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SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino -Episodio 16

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 16

Nazareth, anno 1 a. C.

Gesù si è svegliato un po’ più tardi stamattina. È giorno di festa a scuola e quindi appena sarà pronto, insieme con Giovanni, andrà al lago a giocare con gli altri bambini. Avrebbe voluto accompagnare Giuseppe al cantiere di Sepphoris, ma il padre è partito all’alba, e la sera prima gli aveva detto di riposare e che sarebbe andato con lui un altro giorno.

«Ehilà, ben svegliato», lo saluta Maria.

«Buongiorno!», risponde lui, stropicciandosi gli occhi.

«Dormito bene?».

«Mica tanto… Ho avuto un brutto sogno».

«Ti va di raccontarmelo?».

«No, meglio di no…».

«Perché?», chiede la madre, assumendo un’espressione di preoccupazione mista a tristezza.

«Perché ho sognato di essere ucciso».

Maria è presa da un senso di sgomento. Poi, per sdrammatizzare dice:

«Non devi preoccuparti. Al mercato ho sentito due soldati romani che parlavano proprio dei sogni. Secondo loro, i sogni non sono altro che fantasie, prive di qualunque utilità pratica per il sognatore. Cioè, sono solo frutto della fantasia, che magari ti fa rivivere qualcosa che ti ha colpito durante la giornata».

Gesù, sapendo che la madre è turbata, replica: «Sì, mi sembra giusto. Per loro natura i sogni non si possono spiegare e portano messaggi difficili da interpretare. E non sempre i messaggi che portano si realizzano».

«Bene. Dai, vai a prepararti, che tra poco arriva Giovanni», conclude Maria.

Poco dopo, il cugino è giunto e Gesù si è preparato. Insieme, si dirigono verso il lago.

«Stanotte ho sognato di essere ucciso», gli confida Gesù, strada facendo.

«Ma dai! Racconta».

«No, meglio di no…».

«Vabbè, ma manco puoi dirmi che hai avuto un brutto sogno e poi non raccontarmelo».

«Secondo mamma, i sogni sono solo fantasie e non significano niente».

«Uhm… secondo me dovresti parlarne con qualcuno capace di interpretare i sogni, così ti spiega bene qual è il significato del tuo», suggerisce l’altro.

«Ma io so perfettamente cosa significa il mio sogno».

«E cosa significa?».

Segue una lunga pausa. Gesù assume un’aria riflessiva e poi, aprendosi in un largo sorriso replica al cugino:

«Quello che significa ti sarà più chiaro tra una trentina di anni!».

«Ci credi se ti dico che lo sapevo già che mi avresti risposto così?», ribatte Giovanni.

Insieme scoppiano a ridere.

Intanto, giunti nei pressi del lago, incontrano un po’ di bambini: ci sono Simone e suo fratello Andrea, e i figli del socio del loro padre, Giacomo e Giovanni. Poi, ci sono alcune bambine: Sara, Cleofa, Rebecca e Maddalena. E c’è anche un ragazzino da poco unitosi al solito gruppetto: si chiama Zenone, ed è il figlio di un ricco commerciante di origine greca.

«Salve, parvulos», saluta Gesù.

«Che fai, ora, ti metti a parlare la lingua dei nostri invasori?», sembra quasi rimproverarlo Giovanni.

Gli altri, invece, sembrano divertiti da quel modo inconsueto di salutare.

«Ragazzi, sono contento che ci siamo proprio tutti stamattina», commenta il fratello di Giacomo, che pure si chiama Giovanni, ed è il più piccolo della compagnia.

«Che facciamo?», chiede Sara.

Seguono un po’ di proposte su quale gioco fare. Alla fine, prende la parola il nuovo arrivato, il greco Zenone:

«Quando vivevo ancora a Salonicco, prima di trasferirmi qui, con i miei compagni facevamo un gioco».

«Quale?», chiedono un po’ tutti.

«Allora, uno di noi viene bendato e conta fino a cento…», esordisce il ragazzo.

«E se chi viene bendato non sa contare?», chiede Simone, scatenando l’ilarità di tutti.

«Uhm…», riflette l’altro, che non si aspettava una simile domanda, «facciamo che scegliamo qualcuno capace di contare fino a cento e ci togliamo dall’impaccio».

«Gesù è bravo a scuola. Lui sa contare fino a cento!», fa notare Rebecca.

«Sì, è vero», conferma Giovanni.

Gesù li guarda come per dire “ma perché proprio io?”, e poi rivolto a Zenone lo esorta a continuare la spiegazione del gioco. Così, quell’altro riprende:

«Dunque, uno viene bendato e conta fino a cento, mentre tutti gli altri corrono a nascondersi da qualche parte. Quando chi è bendato è arrivato a cento, si scioglie la benda e cerca di scoprire dove si sono nascosti gli altri. Il primo che viene scoperto dovrà a sua volta bendarsi e andare in cerca degli altri».

Sentita la spiegazione, tutti sono d’accordo fare quel gioco, e, ascoltato ciò che hanno poc’anzi detto Rebecca e Giovanni, il primo a dover essere bendato e a contare sarà Gesù.

Un po’ controvoglia si fa bendare e comincia a contare ad alta voce, mentre gli altri, chi da una parte chi dall’altra, vanno a nascondersi. Giacomo e Giovanni si nascondono dietro ad una barca, che la notte prima era stata tirata in secca; Simone e Andrea invece si nascondono dietro ad alcuni cespugli; le ragazze corrono un po’ più in là, dove ci sono degli alberi e si mettono ognuna dietro una pianta; Giovanni, il cugino di Gesù, va a mettersi dietro il muro di una casa che è poco più in là, e nella quale, data l’ora non c’è nessuno; Zenone, infine, si nasconde sopra il tetto di quella stessa casa.

«Ma, non sarà un po’ pericoloso stare lassù?», gli fa notare Giovanni.

«Cosa vuoi che succeda? Piuttosto, non parlare forte, altrimenti tuo cugino capisce subito che siamo qui e uno di noi due lo trova di sicuro!», risponde il ragazzo greco.

Arrivato a contare fino a cento, Gesù si toglie la benda e si guarda intorno. Tutti sono ben nascosti a quanto sembra, visto che gettando l’occhio non riesce a individuare nessuno. Notata la casa poco più in là, e pensando che possa costituire un buon nascondiglio, si dirige proprio in quella direzione.

Quando è dinanzi alla porta, si accorge che un filo di paglia dal tetto gli è caduto tra i capelli. Alza la testa e con la coda dell’occhio vede un’ombra sgattaiolare sulla terrazza. Stando attento a non fare rumore, si arrampica sul tetto, e s’accorge che, nascosto lassù, c’è Zenone.

«Eccoti lì, Zenone!», esclama a gran voce alle spalle del nuovo amico.

Quello, forse sorpreso dall’essere stato trovato, si volta di scatto, ma nel girarsi perde l’equilibrio e cade di sotto.

Gesù si precipita a vedere cosa gli è successo, e nel ridiscendere trova pure Giovanni, al quale dice: «Presto, Giovanni, corri a chiamare aiuto. Zenone è caduto dal tetto».

«Come è caduto?».

«Ero salito per vedere chi c’era e lui ha perso l’equilibro ed è caduto».

«Gliel’avevo detto che era pericoloso nascondersi sul tetto».

«Corri a chiamare suo padre», gli dice Gesù.

Zenone è lì riverso e non si muove. Gli altri bambini, usciti fuori dai rispettivi nascondigli, si avvicinano alla casa. Nessuno, però, ha il coraggio di avvicinarsi al corpo di Zenone, poiché tutti credono che sia morto. Poco dopo giungono anche il padre e la madre del ragazzo e cominciano a piangere e ad accusare Gesù di aver spinto di sotto il loro ragazzo.

«Come potete accusare Gesù di aver gettato giù Zenone?», chiede Giovanni.

Quelli, però, continuano a maltrattarlo, minacciando di chiamare le guardie perché arrestino Gesù.

«Ma, siamo solo bambini e stavamo giocando. Zenone è salito sul tetto per nascondersi ed è caduto», fanno notare un po’ tutti gli altri.

I genitori del ragazzo caduto non sentono ragioni. Giunte anche le guardie, i genitori seguitano a disperarsi per la morte del figlio, e ad incolpare Gesù dell’accaduto.

Allora, quello si avvicina al ragazzo per terra. Guarda tutti i presenti e dice ai genitori: «Mi avete accusato di un crimine senza nemmeno farmi dire una parola. Cosa fareste voi, se io vi accusassi senza ragione dinanzi a tutti e dinanzi al cielo?».

Essi tacciano.

«Io vi dico che Zenone non è morto».

Infatti, accovacciatosi sul ragazzo, lo scuote dicendogli: «Zenone, alzati e dì a costoro: sono io che ti ho gettato giù dal tetto?».

«Stupido, non vedi che è morto? Come pensi che possa risponderti?», lo insulta una delle guardie.

Ma Zenone apre gli occhi, si alza e si mette a sedere, guardandosi un po’ intorno. Si massaggia la testa che ha battuto nel cadere: «No, Gesù, non sei stato tu a buttarmi di sotto. Ho perso l’equilibrio e sono caduto».

I genitori e le guardie rimangono sbalorditi. Zenone si alza in piedi e si complimenta con Gesù, perché è stato bravo a capire dove lui si era nascosto. Poi, va dalla madre e dal padre che lo abbracciano e lo baciano. Infine, se ne ritornano con il figlio a casa. E anche le guardie vanno via, senza dire una parola.

«Gesù, tu sei sempre stato bravo con tutti, ma quelli ti volevano arrestare…», gli fa notare Simone.

Lui sorride e dice a tutti gli altri amici: «Fate tesoro di questo: cercate sempre la verità e non fermatevi all’apparenza. Questo lo fanno i pagani. Ma chi crede veramente nel Signore, cerca sempre e comunque la verità».

Avendo visto ciò che era accaduto, Giacomo e Giovanni, maledicono quella gente: «Che scenda un fuoco dal cielo e li consumi». Ma Gesù si volta verso di loro e li rimprovera: «No, amici. Chiedete piuttosto al Signore che dia loro la saggezza di comportarsi rettamente secondo la sua volontà e non maledite nessuno, nemmeno chi vi accusa ingiustamente».

Giovanni, per stemperare un po’ le cose, assume un’espressione buffa e ammiccante, ed esclama: «Tanto, tutte queste cose tra una trentina di anni vi saranno più chiare!».

La frase procura l’effetto sperato, perché Gesù per primo comincia a ridere, seguito da tutti gli altri. Poi, visto che la giornata è ancora lunga, riprendono a fare il gioco insegnato loro da Zenone, finché non viene l’ora di cena.

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Aukey SK-M18 – LA NOSTRA RECENSIONE!

Oggi sotto la nostra lente c’è un prodotto davvero mostruoso!

Si tratta di uno speaker Bluetooth, nome in codice SK-M18, che offre un suono potentissimo da ben 11 Watt insieme ad un audio davvero ben calibrato.

Confezione e contenuto

La confezione risulta essere la solita Aukey in cartone riciclato e riciclabile.
Sulla stessa possiamo apprezzare il badge della casa produttrice, il modello del prodotto contenuto e un’immagine stilizzata della cassa.
All’interno troviamo:

  • Speaker
  • Cavo USB / Mucro-USB
  • Cavo audio da 3.5 mm
  • Stringa aggiuntiva in eco pelle
  • Manuale utente (anche in lingua italiana)
  • Garanzia

I cavi sono di ottima fattura e non ho riscontrato alcun problema durante l’utilizzo degli stessi.

Utile anche la stringa in eco pelle che si aggancia sui fori presenti sopra la cassa, la cinghia restituisce un ottimo feedback visivo e tattile, davvero molto elegante. Dotazione quindi più che promossa!

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Design e materiali

Partiamo col presupposto che trattandosi di uno speaker davvero potente le dimensioni non possono essere ristrette, infatti abbiamo una grandezza di 13,2 x 24,7 cm per un peso di 1,35 kg.
Dimensioni dunque importanti, ma a mio modo di vedere c’è un giusto compromesso tra potenza audio e grandezza.
Il design risulta essere molto accattivante ma allo stesso tempo pulito e minimale, sul fronte possiamo apprezzare una verniciatura grigia gommata con stampato il badge della casa produttrice mentre ai due lati troviamo due strati in gomma il cui scopo è quello di tenere la cassa stabile, offrire miglior grip e ammorbidire un eventuale impatto con il terreno.
Sulla destra troviamo una pulsantiera davvero ricca di tasti e funzioni, infatti troviamo:

  • Switch per l’accensione
  • LED di notifica
  • Ingresso Micro-USB
  • Bilanciere a scorrimento per il volume
  • Tasti per il cambio traccia
  • Tasto per attivare la radio FM!

Radio FM che funziona bene, Aukey in ogni caso consiglia di collegare tramite ingresso AUX un cavo con antenna per migliorarne la ricezione e dunque la qualità.
Qualità audio egregia grazie alla presenza, sempre sul lato destro, di due driver stereo da 2 Watt ciascuno mentre sulla sinistra si trova nient’altro che un subwoofer da 7 Watt.
Cattura

Compatibilità

Questo SK-M18 è compatibile con tutti i sistemi operativi e con tutti i dispositivi aventi la tecnologia Bluetooth.
Ho riscontrato problemi però nell’ascoltare musica collegando la cassa al mio iPhone 6s con IOS 10, infatti il suono perdeva di qualità.
Non ho riscontrato alcun problema invece con il collegamento con dispositivi Android e Windows 10 (sia mobile che desktop).
Avete un vecchio MP3 senza tecnologia Bluetooth? Niente paura! È possibile collegare la fonte audio allo speaker tramite il cavo con ingresso ed uscita da 3.5 mm presente in dotazione.

Cattura

Qualità audio

Grazie agli 11 Watt e al subwoofer il suono risulta essere forte chiaro e calibrato, ottimi i bassi, buoni i medi e gli alti.
Collegando la fonte audio alla cassa con cavo audio non si riscontrano particolari differenze, il suono è comunque molto molto alto!
Ho riscontrato però una latenza nella ricezione del suono, leggermente fastidioso nel momento in cui si va a guardare un video, questo magari a causa di una tecnologia Bluetooth non recentissima.

Cattura

Batteria

Questo prodotto assicura tante ore di autonomia al massimo volume, fino ad 8; ideale per lunghe sessioni di ascolto.
Questo grazie ad una batteria integrata di ben 3000mAh con potenza di ingresso pari a 5V.

Cattura

Specifiche tecniche

Versione: 2.0
Uscita Horn: 2W, 2,4Ω
Uscita Subwoofer: 7W, 4Ω
Dimensioni del Prodotto: Ø132 * 247mm
Tempo d’Operazione: 8 ore (Volume massimo)
Tempo di Carica: 7,5 ore (Ingresso di 1A)
Gamma d’Operazione: Fino a 10m / 33ft
Gamma di Frequenza FM: 87,5 – 108mhz
AUX: Jack Audio-in di 3,5mm
Potenza d’Ingresso: DC 5V
Tipo di Batteria: Li-Polymer Batteria Ricaricabile (3000mAh)

Conclusione

Ne consiglio l’acquisto? Assolutamente si!
Questo prodotto assicura ottimi materiali ad un ottimo suono, ideale sia per gite fuori porta che per un classico utilizzo domestico.
Potete acquistarlo su Amazon al prezzo di €34,99 con possibilità di spedizione in un giorno per gli abbonati Amazon Prime!


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Aukey PB-W1-TYIT-N – LA NOSTRA RECENSIONE!

Oggi stiamo esaminando un prodotto che fatica a trovare una propria identità, il suo nome in codice è “Aukey PB-W1-TYIT-N”.
Cosa fa? Beh, scopriamolo insieme!

Confezione e contenuto

La confezione è interamente realizzata in cartone riciclato e riciclabile, sulla stessa è presente una copertura in cartone di colore bianco che ci illustra le caratteristiche del prodotto, con annesso badge della casa produttrice.
All’interno oltre al prodotto in analisi troviamo un cavo con estremità USB Type-A e Micro-USB piatto ed un manuale di istruzioni.
Il cavo è di ottima fattura, essendo esso piatto risulta essere anti ingarbugliamento.
Manca purtroppo un cavo di rete, ma al prezzo in cui questo prodotto si colloca non si può oggettivamente chiedere di più.41j7Ya5EyaL

Design e materiali

Il corpo del prodotto è interamente realizzato in plastica di ottima fattura, superiormente troviamo una trama molto simpatica, la dicitura 318jvsaAGfL“Aukey” e dei LED che indicano lo stato di carica residua e di connessione del prodotto. Sulla sinistra c’è il pulsante di accensione mentre purtroppo al di sotto non troviamo alcun gommino che stabilizzi il prodotto su di una superficie.
Sul retro invece troviamo un ingresso Micro-USB, un ingresso USB Type-A 2.0 e un ingresso per cavo di rete.
Dimensioni comunque molto ristrette, abbiamo infatti 16 x 9,4 x 2,6 cm per 281 g.

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Funzionalità

Questo prodotto dalle multi utilità risulta essere un ottimo powerbank da 6000mAh, un router per una connessione senza fili e un prodotto per il file sharing attraverso la tecnologia DLNA.
Vediamo insieme queste caratteristiche esaminandole singolarmente.

Powerbank

Grazie a 6000mAh possiamo ricaricare i nostri dispositivi quasi completamente ad una velocità di 1A, non supporta dunque la ricarica rapida. Ovviamente si ha circa il 70% di capienza rispetto ai 6000mAh dichiarati dal produttore.41jZHgH6GqL

Router

Per utilizzare questo prodotto come Router Wi-Fi basta solo collegare il cavo di rete RJ45 o una penna USB con SIM e accedere dal browser a questo indirizzo “192.168.169.1” per settare tutte le impostazioni a nostro piacimento. La connessione wireless ha un raggio più che ottimale, e la connessione risulta stabile ed efficace, fino a 150 Mbps.41VPEPpyedL

File sharing

Collegando un archivio di massa nella porta USB presente sul retro è possibile condividere file con tutti i dispositivi connessi attraverso lo streaming DLNA. Sul manuale utente è consigliata una applicazione per Android che purtroppo non funziona molto bene, ma potete trovare altre applicazioni migliori cercando sullo store “DLNA”. Sui dispositivi mobili di Apple però non è comunque possibile salvare audio, mentre è possibile immagazzinare foto, video e documenti vari.
Avendo questo prodotto (Hame MPR-A2 rimarchiamo Aukey) un software abbastanza acerbo, un team è riuscito a portare ed installare su questo router OpenWRT, che ne migliora l’usabilità.

La Digital Living Network Alliance (DLNA) è una collaborazione internazionale fra industrie di computer e compagnie di apparati mobili, con l’obiettivo di sviluppare uno standard comune per la comunicazione su rete locale di molteplici dispositivi audio e video.

Come installare OpenWRT?

OpenWrt è una distribuzione Linux specifica per dispositivi embedded come routerCPE, Smartphone (per esempio Neo FreeRunner), pocket computer (p.e. Ben NanoNote), o microcontrollori (come Arduino Yún).

  1. Collegatevi a questo link e scaricate File 01 e File 02.
  2. Caricate la configurazione di default previa connessione wireless con il router.
  3. Dopo il riavvio da impostazioni avanzate aggiornate in firmware selezionando il file “openwrt-15.05-ramips-rt305x-mpr-a2-initramfs-uImage.bin”.
  4. Dopo l’ennesimo riavvio collegate un cavo LAN, in questo momento il WI-FI non è disponibile.
  5. Se tutto sarà andato a buon fine, collegatevi all’indirizzo 192.168.1.1 e visualizzerete l’interfaccia di OpenWRT (admin/no password).
  6. Prima di iniziare a smanettare sul serio fai un ulteriore upgrade del firmware (backup/flash firmware) installado openwrt-15.05-ramips-rt305x-mpr-a2-squashfs-sysupgrade.bin.
  7. A questo punto dopo aver effettuato un riavvio, potrete utilizzare questo Router con il vostro OpenWRT.

NON MI PRENDO ALCUNA RESPONSABILITÀ PER EVENTUALI BRICK O MALFUNZIONAMENTI 

Conclusione

Questo prodotto tuttofare lo consiglio a coloro che viaggiano spesso o che sono più volte fuori porta ed hanno la necessità di connettersi alla rete o di aumentare la durata di batteria dello smartphone. Al momento il prodotto risulta essere non disponibile su Amazon ma il suo prezzo è di €7,99, sicuramente un ottimo affare!


Visiona articolo | NON DISPONIBILE 

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Il Serpente Prudente – La crocifissione, nuova epifania

n. 29 (10/04/2017)

“La crocifissione, nuova epifania”

Il brano evangelico di ieri, Domenica delle Palme, proponeva, com’è tradizione, la lunga narrazione degli eventi che riguardano le ultime ore di Gesù sulla terra. Più precisamente il racconto (quest’anno era il turno della versione di Matteo) parte dall’ingresso in Gerusalemme fino alla sistemazione nel sepolcro del corpo, ormai senza vita, di Gesù, piamente deposto da Giuseppe di Arimatea.

Nel mezzo, com’è noto, succede un po’ di tutto: l’ultima cena con i Dodici, la sofferenza del Getsemani, il tradimento e l’arresto di Gesù, i sommari e sgangherati processi davanti a Caifa e agli altri sommi sacerdoti, un processo un po’ meno parziale (ma pur sempre dall’esito infausto) davanti a Pilato, una visitina da Erode (che sembra però confondere Gesù con prestigiatore di fiera da paese), la flagellazione e la crocifissione. Infine, Gesù, dopo essere stato pure schernito perché ha salvato gli altri e non riesce a salvare se stesso, muore e viene posto nel sepolcro.

Immagino che i primi ascoltatori e i primi lettori di questi fatti dovettero recepirli nella maniera che sappiamo: i pagani la presero per una cosa stolta, i giudei per una cosa scandalosa. In effetti, non è casuale che i capi del Sinedrio abbiano chiesto a Pilato una condanna a morte per crocifissione. Avrebbero potuto far uccidere Gesù in qualsiasi altro modo. Ma storicamente parlando la crocifissione era il supplizio di schiavi e malfattori (infatti altri due vengono uccisi così insieme con Gesù), cioè degli ultimi reietti del mondo antico.

Questo, nella bislacca mente di Caifa & C., doveva segnare anche la damnatio memoriae di Gesù. Insomma, un po’ una cosa del tipo: “non solo ce lo togliamo dai piedi con le sue continue accuse alla nostra falsità, ma lo condanniamo anche a non essere ricordato da nessuno”. Già, perché nell’intera letteratura latina, gli stessi scrittori – a parte qualche rara eccezione – non parlano mai di crocifissione, proprio perché era ritenuta una morte talmente infamante, che infangava perfino colui che ne scriveva.

Invece, le cose sono andate un pochino diversamente. Infatti, fin da un attimo dopo che Gesù è spirato, succede ben altro che la dannazione all’oblio che Caifa e i suoi compari credevano di ottenere. E questo credo sia il punto più importante dell’intera narrazione della Passione.

I quattro evangelisti sono concordi nel riferire che, appena Gesù muore, il velo del tempio si squarcia, e la terra comincia a tremare. È fondamentale un particolare: di fronte a tutto quel cataclisma, il centurione che montava la guardia alle croci con i suoi soldati commenta: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.

Questo dettaglio – a mio giudizio di fondamentale importanza – costituisce la nuova e definitiva epifania del Signore, al pari di quella che riguardò i Magi e i pastori qualche tempo dopo la nascita di Gesù, e costituisce anche un motivo di riflessione per noi oggi su chi e come può ottenere il dono della fede.

È guardando a questi due momenti epifanici e all’atteggiamento di Caifa & C., che possiamo capire ancora una volta qual è l’atteggiamento della vera fede. Di sicuro non è quello di Caifa, il quale, per credere in Gesù ha bisogno dell’”esibizione” della sua divinità. Caifa è come quelli che dicono “io credo, se ottengo”. Infatti, con estrema chiarezza il sommo sacerdote dice che se Gesù scendesse dalla croce, egli e i suoi sodali crederebbero in lui.

Il che è ancora una volta un giocare di rimando, come fa il fratello maggiore del figliol prodigo. Ma, paradossalmente, se Gesù avesse accontentato Caifa e si schiodava dalla croce e magari scendeva a terra facendo pure un triplo salto mortale, avrebbe smentito la sua natura divina. Infatti, Dio non sta lì per esaudire le richieste più o meno sciocche che gli vengono fatte. Era vero duemila anni fa ed è vero ancora oggi: all’uomo che vuol credere è chiesto uno sforzo, in ragione del libero arbitrio di cui gli è stato fatto dono. In altre parole, per credere bisogna che ci sia un atto di volontà dell’uomo, non di Dio!

Ed è proprio quello che accade ai pastori e ai magi una trentacinquina di anni prima, e poi al centurione nei giorni della Passione. Dio si manifesta ed essi, in piena e totale libertà accettano di credere in lui e di vivere secondo la fede che hanno in lui. Di certo, l’angelo che appare ai pastori, la stella che appare ai magi, o il terremoto che spaventa il centurione non hanno costretto nessuno di loro a credere e a professare una fede. È stata una loro libera scelta.

Vi è pure un altro aspetto importante, e cioè che la fede non è esclusiva di nessuno, ma è per chiunque. Chiunque voglia accettare l’epifania del Signore. Infatti, i primi a cui Dio si manifesta sono gli umili e i poveri (i pastori di Betlemme). Ma non solo essi hanno diritto a fare la loro scelta: anche chi persegue la strada della conoscenza letteraria e scientifica (i magi) può, per quella via, giungere alla vera fede. Ma l’epilogo della vita di Gesù, con la folgorante intuizione del centurione, ci fa capire che anche uno che fino a quel momento è stato estraneo alla fede può riceverla in dono.

La cosa essenziale, in tutti e tre i casi, è la volontà di mettersi in gioco e vivere secondo la scelta fatta. Diversamente, saremo solo dei buoni Caifa, che chiedono il numero di magia per avere la prova dell’esistenza di Dio. Peccato che se avessimo la prova, noi diventeremmo solo dei burattini privi di libero arbitrio, che vivono in un’eterna recita fine a se stessa.

In conclusione, colgo l’occasione per fare ai lettori di questa rubrica i miei auguri di una buona Pasqua.

Il serpente prudente si prende una piccola pausa e tornerà, con la consueta periodicità settimanale, lunedì 24 aprile.

Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

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Pellicole in vetro temperato per iPhone 6 – 7 da Portholic

Come ben sappiamo eventuali cadute del nostro melafonino possono causare rotture allo schermo, e la riparazione purtroppo non ha una cifra così modica.

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Per questo motivo ho applicato questa pellicola e il risultato è stato più che soddisfacente.
Il prodotto ci arriva all’interno di una scatola che si apre a libro, sulla stessa sono presenti delle diciture che richiamano al prodotto contenuto e al produttore.

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All’interno oltre alle due pellicole in vetro troviamo il set per la pulizia, con panno umido e asciutto e strappo per eventuali granelli di polvere.
L’applicazione è pressoché semplice, non restano bolle e le dimensioni rispettano le dimensioni del nostro iPhone, lasciando libera la camera frontale e la capsula auricolare.
La protezione è assicurata da graffi e cadute grazie alla resistenza 9H.
Consiglio l’acquisto di queste pellicole a tutti coloro che cercano una protezione per l’iPhone 7, 6 e 6s senza rinunciare ad un ottimo feedback visivo e tattile.


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Il Serpente Prudente – Fede e fiducia – 2

n. 28 (03/04/2017)

“Fede e fiducia – 2”

In una delle prime puntate dell’anno di questa rubrica, ho cercato di fare un po’ il punto su cosa il vero cristiano dovrebbe intendere quando si parla di “fede”. Dopo il triplice appuntamento dedicato alle esortazioni quaresimali alla preghiera, al digiuno e all’elemosina, ho pensato di spendere qualche ulteriore parola sul concetto chiave della vita cristiana. Che è per l’appunto la “fede”.

È evidente che di fede si fa un gran parlare, proprio perché è il fondamento ed il cardine del dirsi cristiani. Perciò, è quanto mai importante aver ben chiaro in mente che significato attribuire a questa parola.

Fermo restando quanto detto qualche puntata fa, diciamo che innanzitutto è evidente che la fede presupponga un atteggiamento di continua “presa di posizione”. Uno degli equivoci più diffusi riguarda proprio questo. Infatti, spesso si ha l’impressione che i cristiani, anche quelli che si dicono più ferventi e convinti, vivano la loro fede come una specie di sentimento immutabile, acquisito più per tradizione ed educazione familiare, che non per libero convincimento. Quasi che il rapporto con il Signore si sia cristallizzato in qualche formuletta ritualistica, da sciorinare a memoria, per far fronte a qualche problema nel frattempo insorto nella propria quotidianità.

Niente di più inesatto. Infatti, basterebbe dare un’occhiata alle vite di quanti hanno veramente vissuto un’intera esistenza di vera fede per accorgersi che Dio esige un rapporto “attivo”, di continua messa in discussione, di continua presa di posizione.

La fede è sicuramente un dono del Signore. Ma talvolta si può trattare anche di un dono che viene da un costante esercizio della ragione; altre volte può venire da un incontro con qualcuno che ha già trovato la sua strada; altre volte ancora può sorgere in occasione di qualche esperienza traumatica. Insomma: non c’è una sola strada per arrivare a comprendere e a concepire la fede come quell’atteggiamento di libera scelta di aderire alla volontà del Signore, in una forma talmente coerente e piena, da avere il potere di dire al gelso di sradicarsi e andarsi a piantare in mare.

Un’indicazione, in tal senso, viene – come è ovvio che sia – dalle parole dello stesso Gesù. Ricordate la parabola del seminatore? Per esempio, la versione di Matteo (13, 1-23), non soltanto contiene il racconto, ma, per i pigri che non si vogliono sforzare nell’interpretarlo, ne fornisce addirittura la spiegazione.

Il seminatore semina ovunque: per la strada, nei luoghi sassosi, tra le spine, nella terra buona. E già questo dettaglio “geografico”, ci lascia capire che la posizione di chi riceve i semi è fondamentale. I semi vengono dati a tutti, ma non tutti sanno come custodirli e farli crescere. E qui si potrebbe citare anche la parabola dei talenti, che pure in misura variabile, vengono forniti a tutti, ma non tutti poi hanno la voglia – perché di voglia si tratta e non di capacità – di metterli a frutto.

Ecco perché la vera fede presuppone un continuo essere in movimento, un continuo mettersi in gioco, un continuo accogliere, meditare e “vivere” concretamente – perché non c’è veramente niente di più materiale, pratico e concreto della parola di Dio – la volontà del Signore.

Ed infatti, nello spiegare la storiella del seminatore, Gesù sgombra il campo da qualsiasi tentazione di equivoci: «[18] Voi dunque intendete la parabola del seminatore: [19 ]tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. [20] Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l’uomo che ascolta la parola e subito l’accoglie con gioia, [21] ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato. [22] Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto. [23] Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta».

Dunque: per avere e vivere una vera fede, i passaggi sono pochi ma essenziali. Innanzitutto ascoltare e comprendere la parola (e dunque la volontà del Signore). In questo non possono esserci alibi: forse l’antico testamento può contenere episodi e affermazioni un po’ difficili da comprendere (anche perché alcune cose fanno riferimento a tradizioni ormai sparite da millenni), ma se qualcuno non comprende la chiarezza delle parole del Vangelo è solo perché non vuole capire, dal momento che Gesù si esprime con tale semplicità, che è veramente pretestuoso volerlo equivocare.

All’ascolto e all’accoglimento con gioia della parola – e qui è ancor più chiaro quanto entri in gioco il libero arbitrio dell’uomo – deve seguire la costanza. In tempi come i nostri, in cui la superficialità e l’approssimazione la fanno da padrone, la fortezza è una virtù sempre più emarginata. E, invece, è proprio quello che viene richiesto a noi altri, altrimenti alla prima tribolazione, “restiamo scandalizzati”. È sotto gli occhi di tutti che molti fedeli, alla prima richiesta di guarigione o di qualsiasi altro tipo non esaudita, alzano i tacchi e vanno a pregare altri dei o altri idoli.

La fortezza deve essere anche accompagnata dalla coerenza. Non si può seguire la parola di Dio, che predica un mondo di semplicità e di misura nelle cose del mondo, e poi lasciarsi soffocare dall’ansia della materialità. Ecco perché per i ricchi è difficile entrare nel regno dei cieli: non tanto a causa del loro patrimonio, ma dall’uso distorto che ne fanno. Ed ecco perché anche chi possiede poco non è al riparo dall’inganno e dalla preoccupazione del mondo.

Invece, è richiesto l’ascolto e la comprensione della parola. Comprensione che non è solo un “capire”, ma è letteralmente il “prendere con sé”, cioè farne una cosa propria. Non a caso, il padre del figliol prodigo dice all’altro figlio “ciò che è mio è tuo”: quindi se quello avesse fatto proprio ciò che era del padre, avrebbe saputo che poteva prendere il vitello senza manco chiedere il permesso e mangiarselo con gli amici.

In conclusione: la vera fede è ascoltare, vivere con fortezza e coerenza, e fare propria la parola di Dio. Così sapremo pregare, digiunare ed essere veramente misericordiosi, come prescrive questo tempo di Quaresima

Vincenzo Ruggiero Perrino