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Il Serpente Prudente – Problemi e notizie: lo stile italiano

n. 7 (31/10/2016)

“Problemi e notizie: lo stile italiano”

Da che esistono i quotidiani, i giornalisti sembrano fare a gara a chi fornisca la notizia che maggiormente attira l’attenzione, per poter vendere un gran numero di copie. È capitato pure che, a volte, che i fatti venivano preconfezionati ad arte per poter fare notizia (è quel fenomeno che va sotto il nome di macchina del fango). In ogni caso, sempre e comunque, la cifra stilistica dei giornalisti, per lo più superficiali o ripetitivi, è quella della mediocrità (anche linguistica, e a volte grammaticale) più sconcertante.

La televisione prima e internet e i social network dopo non hanno fatto altro che amplificare quel modo di operare, fino all’alineazione più totale. Fateci caso: quando succede qualche fatto, soprattutto se grave, gli si concede spazio a tutte le ore del giorno. Sui quotidiani, quel fatto prende pagine e pagine, con gli immancabili interventi di opinionisti prezzolati; in televisione, a volte, si interrompe il programma in onda per fornire aggiornamenti sulla situazione; su internet, i vari utenti si affrettano a mettere post sempre freschi per informare il resto del mondo, o a pubblicare commenti su commenti.

Nel migliore dei casi, l’attenzione della gente su quel fatto dura fintanto che dura l’interesse (commerciale) di giornali, televisioni e social network per quel fatto. Dopo di che, chi è stato vittima di quel fatto, resta solo a cavarsela con le conseguenze.

Questo tipo di atteggiamento della nostra informazione è figlio di un diffuso sentimento di lontananza, che è sicuramente qualcosa che è nella natura umana, ma che gli italiani hanno sviluppato fino alla perfezione, e cioè: un problema diventa veramente un problema soltanto quando mi tocca direttamente; se non mi tocca direttamente – e quindi è un problema altrui – non è un problema, o al più lo è finché me lo dice la televisione o facebook.

Prendiamo la questione terremoti. Certo, nell’immediatezza del fatto, tutti hanno dimostrato grande solidarietà ad Amatrice e agli altri centri colpiti; gli aiuti sono arrivati da tutte le parti d’Italia; tutti si sono inventati ogni modo per poter fare qualcosa per le popolazioni colpite. Ma dopo? Già ora, soppiantata da notizie di cavalcavia che crollano sulle auto in transito, di altri terremoti lontani e vicini, di manovre sulle pensioni, di gente che muore per banalissime operazioni di routine, di immigrati che sbarcano in cerca di chissà quale Eldorado, la tragedia di Amatrice già sta diventando per noi altri meno tragica. Per quella povera gente è adesso che cominciano i veri problemi, con la ricostruzione (e l’Italia è la regina del mondo quando si tratta di spartire i fondi per le ricostruzioni post terremoto…), il ritorno alla vita che si svolgeva prima della scossa, l’ambizione alla normalità che conoscevano.

La discutibile informazione italiota è figlia dello scollamento sociale e del senso di non appartenenza degli italiani, ma a sua volta è madre di due conseguenze.

La prima: tutto fa notizia. Proprio ieri, scorrendo il sito internet di un noto e diffuso quotidiano italiano per avere qualche informazione sul terremoto di Norcia, ho notato che sì, la notizia del sisma era la prima in alto nel sito, ma immediatamente dopo c’era Renzi che sponsorizzava il referendum costituzionale, e di fianco a Renzi, il risultato degli anticipi di serie A.

La chiesa di San Benedetto che stava lì da secoli ed ora è crollata vale tanto quanto un “sì” o un “no” tracciato su una scheda elettorale, e quanto un gol segnato o subito. Ed infatti, nella percezione quotidiana un ragazzo che si schianta a centocinquanta km/h, la nonnina che compie cento anni, o il tabaccaio che ha venduto il gratta&vinci milionario si equivalgono, perché tutte le cose vengono vissute con quella pacifico disinteresse di fondo che appunto si riserva alle cose che non ci toccano direttamente.

La seconda conseguenza: quando succede una cosa, se ne fornisce notizia (con lo stile detto prima), ma del problema non si cercano i veri responsabili, né si adottano soluzioni che impediscano un nuovo insorgere del problema. Piuttosto, si cerca il capro espiatorio a cui dare la colpa.

In questo gli italiani meriterebbero il premio Nobel. Qualsiasi questione non viene mai affrontata nel merito, ma si cerca semplicemente il Cireneo a cui gettare addosso la croce. I terremoti di queste settimane, o il viadotto sulla Milano-Lodi, ma anche cose più antiche come i tanti episodi di corruzione, la dicono lunga: mica si pone un rimedio al problema, cercando di investire su costruzioni più sicure e fatte con scrupolo. No, in Italia prima si versano un po’ di lacrime di coccodrillo; subito dopo, si fa un dibattito televisivo con opinionisti, giornalisti, sedicenti esperti, coinvolgendo esponenti dei ministeri, delle regioni, delle province, dei comuni e di qualsivoglia altro potere; questi vanno in scena, rinfacciandosi reciprocamente un po’ di vere o presunte responsabilità; poi trovano un paio di dirigenti da sacrificare sull’altare dell’opinione pubblica; e tutto resta com’era e si continua a costruire come e peggio di prima, così che al prossimo crollo il teatrino può ricominciare come e meglio di prima.

Cosa resta? Soltanto cercare di seguire il buon pastore, piuttosto che dar credito alla voce di mercenari, irresponsabili e cattivi, che sono i primi a scappare quando qualcosa va storto.

Vincenzo Ruggiero Perrino

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Zaino impermeabile da E-PRANCE – LA NOSTRA RECENSIONE!

Fate spesso gite fuori porta? Fare viaggi o jogging sono le vostre passioni? Se si, non potete non acquistare questo zaino realizzato e commercializzato da E-Prance! Andiamo a scoprirlo.

Confezione e contenuto

La confezione è pressoché basilare, il prodotto ci arriva all’interno di una busta richiudibile, al suo interno troviamo solamente il prodotto in analisi.

Design e materiali

Il corpo del prodotto vanta di forme morbide e arrotondate, le quali garantiscono e assicurano un gradevole feedback visivo, questo anche grazie al colore grigio zigrinato. Essendo pensato anche per il jogging il tutto è realizzato in nylon impermeabile, così da non danneggiare tutto il contenuto presente all’interno. Le dimensioni sono nella media così come il peso, ci troviamo infatti davanti a 29 x 15 x 47 cm per un peso di 630 gr! Frontalmente, oltre ai due scomparti, troviamo una dicitura che riporta al marchio della casa produttrice!71qnl4dtqel-_sl1000_ Su una delle due bretelle poste sul retro troviamo una fascia elastica e della ventose il cui scopo è quello di sostenere e sorreggere il nostro smartphone in modo più che egregio. Un plus di questo zaino riguarda la presenza di un uscita USB Type-A per ricaricare i nostri dispositivi mobili, per far ciò però bisogna in primo luogo collegare una fonte di energia al cavo USB presente all’interno.81ldr4shnal-_sl1000_

Ma come si ci arriva all’interno? Grazie a delle comodissime cerniere, durante i miei vari utilizzi non mi hanno mai causato problemi vari; promosse a pieni voti! Lo scomparto superiore risulta essere il più grande, esso contiene svariate tasche e una sezione apposita per alloggiare il nostro PC portatile o tablet in tranquilla comodità e soprattutto al sicuro; questo grazie ad una imbottitura aggiuntiva presente all’interno dello zaino in prossimità della sezione apposita. Personalmente non ho riscontrato alcun problema nell’alloggiare il mio Surface Pro 3 da 12′ dalle cornici abbastanza importanti! L’altra tasca invece presenta dimensioni più ridotte, ma come nel primo caso non mancano delle tasche per tenere oggetti e magari separarli per qualche motivo dagli altri. L’interno è invece realizzato in poliestere, dal colore grigio chiaro con annessi bordini verdi, davvero molto ma molto bello! Per quanto riguarda la capienza siamo a livelli altissimi, il carico massimo infatti è di 12 kg.61s9evajezl-_sl1000_

Come sta addosso?

Grazie alle bretelle regolabili e al retro imbottito portare lo zaino dietro la schiena non risulta affatto un problema, anzi, risulta molto confortevole se messo in paragone con altri strumenti di questo tipo.71hoi0zizl-_sl1000_

Conclusione

Consigliamo vivamente l’acquisto di questo prodotto grazie alla caratteristiche e alle funzionalità offerte, potete acquistarlo su Amazon al modicissimo prezzo di €36,98


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Powerbank Lumsing Pilot 4GS da 12000mAh – LA NOSTRA RECENSIONE!

Ne abbiamo recensiti tanti di powerbank, ma Lumsing stavolta sembra superarsi, come da aprire un nuovo ciclo! Il powerbank in questione è da 12000mAh, nulla di spaventoso certo, ma la solidità dei materiali e la cura dei dettagli mi hanno lasciato senza parole; che lavoro! Scopriamolo meglio nella nostra recensione!

Confezione e contenuto

La confezione è interamente realizzata in cartone riciclato e riciclabile di ottima fattura, sulla stessa troviamo alcune diciture che riportano alla casa produttrice nonché al dispositivo contenuto all’interno. Cosa troviamo? Bhe sinceramente il minimo indispensabile, oltre alla Pilot 4GS e alla manualistica infatti non troviamo alcun cavo USB Type-A – Lightning per la ricarica del powerbank! Come diremo anche in seguito, l’ingresso per la carica è di tipo Lightning e dunque per un corretto funzionamento il cavo deve essere certificato MFI, questo comporterebbe spese superiori rispetto ad un normale cavo con estremità Micro-USB e a tal proposito Lumsing ha deciso di non includerlo nella confezione; ribadisco che questa è una mia semplicissima idea personale! Nel caso non si possieda un cavo Lightning MFI, è possibile acquistarne uno proprio marchiato Lumsing, facendo una piccola ricerca sul sito dedicato o su Amazon!610p0nmmdtl-_sl1000_

Design caratteristiche e funzionamento

Il corpo di questo powerbank è interamente realizzato in alluminio patinato, questo rilascia un ottimo feedback sia visivo che tattile, vantando di gradevoli riflessi essendo esso lucido! Le dimensioni si sviluppano principalmente in altezza, esse sono pari a 14,4 x 7,8 x 1,5 cm.

Il caricatore portatile si tiene in mano senza problemi anche grazie ai suoi angoli smussati, ma il peso notevole di 272 gr si fa sentire eccome; nulla di trascendentale però, dato che secondo me non è principalmente pensato per essere portato in mano o in tasca, bensì in una borsa! Sul fronte troviamo la dicitura “lumsing – simply connected” mentre il retro resta completamente pulito. 516ifwksfzl-_sl1000_Sui lati troviamo una patina bianca lucida, su di una sono presenti le caratteristiche tecniche mentre sull’altra possiamo apprezzare la presenza di due Ingressi USB Type-A in output e una in input di tipo Lightning; non mancano ovviamente il tasto di accensione e quattro LED che indicano lo stato di carica residua del powerbank!610p0nmmdtl-_sl1000_ Il caricatore portatile si carica in circa 6-8 ore, personalmente l’ho caricato di notte, e la batteria al mattino era al massimo dell’efficienza. Grazie alla batteria ai polimeri di litio Classe A da 12000mAh è possibile caricare dalle 3 alle 6 volte circa uno smartphone di ultima generazione; questo dipende appunto dalla batteria del vostro dispositivo mobile! Secondo le stime riportate da Lumsing è possibile caricare la batteria dell’iPhone 6 quasi sei volte, mentre per quanto riguarda il Samsung Galaxy S6 la batteria può essere caricata quattro volte! 61khohkm79l-_sl1000_Grazie alla multiprotezione interna è possibile prevenire sovraccariche, sovrascariche, sovratensioni, sovracorrenti, corto circuito e surriscaldamento! Durante i miei vari utilizzi non ho riscontrato alcun fenomeno di surriscaldamento, punto a favore per Lumsing!

La compatibilità viene assicurata con qualsiasi dispositivo mobile presente sul mercato grazie ad una tecnologia che regola intelligentemente l’erogazione in base al device collegato; a tal proposito dichiaro che l’uscita massima delle due porte USB è di 5V/3A.61cpee5lrsl-_sl1000_

Caratteristiche tecniche

Modello:Pilot 4GS
Batteria: A+ Polimeri di Litio
Capacità: 12000mAh
Temperatura di Funzionamento: -10~50
Temperatura di Conservazione: -20~60
Tensione Ingresso: Lighting porta 5V/2A(Massima)
Tensione Uscita:DC 5C/3A(Massima)
Peso: 280 gr
Dimensioni: 145mm*73mm*15mm
Tempo di Carica: 8 ore circa
Ciclo di vita: >500 cariche

Conclusione

Consiglio, come per tutti i prodotti Lumsing, l’acquisto di questo powerbank, potete aggiungerlo al carrello su Amazon al prezzo scontato di €27,99 con possibilità di spedizione gratuita e in un giorno per gli abbonati Prime!


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Cover trasparente in TPU per iPhone 6/6s da Coolreall – LA NOSTRA RECENSIONE!

Ci sono molti pareri discordanti riguardo la protezione del nostro amato smartphone, meglio usarlo come madre natura lo ha fatto o proteggerlo con delle cover? La domanda sorge spontanea nel momento in cui lo smartphone in questione vanta di un design superbo, come in questo caso un iPhone 6s Grazie a coolreall abbiamo la possibilità di provare una custodia slim trasparente in TPU che non esalta il corpo del dispositivo, rendendolo bello e al sicuro nello stesso tempo! Le premesse sono buone, ci avrà soddisfatto? Scopriamolo insieme!

Confezione e contenuto

La cover ci arriva all’interno di una confezione in cartone rigido, che a primo impatto ci sembra davvero di ottima fattura! Sulla stessa viene riportato il badge della casa produttrice con alcune diciture che riportano al prodotto contenuto all’interno! La confezione resta chiusa grazie ad uno scotch, il quale però non permette una futura chiusura stabile, nel caso si voglia riporre il prodotto nella speranza di evitare attriti e dunque danneggiamenti vari! Non è ovviamente presente alcun manuale di istruzioni, data comunque la semplicità di “funzionamento” e di applicazione di un guscio protettivo come questo!

Materiali e funzionamento

La cover si fa preferire ad alcune altre in mio possesso proprio grazie ai materiali e alle finiture eleganti con cui è realizzata. Tutto il prodotto è realizzato in TPU, dunque la stessa risulta molto “elastica” non lasciando però quel pizzico di rigidità il cui scopo è quello di stabilizzare il dispositivo contenuto all’interno! Il retro del nostro iPhone 6/6s sarà posato su un materiale leggermente ruvido, ma che non andrà a danneggiare il dispositivo ma anzi, eviterà danneggiamenti in caso di cadute accidentali, coprendo in parte l’urto subito, essendo essa una patina aggiuntiva!61ouagxnj4l-_sl1000_ Come descritto precedente questa cover è trasparente, dunque il colore del nostro iPhone non viene intaccato minimamente. La custodia in esame vanta di una tecnologia Crystal Anti-graffio, dunque a detta del produttore col passare del tempo non ci saranno danneggiamenti di sorta!61hrhtp3ml-_sl1000_ Il bordo del telefono è imbottito con un materiale abbastanza rigido che ne favorisce l’impugnatura e la solidità, esso è presente anche se smussato negli quattro angoli del telefono, in modo da proteggere con la sua forza bruta il device mobile di Apple! I tasti del volume e quello di accensione non risultano liberi, anche essi sono protetti, a differenza dello seitch del volume, ma nonostante ciò rilasciano un ottimo feedback tattile nel momento della pressione!61-yiuni5il-_sl1000_ Nel lato basso i fori corrispondono perfettamente agli ingressi Lightning e Jack da 3.5 mm; senza ovviamente trascurare l’uscita audio!61kavrvftwl-_sl1000_ Il retro vanta di un ottimo grip grazie al materiale gommato, che però non fa sudare le mani anche tenendolo per svariato tempo. La fotocamera viene protetta egregiamente grazie ad un leggero rialzo, inutile ormai sottolineare la cura con cui l’intaglio è stato fatto, bella la forma e perfetto anche l’utilizzo dei due flash frontali!61klrycxq7l-_sl1000_ Sulle foto presenti su Amazon possiamo apprezzare sul retro la dicitura con annesso logo “Coolreall” cosa non presente invece nella realtà dei fatti; questo fattore comunque non pregiudica il mio ottimo voto per questa cover.

Conclusione

Rispondiamo alla domanda fatta precedente, ci ha assolutamente soddisfatto, insomma, ottima protezione, design elegante e anti-graffio fanno di questa cover un best-buy! Potete acquistare questo prodotto su Amazon al modicissimo prezzo di €6,59, con possibilità di spedizione in un giorno per gli abbonati Prime.


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Supporto bici per smartphone da Choetech – LA NOSTRA RECENSIONE!

Durante una corsa in bici può capitare di dover utilizzare il nostro smartphone, per tenere traccia dello spazio percorso o più semplicemente per inviare un sms. Proprio per utenti di questo tipo Choetech ci porta un supporto per bici e moto dalle ottime caratteristiche! Vediamolo insieme!

Confezione e contenuto

La confezione è realizzata completamente in cartone di ottima fattura, i colori dominanti sono il blu in contrapposizione col bianco. All’interno troviamo solamente il prodotto e il manuale utente!712lfzihjel-_sl1500_

Come è realizzato e come funziona

Tutto il prodotto è realizzato in plastica di egregia fattura, sul retro troviamo il gancio che permette un aggancio sui manubri con diametro massimo di 35 mm mentre sul fronte due gommini il cui scopo è quello di evitare danni al dispositivo inserito e rendere lo stesso più stabile durante l’utilizzo.81yln26ljdl-_sl1500_ Lateralmente, sul fronte, troviamo due ganci mentre per ogni estremità ci sono 4 elastici che fungono molto bene per stabilizzare il tutto! Le dimensioni sono pari a 10,8 x 8 x 5,8 cm per un relativo peso di 159 gr. La compatibilità viene offerta e garantita con la maggior parte degli smartphone con dimensioni massime di 98 mm!81rrar-isl-_sl1500_

Conclusione

È passato un mese ormai dal momento in cui ho iniziato ad usare questo prodotto, e mi stupisce ogni giorno, funzionamento perfetto. Anche la rotella che consente l’inclinazione del supporto non ha riportato alcun problema nonostante i vari urti subiti! Vi consiglio di acquistarlo se necessitate di un prodotto di questo tipo; potete acquistarlo su Amazon al modico prezzo di €14,99 con possibilità di spedizione in un giorno per gli abbonati ad Amazon Prime!


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Rubinetto da cucina by Homitex – LA NOSTRA RECENSIONE!

Oggi sotto la nostra lente c’è un prodotto non propriamente Tech, anzi.. è rivolto principalmente ad altri scenari di utilizzo! Homitex ci ha portato un rubinetto elegante, dalle buone caratteristiche, scopriamolo!

Confezione e contenuto

La confezione è abbastanza pronunciata in lunghezza, essa è di cartone e sulla stessa vengono riportate alcune diciture che richiamano il prodotto contenuto. All’interno troviamo oltre alla varia manualistica, anche un filtro in ceramica che volendo si può apporre al rubinetto!

Caratteristiche e funzionamento

Questo prodotto vanta di uno spessore ridotto ma di una certa prevalenza verso l’alto, infatti le dimensioni sono pari a 41 x 11 x 4 cm per un relativo peso di 463 gr. 615ips6mmwl-_sl1500_Il design di questo prodotto è davvero moderno e su adatta perfetto anche a scenari molto eleganti, il corpo è realizzato in ottone solido, il quale rilascia un effetto simil-specchio, questo anche grazie ad una lavorazione di elettroplaccatura sulle superfici. La valvola è realizzata in ceramica ed ognuna di esse viene testata per garantire una longevità e qualità della stessa!71qhrydi17l-_sl1500_ Il prodotto infatti è molto resistente all’usura. Unico neo di questo rubinetto è la mancata presenza di un miscelatore, infatti la manopola regola solamente la portata dell’acqua e non la temperatura, la stessa portata risulta egregia.

Altro fattore plus che non è da trascurare è la possibilità di ruotarlo di 360°!61f9bhm5lhl-_sl1500_

Conclusione

Mi sono trovato molto bene durante l’utilizzo di questo prodotto, altamente consigliato per chi cerca un prodotto elegante, senza però tante pretese! Ci troviamo infatti davanti ad un rubinetto che si colloca su una classifica medio-bassa. Potete acquistare il prodotto su Amazon al prezzo in sconto di €29,99 con possibilità di spedizione in un giorno per gli abbonati prime!


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Carlo Acutis: il futuro “patrono di internet”?

Viviamo immersi in un reticolato di strade, fisiche e ideologiche. Il rischio di perdersi è sempre dietro l’angolo. Eppure, in mezzo a tale contesto disorganico, si eleva un’autostrada capace di portarci in Paradiso. È a disposizione di tutti, nessuno escluso.

Di questa “autostrada per il Cielo” ne è stato devoto precorritore in vita il giovane Carlo Acutis. A dieci anni dalla sua repentina scomparsa – avvenuta il 12 ottobre 2006 a causa di una leucemia fulminante – sono stati presentati oggi presso la Filmoteca Vaticana un docufilm e un volume su di lui.

L’incontro è stato introdotto da un spezzone del docufilm in cui interviene mons. Gianfranco Poma, parroco di Santa Maria Segreta, a Milano, la chiesa che frequentava quotidianamente Carlo per partecipare all’Eucarestia. Mons. Poma racconta di aver conosciuto il giovane all’interno della chiesa vuota, inginocchiato dinanzi al Tabernacolo. Avvicinatosi per chiedergli il motivo della sua devozione, si sentì rispondere da Carlo che l’adorazione eucaristica “mi consente di essere leggero per tutto ciò che la vita mi chiede”.

È dunque l’Eucarestia “l’autostrada per il Cielo” che Carlo ha percorso in modo leggiadro e solare lungo la sua giovane vita. Un concetto, quello di “autostrada per il Cielo”, che mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, ha definito nel suo intervento “straordinariamente teologico”.

Del resto – ha aggiunto – “l’Eucarestia è realmente, ogni volta che la celebriamo, una ‘autostrada per il Paradiso’”, perché ci consente di unirci al canto degli Angeli e dei Santi “sulla piazza d’oro” del Regno dei Cieli descritta nell’Apocalisse.

E non si tratta di speculazioni filosofiche, perché Carlo ci ha testimoniato – ha precisato Viganò – che l’Eucarestia è uno sacramento “per godere qui, nella nostra storia, la pienezza della vita eterna”.

Della testimonianza cristiana di Carlo se ne sono fatti interpreti Nicola Gori, giornalista presso L’Osservatore Romano, autore del libro “Un genio dell’informatica in cielo. Biografia di Carlo Acutis”, e Matteo Ceccarelli, regista del docufilm “La mia autostrada per il cielo – Carlo Acutis e l’Eucarestia”.

Quest’ultimo ha spiegato d’aver scoperto attraverso i racconti delle persone vicine a Carlo che “dentro questo ragazzo c’era qualcosa di straordinario”, una capacità fuori dal comune di trasmettere la fede e di “lasciare un segno negli sguardi e nelle vite” dei suoi coetanei.

Medesimo riscontro lo ha avuto anche Gori, il quale ha sottolineato d’esser rimasto colpito dalla fama e al contempo dalla semplicità di Carlo, che si declina in un modo di essere santo nelle piccole cose.

Quella che è la “santità del quotidiano” è un tema che è stato sviscerato anche da Giovanni Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano, che ha definito Carlo “un ragazzo dei nostri giorni, la cui storia non è astratta”, ma è “profondamente radicata nella realtà cittadina milanese”. Vian ha citato una serie di luoghi precipui dell’esistenza di questo Servo di Dio che sono patrimonio culturale d’ogni abitante odierno della città meneghina.

Secondo don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, che ha prodotto sia il libro sia il docufilm, Carlo Acutis rimanda all’esempio di San Domenico Savio, anche lui un ragazzo, distintosi per fede e carità, allievo di don Bosco e salito agli onori degli altari nel 1954.

Presenti in sala anche i genitori di Carlo Acutis. La mamma, la signora Antonia, è intervenuta al termine dell’incontro ed ha testimoniato che la devozione per suo figlio è diffusa in tutto il mondo e in modo così esteso da aver costretto la famiglia “a chiedere aiuto ad una segreteria per far fronte alle tante e-mail”. La signora Acutis ha poi spiegato che il 24 novembre ci sarà la chiusura del processo diocesano di beatificazione, dopo di che la causa passerà a Roma e – ha sospirato – “vedremo ciò che la provvidenza ci riserverà”.

A margine, un commento di mons. Vigano che trae spunto dalle eccezionali competenze informatiche di Carlo: “Non abbiamo il patrono di internet. Chissà se Carlo Acutis, per grazia di Dio, una volta diventato Beato, possa esser riconosciuto anche patrono di internet…”. Nel groviglio della Rete, d’altronde, è forte il bisogno di qualcuno che interceda per indicare “quella autostrada”.

Fonte: Zenit – Posted by Federico Cenci on 26 October, 2016

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SACRA FAMIGLIA – Episodio 10

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 10

Nazareth, anno 1 a. C.

Da un po’ di tempo le lezioni nella scuola che frequentano anche Giovanni e Gesù hanno previsto una novità. Infatti, oltre alla lingua greca, i ragazzi devono imparare la lingua latina, in ossequio agli usi e costumi dei nuovi occupanti la regione d’Israele.

«Ahé, io già non capivo niente di greco, ora devo mettermi a imparare pure il latino!», commenta Giovanni, una volta usciti, sulla strada di ritorno verso casa.

«Dai, alla fine come lingue si assomigliano pure un po’: tutte e due hanno le declinazioni, e in tutte e due si usano una serie di frasi costruite in modo particolare. Io penso che non sarà tanto diverso dallo studiare greco», replica Gesù.

«La fai facile tu! Intanto, saranno buoni due mesi che facciamo ‘sta roba e io ancora non riesco a distingue rosae genitivo da rosae dativo!».

«Per forza! Sei vuoi distinguere così è impossibile: praticamente è la stessa parola. Solo che ha un significato diverso a seconda della frase in cui si trova».

«Ma dico io: Erode che sta a fare? Non può andare dai romani e dire: “Cari signori, venite qui a fare i padroni, ma almeno lasciateci parlare come ci pare e piace”?».

«Seee, figurati se quello farà mai una cosa del genere. Erode, come del resto tutti i potenti, è simile ai farisei, che sta comodo nel suo palazzo e vuole i saluti nelle piazze, ma è simile anche ai dottori della legge che caricano gli uomini di pesi insopportabili, guardandosi però bene dal toccare quei pesi anche solo con un dito!».

«Sono certo, che prima o poi, quell’uomo mi farà perdere la testa!», aggiunge Giovanni.

«Comunque, io credo che il popolo non sia tanto preoccupato per la questione della lingua latina… Capirai, ce li vedi tu gli anziani di Nazareth a parlare con rosa rosae, o con l’ablativo assoluto?», riprende Gesù.

«E di cosa, allora?».

«Del fatto, che i romani pretenderanno il pagamento di tasse sempre più alte… Di fronte al dio mammona, non c’è rosa rosae che tenga!».

«Già».

I due ragazzi attraversano la strada centrale del paese, per proseguire poi verso la periferia, e quindi verso casa. Facendo quella via, è necessario passare per la piazza del mercato, che, vista l’ora, sarà ancora in fermento, con venditori e clienti venuti dai dintorni per concludere qualche buon affare.

«Sbrighiamoci che è tardi ed ho una gran fame!», dice Giovanni.

«Aspetta un secondo…», dice Gesù, che con la coda dell’occhio ha notato qualcosa.

Infatti, non molto lontano da dove sono i due cugini, un paio di soldati romani stanno animatamente discutendo con un uomo, che a sua volta replica a gran voce a quanto gli dicono i due.

«Andiamo a vedere che sta succedendo laggiù», propone Gesù.

«Ma che ti importa?».

«Giovanni Giovanni, mi importa eccome…», dice quello, scuotendo la testa, e poi prosegue, iniziando a dire: «Ti sarà…».

Ma è l’altro cugino a terminare la frase: «… tutto più chiaro tra una trentina di anni… Ho capito. Andiamo a vedere, ma giusto due minuti e poi torniamo a casa, che ho fame!».

Così, i due si avvicinano al banco, dove, come di consueto accade si è fatto un capannello di persone, curiose di capire il motivo di quella disputa.

La pattuglia di soldati è formata da un uomo all’apparenza più grande di età dell’altro; dagli occhi intelligenti ma un po’ spenti; sembra avere molta autorevolezza; è chiaro che, tra i due, il “capo” sia lui. L’altro è poco più di un ragazzo; infatti ha una barbetta appena accennata; e sostanzialmente si limita ad eseguire le cose che gli vengono ordinate dal suo superiore, o, al più, ripete a gran voce quello che il comandante dice all’uomo del mercato.

«Per Giove! Vuoi capire che bisogna pagare la tassa annonaria, per stare qui al mercato?».

«Centurione, ma lo vuoi capire che ti ho dato praticamente tutto il guadagno che ho fatto oggi? Lo vedi anche tu che non ho più nemmeno uno spicciolo!».

«Voi ebrei vi credete furbi!».

«Ma no! Guarda», fa l’uomo rivoltando l’interno di un sacchetto, «nella mia borsa non c’è più nulla».

«Ehi Lucrezio, hai capito questo zoticone? Vuol prendersi gioco dei soldati di Roma! Ah ah ah!».

Il soldato più giovane ride anch’egli alle parole del centurione, e poi soggiunge: «Centurione, scommettiamo che costui nasconde i suoi soldi, sotto la sua veste?».

E, sguainata la spada, con un colpo taglia la cordicella che teneva legata la veste del venditore del mercato, che si apre; da una tasca nascosta cadono fuori un po’ di monete; mentre tutti i presenti in coro commentano con un “oh!” di sorpresa.

«Visto?».

«Potremmo arrestarti e farti condannare a morte per questo, lo sai?», dice il centurione.

Il venditore resta in silenzio a testa bassa. Allora, Gesù richiama l’attenzione di tutti dicendo:

«Ehi, centurione!».

Giovanni cerca di fermarlo: «Ma sei impazzito tutto in una volta? Che fai?».

«Aspè, lasciami dire!», e si avvicina al centurione.

Quello si volta verso il ragazzo: «Cosa vuoi tu, ragazzino?».

«Solo chiederti come ti chiami».

Il centurione resta un po’ interdetto, ma poi decide che può soddisfare la curiosità del ragazzo:

«Il mio nome è Ponzio Pilato. E tu, come ti chiami?».

«Io sono Gesù, e questo è mio cugino Giovanni».

«Volevi dirmi qualcos’altro?».

«Sì. Posso vedere una moneta di quelle che sono cadute di tasca al venditore disonesto?».

«Eccola».

Gesù prende la moneta e ne guarda entrambe le facce. Poi chiede ancora:

«Chi è questo qui che è ritratto sulla moneta?».

«Come chi è? È l’imperatore Cesare Ottaviano Augusto! Tu che sei un ragazzo non puoi sapere che Augusto è il padrone di gran parte del mondo, e a lui è necessario pagare i tributi».

«Infatti, io non metto in dubbio che sia giusto pagare i tributi…».

Allora il centurione Pilato si rivolge alla folla: «Avete sentito, bifolchi? Finanche un ragazzino l’ha capito che è giusto pagare i tributi…».

«Aspetta, non ho finito di dire», fa notare Gesù, e poi continua: «è giusto pagare i tributi, ma sarebbe anche giusto che con i soldi dei tributi i padroni del mondo facessero cose per il bene di tutto il popolo, no?».

«Augusto sa cosa fare dei soldi dei tributi!».

«Lo spero… Ma non sempre i potenti di turno usano in modo onesto e giusto i soldi che il popolo paga come tasse. Anzi, il più delle volte quei soldi servono soltanto a garantire loro maggiori agi e più vizi. Mentre il popolo non ha neanche il minimo necessario…».

«Il minimo necessario? Ma tu hai visto cosa ha fatto costui? Ha solo finto di non avere soldi, in realtà li aveva nascosti per non pagare il dovuto!».

«Infatti: ho detto che i governanti non devono esigere troppo, e quello che ottengono lo dovrebbero usare per fare opere per il bene di tutti; il popolo deve dare quello che è stabilito dare, senza truccare i guadagni, o aumentare a loro volta i prezzi per non perdere il loro ricavo!».

«Caro ragazzo, io sono centurione in questa zona da un po’ di tempo…», continua Pilato, ma viene interrotto da Lucrezio che si intromette nel discorso:

«Ma noi faremo carriera. Lui sicuramente un giorno diventerà il governatore di qualche regione di qui. Che so, la Galilea e la Giudea… Io spero di prendere il suo posto come centurione!».

«Lucrezio! Non interrompere il tuo superiore», lo rimprovera Pilato: «Dicevo, ragazzo, io sono centurione in questa zona da un po’ di tempo e ti posso garantire che le cose non sono mai andate come dici tu, e probabilmente anche tra duemila anni andranno ancora così, con i potenti che tiranneggiano il popolo, e il resto del popolo impegnato in una guerra tra poveri, per garantirsi il minimo indispensabile per vivere».

«Beh, il tuo collega ha detto che sicuramente un giorno tu diventerai governatore. Almeno tu, come governatore potrai fare diversamente dagli altri».

«Quando, e soprattutto se, diventerò governatore, io continuerò ad essere fedele all’imperatore… È il mio compito…», dice Pilato perentoriamente.

«Sai bene che non è questa la verità…».

«Quid est veritas?», chiede in latino Pilato, presumendo che il ragazzo non possa intenderlo.

«Est vir qui adest», gli replica Gesù, lasciando sorpreso e pensieroso il suo interlocutore.

Giovanni richiama l’attenzione del cugino: «Sarebbe ora di andare».

«Sì, andiamo».

Così, i due cugini si dirigono verso casa, mentre Pilato e Lucrezio finiscono di rimproverare il venditore disonesto.

«Pensi davvero che quel centurione un giorno diventerà governatore di questa zona?», chiede Giovanni.

«Probabilmente sì, così come l’altro, facendo carriera, da soldato semplice diventerà centurione… Ma del resto, queste cose ci saranno molto più chiare tra una trentina di anni…».

«Ancora con questa storia?».

«Facciamo una corsa verso casa. Chi arriva secondo paga pegno».

E, correndo correndo, i due cugini ritornano verso casa.

 [ottobre 2016]

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Il Serpente Prudente – Tutto è bello, tutto è buono

n . 6 (24/10/2016)

Tutto è bello, tutto è buono

Qualche settimana fa, scrivendo riguardo all’uso distorto che spesso si fa delle parole, concludevo dicendo che una pericolosa caratteristica del comportamento degli uomini e delle donne di questi decenni tristi e vuoti è il buonismo. O, se si vuol dirlo all’inglese, che fa più tendenza, del politically correct.

In questi giorni ho riflettuto meglio, giungendo alla conclusione che bisogna fare chiarezza su un punto: il buonismo, la correttezza ostentata e vacua, la riverenza formale verso regole che per “tradizione” si pretende osservare superficialmente senza “vivere” nella sostanza quello che si professa con le chiacchiere, sono sempre stati caratteristiche degli uomini di tutti i tempi.

Il gioco in fondo è piuttosto semplice: si stabilisce una regola, che magari inizialmente può anche avere un contenuto sostanziale utile alla felicità degli uomini; con il passare del tempo, l’osservanza della regola data (che non è mai, da che mondo è mondo, un’osservanza uguale per tutti: ci sono sempre stati quelli che si ritenevano o venivano ritenuti al di sopra della regola che essi stessi avevano formulato), venendo meno lo spirito iniziale, finiva per diventare un vuoto esercizio di stile; nella sostanza il reale intendimento di chi osserva la regola è quello di fare probabilmente l’esatto contrario, o comunque disattendere quello che la regola stessa dice.

Ce ne offre un clamoroso esempio Marco, quando racconta (7, 1-13) che, radunatisi intorno a Gesù un po’ di farisei e di scribi venuti da Gerusalemme, gli chiedevano conto del perché i discepoli si permettevano di prendere cibo con mani non lavate.

La risposta di Gesù spiattella a quegli ipocriti come stanno le cose: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Gesù, inoltre, riferisce anche che cose simili accadevano già al tempo di Isaia, e cioè ottocento anni prima della sua venuta in terra. Infatti, il profeta scriveva che il popolo onora Dio con le labbra, ma non con il cuore, poiché insegnavano dottrine che sono precetti di uomini.

Quindi, l’apparenza priva di sostanza (o, peggio, diametralmente opposta alla sostanza), quel dire bene di tutto e tutti finché ci torna comodo e tutti gli altri fanno altrettanto con noi altri, tipico comportamento di oggi, in realtà non è un’esclusiva dell’oggi, ma ha da sempre connotato il comportamento umano.

Tuttavia, tipico dell’oggi è un corollario a quell’ipocrita buonismo in voga già ai tempi di Isaia. Infatti, oggi non soltanto si tende a mascherare le proprie reali intenzioni con la vuota e meschina osservanza di precetti a cui non seguono i fatti (siano anche quelli della più semplice “buona educazione”), ma addirittura siamo arrivati a ritenere qualsiasi precetto buono e giusto, anche quelli che sono in aperta contraddizione con quelli che si pretende osservare.

In nome di una coesistenza pacifica – che è tale solo nella testa di chi la enuncia – si pensa che ogni cosa sia bella, buona e giusta, in un continuo relativismo delle proprie idee, le quali vengono continuamente revisionate alla luce dei casi della vita. Invece, dovrebbe essere l’esatto contrario: se sono fermamente convinto di una mia idea, cerco di fare in modo che la mia vita vada secondo la mia idea, e non che la mia idea si adatti alla vita che altri vogliono impormi!

Invece, per tanti, sotto qualsiasi bandiera ideologica e religiosa, spesso quella ideologia e quella religione possono tranquillamente subire una lieve modifica, una lieve aggiustatura per funzionare in qualsiasi circostanza imposta dalla storia e dal tempo.

Prendiamo il comunismo cinese: i dirigenti del P.C.C. mica dicono “applichiamo il Capitale di Marx e collettivizziamo i redditi di affaristi senza scrupoli che in nome del dio denaro sfruttano operai e contadini”. No, per non cedere ai loro privilegi di casta, preferiscono dire: “il Capitale di Marx è il nostro credo; operai, contadini, soldati e studenti, uomini e donne sono tutti uguali, ma arricchirsi è glorioso”.

Prendiamo il fondamentalisti dell’ISIS: nel Corano (5, 32), in un contesto in cui si ammoniscono i nemici di Allah (in sostanza i politeisti e gli ebrei), si scrive: “Chiunque uccida un uomo (islamico), sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. I fondamentalisti, che dovrebbero combattere i nemici di Allah e del Suo Messaggero, invece in nome di Allah, non si tirano indietro a scannare anche i loro stessi compagni di fede, che è una cosa di tale assurdità che veramente dovrebbe scendere Allah dal cielo e incenerirli.

Prendiamo i cattolici: per almeno quarant’anni al governo italiano c’è stato saldamente e con poteri quasi assoluti un partito che professava idee cristiane. È evidente che il consenso quasi assoluto che quel partito riscuoteva ad ogni elezione veniva per forza di cosa dal mondo cattolico. Eppure nel momento in cui tributavano il maggior successo elettorale, quegli stessi elettori cattolici non seppero essere coerenti con le proprie idee andando a votare favorevolmente tanto al referendum sull’aborto che a quello sul divorzio.

Il concetto di “tradizione” è sempre ambiguo; apparentemente si riferisce al passato, in realtà è sempre una creazione retrospettiva: chiamiamo infatti tradizione ciò che possiamo agevolmente cambiare quando cambia il vento, o quando ci viene più comodo osservarne un’altra di tradizione…

Vincenzo Ruggiero Perrino