silenzio, in cui gli adulti si guardano l’un l’altro.

«Beh, in effetti, non hai torto. Anzi, me l’hai proprio fatta!».

«Dai pa’, non prendertela. Giovanni ha imparato tutto da me, in quanto a risposte pronte!».

«Infatti, siete proprio una bella coppia. Su, forza, mangiate le frittelle che poi si va a casa!».

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[CONTEST] Vinci un Powerbank con Pokémon GO!

Pokémon GO è un gioco che sta letteralmente spopolando tra i ragazzi! Come utilizzare questa poké-mania per vincere qualche premio? Ce lo spiega Lumsing attraverso un contest, dove voi e i piccoli mostriciattoli tascabili sarete i protagonisti!

Come partecipare? Semplice!

Il contest si terrà sulla pagina Facebook Lumsing Italia alle 14:00 di martedì 23!

Per vincere bisogna indovinare il nome del Pokémon che si cela nell’immagine del Powerbank in palio, aggiungo a tal proposito che verrà mostrata solamente l’ombra del Pokèmon e non l’intera immagine chiara e dettagliata, dunque dovrete essere davvero molto bravi!

Per dare la propria risposta è necessario commentare con il nome del Pokémon e aggiungere l‘hastag #GuessAmAll. Tre tra i partecipanti che hanno risposto correttamente verranno sorteggiati il giorno successivo! Se non riuscite ad aggiudicarvi il Powerbank niente paura, Lumsing ripeterà il contest ben 3 volte! PRONTI? VIA!51e+DtUTiNL._SL1000_

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E’ online il nuovo sito diocesano – area istituzionale

Nel mondo digitale tutto corre veloce, un anno è come un secolo, ogni novità spodesta immediatamente quella precedente e la rende obsoleta mandandola in soffitta senza tanti complimenti. Non c’è più bisogno di aspettare il ricambio generazionale perché la spinta verso il nuovo procuri risultati. E’ quello che succede ormai da anni e con ritmo forsennato nelle tecnologie digitali. Perciò le parole d’ordine sono: innovare, velocizzare, ottimizzare, estendere a più persone possibile il buon uso di quelle “protesi comunicative” di cui non riusciamo più a fare a meno.

Anche per l’équipe di Pastorale Digitale, l’innovativo progetto di evangelizzazione della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, si presenta l’esigenza di un continuo, puntuale, efficace ed efficiente  aggiornamento. Per questo dal 9 agosto scorso è online il nuovo sito della Diocesi per quel che riguarda l’Area Istituzionale, che appariva un po’ indietro rispetto all’area delle news (Vita della Diocesi) e della Pastorale Digitale 2.0. I nostri ingegneri informatici hanno lavorato intensamente per il restyling rinnovando la veste grafica e rendendola più leggera e agile, e più vicina e armonizzata al sito di Pastorale Digitale. La nuova grafica dà la possibilità di mostrare in evidenza gli eventi prossimi e di iscriversi subito online per partecipare e inoltre dà con immediatezza l’idea di un’appartenenza sostanziale della chiesa diocesana alla chiesa italiana ed a quella universale: è parlante l’immagine del Vescovo Gerardo con Papa Francesco, e sono di immediata fruizione i rimandi attraverso link al sito della Cei e a quello di Avvenire. Sono stati rivisti, aggiornati e riposizionati i contenuti, su cui si stanno completando i controlli in corso d’opera. Sono stati inseriti i dati aggiornati dell’Annuario diocesano 2015, fornendo i riferimenti di e-mail e telefoni dei sacerdoti e degli uffici, perché i fedeli possano sentire fattivamente vicina la chiesa diocesana con possibilità di risposte anche immediate. Altro aspetto importante del restyling eseguito riguarda le tecnologie: il sito infatti risulta ora adatto e ottimizzato per tablet e smatphone.

La fruizione del sito migliorata e resa più completa e immediata ovviamente non riguarda solo la tecnica, ma è stata studiata perché fosse coerente al Piano pastorale generale della Diocesi, ricordando che per la Pastorale Digitale non è importante mettere semplicemente in rete ma in comunione!

Fare tale operazione ha comportato per la Pastorale Digitale prima di tutto una riflessione profonda perché, a ben guardare, la voglia di innovare è un bisogno antico quanto l’uomo, perché è la vita stessa che cambia e si rinnova in continuazione e soprattutto perché noi sappiamo che c’è Qualcuno che – sempre – “fa nuove tutte le cose”! E dunque, prima di mettere in campo la tecnica, occorreva prestare attenzione alle persone, osservare i comportamenti degli utenti del sito diocesano e dei social, non “accomodarsi” sull’esistente e sul già realizzato, ma andare alla ricerca del meglio, aggiornare coloro che ci lavorano con passione e coloro che attingono alla nostra fonte, o meglio ai nostri canali che a loro volta attingono, e debbono attingere, sempre e solo all’Unica Fonte: Gesù Cristo. Ciò comporta incoraggiare e aiutare gli utenti, anche quelli più recalcitranti alle novità, all’uso di tecnologie sempre più facilitate, immediate e fruibili, ricordare sempre a se stessi e ai fruitori della nostra comunicazione che tutto ha senso se è fatto con fede, con speranza e con carità, che non siamo maestri (il Maestro è uno solo!) e non dobbiamo comunicare noi stessi, ma condividere la perla preziosa che non per nostro merito abbiamo trovato sulla nostra strada e gioire se altri la trovano e prendono ad amarla.

E’ questo che ci ha fatto scoprire che “velocizzare, ottimizzare, facilitare, estendere e mettere in comunione” sono verbi che non sono affatto in contrasto con i famosi 5 verbi del grande Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze 2015, anzi sono in armonia con essi, perché questi verbi ci costringono ad uscire da noi stessi per ricercare come “creare ponti” e migliorare la comunicazione, che è l’ annunciare, ci fanno abitare pienamente il continente digitale ma anche la vita reale dei nostri fratelli, ci spingono ad educare all’uso dei media da cristiani, ci aiutano a trasfigurare la vita ponendoci come obiettivo il “mettere in comunione”.

Adriana Letta

 

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