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Il Serpente Prudente – Giullari e menestrelli

5 (17/10/2016)

Giullari e menestrelli

Mentre nella gaia repubblichetta ci si trastulla se votare “no” oppure “sì” ad un referendum, il dibattito sul quale assomiglia sempre più ad una sceneggiata di quart’ordine, quasi fosse un modo per sviare l’attenzione da più gravi e serie questioni (una su tutte la sicurezza delle persone nelle zone a rischio terremoti), la settimana è stata caratterizzata da due notizie, per un certo verso speculari: la morte di Dario Fo e il premio Nobel per la letteratura assegnato a Bob Dylan.

I giornali italiani, che normalmente si beano di queste trovate fataliste, hanno visto nel duplice accadimento una sorta di passaggio di testimone del premio più ambito del mondo da un vecchio giullare ad un altrettanto vecchio menestrello. Entrambi, però, artisti non solo di gran fama, ma anche artisti veri, genuini e coerenti con l’idea di arte fino al punto di reinventarsi ogni volta, ad ogni spettacolo e ad ogni concerto.

La morte del nostro Fo – uomo di teatro (e non solo) dalla lunghissima carriera, che ha attraversato praticamente tutto il Novecento e oltre, cercando di spiegare a sé e agli altri tutte le grandi e piccole contraddizioni politiche, sociali ed estetiche del mondo – ha dato luogo alla consueta ridda di commenti di quelli che si credono ben informati, o di quelli che finalmente, non potendo più replicare il diretto interessato, possono togliersi il sassolino dalla scarpa.

Tra questi ultimi come non ricordare almeno il commento di “ser” Renato da Venezia (parliamo di Brunetta, che sembra un personaggio uscito da qualche novella di Boccaccio, per quanto è irreale), già incredibile ministro di qualche governo di un’altra assurdità politica chiamata Berlusconi, che non ha trovato niente di meglio da dire che «Con me è stato razzista per via della mia altezza».

Ora: prescindendo che la considerazione sull’altezza è nient’altro che la verità, io credo che il piccolo (e non mi riferisco all’altezza) Brunetta avrebbe dovuto, da vero uomo quale vuol far credere di essere, affrontare la questione del presunto razzismo di Fo, quando questi era ancora vivo, chiederne le ragioni, pretendere spiegazioni ed eventualmente le scuse. Troppo comodo tirare fuori la questione adesso che quell’altro non può più sbeffeggiarlo (come sempre Fo faceva con gli ometti del potere).

Sul versante dei ben informati, come sempre accade quando scompare una persona nota, ecco che tutti escono allo scoperto, tutti a dichiararsi compagni da una vita, tutti pronti a raccontare aneddoti di tanto tempo fa, poco importa se veri o meno, in una celebrazione del defunto che è esattamente quello che la gente vuole sempre: non la verità, ma una versione tranquillizzante della verità.

Tutti a fare gli amiconi di una persona che, dalla fine degli anni Sessanta alla metà degli anni Ottanta, è stata osteggiata finanche da quelli della sua stessa parte politica, probabilmente perché troppo coerente nei fatti con le idee che professava. Ben ha detto il figlio Jacopo che in vita lo hanno ostacolato in tutti i modi e ora da morto tutti vogliono celebrarlo. Probabilmente le uniche persone che hanno tutti il diritto di dirsi “amici” di Fo sono la gente comune, quelli che erano operai negli anni Settanta, e che andavano a vedere i suoi spettacoli, partecipando attivamente per cambiare in meglio la società.

Sorprendentemente (si fa per dire), nessun giornale ha riportato nemmeno una parola di qualche storico del teatro, che di Fo conosce veramente il percorso di vita e di arte. Tutti hanno scritto le solite cose trite e ritrite sulle origini del suo teatro dai racconti dei fabulatori, sul suo impegno politico da vero comunista (non come tanti che lo erano solo per apparire contro, senza veramente esserlo), il suo essere stato ostracizzato dalla Rai democristiana.

Poteva essere invece più utile spiegare, giacché pochi lo sanno, perché il suo modo di fare teatro è stato tanto importante da meritargli il premio Nobel, e spiegare che in fondo parlare di giullare e di menestrello è sostanzialmente la stessa cosa. Mentre, appare evidente anche ad un cieco che Dario Fo (il giullare) e Bob Dylan (il menestrello) non potrebbero essere più diversi!

E veniamo alla seconda questione: il premio Nobel per la letteratura assegnato ad un cantautore. Alcuni sono stati d’accordo altri no, come è normale e come era accaduto anche nel 1997 in occasione del conferimento del premio a Fo. «Che c’entra un uomo di teatro con la letteratura?», fu detto. E oggi: «Che c’entra un cantautore con la letteratura?».

Premesso che a porre la questione non sono tanto gli autori americani (alcuni dei quali, anzi, si sono galantemente congratulati con il “collega” Dylan), bensì soprattutto scrittori italiani (l’unico in odore di Nobel, Sebastiano Vassalli, è purtroppo deceduto qualche tempo fa, lasciando a scornarsi un gruppetto di modesti raccontatori provincialotti che in Svezia probabilmente non sanno nemmeno che esistono), in fondo guardando all’antichità, poesia, musica, declamazione scenica e danza erano manifestazioni di un’unica ispirazione di natura divina.

Abbiamo numerose testimonianze che attestano che i versi venivano spesso accompagnati da musica, venivano spesso recitati a teatro a guisa di monologhi, venivano spesso arricchiti da movimenti coreografici. Quindi, Dylan (che oltretutto era nella lista dei papabili da diversi anni), cantando i suoi versi, effettivamente non fa altro che rinverdire una tradizione plurimillenaria.

Il punto semmai è un altro. Il premio Nobel della letteratura, secondo le volontà testamentarie del suo istitutore, dovrebbe essere assegnato ha chi abbia “prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole”: si parla di “lavoro” non di “libro”. Perciò, da un punto squisitamente giuridico bene fa l’Accademia di Svezia a premiare anche chi usa altri tipi di scrittura che non siano quelli tradizionali della narrativa. Perché non premiare chi scrive con le immagini, con i disegni, con i colori?

Tuttavia, il premio andrebbe assegnato a qualcuno meno attempato, per permettergli con i soldi del premio di continare a ricercare nuove forme espressive. Dylan ha 75 anni, e il meglio della sua genialità compositiva lo ha già dato da tempo. Perciò, se proprio non si poteva fare a meno di polemizzare con questo premio, si sarebbe dovuto piuttosto puntare il dito sul fatto che il premio Nobel (un po’ come l’Oscar speciale per il cinema) è da tempo diventato un premio alla carriera e non alla produzione del lavoro di tendenza idealistica più notevole.

Vincenzo Ruggiero Perrino

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WIFI DISPLAY DONGLE DA RIVERSONG – LA NOSTRA RECENSIONE!

Trasformare un televisore qualsiasi in una vera Smart TV  sta diventando ormai un’esigenza comune. Adesso questo è possibile grazie al Display Dongle wi-fi. Necessario per la condivisione di contenuti multimediali con la forza dell’impianto audio del televisore.

ALL’INTERNO DELLA CONFEZIONE

Nella confezione consegnata troviamo:

  1. Display Dongle wi-fi
  2. Cavo di alimentazione micro USB
  3. Manuale con istruzioni (in inglese)
  4. Cavo di prolunga HDMI71fav0qjd0l-_sl1500_

MODALITA’ DI UTILIZZO

Le modalità di installazione e funzionamento appaiono abbastanza facili e intuitivi. Ideale, come detto in precedenza, per visionare film, immagini e video anche streaming ricorrendo allo schermo e alle qualità sonore della vostra TV.71lcww-jial-_sl1500_

La compatibilità è assicurata dalle tecnologie DLNA, Miracast e Airplay, il sistema operativo di questo Display Dongle è Linux, il cui scopo però è limitato alla connessione con dispositivi esterni attraverso una semplice grafica che illustra e guida l’utente nella connessione!71m01ab3zxl-_sl1283_

Le dimensioni sono abbastanza contenute così come il peso, ci troviamo infatti davanti a 12,4 x 8,2 x 3 cm per un peso di 100 gr61gg-9lc00l-_sl1500_

CONCLUSIONI

Il prodotto analizzato presenta molti aspetti positivi. Occorre però precisare che durante la riproduzione di un video è stato riscontrato un’interruzione. Riscontri negativi, inoltre, nel tentativo di interfacciare il dispositivo con iphone. Per il resto, tutto nella norma. Consideriamo buono il prezzo (€ 19,99) in relazione alla qualità complessiva del prodotto analizzato.


Acquistalo su Amazon | € 19,99

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LAMPADINA LED CON SENSORE MOVIMENTO PIR – LA NOSTRA RECENSIONE!

Cercate il prodotto ideale per risparmiare tanta energia elettrica e per muoversi liberamente sempre con la luce al seguito? La lampadina LED QPAU E27 7W con sensore di movimento PIR è l’ideale!

ALL’INTERNO DELLA CONFEZIONE

Nella piccola e ben imballata confezione consegnata troviamo:

  • Lampadina led con sensore infrarossi PIR di movimento
  • Specifiche del prodotto sul retro
  • Manuale di istruzioni

MODALITA’ DI UTILIZZO

Una volta installata la lampadina si possono apprezzare gli aspetti positivi e riscontrare anche qualche lato negativo. Lo strumento rimane attivo per pochi minuti se non si effettuano movimenti.515oldyfiwl-_sl1000_ Il sensore ad infrarossi PIR appare reattivo. Il range di movimento non supera i 2 metri, rispetto ai 6 dichiarati dal fornitore. L’intensità è buona ma non eccelsa.612hhsakjl-_sl1500_

La qualità costruttiva risulta essere eccelsa, parte del prodotto è realizzato il alluminio di ottima fattura, le dimensioni sono pari a 12,2 x 6,8 x 6,4 cm per un peso totale di 82 gr!

La potenza dichiarata risulta essere di 7 watt, l’attacco della lampadina invece risulta essere un normalissimo E27!

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CONCLUSIONI
Consigliamo l’acquisto della lampadina per l’utilizzo in ambienti piccoli e ristretti. Il prezzo (€ 9,99) può ritenersi accettabile in base al rapporto con la qualità.


Acquistalo su Amazon | 9,99€

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Mini altoparlante portatile Forceatt – LA NOSTRA RECENSIONE!

Ecco a voi il mini altoparlante Forceatt. Il design non sarà certo da urlo, ma i vantaggi offerti sono svariati. Grazie alle sue piccole dimensioni può essere utilizzato tranquillamente anche all’esterno.

ALL’INTERNO DELLA CONFEZIONE

Nella confezione consegnata troviamo:

  • Mini altoparlante
  • Manuale con istruzioni (anche in Italiano)
  • Cavo per ricarica

MODALITA’ DI UTILIZZO

Il dispositivo assicura ottime prestazioni audio con discreto equilibrio tra suoni alti e bassi. Qualche perplessità sui tasti poco leggibili.

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Presente inoltre una voce guida che indica lo stato di connessione. Si può ascoltare la radio, anche se con l’ausilio del proprio smartphone per trovare la stazione desiderata in tempi brevi.6150bftk4jl-_sl1000_

La durata della batteria è pari a 10 ore circa e si ricarica in un ora e mezza! La portabilità di questo prodotto è davvero un plus, le dimensioni infatti sono pari a 9 x 7 x 6,8 cm per 322 gr!

CONCLUSIONI

Compatibile con la maggior parte degli smartphone e con strumenti elettronici Bluetooth, a tal proposito confermo che è possibile collegare due dispositivi contemporaneamente, il quale non è un dettaglio da trascurare!

Il prezzo (€ 18,99) rispecchia perfettamente la media sul mercato.


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Il Serpente Prudente – La decima beatitudine

n. 4 (10/10/2016)

La decima beatitudine

Basta fare zapping in televisione – e ora la “magnifica” invenzione del digitale terrestre mette a disposizione anche dei più pigri ricercatori di novità catodiche centinaia di canali – per accorgersi che tra le proposte più gettonate (escludendo le decine di programmi in cui si pretende di insegnare a tutti come si cucina) ci sono quei talk show nei quali, in un salotto più o meno arredato con gusto pacchiano, si discute e si discetta di qualsiasi cosa, dai gravi accadimenti dell’attualità alle più ignobili frivolezze.

Non che la cosa sia recente: già nei gloriosi anni Ottanta qualcuno aveva ben pensato che gli italiani, popolo accidioso per eccellenza, avessero bisogno di opinionisti che gli dicessero come andava il mondo, e quali erano, appunto, le opinioni da avere su questo o quell’accadimento. Quando invece bisognava insegnare al popolo il modo per farsi delle opinioni da sé, ma questa è un’altra storia…

E la cosa, in effetti, ha funzionato egregiamente, se pensiamo alla devastazione culturale, morale e sociale in cui viviamo, e se pensiamo che quei salottini pieni di sfaccendati finto-intellettualoidi sono aumentati esponenzialmente, e sono disponibili su qualsiasi canale, in qualsiasi giorno, a qualsiasi ora. E tra questi tuttologi si annoverano personalità in ogni campo dello scibile umano: dalle scienze alla filosofia, dalla letteratura all’ecologia, dall’arte allo sport, senza escludere (anzi privilegiando) la politica e la morale.

Siamo al cospetto di gente che crede di sapere tutto e quindi su tutto pontifica, e guai a dubitare della loro verità. È grazie a costoro che sappiamo quanto lustro possono portare alla republichetta nostrana alcune opere pubbliche che anche l’uomo di Neanderthal avrebbe giudicato completamente inutili. È grazie a costoro che abbiamo imparato quanto sia importante individuare se un calciatore si trova davvero in fuorigioco e quindi se l’arbitro ha fatto bene o meno a dare per buono un gol. Ed è sempre grazie a questi galantuomini dell’intelletto che sappiamo che sì, ci si può definire credenti, ma si può al contempo essere “non praticanti” (che è una cosa balorda tanto quanto dire “ho fame, ma non mangio”).

Insomma, siamo nell’epoca in cui tutti sanno tutto e possono parlare di tutto, specie in televisione (ma la cosa, mutatis mutandis, vale per qualsiasi consesso umano). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un relativismo in cui tutto è permesso, anche dire che i maschi non sono più maschi e le femmine non sono più femmine, che la legge la possiamo cambiare a piacimento e a convenienza, che quelli che ci sparano addosso in metropolitana commettono atrocità inqualificabili, ma noi siamo unti dal Signore se andiamo a bombardare i loro bambini e le loro donne.

L’Italia, e in maniera magari un po’ più diluita il resto del mondo, sono oppressi da una cappa di voci e parole che si incontrano e si scontrano quotidianamente, creando nient’altro che una cacofonia inutile a risolvere alcunché.

L’occasione che la maggior parte delle persone perde ogni giorno, supponendo che la propria opinione sia indispensabili agli altri, è solo quella di restare zitti. Invece, la banalizzazione operata dalla televisione e dalla strisciante sottocultura del niente ha convinto che tutti siano in grado di pensare e parlare su tutto. Niente di più sbagliato.

Si veda, per esempio, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump. Prescindendo dalla cordiale antipatia che la sua stessa tozzezza fisica comunica, probabilmente Trump è la persona meno indicata a guidare un Paese come gli USA, proprio perché è figlio della cultura, volgarmente e meschinamente piccoloborghese, per la quale basta aver messo da parte un po’ di soldi (e, per una inconfutabile regola non scritta, chi accumula tanto denaro lo fa sempre perché ha capito come farsi amici con la disonesta fortuna), per cui automaticamente si è diventati capaci, intelligenti e sapienti.

Invece, basta vedere le sue deliranti e oltraggiose dichiarazioni contro le donne, tanto squallide da far prendere le distanze anche dal suo stesso vice, per capire che Trump è nient’altro che un miserabile parvenu a cui io personalmente non affiderei nemmeno l’amministrazione di un condominio, figurarsi quella degli Stati Uniti!

È appena il caso di aggiungere che Trump, ovviamente, non è il solo. La stragrande maggioranza dei nostri stessi parlamentari si pongono sulla sua medesima falsariga: incapaci, indifendibili, orrendamente incolti.

Uno dei poeti cinematografici che la smemorata e ingrata Italia ha relegato nell’oblio, Federico Fellini, concludeva il suo ultimo film La voce della luna (1989) con la frase: «Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire».

Qualche tempo prima, un grande ingegno tardo-ottocentesco, Oscar Wilde, scriveva con il suo sferzante sarcasmo: «Beati quelli che non hanno niente da dire, e nonostante questo restano in silenzio».

Mi piace pensare che quando Giovanni scrisse l’ottavo capitolo dell’Apocalisse, in cui annota che «si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora», voleva ricordare ai suoi allocutori proprio quest’inedita “decima beatitudine”, che Gesù tra le righe suggerisce con tutta la sua predicazione: l’umiltà di rimanere in silenzio, perché spesso le cose che si dicono con tanta saccenza non fanno altro che creare divisione e regresso tra gli uomini.

Vincenzo Ruggiero Perrino

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Il Serpente Prudente – Questione di parole

n. 3 (03/10/2016)

Questione di parole

Si sa, l’epoca in cui viviamo è quella del buonismo trionfante. Differenza non da poco, anziché “buoni” siamo diventati “buonisti”. Il che è una cosa alquanto pericolosa, perché sotto la patina di lezioso perbenismo, con la quale copriamo ogni nostro comportamento verso il prossimo, si celano il più delle volte intenzioni e pensieri che vanno nella direzione esattamente opposta a quella che manifestiamo a parole.

Le parole: appunto quelle sono la spia più evidente del buonismo più deleterio. Per dare ad intendere che oggi le donne sono pari agli uomini, abbiamo “femminilizzato” una serie di parole che qualsiasi vocabolario riporta unicamente come sostantivi maschili. Un esempio su tutti: “sindaco” è la parola per indicare il primo cittadino di un comune, tanto se sia egli un uomo, quanto se sia ella una donna. Invece, a Roma, per darle maggiore dignità ed enfasi, ci siamo inventati la “sindaca”.

La stessa cosa accade, per fare un altro esempio, nelle aule dei tribunali, dove sono magicamente apparse le “avvocatesse”, che contendono il ruolo agli “avvocati”. Fortuna vuole che ci siano parole che terminano con la “e” (per esempio: giudice), per le quali sarebbe più arduo fare un distinguo tra maschile (che di solito termina per “o”) e femminile (generalmente finente con “a”). Altre, pur essendo maschili, terminano per “a” (per esempio: commercialista).  Tuttavia, è alquanto strano che nessuno ancora abbia pensato che un medico donna possa essere indicato come “medica”. E mi chiedo quali parole dovranno essere inventate per indicare i professionisti di tutti gli altri “generi” che si profilano all’orizzonte…

Come se poi, chiamare “sindaca” un sindaco donna, o “avvocatessa” un avvocato donna, conferisse alle suddette capacità ulteriori, che invece il sostantivo maschile non possa dare loro, o le facesse diventare persone migliori, più buone… Come se basta cambiare una “o” in “a”, perché ci si comporti effettivamente e sostanzialmente nei confronti di una donna nello stesso modo in cui ci si comporta nei confronti di un uomo.

Invece, come accennavamo all’inizio, la questione delle parole serve unicamente a mascherare la realtà dei fatti: e cioè che le donne, pur essendo sancita quella parità che troviamo scritta in qualsiasi legge o provvedimento amministrativo italiano (anzi mondiale), non sono uguali agli uomini né lo saranno mai. E non si tratta soltanto del comportamento che si ha generalmente nei loro confronti, con atteggiamenti spesso di noncuranza, quando non di aperto vilipendio della loro dignità. Le donne hanno qualità e capacità in tutto e per tutto simili a quelle dei maschi, e ne hanno altre del tutto diverse; così come sono mancanti di qualità e capacità che invece sono patrimonio esclusivo degli uomini.

E questo è ciò che le femministe di ogni tempo non hanno mai voluto capire: uomini e donne possono anche essere uguali per certe cose, ma per tutt’altre cose sono profondamente diversi, e non basta certo scrivere su qualche atto normativo che “siamo tutti uguali” o inventarsi assurdi neologismi femminilizzati, perché di colpo quella fandonia diventa verità.

Tuttavia, basterebbe far cadere la pellicola di buonismo con cui rivestiamo il nostro abituale atteggiamento, e comportarsi semplicemente bene verso chiunque, maschio o femmina che sia, e non ci sarebbe nemmeno bisogno di andar sbandierando a destra e sinistra che siamo tutti uguali!

Ma la questione delle parole non si esaurisce certo in un semplice procedimento di maschili e femminili in chiave buonista. Nella nostra gaia repubblichetta, siamo riusciti a confutare perfino Aristotele, che sosteneva che “la forma è sostanza”. Invece, da noi si cambia forma, spesso anche drasticamente, pur di lasciare sempre inalterata la sostanza. Cambiamo nomi alle cose, affinché esse restino esattamente quelle che sono (e garantiscano i privilegi che garantivano quando le chiamavamo in tutt’altro modo). È evidente che chiamare “operatore ecologico” uno spazzino, all’interessato non conferisce certo maggiore dignità professionale, né alla pubblica spesa comporta un alleggerimento, eppure vuoi mettere la soddisfazione di sentirsi chiamare in quel modo, mentre si raccoglie l’immondizia di incivili cittadini?

In questa chiave vanno lette anche tutta una serie di presunte riforme (che lasciano nella sostanza sempre tutto inalterato), come quella – tra le più recenti e meno all’evidenza dell’opinione pubblica – di sciogliere il Corpo Forestale dello Stato e farne trasmigrare gli appartenenti tra i carabinieri. Sorvolando sull’assurdità tutta italiana della miriade di corpi militari (o paramilitari) che abbiamo (dove tutti fanno tutto, con la pirandelliana conseguenza che nessuno fa niente, o quasi), che senso ha cambiare nome alle guardie forestali e chiamarle carabinieri?

Egli ex-forestali continueranno a svolgere le medesime mansioni di prima, soltanto smettendo le divise grigioverdi e indossando quelle nere con i pantaloni bordati di rosso. Dove sarebbe il tanto sbandierato risparmio, se poi quelli devono prendere ugualmente il loro stipendio (magari con qualche indennità maggiorata)? Anzi per assurdo ci sarebbe un aggravio di spesa, se non altro perché bisognerà comprare a tutti gli ex-forestali le divise nuove da carabinieri!

Dunque, le parole sono importanti, e bisogna saperle usare nel modo giusto. Ecco perché torna utile ricordare il sacrosanto ammonimento di Gesù, ricordato in Matteo 5, 37: «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno», che poi, è il parlare di chi si comporta da “buono” e non da “buonista”, comportamento che spesso cela effettivamente intenzioni maligne.

Vincenzo Ruggiero Perrino

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Umidificatore e diffusore di aromi ultrasuoni da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

Oggi sotto la nostra lente c’è un prodotto non propriamente consono alla tecnologia, ma si rivolge ad utilizzi diversi! Aukey ha realizzato un umidificatore ad ultrasuoni, nome in codice BE-A5, dalle ottime caratteristiche

Andiamo a scoprirlo!

Confezione e contenuto

La confezione è completamente realizzata in cartone con un immagine stilizzata del prodotto contenuto all’interno e con delle diciture stampate che richiamano al marchio e alla tipologia del prodotto in questione! Le dimensioni sono molto generose, e all’interno possiamo trovare:

  • Umidificatore
  • Dosatore d’acqua
  • Adattatore di alimentazione
  • Manuale d’uso

Una volta arrivato il prodotto bisogna acquistare un olio essenziale, che ovviamente non è presente nella confezione!71pr5bim5ul-_sl1500_

Design e materiali

Il design è uno dei punti di forza di questo prodotto, l’intero corpo è costruito in plastica rigida bianca con all’interno dei LED. Per inserire i liquidi bisogna rimuovere i due coni superiori, fino ad arrivare ad una cavità in grado di contenere 500 ml.612jmomqmwl-_sl1500_ Nella parte bassa, sul fronte, troviamo la dicitura “Aukey” mentre sul retro i tre tasti funzione (accensione/settaggio luci, accensione/settaggio tempo di spegnimento/spegnimento, regolazione nebbia). Nella parte sottostante troviamo dei gommoni per evitare l’attrito e l’ingresso per l’alimentazione, di tipo proprietario! Questo diffusore resta molto stabile sia grazie ai gommini ma anche grazie alla sua dimensione di 22,6 x 17,8 x 17,8 cm per un relativo peso di 581 gr!71s2eez3qrl-_sl1500_

Caratteristiche e funzionamento

Il suo funzionamento è pressoché facile ed intuitivo, una volta collegato l’umidificatore ad una fonte di energia e aver inserito l’acqua(ed eventuale olio essenziale), è necessario premere il tasto di accensione. Ci sono però varie tipologie di utilizzo, ad esempio il primo tasto con una prima pressione avvia il ciclo dei sette colori led mentre con una seconda pressione si può stoppare il colore preferito; stessa situazione per il secondo tasto che risponde a quello di accensione, con una pressione si incrementa il tempo di funzionamento (o auto-spegnimento) fino ad arrivare all’ultima opzione, che è quella dello spegnimento automatico. Il terzo tasto invece consente di switchare tra due diverse tipologie di nebbia, low e high. 713rrl27v9l-_sl1500_La regolazione della nebbia porta significativi cambiamenti per quanto riguarda la durata dei 500 ml, infatti con un settaggio low si riesce ad arrivare fino alle sedici ore, mentre settando high il tempo di utilizzo si dimezza, per un massimo di otto ore! Aukey consiglia di inserire 500 ml di liquido e 10 gocce di olio essenziale; a tal proposito dichiaro che la qualità e le durevolezza della fragranza emessa è ovviamente direttamente proporzionale alla qualità dell’olio inserito. Altra caratteristica degna di nota riguarda l’auto-spegnimento quando i liquidi finiscono. Grazie alla tecnologia ad ultrasuoni è possibile migliorare lo stile di vita, migliorando notevolmente la respirazione e l’umore.81yrnlncill-_sl1500_ Questo prodotto riesce a diffondere ioni negativi nell’aria, gli stessi aiutano a ridurre l’elettricità statica ambientale, e in caso di dispositivi tecnologici in vicinanza, le radiazioni emesse dagli stessi diminuiscono notevolmente; altra feature che può interessare a molti, aiuta a velocizzare il metabolismo del corpo! Come dichiarato precedentemente, questo diffusore sfrutta la tecnologia ad ultrasuoni, la quale consente di preservare le micro-particelle il cui scopo è quello di far rimanere le sostanze dell’olio per più tempo nell’ambiente.71splysrcul-_sl1500_

Conclusione

Consiglio l’acquisto di questo prodotto, oltre a profumare l’ambiente permette di purificarlo e di “guarire” il corpo dopo giornate particolarmente stressanti! Potete acquistare questo magnifico prodotto su Amazon al prezzo di € 35,99 con possibilità di spedizione gratuita e in un giorno per gli abbonati prime!


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Auricolari sport da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

Fare sport, lavorare in ufficio o semplicemente rilassarsi ascoltando della buona musica non è sempre possibile. Ecco allora in vostro soccorso l’auricolare Aukey EP-B4 V4.1. Un dispositivo perfetto e affidabile in grado di offrire ottime prestazioni.

ALL’INTERNO DELLA CONFEZIONE

Nella confezione consegnata troviamo:

  • AUKEY EP-B4 auricolare sport bluetooth
  • Manuale istruzioni
  • Cavo di ricarica USB
  • Ear bud (auricolare con due ear bud dimensione media)
  • Ear hook (auricolare con due ear hook dimensione media)
  • Borsa di Flanella
  • Scheda per garanzia

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MODALITA’ DI UTILIZZO

Uno strumento utilizzabile con estrema semplicità. Ideale per la visione di film, per ascoltare brani musicali e per ogni altra forma di intrattenimento. Compatibile con una miriade di dispositivi come tablet, smartphone, lettori MP3 e Bluetooth.71lwitorwwl-_sl1500_

Solitamente queste tipologie di prodotti non spiccano per elevate qualità sonore, ma si punta soprattutto sul fattore estetico e comfort di utilizzo! In questo caso le carte in tavola sono ben diverse, grazie all’eco tecnologia di riduzione del rumore la qualità audio di questo prodotto raggiunge livelli pari a dispositivi più blasonati, e di fascia di prezzo sicuramente superiore! Questi auricolari, oltre ad essere comodi, vantano di una alta resistenza al sudore, così da non creare problemi nel caso di lunghe corse!71h-n2zzfwl-_sl1500_

CONCLUSIONI

Il prodotto analizzato presenta senza dubbio alcuni aspetti positivi. Dalla soddisfacente potenza sonora, al totale isolamento con l’ambiente esterno passando per la stabilità ed il buon rapporto qualità-prezzo (€ 18,99). Da aggiungere anche la batteria che offre una durata d’uso prolungata fino a 5 ore di conversazione e più di 170 in standby.


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Cuffie con controlli touch da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

Cerchi un paio di cuffie all’avanguardia e comode? La soluzione è su un piatto d’argento. Le cuffie Wireless Aukey sono ideali per soddisfare tali esigenze. Uno strumento poliedrico. Sensibile al tocco con annesso microfono e compatibile con tablet, smartphone, iPad, iPhone e Samsung.

 

ALL’INTERNO DELLA CONFEZIONE

Nella confezione consegnata troviamo:

  • Cuffie Aukey Wireless EP-B18
  • Cavo di ricarica USB
  • Cavo Aux (3.5 mm)
  • Carta di Garanzia (durata 24 mesi)
  • Manuale d’Istruzione

ASPETTI POSITIVI

Con la tecnologia Bluetooth 4.0 si può utilizzare lo strumento senza il cavo e si può ricevere una chiamata senza dover prendere tra le mani il telefono o il tablet.615xd144h0l-_sl1500_

L’audio risulta molto buono, esso vanta infatti di ottimi alti medi e bassi, questo anche grazie alla tecnologia di cancellazione rumore CVC. Essendo questo prodotto dotato di microfono, l’interlocutore mi sentiva molto bene, assolutamente soddisfatto!71yiql7jukl-_sl1500_ Queste cuffie possono essere connesse anche tramite cavo AUX, ma in questo caso la resa sonora sarà sicuramente minore, ma comunque nulla di trascendentale!61nibpao8l-_sl1500_ La portabilità? Fattore indiscutibile, infatti queste cuffie di Aukey possono “chiudersi” riducendo internamente le zone laterali, manca a tal proposito però un spacchettino per agevolarne il trasposto!61sz9vusygl-_sl1500_

Il peso risulta molto agevolante e pari a 181 gr.

Sul lato del dispositivo sensibili al tocco è presente il tasto di accensione, il quale si illumina di vari colori per evidenziare lo stato di paring e di ricarica! Altro fattore da non sottovalutare è la possibilità di collegare due dispositivi contemporaneamente, senza scollegarne uno per un’altra connessione!

CONCLUSIONI

E’ possibile ascoltare comodamente e a lungo la musica grazie ai cuscinetti morbidi. L’autonomia delle cuffie ammonta ad un massimo di 10 ore con una ricarica di 2 ore. Il livello aumenta (circa 200 ore) con il dispositivo in modalità standby. Il prezzo (€ 28,99) coincide con l’ottima qualità del prodotto.


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