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Sacra Famiglia

Sacra Famiglia di Vincenzo Ruggiero Perrino Episodio 2

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 2

Cantiere di Sepphoris, anno 1 a. C.

«Oggi è stata più stancante del solito», dice uno degli operai del cantiere di Sepphoris rivolto a Giuseppe.

«Hai ragione, amico mio. Con questo caldo non si lavora bene», replica l’altro.

«Ogni giorno che torno a casa dalla mia famiglia, ringrazio Dio di avere un lavoro che mi consente di non far mancare niente a mia moglie e ai miei figli».

«Già. Tanti restano sfaccendati e le autorità non si curano del fatto che non lavorano e non hanno di che vivere».

«Cosa vuoi che importi a loro? Mangiano e bevono senza muovere un dito!».

«Una guerra qua, una guerra là e i romani si sono assicurati il loro bottino; Erode e i dignitari della sua corte vivono agiatamente di rendita; i sacerdoti del tempio vivono in morbide vesti e hanno i primi posti nei banchetti, e chi ne fa le spese siamo noi poveracci che dobbiamo sgobbare!».

La conversazione tra i due lavoratori è provvidenzialmente interrotta dall’arrivo di Gesù. Infatti, alcuni tra gli operai, per farsi belli con i padroni, non indugiano nell’andare a riferire frasi ingiuriose o polemiche per far cacciare via o arrestare i facinorosi. Il bambino, quella mattina, aveva accompagnato il padre sul cantiere e aveva poi trascorso la giornata in compagnia dei nonni materni, Anna e Gioacchino. Fatta l’ora del rientro a Nazareth, è venuto da Giuseppe, per tornare a casa con lui.

«Papà!», lo chiama.

«Ragazzo, siamo pronti. Torniamo a casa!».

«Sì».

«Che hai fatto di bello dai nonni?», chiede il papà, strada facendo.

«Il nonno mi ha portato nei suoi campi, e mi ha fatto conoscere i contadini che lavorano per lui. Uno di loro mi ha fatto anche gettare dei semi nel campo».

«Ti sei divertito?».

«Sì. Anche se, parte dei semi sono caduti lungo la strada; un’altra parte è caduta tra le rocce; un’altra ancora in un punto dove il terreno – almeno come mi ha detto quel contadino – non è molto profondo; altri semi mi sono caduti tra le spine».

«Insomma, come contadino hai ancora da imparare», ridacchia Giuseppe.

«Non direi. Gran parte dei semi l’ho seminata bene, e darà molto frutto».

«Sì, ma quello che hai lanciato sulla strada o tra le pietre, andrà perduto».

«Beh, quello dipende dalla strada e dalle rocce, non dal seme, non credi? Cioè, se il seme è sempre lo stesso, e pure il seminatore, il problema non è del seme o del seminatore, ma del posto dove il seme cade».

Giuseppe rimane sorpreso dalla sagace risposta del ragazzo.

«Dai, tranquillo pa’, tra una ventina d’anni ti sarà tutto più chiaro», dice il ragazzo.

Cammina cammina, padre e figlio giungono lungo la strada consolare che li avrebbe condotti a casa. Avrebbero impiegato circa un’ora per raggiungere Maria e riunirsi finalmente per la cena. In lontananza, dalla parte del grande mare, Giuseppe si accorge che c’è un po’ di gente. E più si avvicina, più si rende conto che di gente ce n’è veramente tanta, e ci sono pure parecchi soldati romani, schierati come in assetto di guerra.

«Pa’, che succede?».

«Non lo so, Gesù».

«Sembra tanta povera gente».

«Hai ragione, ma da come vestono non direi che siano ebrei».

«E chi sono?».

«Per saperlo bisogna andare a vedere».

Giuseppe e suo figlio avanzano il passo e giungono quasi in prossimità della riva, laddove c’è una moltitudine di gente, stanca ed affamata, scesa da un paio di grosse imbarcazioni, e un buon numero di soldati romani, lance in resta, che li sorvegliano e non li fanno muovere, in attesa che arrivi il capo del pretorio.

Come è usuale in casi del genere, si è formato un piccolo gruppo di persone che assiste agli eventi, curiosa di vedere cosa succede e che deciderà il capo del pretorio.

«Chi sono quelle persone?», chiede Giuseppe ad uno che era lì già da prima.

«Ho sentito che sono profughi che vengono da un’isola del Mediterraneo».

«Profughi?».

«Sì, scappano dalla loro isola, dove c’è un tiranno che li perseguita, e sono approdati qui, sperando di trovare accoglienza e di che mangiare».

«In effetti, non mi sembra che stiano in grande forma».

Mentre il padre conversa con quell’altro, Gesù si allontana poco più in là, incuriosito da un soldato che minaccia una donna di tornare al suo posto. Il soldato, piuttosto nervosamente, grida alla donna di rimettersi dov’era; quella, che per la fame a stento si regge in piedi, implora il soldato di dare un sorso d’acqua al bambino che tiene in braccio; il soldato intima nuovamente alla donna di sedersi.

Gesù richiama l’attenzione del soldato: «Bella forza! Tu, grande e grosso, te la prendi con una donna indifesa e oltretutto indebolita dalla fame e dalla sete!».

«Cosa vuoi, moccioso?», chiede con tono sgarbato il soldato.

«Io? Nulla! Sto tornando a casa con mio padre; abbiamo visto questi naufraghi e ci siamo avvicinati per vedere che succede».

 «Non sono naufraghi. È solo gentaglia che scappa da un’isola del Mediterraneo, e vuole essere accolta qui».

«E allora?».

«Allora niente! Non ce li vogliamo qui!».

«Non ce li vogliamo, chi?».

«Noi, i padroni di questa terra».

«Ma questa terra non è del popolo di Israele?».

«Ragazzino, tu fai troppe domande», il tono del soldato si fa minaccioso.

«Veramente sei tu che dai risposte sbagliate».

In quella, Giuseppe si avvicina a Gesù e, presolo per un braccio, lo trascina via.

«Sei matto a metterti a fare domande ai soldati romani?».

«Ma, pa’, quello ha detto un sacco di sciocchezze, e si comporta pure male!».

«Aspetta, sta arrivando il capo del pretorio. E c’è anche il sommo sacerdote!».

Così, padre e figlio ritornano tra la folla di curiosi per vedere che soluzione troveranno le autorità per quella situazione tanto particolare. In men che non si dica, entrambi, valutate le parole dei soldati che spiegano l’accaduto, decidono che, fame o non fame, caldo o non caldo, tutta quella gente deve essere messa di nuovo sulle loro misere barche e rispedita da dove vengono.

«Chiediamo solo accoglienza! L’isola dalla quale veniamo è povera e governata da un dittatore che ci tratta come bestie!», protesta qualcuno.

«Qual è la vostra isola?», chiede il capo del pretorio.

Quelli glielo dicono. E lui, con una risata di scherno, commenta: «È una delle isole che Roma ha conquistato tanto tempo fa, governata da un soldato molto severo».

«A noi israeliti non importa. Qui non ce li vogliamo! Ci bastano i nostri poveri! Non ne vogliamo degli altri da fuori»: ora anche dalla folla cominciano le voci di protesta.

«Li senti?», dice il sommo sacerdote al capo del pretorio. «Non indugiare, mandali via!».

Allora, Gesù, riesce di nuovo a svincolarsi da Giuseppe e corre verso il centro della contesa. Evita pure due soldati, e, salito su una pietra, comincia a dire a gran voce:

«Si può sapere di che parlate? Fame? Sete? Ma quando mai qui è mancato di che mangiare? Non sarà tanto, ma di certo non si muore di fame, né i romani ci trattano da bestie, come il signore dell’isola di questi poveretti tratta loro! Io vi dico che questa gente non è venuta via dalla loro terra a cuor leggero. Avranno lasciato lì i loro familiari, i loro amici, le loro cose. Anche il popolo di Israele ha conosciuto la schiavitù, e questo è quello che ha imparato? A non accogliere il prossimo che ha fame? Capisco che siano tanti, ma i potenti di questo tempo non mi sembrano capaci di garantire loro una vita dignitosa nel loro paese. Anzi, i soldati sono andati lì a depredare tutto, ad affamarli, e ora che sono scappati volete ricacciarli nella loro fame? In fondo, che chiedono? Solo di mangiare. Mica hanno detto che vogliono cibo in cambio di nulla. Lavoreranno e darete loro il giusto».

Dopo un attimo di silenzio, i soldati e i capi del popolo scoppiano in una gran risata.

«Sentitelo, il saputello! Torna dalla mamma, ragazzino!».

Giuseppe, intanto, ha raggiunto il centro anche lui, prende Gesù e lo tira via dalla pietra sulla quale è salito per parlare. Mentre lo trascina via, rimproverandolo duramente per quello che ha fatto, uno dei patrizi romani che aveva sentito il discorso di Gesù, prende la parola:

«Io dico che il ragazzino ha ragione! Possiamo prendere gli uomini a lavorare nelle nostre terre, così si guadagneranno il cibo che mangeranno!», e detto questo fa cenno ad alcuni di loro di seguirlo.

Un altro, un membro del sinedrio, pure si fa avanti e dice: «Anch’io sono d’accordo. Venite con me, lavorerete nei miei campi e vi darò di che mangiare e di che bere».

Giuseppe si volta a guardare la scena, non credendo ai suoi occhi.

«Dai, pa’, sembra che la cosa si sia risolta. Andiamo a casa che poi mamma chi la vuole sentire che torniamo sempre tardi?», dice Gesù riprendendo il cammino verso Nazareth.

Giuseppe affianca il ragazzo, e insieme camminano in direzione di casa. Mentre, alle loro spalle la situazione si normalizza e tutti i profughi trovano accoglienza, il padre dice:

«Poi, un giorno mi spieghi come ti vengono certe idee».

«Sì, poi un giorno ti dico…».

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presentazione del libro Pastorale Digitale 2.0 di Riccardo PEtricca

[Diretta streaming] Presentazione libro “Pastorale Digitale 2.0″

Cassino: domenica 28 febbraio alle ore 17.00 nella Sala degli Abati della Curia, Presentazione del libro di Riccardo Petricca “Pastorale Digitale 2.0″ e firma di un Importante Accordo di Collaborazione Tra Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e Pontificia Università Antonianum di Roma

Regia di Francesco Marra

Per vedere la diretta: https://livestream.com/accounts/11735459/libro/

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Accordo Pontificia Università Antonianum e Diocesi-Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

Accordo di collaborazione tra la Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo e la Pontificia Università Antonianum

Condividiamo con gioia i link della pubblicazione sul sito istituzionale della Pontificia Università Antonianum relativo all’accordo che verrà siglato domenica 28 a Cassino alle ore 17:00 con la nostra diocesi:

http://www.antonianum.eu/it/news/4503/Accordo-di-collaborazione-tra-la-Diocesi-di-Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo-e-la-Pontificia-Universita-Antonianum

https://www.facebook.com/antonianum.eu/?fref=ts

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Gender e diritto naturale

Ancora un intervento di Enzo Teodori per stimolare la riflessione su un tema di scottante attualità

I fautori del “gender” accusano noi cattolici di mistificare la realtà allorché affermiamo che i nostri valori sono fondati sul diritto naturale. I “genderini” motivano il loro j’accuse denunciando, in primo luogo, che in natura le realtà non sono uniformi e omologabili, adducendo come esempio l’omosessualità riscontrata in alcuni animali; in secondo luogo, e soprattutto, spiegando che la legge naturale è quella portata alla luce da Darwin ovvero una legge fondata sulla selezione naturale, in cui si afferma l’individuo più attrezzato ad adeguarsi ai cambiamenti ambientali (con un’accezione ampia del concetto di ambiente). La civiltà, secondo i genderini, è una conquista dell’uomo ed è avanzata nella misura in cui va oltre la selezione naturale con il riconoscimento dei diritti anche degli individui più svantaggiati nell’ambiente sociale. Coerentemente con questa visione, l’accusa ai cristiani, oltre a quella di infondatezza del ricorso al diritto naturale, è anche di incoerenza con gli insegnamenti evangelici. Infatti, si rimprovera di offuscare la compassione per i più svantaggiati e di violare il comandamento dell’amore al prossimo, proprio quell’amore reciproco che le coppie omosessuali reclamano come diritto. Alcuni genderini argomentano le accuse di incoerenza in modo più raffinato, ricorrendo al concetto di soprannaturale. Sulla base di queste argomentazioni, Gesù ci ha rivelato la dimensione e l’orizzonte della grazia, che appartiene all’ordine del soprannaturale. La civiltà del regno dei cieli consisterebbe, dunque, nell’andare oltre la natura e il diritto naturale per affermare una legge superiore, quella dell’amore, che comporta la liberazione e l’emancipazione di ogni persona e dei suoi diritti.

A mio avviso, la posizione di noi cattolici dovrebbe fondarsi sulla rivelazione e sulla luce che essa fornisce al diritto naturale. Noi crediamo che l’unico matrimonio sia quello tra uomo e donna, perché Gesù ci ha rivelato che esso corrisponde al disegno di Dio. Gesù, che è venuto a liberare gli oppressi e proclamare un tempo di grazia, se ci fossero state altre forme di unione gradite a Dio, lo avrebbe rivelato. Noi ricorriamo al diritto naturale, perché lo intendiamo come disegno originario di Dio, in una natura dove è presente un ordine, seppur destrutturato dal peccato, dato dal Logos. Il soprannaturale non è una giustapposizione dall’alto di una legge divina, ma una esaltazione e un andare oltre dell’ordine naturale progettato da Dio, un trascendersi, che si manifesta nel dare la vita e nella reciprocità del dono, frutti dell’innesto nella vita trinitaria.

La mia impressione è che, per paura di essere considerati integralisti, argomentiamo sul diritto naturale, omettendo la luce che su di esso getta la rivelazione. Di conseguenza, esprimiamo un concetto di diritto naturale corrispondente ad una natura presunta “benigna”, che appare palesemente ingenuo e infondato, sulla base della realtà storica. L’argomentazione che la sessualità in natura è finalizzata alla procreazione e, quindi, necessariamente fruibile solo da individui di sesso diverso, non giustifica in modo univoco che il valore unitivo connesso alla sessualità sia appannaggio esclusivo di individui eterosessuali. La civiltà dell’amore promossa dai genderini privilegia l’aspetto unitivo rispetto alla procreazione, considerandolo altrettanto naturale di quello procreativo, con le sue esigenze primordiali di comprensione, mutua assistenza, affettività reciproca. Solo affermando senza remore e senza omissioni la nostra visione rivelata del diritto naturale possiamo manifestare la nostra identità culturale senza prestare il fianco alle accuse di debolezza delle argomentazioni e di incoerenza.

Poggiandosi sugli insegnamenti di Gesù, possiamo serenamente manifestare il nesso tra misericordia e condotta. La misericordia esprime l’amore viscerale, materno, di Dio verso l’uomo, che si prende cura delle persone nelle loro situazioni concrete. Come una madre, Dio si preoccupa che il comportamento di un suo figlio non comprometta la sua realizzazione e la sua felicità. Come una madre premurosa, esplica la sua missione educativa rivelando al figlio anche le condotte positive e quelle negative, e non solo gli atteggiamenti interiori.

Dialogare a partire dalla rivelazione ovviamente non implica convincere le persone. I genderini rimarranno fermi nelle loro opinioni. Noi con pace manifesteremo le realtà della civiltà del regno di Dio e la pace non accolta tornerà a noi. Da cittadini del regno nel mondo, accetteremo le scelte democraticamente effettuate. Nella civiltà illuminista noi siamo minoranza, come i fratelli che ci hanno preceduto ed hanno fatto la storia delle origini del cristianesimo nell’impero romano. Dialogare vuol dire anche evidenziare i limiti delle posizioni altrui. Non pochi illuminati genderini si troveranno in difficoltà quando si troveranno di fronte alla richiesta del 10% della popolazione di introdurre nell’ordinamento giuridico la poligamia, in nome del diritto di vivere in un modello di famiglia secondo le proprie convinzioni. Perché tutelare le minoranze omosessuali e quelle religiose no? Nella pluralista civiltà genderina ognuno ha diritto a vivere, purché consenziente, secondo i modelli relazionali che più gradisce. Per la cronaca, già da diversi anni, negli illuminatissimi e progreditissimi Paesi Bassi, esiste il partito dei pedofili, perché chi l’ha detto che i bambini non gradiscano le “attenzioni” degli adulti… è una questione culturale!! E, d’altra parte, se l’aborto è talmente scontato… Non sarebbe male anche evidenziare come il divorzio abbia determinato che la precarietà sia ora un elemento strutturale nella vita di coppia; non ha, invece, eliminato la questione della violenza sulle donne, di cui il femminicidio non è che la punta dell’iceberg. (Aborto, divorzio, eutanasia, non sono specificamente temi gender, ma la loro approvazione si basa sul principio che è alla base del gender: l’assolutizzazione dei diritti soggettivi).

Come cittadini del regno nel mondo siamo consapevoli di essere lievito e sale. La virtù della speranza ci dà la pace per la convinzione che Dio è all’opera, che tutto concorre al bene dei suoi figli, nessuno dei quali andrà perduto. La compassione misericordiosa al cospetto di tante nefandezze non ci lascia indifferenti e ci induce ad essere più zelanti missionari. La testimonianza di famiglie con uno stile di vita coerente con gli insegnamenti evangelici è il segno più tangibile della bellezza e della bontà della civiltà cristiana.

Il dibattito con i fautori del gender non si limita alla discussione sul diritto naturale, e verte anche su questioni come l’applicazione del principio di uguaglianza e del diritto civile, ma questi sono altri temi.

Enzo Teodori

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Pontificia Università Antonianum a Roma

Importanti Eventi organizzati dall’Università Pontificia Antonianum

1) «Nessuno di voi opprima il suo prossimo»

 

Giovedì 3 marzo 2016, dalle ore 9:00, si terrà la giornata di studio della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Antonianum «Nessuno di voi opprima il suo prossimo» (Lv 25,17): il giubileo nell’orizzonte di un’economia di giustizia come promozione di alterità.

Nel corso della giornata, presieduta dal prof. Mario Cucca, Vicedecano della suddetta Facoltà, dopo il saluto del prof. Alvaro Cacciotti, Decano della stessa, interverranno i proff. Marco Nobile – Pontificia Università Antonianum, Maria Giuseppina Muzzarelli – Alma Mater Studiorum Università di Bologna – e Silvano Petrosino, Università Cattolica del Sacro Cuore.

Per approfondimenti http://www.antonianum.eu/pdf/299.pdf 

 

2)  Formazione permanente e prevenzione del disagio psicologico

Martedì 23 febbraio 2016, alle ore 16:30, si terrà presso la Pontificia Università Antonianum la conferenza di Giuseppe Crea sul tema Formazione permanente e prevenzione del disagio psicologico e vocazionale nella vita religiosa e sacerdotale.

Al termine della conferenza, moderati dal prof. Alceo Grazioli, i proff. Donatella Forlani e Albert Schmucki discuteranno con il relatore sui temi affrontati.

Giuseppe Crea, missionario comboniano, psicologo e psicoterapeuta, è autore del volume Tonache ferite: forme del disagio nella vita religiosa e sacerdotale, pubblicato da Edizioni Dehoniane – Bologna.

Per approfondimenti http://www.antonianum.eu/pdf/297.pdf

 

3) Il Vangelo della Misericordia

 

Venerdì 19 febbraio 2016, alle ore 17:00, si terrà presso la Pontificia Università Antonianum la presentazione del volume di Lorenzo Leuzzi Il Vangelo della Misericordia: per un nuovo sviluppo globale. Itinerario teologico, pubblicato Libreria Editrice Vaticana.

Nel corso dell’incontro, moderato dal prof. Stéphane Oppes, dopo i saluti del Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, prof.ssa Mary Melone, interverranno i proff. Roberto Cipriani, Cecilia Costa e Gaspare Mura.

Sarà presente l’Autore.

Per approfondimenti http://www.antonianum.eu/pdf/298.pdf

 

4) Distribuzione dei poteri e competenze nella società

 

 

 

 

Lunedì 15 febbraio 2016, dalle ore 9:00, presso la Pontificia Università Antonianum si terrà la giornata di studio Distribuzione dei poteri e competenze nella società, organizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e il patrocinio della Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo.

Nel corso delle sessioni mattutina e pomeridiana, presiedute dai proff. Massimo di Rienzo e Jorge Horta Espinoza, dopo le parole di saluto del Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, prof.ssa Mary Melone, interverranno i proff. Miron Sikirić, Francesco GabrieleLuciano Garofalo.

A conclusione della giornata il prof. David-M.A. Jaeger modererà una tavola rotonda sul tema Equilibri e sfide con la partecipazione del prof. Raffaele Coppola.

Per approfondimenti http://www.antonianum.eu/pdf/295.pdf 

 

5) Antonio di Padova tra storia e agiografia

 

 

Il 17, 18, 24 e 25 febbraio 2016, dalle 15:15 alle 18:35, si terrà presso la Pontificia Università Antonianum il ciclo di lezioni pubbliche Antonio di Padova tra storia e agiografia, affidato al prof. Antonio Rigon.

Nel corso delle lezioni il prof. Rigon, grazie alla lettura diretta delle fonti agiografiche e dei sermoni antoniani, illustrerà il percorso umano e intellettuale di un protagonista assoluto della storia religiosa, capace sia di unire santità e cultura sia di rappresentare l’Ordine dei Frati Minori con le caratteristiche assunte dopo la morte del Fondatore

Per approfondimenti http://www.antonianum.eu/pdf/296.pdf

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La Sacra Famiglia di Nazaret

SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino – Episodio 1

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 1

Nazareth, anno 1 a. C.

«Ehi di casa, c’è nessuno?», la voce squillante di Elisabetta chiama dall’aia antistante la piccola casa di pietre in cui vivono Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù.

“Sono già qui”, pensa Maria, mentre è vicina al fuoco a preparare delle focacce il pranzo al quale ha invitato sua cugina, con il marito e il loro figliolo Giovanni. Asciugatasi le mani su un panno, va alla porta, apre e li fa accomodare.

«Buongiorno, cugina!», saluta Elisabetta. Le due donne si abbracciano, felici e sorridenti.

«Ciao, zia», dice Giovanni, che riceve da Maria un bacio sulla guancia.

Zaccaria scrive su una tavoletta il suo saluto. Maria, un po’ perplessa, prende la tavoletta, legge quello che l’uomo ha scritto, e risponde al saluto. Poi, sottovoce chiede ad Elisabetta: «Ma perché non parla? Continua ancora con quella storia di quando Gabriele…?».

L’altra la interrompe: «No, no… Quando è nato il ragazzo – come sai – ha ripreso a parlare normalmente. Solo che, da allora, essendosi abituato a comunicare per iscritto, continua a fare così». Un attimo di pausa, sospira e aggiunge: «Sono uomini, che ci vuoi fare?».

«Zia, ma Gesù dov’è?», chiede Giovanni.

«Giuseppe lo ha portato con sé per un lavoro che doveva fare. Saranno qui a momenti».

«Che stai preparando di buono?», fa Elisabetta, avvicinandosi alla cucina.

«Considerato che vogliamo festeggiare, mi sono detta “prepariamo un bel pranzetto speciale”. Vieni ti faccio vedere».

Dopo pochi minuti, rientrano Giuseppe e Gesù. Vedendoli rientrare, Giovanni, tutto contento corre a salutare il cugino, di qualche mese più piccolo di lui.

«Ciao, Gesù».

«Ciao, Giovanni. Dai, andiamo fuori a giocare, mentre mamma finisce di preparare il pranzo».

«Ma, fuori è tutto polveroso. Poi, mia madre mi sgrida se rientriamo sudati e sporchi».

L’altro replica: «Dai, tanto stiamo pochi minuti».

E così, mentre i due bambini escono fuori a giocare, i grandi, dopo i saluti, parlano del più e del meno.

Zaccaria scrive a Giuseppe: «Come procede il tuo lavoro di falegname?».

Giuseppe, letta la tavoletta, assume un’espressione tra l’infastidito e il pensieroso, e risponde al cognato: «Pure tu insisti con questa storia? Non faccio il falegname, ma sono costruttore, almeno fino a quando questo lavoro regge, visto che il cantiere a Sepphoris è in fase di completamento».

L’altro velocemente scrive: «Mi avevano detto che facevi il falegname».

Legge… e risponde: «No, no, sono costruttore. Guarda qua che calli!».

Un attimo di pausa, e poi è Giuseppe a dire: «Piuttosto, ho saputo che lì al tempio, sono successi un po’ di scandali, per il fatto che il sommo sacerdote è stato accusato di aver sperperato parte del tesoro del tempio tra gozzoviglie, incontri di piacere, terme e quant’altro».

Zaccaria pensa e poi scrive: «Sì. È una vergogna, perché così il popolo si chiederà perché deve dare i propri soldi nel tesoro del tempio…».

Giuseppe legge; Zaccaria gli fa cenno che vuol continuare il suo pensiero; perciò, riprende la tavoletta e, cancellato quello che ha scritto prima, continua: «…se poi le loro offerte non vengono usate per i bisogni dei più poveri, ma sperperate per i baccanali del sommo sacerdote…».

L’altro letta la frase, commenta: «Hai ragione… Oh, ma toglimi una curiosità: perché non parli?».

Scrive: «Mi trovo più comodo a scrivere».

«Ma, per noi altri non è mica tanto comodo leggere!».

In quella, Maria richiama tutti: «Gente, è pronto! Su, forza, a tavola!».

«Vado a chiamare i ragazzi fuori», dice Giuseppe.

E, mentre Maria, aiutata da Elisabetta, porta le pietanze in tavola, Giuseppe spalanca la porta per chiamare i due ragazzi.

«Ehi, voi due…», ma la frase gli muore in gola, perché nota che Giovanni è accovacciato a terra, e sta sistemando del pietrisco, mentre Gesù, tutto contento, applaude all’opera del cugino.

«Giovanni, bello di zio, che stai facendo?».

«Niente di che. Ho solo preparato una specie di strada per Gesù, per te e zia Maria, così che quando dovete uscire di casa non vi sporcate i sandali».

Dopo un attimo in cui pensa a tutto e di più, Giuseppe, benché non abbia compreso fino in fondo, si complimenta con il ragazzo.

Poi, annuncia: «Dai, venite dentro che è pronto».

Mentre tutti e tre stanno per rientrare in casa, Gesù si volta verso la strada e, un po’ più lontano scorge una figura un po’ sospetta.

«Chi sei?», chiede il ragazzino.

«Shhh, per carità!», lo zittisce quell’uomo, che sembra avere piuttosto paura, come se non volesse essere scoperto.

«Qualcuno vuole farti del male?», insiste Gesù.

«In verità, sto scappando, perché ho rubato i soldi del tempio e tutte le persone vogliono lapidarmi per questo».

«Perché hai rubato i soldi del tempio?».

«Io sono… ero il sommo sacerdote del tempio. C’erano lì, tutti i soldi del tesoro. Così, senza farmi scoprire, ho iniziato a prendere quei soldi e a spenderli per mio piacere personale. È iniziato un po’ per gioco, e poi mi sono lasciato prendere la mano, perché credevo che mi sarei riuscito a fermare, prima o poi. Mi sentivo onnipotente, come se nessuno potesse farmi nulla… Prendi oggi, prendi domani, gli altri se ne sono accorti, e sono stato costretto a scappare e a nascondermi».

«Ti sentivi onnipotente? Non sai che onnipotente è solo Dio?».

«Hai ragione, ragazzo! Ma tutto quel denaro, tutto quello che mi potevo permettere di fare con quel denaro, mi ha tolto la ragione!».

«Voi grandi pensate sempre che con la ricchezza e il denaro potete risolvere tutte le questioni».

«Sei un bambino, tu! Cosa vuoi capirne di queste cose?».

«Intanto, capisco che a te il denaro ti ha messo in un bel guaio, per via della tua smodata smania di ricchezza e di potere. Avresti dovuto accontentarti del tuo e non prendere altro denaro, che serviva per altre cose».

«È vero, non avrei dovuto fare quello che ho fatto». E subito aggiunge, con tono implorante: «Ma non voglio essere lapidato per questo… Non voglio morire!».

«Allora, restituisci i soldi che hai preso e chiedi perdono al popolo. Sono sicuro che la gente capirà».

«Non capisci: vogliono lapidarmi. Arrestano e condannano gli innocenti, figurati che faranno a me!».

«Proprio a me dici questo?».

«Cioè?».

«Lascia stare, capirai tra una trentina d’anni quello che voglio dire. Ora, però, ti dico che se ti penti di quello che hai fatto, e riparerai al peccato che hai commesso, chi ti potrà condannare? Certo, dovrai scontare ciò che hai fatto: assumiti sinceramente le tue responsabilità, e paga il giusto per le tue colpe. Ma sono certo che di fronte al pentimento sincero, capiranno. Ripeto: sincero! Del resto, anche io faccio così quando faccio arrabbiare mia madre o mio padre».

«Dici?».

Gesù annuisce con un movimento del capo. E, poi, fa un grande sorriso all’uomo, che, commosso dal candore di quel bambino, comincia a piangere, avendo compreso di aver agito molto male.

«Sono pentito, ragazzo. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo. Farò come dici tu. E speriamo che capiranno».

«Vai… Però non farlo più, mi raccomando!».

Così, l’uomo se ne ritorna verso il tempio, per affrontare il giudizio e ammettere le proprie responsabilità.

Da dentro, Giovanni grida al cugino: «Insomma, Gesù, ti sbrighi o no a rientrare? Stiamo aspettando te per cominciare a mangiare».

«Eccomi, arrivo. Stavo facendo una cosa», dice il ragazzo, rientrando in casa e richiudendo la porta alle sue spalle.

«Cosa?», scrive Zaccaria in un angolino della sua tavoletta.

«Dopo ti racconto, zio».

E, così, tutti e sei siedono a tavola e cominciano il loro pranzo di festa, tra risate e gioia.

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Pastorale DIigtale Premiazione Ri-Clicca il Presepe

[Album Fotografico] Premiazione Ri-Clicca il Presepe

Foto Rosalba Rosati

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