Author : Riccardo Petricca

HomeArticles Posted by Riccardo Petricca
Read More
Pastorale Digitale 2.0

Elenco partecipanti Concorso RiClicca l’Infiorata

Elenco completo dei partecipanti Concorso RiClicca l’Infiorata organizzato dalla Pastorale Digitale

Chiesa/Associazione/Comunità Città
1 Chiesa San Giovanni Battista Cassino
2 Circolo Aquila Romana Arpino
3 Chiesa San Giovanni Battista ed Evangelista Casalvieri
4 Chiesa Santa Maria e San Marcello San Donato Valcomino
5 Chiesa San Giovanni Battista ed Evangelista Fontechiari
6 Associazione Il Volo dell’Angelo Picinisco
7 Basilica San Domenica Abate Sora
8 San Lorenzo Martire Isola del Liri
9 Associazione Santa Maria Salome Castelliri
10 Comunità di Pico Pico
11 Chiesa San Bartolomeo Sora
12 Associazione Forever Fontechiari
13 Chiesa San Silvestro Papa Sora
14 Centro storico di Picinisco Picinisco
15 San Ciro Sora
16 Santa Maria Goretti Frosinone
17 Chiesa San Luigi Gonzaga Buenos Aires
18 Comunità Castelliri Castelliri
19 Chiesa Madre Cassino
20 Chiesa Santa Maria la Nova Sant’Elia Fiumerapido
21 Chiesa del Divino Amore a Capitino Isola del Liri
22 Centro Pastorale San Luca Sora
23 San Michele Arcangelo Veroli
24 Basilica Concattedrale Aquino
25 Chiesa Sant’Antonio Cassino
26 Santa Maria Porta Coeli Sora
27 Gruppo Sant’Onofrio Alvito
28 Chiesa Santa Maria della Stella e San michele Arcangelo Broccostella
29 Gruppo Fontana Liri Fontana Liri
30 Chiesa Santa Maria del Carmine Rosanisco
31 Chiesa Sant’Eleuterio Arce
32 Comunità San Vittore del Lazio San Vittore
33 Chiesa San Basilio Vescovo Caira
34 Chiesa San Biagio V.M. San Biagio Saracinesco
Read More
Famiglia-naturale-468x268

SACRA FAMIGLIA – Episodio 5

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 5

Nazareth, anno 1 a. C.

Il pomeriggio è abbastanza caldo e i bambini sono sulle rive del lago a giocare. Sono impegnati in un gioco che hanno imparato da alcuni ragazzini greci: il trigon. Ciascuno ha preso una propria posizione fissa; hanno formato una specie di campo da gioco, con una decina di giocatori, i quali, rimanendo per lo più fermi, si passano una palla di cuoio riempita di piume, cercando di non farla cadere.

«Passala qua!», grida un ragazzino.

«Eccola, prendi!», replica un’altra.

«Ora a me!», esclama una bambina.

«Acchiappala!», dice Gesù.

Il tempo scorre piuttosto lietamente, e chi perde alla fine della partita dovrà pagare pegno. Perciò, ognuno si impegna a non far cadere la palla, quando è il suo turno di doverla afferrare al volo.

D’un tratto, in lontananza sulla riva, compare un gruppo di ragazzini.

«Chi sono?», chiede Giovanni a Gesù.

«Non lo so. Si stanno avvicinando, così glielo chiederemo», risponde l’altro.

Il gruppetto di ragazzini, all’apparenza più grandi di età di Gesù e dei suoi amici, è ormai a pochi passi.

«Ehi, voi!», fa quello che sembra essere il “capo” del gruppo, aggiungendo subito dopo: «Siete forse ragazzi romani?».

«Ti sembriamo romani?», risponde uno dei ragazzi.

«Non si sa mai. I figli degli invasori sono subdoli e cattivi come i loro padri! Meglio chiedere per esserne sicuri…».

«E voi? Siete romani o ebrei?», chiede Gesù, fissando negli occhi quel ragazzo dai modi poco gentili.

Quello, sorpreso dall’ardire di uno più piccolo, che oltretutto osa guardarlo senza paura, dice: «Noi siamo ebrei… per la precisione zeloti…».

«Sai com’è: non si sa mai, meglio chiedere per esserne sicuri!».

«Che fai, mi prendi in giro?».

«Ho semplicemente ripetuto ciò che tu hai detto riguardo a noi altri».

Interviene uno del gruppo di ragazzi zeloti: «Capo, sembra che il piccoletto sappia il fatto suo».

«Già…». Poi, chiede: «Come ti chiami?»

«Gesù, e tu?».

«Io mi chiamo Barabba».

«Così, dunque, voi siete contro i romani?», continua lui.

«Naturalmente! Loro hanno invaso la nostra terra, e noi la riconquisteremo… Anzi, se è vero ciò che dicono i profeti e i sommi sacerdoti, che un giorno verrà il Messia, il mio braccio sarà al suo servizio per liberare il popolo di Israele…».

«E chi ti dice che il Messia che annunciano le profezie vorrà servirsi del tuo braccio per liberare il popolo di Israele?».

«Beh, perché io sono in gamba. Ho già partecipato ad un paio di attentati ai danni delle guardie romane, insieme con mio padre e i suoi compagni di battaglia!».

Interviene un altro del gruppo: «Barabba è il più forte di tutti noi! Lui saprebbe aiutare il Messia a sconfiggere tutti i nemici di Israele!».

«Ma io non penso che il Messia vuole sconfiggere i nemici di Israele. Anche perché, a ben vedere, tanti nemici di Israele stanno tra gli israeliti stessi… e sono quelli che non seguono fedelmente la Parola di Dio, o che la seguono soltanto per farsi belli con gli altri!».

«E tu? Sei anche tu un nemico di Israele?».

«No, certo che no. Diciamo che io preferisco essere un amico di Dio… E, per essere amico di Dio, bisogna fare la sua volontà!».

«Ebbene, la volontà di Dio è che Israele sia libero!».

«Ma, la volontà di Dio è anche “non uccidere”, lo hai forse dimenticato?».

«E allora che facciamo? Chiediamo ai romani: “Cari romani, volete gentilmente fare i bagagli e tornarvene alle vostre case e lasciarci in santa pace?” Su, sii serio, nessuna rivoluzione si fa con i fiori!».

Gesù sorride: «Rivoluzione? Ma, per piacere! Sai come funziona una rivoluzione? C’è qualcuno che crede di saperla lunga, per aver studiato e letto qualche filosofo, che convince il popolo che è il momento di prendere le armi e cacciare i signori. Ma alla fine chi muore per cacciare i signori sono quelli del popolo, mentre quelli che volevano fare la rivoluzione si sostituiscono a quelli che sono stati cacciati. Insomma, è solo un modo per cambiare padrone… tutto qui! Gente che muore, affinché tutto torni come prima! Per favore, non parlarmi di rivoluzione! È sempre stato così, e sarà così anche tra duemila anni. E non è questione di chi la propone, la rivoluzione… l’unica vera rivoluzione è un’altra».

«Sarebbe?».

Segue un lungo silenzio. Tutti sembrano pendere dalle labbra di Gesù, per sapere qual è, secondo lui, l’unica vera rivoluzione che conta nella vita.

«Molte persone che sostengono di credere in Dio mostrano con ogni loro azione l’esatto contrario. Allo stesso modo vi sono delle persone, che, pur senza sbandierare ai quattro venti di credere in Dio, fanno delle proprie azioni altrettante opere di fede… L’unica vera rivoluzione è quella di comportarsi con coerenza nella vita. Se uno vuol essere un buon ebreo, basta che faccia le cose che legge nella Scrittura. Non c’è bisogno di sfoderare le spade, o di dichiarare guerra al mondo intero per essere un buon ebreo. E questo vale per chiunque, ebrei e pagani. Coerenza, amici miei, coerenza! Questa è il vero cambiamento che vorrebbe il Messia. Ascoltare la sua Parola e metterla in pratica con fedeltà e coerenza!».

«Io credo di essere coerente!».

«Lo credi tu, ma io ti dico che non lo sei, visto che proclami di uccidere i nemici in nome di Dio, il quale, invece, ti ha comandato di non farlo!».

Scende di nuovo il silenzio.

Poi, è Barabba a rompere quel clima di austerità, proponendo:

«Facciamo così: noi siamo una decina, e voi altrettanti. Vediamo quanti la pensano come te, e quanti la pensano come me».

«Va bene».

I due si mettono spalle alla distesa d’acqua, mentre tutti gli altri ragazzi e ragazze si posizionano di fronte a loro. Barabba prende di nuovo la parola:

«Ragazzi di Israele, secondo la vostra opinione, chi ha ragione, Gesù o Barabba?».

Tutti quei ragazzi, ad eccezione di Giovanni, cominciano a gridare a gran voce: «Barabba! Barabba!».

Quello aizza ancora di più la piccola folla: «Non vi sento! Chi ha ragione, il piccolo Gesù, che predica l’amore e la coerenza, o Barabba che vuole liberare Israele dall’oppressore?».

E quelli, ancora più forte, gridano: «Barabba! Barabba!».

Poi, rivolto a Gesù, dice: «Visto, piccolo? Anche i giovani figli di Israele sono con me! La tua teoria sul Messia è completamente sbagliata! Venite, andiamo!».

E così, tutti gli altri che prima giocavano con Gesù e Giovanni seguono Barabba e i suoi amici, lasciando da soli i due cugini sulla riva del lago.

«Non ci posso credere! Sono andati tutti dietro a quel pazzoide!».

«Di che ti meravigli?».

«Mi meraviglio perché fino a poco fa erano tutti con noi, e sono bastate quattro promesse di liberazione e sono tutti andati appresso a Barabba».

Ormai, le ombre si allungano e si è fatta ora di tornare verso casa. Perciò, i due cugini si incamminano, un po’ mogi. Tuttavia, il dialogo prosegue:

«Giovanni, guarda che l’albero che non ha radici forti, per quanto è grande, se soffia un po’ di vento, va a terra!», fa notare Gesù.

«Cosa intendi dire?».

«Intendo dire, che le persone se non amano davvero ciò che dicono di amare, finiranno per cambiare idea tutte le volte che troveranno una strada più comoda da seguire».

«Questo è molto triste».

«Nient’affatto. Ognuno è libero di scegliere la strada che preferisce. Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, proprio perché potesse essere libero di scegliere se stare con lui, o andare dietro ad altri idoli».

«Non ci sto capendo niente».

«Non mi meraviglia nemmeno questo!».

«Perché?».

Gesù, esplode in una sonora risata: «Perché sei proprio un testone!». E, dato un colpo dietro la testa del cugino, comincia a scappare avanti.

Giovanni parte all’inseguimento: «Testone io? Se ti prendo, ti faccio vedere io!».

Mentre corre avanti, Gesù si volta e gli grida: «E, comunque, tutto ti sarà più chiaro tra una trentina di anni…».

«Corri, corri, che tanto prima o poi ti devi stancare e ti prendo…».

Read More
Pastorale-Digitale-Diaconato

Master di primo livello Il ministero diaconale: fonti, risorse e sfide

L’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Antonianum, in collaborazione con la Comunità del Diaconato in Italia, organizza per l’anno accademico 2016-2017 il master di primo livello Il ministero diaconale: fonti, risorse e sfide, allo scopo di fornire un’occasione di specializzazione a quanti, terminati gli studi teologici di primo livello, vogliano accrescere la propria conoscenza del ministero diaconale.

Destinatari del corso

Il corso è rivolto sia ai diaconi permanenti sia a chi è interessato all’approfondimento dell’identità e della storia del ministero diaconale, anche in vista del servizio di discernimento e di formazione dei diaconi stessi.

Durata e struttura del corso

Il corso avrà durata biennale; le lezioni si svolgeranno in modalità intensiva e saranno distribuite lungo tre settimane, ovvero, per l’anno accademico 2016-2017, dal 26 giugno al 15 luglio 2017.

Il percorso didattico sarà articolato in lezioni frontali, laboratori e visite a siti archeologici –  360 ore -, studioindividuale – 1020 ore – ed elaborazione della tesi finale – 120 ore, per un totale di 1500 ore e 60 ECTS.

download: 2016Depliant

Read More
Famiglia-naturale-468x268

SACRA FAMIGLIA – Episodio 4

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 4

Nazareth, anno 1 a. C.

La lezione è ormai finita, e il maestro, stanco perché non è facile tenere a bada tutti quei ragazzini, può finalmente annunciare: «Per oggi, è tutto! Tornate pure a casa, e mi raccomando, studiate bene le cose che vi ho spiegato sulla lingua greca». Gesù e Giovanni, e gli altri loro compagni di scuola, possono finalmente uscire all’aperto e avviarsi verso casa. Oggi, però, a differenza di tutti gli altri giorni, non si fermeranno a giocare sulle rive del lago.

«Perché non possiamo fermarci?», chiede Giovanni.

«Mamma ha detto di tornare direttamente a casa, perché abbiamo degli ospiti», risponde Gesù.

«Chi sono?».

«È una famiglia di Betania».

«Betania?».

«Sì. È un piccolo posto vicino a Betlemme. Mamma e papà conobbero questa famiglia quando vivevamo lì, dopo la mia nascita».

«Capito».

«Penso che siano persone simpatiche… Hanno pure tre figli, più o meno della nostra età… Di sicuro non ci annoieremo».

Poi, d’un tratto si ferma, notando un cespuglio di una pianta mai vista prima.

«Che sarà?», chiede a Giovanni.

«Non saprei. È una pianta che ha un buon profumo».

«Ne prendo qualche foglia e la porto a casa. Magari è buona per cucinare».

Cammina cammina, i due cugini giungono a casa.

«Ma’, siamo tornati!», chiama Gesù.

Maria esce sull’uscio e dice: «Bentornati, ragazzuoli, i nostri ospiti sono già qui».

Entrati in casa, Gesù e Giovanni notano la presenza, oltre che di Zaccaria ed Elisabetta, anche degli ospiti di Betania. Fatti i dovuti saluti, i due ragazzi escono fuori a giocare con i tre figli della coppia di amici di Maria e Giuseppe, in attesa che sia pronto per mangiare tutti insieme.

Si siedono tutti all’ombra di un ulivo che è davanti casa. La prima cosa da fare sono le presentazioni. Dice Gesù:

«Io sono Gesù, e questo è mio cugino Giovanni».

Risponde quella che, dei tre fratelli, sembra essere quella più grande di età:

«Io, invece, mi chiamo Marta, e questi sono mia sorella Maria e mio fratello Lazzaro».

Appena la ragazza ha terminato la sua frase, il fratello più piccolo starnutisce e tossisce più volte. Tanto che Marta è costretta a scusarsi con i nuovi amici:

«Dovete scusare mio fratello, ma è sempre malato… Perfino in estate!».

«Tranquilli, è una sciocchezza…», dice Lazzaro, minimizzando il tono preoccupato della sorella maggiore.

«”Una sciocchezza”, dice lui! Intanto, il dottore ha detto che ti devi riguardare, altrimenti pure tra trent’anni sarai sempre malato!».

«Vabbè, da qui a trent’anni ne devono succedere di cose!», continua quell’altro.

«Infatti…», annuisce Gesù.

«Non ricominciare con la storia dei trent’anni!», fa Giovanni, che conosce bene il consueto modo di dire di suo cugino.

«Quale storia?», chiede Maria, che fino ad allora era rimasta in silenzio ad ascoltare quello che dicevano tutti gli altri.

«Mio cugino, quando non sa che dire, dice “poi tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro”», risponde Giovanni.

«Ma io mica lo dico perché non so che dire…», precisa Gesù, con il tono di chi la sa lunga.

«E allora perché lo dici? Mi indispone questa cosa!».

«Già, perché dici sempre così?», chiede anche Maria.

«Ehi, ragazzi, io vado a vedere se c’è bisogno di aiuto in casa», annuncia Marta, interrompendo la conversazione. E, senza che gli altri abbiano nemmeno il tempo di rendersene conto, è già sgattaiolata dentro.

«Ma, dove va?», chiede Gesù.

«Lasciala perdere. Marta è una fanatica dei lavori domestici. Pensa che spesso capita che trascura perfino di studiare per la scuola, intenta com’è a mettere tutto in ordine in casa!», dice Lazzaro, trattenendo a stento un altro starnuto.

Giovanni e Gesù si scambiano un’occhiata un po’ perplessa.

«Comunque, tornando al discorso di poco fa, perché dici sempre che “tra trent’anni sarà tutto più chiaro”?», insiste Maria.

Gesù riflette in silenzio e poi risponde:

«Perché… perché durante questi anni cresceremo, impareremo tante cose, faremo tante esperienze, per cui tutto ciò che ci capiterà lo sapremo vivere in maniera più saggia».

«Beh, mi pare che il piccoletto abbia dato una risposta sensata!», dice Lazzaro, per poi starnutire e tossire un paio di volte.

«Anche a me!», conferma Maria.

«Mah», è il laconico commento di Giovanni.

«Ma voi da grandi che cosa volete fare?», chiede Maria.

«Io voglio diventare sacerdote del tempio come mio padre, e come lui predicare ed annunciare a tutti le sacre scritture», annuncia con fierezza Giovanni.

«Da come lo dici… etcì… sembra che tu sia disposto a perdere la tua testa… coff… coff…, pur di diventare un predicatore!», fa notare Lazzaro.

«E tu, Gesù?».

«Io credo che, finita la scuola, andrò a lavorare con mio padre…». Segue una breve pausa di silenzio, poi Gesù aggiunge solennemente e con un tono serio: «Per essere precisi, da grande, voglio lavorare per conto di mio padre…».

«Che vuoi dire?», chiede Maria.

«Tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro».

«Ecco, lo vedete come fa? Tutte le volte ‘sta risposta!».

«Io, invece, da grande voglio diventare mamma».

«Mi sembra la cosa più.. .etcì… etcì… ovvia del mondo, Maria!», fa notare il fratello, tra uno starnuto e l’altro.

«E tu, Lazzaro, che vuoi fare da grande?».

«Ammesso che la mia… coff… coff… malattia non mi uccida prima… Etcì… etcì… voglio diventare pescatore… etcì…».

«E vostra sorella Marta?», chiede Giovanni.

«Aspetta, la vado a chiamare, così glielo chiediamo direttamente», propone Gesù. Così si alza e va alla finestra che s’affaccia dalla casa, e chiama dentro:

«Ehi Marta, perché non vieni con noi?».

«C’è tanto da fare qui. Piuttosto, vedi che mia sorella mi ha lasciata sola a fare tutti questi servizi? Dille che mi aiuti!».

«Marta, Marta, tu ti agiti e ti preoccupi per faccende non necessarie. Tua sorella, invece, ha scelto di impegnare il suo tempo in modo migliore, insieme con il suo prossimo».

«Che vuol dire “prossimo”?».

«Se vieni fuori te lo spiego».

Marta rimane in silenzio a pensare cosa sia più giusto fare. Gesù ritorna sotto l’ulivo a chiacchierare con i nuovi amici, richiamato dagli starnuti di Lazzaro.

«Tieni», gli dice porgendogli alcune foglie di quella pianta che aveva visto prima, tornato da scuola.

«Cos’è?».

«Un’erba profumata. Masticala, così la tosse ti passa e non starnutisci più!».

Lazzaro mette in bocca le foglie che gli ha passato Gesù, le mastica e le manda giù.

«Buona! Ha un buon sapore», dice Lazzaro.

«Ehi, già non starnutisce più», nota Giovanni.

«Marta, Marta, corri, Lazzaro è guarito non starnutisce e non tossisce più!», grida Maria, tanto forte che la sorella è costretta ad affacciarsi sull’uscio.

«Ma cosa dici? Non è possibile!».

«Vedi tu stessa! Gesù gli ha dato delle foglie di un’erba profumata, lui l’ha mangiata e non è più malato!».

«Come sapevi che quell’erba lo avrebbe guarito?», chiede Marta.

Giovanni, intuito che il cugino sta per dare la sua risposta consueta, lo anticipa:

«Tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro».

Marta rimane senza parole, ma decide di rimanere fuori con gli altri a chiacchierare e a giocare.

«Poi, me lo spieghi cos’è un “prossimo”?», chiede a Gesù.

«Dopo te lo spiego».

Un po’ più tardi, le mamme chiamano i rispettivi figli a tavola. Un attimo prima di entrare Gesù, senza farsi sentire dagli altri, chiede a Giovanni:

«Perché prima hai risposto come di solito rispondo io?».

«Da oggi in poi, sarò il tuo precursore! Visto che so già quello che dirai, lo comincerò a dire prima di te, così che la gente sia preparata alle cose che dirai tu».

«Cioè?».

«E cioè… cioè… tra trent’anni ti sarà tutto più chiaro!».

I due si scambiano uno sguardo di intesa e scoppiano a ridere…