Daily Archives : 27 agosto 2016

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…Ma io devo andare in bagno. #oancheno

Torno anche oggi a scrivere del terremoto. O meglio: di quello che si sta già trasformando in un grande circo mediatico. Ancora una volta mi scontro col paradosso di dover usare parole per combattere le troppe parole… ma tant’è.

E’ difficile tacere di fronte ai tanti link postati senza criterio, in cui animali e persone sono sullo stesso piano, le denunce sociali sono fatte senza alcun approfondimento, in cui si fa un tutt’uno di migranti, rifugiati, sfollati per sollevare polemiche, che, francamente, sono del tutto inutili, soprattutto in questo momento, soprattutto quando sono figlie di ignoranza e superficialità.

E poi arrivano i giornalisti. Un mestiere difficile, da sempre, e oggi di più. Perché bisogna essere bravi, capaci, preparati; bisogna avere tenacia e coraggio; bisogna studiare e approfondire, verificare le fonti, essere sicuri di ciò che si dice e si scrive. E tutto questo deve essere fatto in tempi velocissimi, col fiato sul collo e le pressioni del direttore, dell’editore, dei propri competitor, della rete, dei social network, di una concorrenza spietata; a volte con una situazione lavorativa estremamente precaria, che mette tensione, toglie forse lucidità e serenità, e spinge alla ricerca dello scoop e dell’unicità a tutti i costi.

Valanghe di immagini e di notizie, pubblicate con foga, tante, così tante, che se all’inizio ti fanno sentire da vicino la tragicità di quello che sta accadendo, poi rischiano di appiattirsi l’una sull’altra e chi le guarda, sebbene inconsapevolmente, comincia a perdere la percezione del confine sottile tra realtà e finzione, tra video reali e film, tra documentario e videogioco. E rischia persino di abituarsi. A poco più di 24 ore dal sisma abbiamo visto tutti migliaia di foto, letto migliaia di parole e tutto rischia di confondersi in un nuovo cumulo di macerie confuse.

Ecco allora che si cercano immagini sempre più forti.

Studio Aperto pensa bene di intervistare una donna ancora intrappolata sotto la macerie. E inizia un dialogo surreale nel quale l’intervistatore cerca maldestramente di rassicurare la poverina, la quale, a sua volta, dice solo: “ma io veramente devo andare in bagno”. Lei non dice: devo fare pipì. Dice: “devo andare in bagno”. Come se potesse muoversi e alzarsi, come se potesse scegliere. Lo dice con pudore, con un’ingenuità e, al tempo stesso, un’eleganza che commuovono e inteneriscono. E che l’intervistatore non coglie. Così arriva il consiglio, geniale, e pubblico: “se le scappa la pipì, la faccia. Lo so che è brutto dirlo, ma la faccia. Io adesso mi allontano un attimino e lei fa la pipì”.

Ecco, è ovvio che, in un contesto simile, nessuno starà lì a pensare se le vittime si sono fatte addosso i propri bisogni o li hanno trattenuti. L’importante è che escano vivi. Eppure, le vittime ci pensano, eccome. Perché stare sotto le macerie non significa essere diventati pupazzi inerti. Chi sta sotto le macerie è una persona con una sua dignità. Che certamente è perfettamente consapevole che la cosa più importante è salvare la vita. Ma che forse si vergogna dei pantaloni bagnati di pipì o dell’aspetto stravolto, che non vuole sentirsi un numero, che magari era andato dal parrucchiere proprio il giorno prima, che desidererebbe farsi una doccia. Stare sotto le macerie non significa perdere il pudore, la dignità, trasformarsi da “persona” in “vittima” del terremoto. Essere estratti dalle macerie non significa trasformarsi in “un” malato, in “uno sfollato”. C’è un nome, un cognome, una storia, un proprio decoro personale che va rispettato e custodito. E per quanto la gravità della situazione richieda interventi urgenti, immediati e lasci poco spazio ad altro, un po’ di rispetto dovrebbe essere mantenuto.

Perciò, quell’intervista si poteva evitare. Chissà se quella donna ha capito con chi stava parlando e chissà se ha capito che una telecamera stava riprendendo i brandelli del suo corpo che si potevano intravedere tra le macerie.

Qualcuno avrebbe dovuto fermare per lo meno la messa in onda dell’intervista. Avrebbe dovuto dire “o anche no”. Come ha fatto, per fortuna, Enrico Mentana, su La 7, gelando la sua inviata che proponeva di mandare in onda la foto di una famiglia morta inviata poco prima alla redazione. O anche no. Non si manda in onda. Perché il dolore ha una sua dignità, di fronte alla quale inchinarsi e tacere.

Maria Cristina Tubaro

http://www.mariacristinatubaro.it/?p=111

 

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Case di mattoni e vita vissuta. Il terremoto visto da qui

Ci siamo trasferiti da poco. La prima mattina nella nuova casa, al risveglio, abbiamo trovato una zanzara sul muro delle scale. Per me quasi uno scempio sul muro appena tinteggiato con quel color tortora che avevamo scelto con tanta fatica e cura dopo ben 19 prove con diversi campioni di colore.

Mio marito è intervenuto per cacciarla. E invece l’ha schiacciata e lei è rimasta lì stecchita. Una chiazzetta con le ali spiaccicate, che istintivamente abbiamo cercato di cancellare passando sul muro il polsino di una felpa, ahimé, rossa. E la chiazzetta è diventata un bell’alone rosaceo. Così il perfetto color tortora ha avuto la prima imperfezione, che mi era sembrata grave. La guardo ogni volta che scendo in cucina e con tenerezza ripenso a quella prima mattina nella nuova casa.

E pensavo a quella prima chiazzetta rosacea guardando le immagini del terremoto. Pensavo che forse lì ci sono una, due, dieci, cento altre coppie che, come noi, si sono sposate da poco e hanno ristrutturato, arredato, iniziato ad amare una casa nuova, soffrendo, magari, davanti ad una improvvisa chiazzetta rosacea su un muro appena tinteggiato. Avranno scelto i mobili con la nostra stessa cura, magari litigando anche un po’, come facciamo noi due, che abbiamo gusti così diversi.

Oggi, per quelle giovani coppie, non c’è più la chiazzetta, il muro, i mobili, il piano cucina in granito, la lavastoviglie ultimo modello regalata con la lista di nozze e la lavatrice capiente e silenziosa, il frigo grande, per essere pronti se arrivano gli amici. Niente. Solo macerie.

La casa si ama, si vive, si costruisce, non solo con i mattoni, ma con la vita di ogni giorno, con le storie che custodisce, con una piantina fiorita, col profumo di ciambellone in forno, con una cena tenuta in caldo, con una chiacchierata sul divano. E anche con una chiazzetta rosacea sul muro. Si costruisce con le parole che si dicono ogni giorno, che si urlano, che si sussurrano; con i rumori e gli odori di cui ogni casa vive e che le danno una sua inconfondibile personalità.

Non sono crollate case, ma storie intere, legami, abitudini, quei piccoli riti, profumi, odori, sapori della vita quotidiana. E’ un dolore enorme e lancinante, che, forse, non riesco neppure a immaginare. Quanti sogni, quanta speranza, quanta fiducia, stanotte, si sono persi?

Provo un certo senso di fastidio nella valanga di parole di queste ore. E lo so, è strano e contraddittorio, che io usi altre parole che si aggiungono al chiasso mediatico.

Vorrei, invece, un po’ di silenzio. Vorrei che ci si mettesse in ginocchio, di fronte ad una cosa così grande e terribile, per ritrovare il proprio cuore e, per chi crede, per pregare, come ha fatto il Papa questa mattina con una semplicità disarmante. Ma chi crede, sa che quel Rosario fuori programma ha una potenza straordinaria e che anche così, nel male, si fa strada la Grazia.

E, al tempo stesso, vorrei che continuasse quel rimboccarsi le maniche attivo e concreto che già si sta profilando in queste ore e che l’aiuto e la solidarietà non si trasformassero in un gesto meccanico, ma toccassero nel profondo i nostri cuori. Perché solo se ritroviamo, in ginocchio, il nostro cuore e solo se lo rimettiamo in gioco rimboccandoci le maniche, si potranno ricostruire pareti, sulle quali un giorno ci sarà una chiazzetta rosacea per la quale una moglie rimprovererà il marito, si potranno ricostruire case, in cui montare una cucina bella e un frigo grande, perché non si sa mai, potrebbero arrivare gli amici e dobbiamo essere pronti ad accoglierli, soprattutto ora, che abbiamo tutti toccato con mano, e con il cuore, quanto preziosa sia l’accoglienza, la solidarietà, il non lasciare soli quelli che soffrono.

Maria Cristina Tubaro

http://www.mariacristinatubaro.it/?p=100

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Speaker Bluetooth SK-M7 da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

L’ormai nota Aukey ci presenta un altro prodotto, davvero molto valido! Oggi sotto la nostra lente c’è un altro Speaker Bluetooth, nome in codice SK-M7, andiamo a scoprirlo nella nostra recensione!

Confezione e contenuto

La scatola è realizzata ovviamente in cartone riciclabile, su di essa è raffigurata l’immagine del prodotto stilizzata con alcune caratteristiche dello stesso, specificando il tipo di prodotto contenuto all’interno. Dentro la confezione oltre allo Speaker troviamo un moschettone per agevolarne il trasporto, un cavo per la ricarica, un cavo con ingresso ed uscita AUX e gli ormai inseparabili libretto di istruzioni e cartoncino per la garanzia, punto forte di Aukey! A tal proposito aggiungo che la qualità costruttiva dei cavi non è assolutamente cheap e risultano quindi di ottima fattura, direttamente proporzionale al funzionamento, egregio!

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Design e materiali

Aukey con questo prodotto è riuscita a mescolare eleganza e duttilità, offrendo un design adatto a tutte le circostanze e ambienti!

Il guscio che racchiude lo Speaker è realizzato in gomma siliconata, il che lo rende davvero molto resistente ad eventuali urti. Nella parte superiore possiamo apprezzare la dicitura Aukey, foro per microfono, il tasto chiamata, play/pausa, e lo switcher per i brani; tutti i pulsanti restituiscono un gradevole feedback tattile con annesso click! Sul retro invece troviamo lo switch per l’accensione, un ingresso Micro-USB per la ricarica e due ingressi AUX, che si differiscono per input e output! Altro dettaglio da non trascurare è la presenza di due “piedini” posti al di sotto il cui scopo è quello di preservare l’estetica del prodotto! Non manca ovviamente la griglia per gli Speaker, posta sul fronte. Mi sento di promuovere a pieni voti il design ed i materiali, non negando però di aver riscontrato un neo, ovvero la facilità con la quale il guscio in gomma si sporchi. Per ovviare a questo problema basta rimuovere lo strato esterno e lavarlo.

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Caratteristiche e funzionalità

Essendo uno Speaker Bluetooth non possiamo ovviamente non trovare il chip CSR8635 il quale offre la tecnologia Bluetooth 4.1. La connessione Bluetooth resta stabile entro un raggio di 10 metri senza perdere minimamente di qualità mentre collegando un dispositivo audio via AUX la stabilità è pressoché perfetta, pecca però in questo caso la qualità sonora. La durata della batteria in Li-ion da 2600mAH sembra essere quasi infinita, di fatti questo Speaker assicura 10 ore di ascolto, anche 14 con l’80% del volume massimo; la ricarica invece avviene in circa 4 ore con input a 5V–1A!

Qualità sonora

Facendo riferimento alla fascia di prezzo non posso che promuovere la qualità della banda sonora!

La risposta è molto valida, i medio-alti risultano abbastanza corposi mentre i bassi sono discretamente profondi; il tutto però è migliorabile previo equalizzatore, soprattutto per quanto riguarda i bassi! Credo che questo prodotto sia ideale principalmente per musica POP-RAP, perdendo nella musica classica data la compressione della voce su alte frequenze sonore! Collegando la cassa ad un finte sonora esterna con cavo AUX l’audio risulta ovviamente meno corposo e meno forte, non perdendo comunque la sua reale utilità, garantire flusso audio in qualsiasi momento, con qualsiasi device! Questa gradevole qualità sonora viene garantita dai dual-driver 3W con annesso subwoofer passivo, per un totale di 6W RMS. Come specificato precedente questo SK-M7 vanta di un microfono davvero molto valido, il quale consente di effettuare telefonate senza alcun problema di sorta; l’interlocutore mi sentiva molto bene, ed io non posso che essere entusiasta di questo!

Conclusione

Vi consiglio vivamente l’acquisto di questo prodotto date le caratteristiche tecniche e la fascia di prezzo. Potete acquistare questo Speaker su Amazon al prezzo di 27,99€ con possibilità di spedizione gratuita è in un giorno per gli abbonati ad Amazon Prime!


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