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Gigaset GS160: Alta qualità a un basso prezzo

GS160, il nuovo smartphone Gigaset è dotato, unico nella sua categoria, di sensore di impronte digitali, di una fotocamera da 13 megapixel e supporta la tecnologia 4G LTE. Al prezzo di € 129,90 il GS160 è un prodotto ad alto valore tecnologico dedicato a chi, nel segmento entry level, pretende elevata qualità. Oltre all’eccellente fotocamera e lo slot dual SIM, lo smartphone Android 6.0 impressiona in particolare per l’eccezionale qualità  della voce e le innovative funzioni Smart Touch.

Un sacco di tecnologia ad un piccolo prezzo

39dc59cc988942928956096bf1a08c41Gigaset GS160 è uno smartphone ottimamente attrezzato e colpisce per la sua avanzatissima tecnologia, visibile e non. Il display touch IPS HD da 5 pollici ad alta risoluzione non solo presenta colori brillanti e un’immagine eccezionale, ma è dotato anche di una serie di funzioni Smart Touch per interagire con le applicazioni.

L’anima del Gigaset GS160 è un efficiente processore da 1,3 GHz MTK Quad Core con 1 GB RAM e 16 GB di memoria flash interna, che può essere espansa a 128 GB con una scheda microSD, che garantisce prestazioni stabili e memoria sufficiente anche con un uso intensivo o quando si utilizzano più applicazioni. La possibilità  di espansione di memoria è davvero significativa in questa fascia di prezzo. Con 128 GB la memoria sarà  sufficiente per oltre 55.000 foto, 18.000 canzoni o 30 video in HD.
Il dispositivo è dotato di una batteria integrata agli ioni di litio sostituibile da 2500 mAh che garantisce flessibilità  e usabilità .

Grazie allo slot dual SIM, le due SIM card possono essere azionate allo stesso tempo, con doppia funzionalità  standby che le rende entrambe sempre disponibili, invece di dover passare dall’una all’altra.

Il Gigaset GS160 dispone di tecnologia di accesso 4G LTE, che consente la navigazione in Internet mobile alla massima velocitè  attualmente disponibile.
Il nuovo Gigaset GS160 è equipaggiato con il sistema operativo Android versione 6.0 (Marshmallow).

Le impronte digitali: Tecnologia disponibile, in questa categoria, solo sul Gigaset GS160
Gigaset GS160 è l’unico smartphone della sua categoria che vanta la tecnologia di riconoscimento ad impronte digitali! Con il sensore di impronte digitali multifunzionale, posizionato sul retro del corpo, si può sbloccare il telefono, scattare foto, rispondere alle chiamate in arrivo o spegnere la sveglia. Si possono memorizzare sul Gigaset GS160 fino a cinque diverse impronte digitali.

Fotocamera da 13 megapixel con messa a fuoco automatica

Gli smartphone sono ormai utilizzati anche come fotocamere digitali. Sempre a portata di mano, catturano le esperienze degli utenti in ogni situazione, dalla panoramica al selfie.
Per questo è stata posta una particolare attenzione alla funzionalità  della fotocamera del Gigaset GS160. Una fotocamera autofocus da 13 megapixel con flash a LED è integrata nel retro del telefono. Frontalmente una fotocamera da 5 megapixel garantisce una qualità  d’immagine eccellente per i selfie.
Inoltre, gli utenti hanno una gamma di diverse modalità  a loro disposizione, come la Beauty o Panorama per aiutarli a scattare una foto perfetta.

I selfie facilitati

Con il Gigaset GS160, i selfie sono ancora più facilitati: lo scatto è posto sul dorso dell’apparecchio che dunque può essere tenuto con medio e pollice e con l’indice si può scattare, evitando i contorsionismi indotti dal tasto di scatto anteriore.
Ma c’è di più! Il Gigaset GS160 è talmente smart da comprendere che ci si vuole fare un selfie! Basta un sorriso alla fotocamera o il segno V della vittoria e l’apparecchio scatterà selfie perfetti.

Funzioni smart del GS160 – semplicemente intelligenti

Le caratteristiche intelligenti del touch screen sul Gigaset GS160 sono particolarmente degne di nota. La funzione del disegno intelligente è molto particolare: è sufficiente disegnare un certo simbolo sul display e l’applicazione desiderata si apre. Per esempio, si disegna una “W” e in pochi secondi, l’applicazione WhatsApp si apre, o si disegna una “S” e si vedono gli ultimi risultati sportivi. Vengono memorizzati nel Gigaset GS160 fino a otto diversi disegni che possono essere collegati alle applicazioni. Fare uno screenshot è più facile che mai con il Gigaset GS160: è sufficiente scorrere tre dita dall’alto verso il basso e il contenuto del display corrente viene salvato nel telefono

L’obiettivo che Gigaset si pone, con l’introduzione del nuovo GS160, è l’offerta agli utenti di una tecnologia superiore con elevati standard di qualità  e caratteristiche di servizio, eccezionale qualità  della voce e prestazioni operative stabili, in assoluta linea con i valori Gigaset, ad un prezzo molto competitivo.
Gigaset GS160 è un prodotto affascinante, con un eccellente rapporto qualità-prezzo che offre diverse funzionalità  davvero innovative uniche nel segmento di prezzo entry-level nel quale Gigaset intende posizionarsi caratterizzandosi proprio con questo rilevante mix.

Il nuovo smartphone Gigaset GS160 è disponibile ad un prezzo consigliato di €129,90 nel negozio Gigaset online e presso i rivenditori specializzati.

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FESTA IN ONORE DI SAN ROCCO AD ARPINO

COME OGNI ANNO ARPINO RINNOVA LA SUA FEDE VERSO SAN ROCCO.

Il 16 Agosto 2017, come ogni anno gli arpinati hanno rinnovato la loro fede nei confronti di San Rocco. La Chiesetta si trova salendo verso il quartiere Civita Falconara, quasi nascosta in un vicoletto, ma ben conosciuta a tutti i fedeli, e molti sono anche i turisti che, visitando Arpino, visitano anche il Santo e la sua Chiesa. Venne edificata verso la fine del 1500, dove una volta sorgeva una delle antiche porte di accesso al paese (denominata Pizzo Falcone), all’interno si trova una statua lignea del sec. XVIII, raffigurante il Santo, fatta da un artista locale. E’ rappresentata con un cagnolino a suo fianco che gli porge del pane, in quanto la leggenda dice che un cagnolino, in tempo di carestia e pestilenza, rubò del pane al suo ricco padrone per portarlo al Santo, questi rimase colpito dal gesto del suo cane e diventò discepolo del Santo.

La Mattina della festa, dopo la Santa Messa (verso le 07.00), la statua del Santo viene portata in processione nella Parrocchia di Santa Maria Di Civita, dove si celebrano varie messe e soprattutto si impartisce il Sacramento della Santa Cresima alla presenza del Vescovo (da qualche anno Mons. Gerardo Antonazzo). Verso sera, dopo una lunga processione attraverso i vicoli del paese, la statua viene riportata nella sua Chiesetta. Tanti sono i fedeli partecipanti alla processione, venuti accorsi dai vicini paesi.

La tradizione vuole che alla fine della Santa Messa della mattina, dopo la celebrazione delle Cresime, i volontari distribuiscono dei panini benedetti a tutti i partecipanti.

Il Parroco, Don Antonio Di Lorenzo, ci ha ricordato l’importanza dell’aiutare i poveri e tutti coloro che hanno bisogno, prendendo esempio dalla vita di San Rocco, poi nella commozione generale, ci ha confidato di quando, da ragazzo, prese la decisione di seguire la via del Sacerdozio proprio nel giorno dedicato al Santo.

(ringrazio il Prof. Zarrelli per le note storiche)

foto Gianna Reale e Roberto Gabriele

Gianna Reale

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SACRA FAMIGLIA di Vincenzo Ruggiero Perrino – Episodio 19

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 19

Nazareth, anno 1 a. C.

Proprio fuori dalla scuola che Gesù frequenta con Giovanni e gli altri amici e amiche di Nazareth, c’è un piccolo campo, coltivato ad ulivi. Nei giorni in cui fa troppo caldo per andare a giocare sulle rive del lago, i ragazzi preferiscono andarsene in quel campo, in modo da potersi rinfrescare all’ombra delle piante.

Poiché oggi è una giornata particolarmente afosa, su proposta di Gesù, accolta entusiasticamente da tutti gli altri, finita la lezione, vanno tutti nell’uliveto.

«Oh, che bel fresco c’è qui!», esclama Rebecca, appena sono giunti.

«Già!», gli fa eco Elia, «Gesù ha avuto proprio un’ottima idea a venire qui oggi!».

Così, chi sotto una pianta, chi sotto l’altra, tutti siedono. Gesù anche si siede, benché un po’ più distante dagli altri.

«Ehi, voi, sapete cosa stavo pensando?», chiede a tutti gli altri Ismaele.

«Come facciamo a saperlo?», replica prontamente Giovanni, «Non siamo mica nella tua testa noi!».

Tutti ridono.

«Pensavo che i ragazzi greci e romani, che adorano tanti dei, per certi aspetti sono più fortunati di noi, che invece adoriamo un solo dio».

Non appena il ragazzo ha pronunciato queste parole, scende un silenzio profondissimo nel gruppo.

Sara, una delle ragazze del gruppo, si alza in piedi e gli dice: «Isamele, ma sei diventato scemo tutto d’un tratto?».

A quello della ragazza fanno seguito i rimproveri di tutti gli altri. Giovanni in particolare gli dice: «Sai che quello che hai detto è molto grave?».

«Perché sarebbe grave?».

«Cioè: tu hai detto che quegli altri ragazzi sono più fortunati, perché hanno tante divinità, mentre noi ce la passiamo male, dal momento che adoriamo un solo dio, e questo per te non è grave? Tu hai voluto paragonare quegli dei falsi all’unico vero dio!».

«Ma se non mi avete nemmeno fatto spiegare quello che intendevo dire…».

«Sentiamo…».

«Intendevo dire: adorare più divinità, avere più punti di riferimento, può essere comodo, perché se alla fine uno di questi dei non esaudisce una tua richiesta, puoi sempre rivolgerti ad un altro, e poi ad un altro ancora… Tra tante decine di dei, prima o poi uno che ascolta la tua preghiera lo trovi per forza!».

Giovanni scuote la testa in segno di disapprovazione: «Parli proprio come un fariseo!».

Anche gli altri ragazzi non concordano con quello che dice il loro compagno, ma nessuno di essi sa argomentare qualcosa di valido per sostenere la tesi che è sbagliato adorare tante divinità, piuttosto che l’unico vero dio.

Mentre la discussione diventa man mano più animata, un altro ragazzo, un tipo bassetto e scuro di carnagione, entra anche lui nel campo degli ulivi. La sua presenza non passa inosservata. Così, distratti dal nuovo arrivato, i ragazzi si concedono una pausa dai loro contrasti.

«Ciao, chi sei?», chiede subito Rebecca.

«Mi chiamo Giuda», risponde l’altro, accennando ad un sorriso.

«Cosa ci fai qui?».

«Veramente dovrei essere io a chiederlo a voi, considerato che questo campo appartiene a mio padre Simone», dice lui, ma senza perdere il sorriso.

«Non sapevamo che fosse vietato entrare!», esclama Elia, quasi a volersi discolpare.

«Ma io non ho detto che sia vietato entrare, ho solo detto che il campo è di mio padre… Potete restare quanto volete… Del resto con il caldo che fa, questo è un luogo ideale dove trovare un po’ di ristoro».

Così Giuda si unisce al gruppo di amici. E, prontamente, riprende la parola:

«Venendo qui, vi sentivo parlare piuttosto animatamente».

«Sì», spiega Giovanni, «Era iniziata una discussione riguardo al fatto che secondo Ismaele, i ragazzi greci e romani, adorando decine di divinità, sono più fortunati di noi che, invece, abbiamo un solo dio».

«Uhm… e da cosa deriverebbe questa fortuna?».

«Dal fatto che», continua Giovanni, «essendoci tanti dei, se uno di essi non ascolta la preghiera, ci si può sempre rivolgere ad un altro, finché non se ne trova uno che la esaudisce».

Giuda scoppia a ridere.

Ismaele, un po’ risentito, chiede: «Cosa c’è da ridere?».

«Amico mio, non ho mai sentito una cosa più buffa di questa!».

«Oh bella, e perché sarebbe buffa?».

«Prescindiamo pure dal fatto che il dio di Israele è vero e tutti gli altri sono falsi, va bene? Ammettiamo pure che anche quegli dei esistano davvero… Secondo te, perché anche uno solo di questi dei dovrebbe esaudire una preghiera, che un altro suo “collega” non ha esaudito?».

Ismaele non sa rispondere. Allora, si volta verso Gesù, che fino a quel momento era rimasto tranquillo a riposare al fresco di un’ombrosa pianta limitandosi ad ascoltare gli altri.

«Gesù, tu non dici nulla?», gli chiede, per tirarlo in ballo.

Giuda si volta verso Gesù; i loro sguardi si incrociano; e poi il nuovo arrivato nel gruppo chiede:

«E tu chi sei?».

«Io sono Gesù».

«Ed io Giuda».

Fatte le presentazioni, Ismaele, che dunque non ha idea di cosa ribattere alla domanda di Giuda, cerca di coinvolgere nel discorso Gesù, sapendo che lui è sempre bravo a trovare le parole giuste.

«Allora, Gesù, tu cosa ne pensi di quello che stiamo dicendo?».

«Io credo che sia un falso problema», comincia a dire, rimettendosi seduto.

«Perché?», chiedono un po’ tutti.

«Perché la questione non è che ci siano molti dei o ce n’è uno solo. Il punto è: perché si prega?».

«Spiegati meglio».

«È presto detto. Come dice Giuda, se anche esistessero tutti gli dei di cui parlano i greci e i romani, perché dovrebbero esaudire le richieste degli umani? Non bisogna pregare chiedendo che venga fatta la volontà degli uomini. Bisogna che gli uomini compiano la volontà di Dio… D’altra parte, nelle scritture è ben spiegata questa cosa… Davide diventa re perché egli compie la volontà di Dio… Non è che Dio lo rende re perché accontenta una richiesta di Davide!».

«Dunque, che senso ha pregare?», chiede ancora Ismaele.

«Quando tu preghi devi chiedere a Dio l’aiuto affinché tu possa compiere la volontà sua… e non chiedere per ottenere che un tuo desiderio venga accontentato».

«E qual è la volontà sua?», chiede Giuda.

«Ragazzuoli, mi sa che dovete andare in sinagoga e rileggere un po’ di cose!», dice con aria di bonario rimprovero Gesù, «Vi ricordate per caso la storia di Mosè e delle tavole della legge?».

Un coro di “sì” risponde alla domanda.

«Ebbene, in quelle tavole c’è scritto cosa bisogna fare per compiere la volontà di Dio… Né più, né meno…».

Dopo un silenzio di riflessione, Giuda esclama tutto contento:

«Amico mio, certo che tu di cose ne sai!».

Interviene prontamente Giovanni: «Mio cugino è uno forte!».

«Ah, siete cugini voi due?».

«Già».

«Tuttavia», prosegue Giuda, «temo che questa generazione non sia pronta per capire questi discorsi».

«Questa generazione ha il cuore indurito. Ma non per questo bisogna rinunciare a proclamare la verità», conclude Gesù.

Finita la discussione e calmati gli animi, i ragazzi si mettono a parlare di altri argomenti. Fattasi ora di tornare a casa, Giuda si alza in piedi per congedarsi dagli altri.

«Ragazzi, si è fatto tardi!», annuncia lui.

«Beh, anche per noi è tardi, e bisogna che torniamo a casa… altrimenti, chi la vuol sentire mia madre!», esclama, non senza un tono di preoccupazione, Rebecca.

«Sì, anche per me è ora di rincasare», concorda Elia.

«Mi ha fatto molto piacere fare la vostra conoscenza», dice Giuda, «Anzi, tornate pure qui ogni volta che lo desiderate!».

Avvicinatosi a Gesù e a Giovanni, che pure si sono preparati per ritornare a casa, gli chiede:

«Ci rivediamo, amici miei?».

«Ci puoi contare!».

Abbracciato poi Gesù, lo bacia su una guancia. Al che quello resta un po’ turbato, e dice:

«Di già? Non è un po’ presto?».

Giuda, pensando che si riferisca all’ora, risponde: «È tardi e devo tornare a casa».

«No, vabbè, intendevo…».

«Cosa?».

«Niente, niente… Ti sarà tutto più chiaro tra una trentina di anni… forse…».

Giuda resta a guardarlo con l’aria di chi non ha capito. Interviene allora Giovanni:

«Non fare quella faccia, Giuda! Devi sapere che mio cugino dice sempre questa cosa dei trent’anni…».

Lui sorride, e avviandosi verso casa, conclude:

«E, allora, tra trent’anni capiremo tutto…».

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SOLENNE PROCESSIONE DELL’ ASSUNTA AD ARPINO

COME E’ ORMAI CONSUETUDINE AD ARPINO IL 15 AGOSTO, I CITTADINI SI STRINGONO INTORNO ALLA MADONNA ASSUNTA IN CIELO.

Anticamente la processione dell’ Assunta aveva luogo la sera della vigilia, ovvero in concomitanza dell’ Assunzione della Vergine, che si ritiene avvenuta alle ore quattro di notte (Dogma dell’Assunzione corporea della Madre di Dio, fatta da Pio XII nell’Anno Santo 1950). Nel 1768, a seguito dei Reali Ordini Circolari, furono proibite le processioni nelle ore notturne e pomeridiane, quindi anche la processione dell’Assunta fu spostata al mattino del giorno 15 Agosto, prima della Messa Pontificale. Nel 1769, inoltre, con un Reale Dispaccio, venne intimato a tutto il Clero ed alle Confraternite della città di non mancare alla processione, predisposta per le ore 10 del 15 Agosto. Attraverso i secoli la devozione non è mai venuta meno, anzi, si è rafforzata.

Parlando della solenne processione, non si può non descrivere la magnificenza della Statua della Madonna dell’Assunta. Questa è attribuita all’arte Bizantina del X Sec. e fatta in legno di cedro, mostra la Vergine seduta su uno scanno con, nella mano sinistra Gesù Bambino e nella destra il globo con la croce. La stata è posta dietro l’altare maggiore, in una cappella a forma di edicola monumentale, ornata di marmi lavorati finemente e vestita di abiti lavorati da mani di ricamatrici sapienti. Nel 1816 la statua fu incoronata per decreto del Capitolo Vaticano, una seconda incoronazione avvenne nel 1920, nel centenario della precedente, ritardata di quattro anni a causa della guerra.

Si ringrazia Don Antonio di Lorenzo, Parroco della Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta in Arpino, perchè mantiene ancora viva la bellissima tradizione, nell’ omelia del 15 Agosto 2017, ci ha ricordato la differenza tra la festa pagana del ferragosto e quella religiosa dell’Assunta, entrambi importanti, cadono nello stesso giorno ma da non confondere, specialmente per i Cristiani.

Ringrazio Don Antonio di Lorenzo per le notizie storiche.

Gianna Reale, Arpino 16.8.2017

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DOPO 1000 ANNI SAN DOMENICO RITORNA TRA I SUOI FIGLI DI VILLALAGO

TUTTI INSIEME A VILLALAGO PER ACCOMPAGNARE L’URNA DI SAN DOMENICO.

In ricordo dei 1000 anni della fondazione dell’Abbazia di San Pietro in Lago (1017) e dell’eremo di San Domenico a Prato Cardoso nel comune di Villalago (L’AQ.), su richiesta del Vescovo di Sulmona-Valva, Mons. Angelo Spina,  con l’approvazione del Vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Mons. Gerardo Antonazzo, l’approvazione della Congregazione dei Santi, del Capitolo Vaticano, della Comunità Monastica dell’Abbazia di San Domenico in Sora e dell’Abate Presidente di Casamari Dom Eugenio Romagnuolo, l’URNA contenente le Spoglie Mortali di SAN DOMENICO ABATE, ha fatto ritorno dopo 1000 anni a Villalago, e vi rimmarrà fino al giorno 16.8.2017, quando tornerà nell’Abbazia di Sora, non prima di aver visitato anche i Paesi di Anversa e Cocullo.

Il giorno 11 Agosto 2017, così come previsto, sotto la guida attenta del Cancelliere della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Don Mario Santoro, e del Priore P. Sante Bianchi, si è provveduto all’estumulazione e all’esposizione dell’urna. Dalle 21 alle 24, la Comunità Monastica e Parrocchiale, radunata intorno al CORPO DEL SANTO, ha avuto intensi momenti di preghiera con una veglia molto sentita.

Il giorno 12, alle ore 10.00, dopo la celebrazione della Santa Messa, con la presenza dei fedeli di Sora, Villalago, Fornelli e di pellegrini convenuti da tanti altri paesi, l’URNA è stata trasportata e ha raggiunto Villalago. Sul posto erano ad aspettare il Vescovo di Sulmona-Valva, Mons. Angelo Spina, il Parroco Don Alain, il Sindaco Fernando Gatta, la Confraternita di Villalago ed insieme a loro tanti altri Sacerdoti e i Sindaci di molti comuni limitrofi, senza contare i moltissimi fedeli, tra cui tanti bambini, ognuno con fiori bianchi da donare al Santo. C’è stata poi, una breve processione verso la Chiesa Parrocchiale, dove il Vescovo Mons. Angelo Spina, ha presieduto alla Solenne Eucaristia in onore del Santo.

Grazie per la preziosa collaborazione all’articolo al Priore P. Sante Bianchi.

Gianna Reale

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Festa nella chiesa della Madonna Delle Grazie ad Arpino

NEI GIORNI 3/4/5/6 AGOSTO CI SARANNO I FESTEGGIMENTI NELLA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE IN LOCALITA’ S. ANDRINO AD ARPINO, PARROCCHIA DI S. MARIA DI CIVITA.

La Chiesa fu edificata dopo la seconda guerra mondiale, su una piccola Cappelletta già  esistente e dedicata alla Madonna delle Grazie, e fu benedetta dal Vescovo Mons. Biagio Musto nel 1956, durante la festa dedicata alla Madonna in quell’anno, che di solito cade nella prima domenica di Agosto.

Con l’aiuto dei fedeli e del Parroco Don Antonio Di Lorenzo, da poco sono stati fatti lavori di ristrutturazione, ho scelto per questo di postare alcune foto fatte da me quando ancora i lavori non erano stati fatti, ed alcune più recenti, in ricordo di come era prima, altre sono della processione durante i festeggiamenti di qualche anno fa.

Gianna Reale

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La benedizione delle Madonnine di Anna e Franco

Il giorno 26 maggio 2017, il Parroco Don Antonio Di Lorenzo si è recato a benedire le Madonnine di Anna e Serafino.

Anna e Franco Serafini attendevano con gioia da tempo che il Parroco Don Antonio andasse presso la loro abitazione per fargli benedire le Madonnine acquistate negli anni, così il giorno 26 Maggio hanno visto realizzato il loro sogno.

Tanti sono stati gli amici presenti alla Santa Messa, alla benedizione e dopo al rinfresco offerto da Anna.

Tutto ciò si è svolto in località San Sosio, della Parrocchia Di Santa Maria di Civita in Arpino.

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Gianna Reale

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Il Serpente Prudente – “La Semplicità”

n. 37 (31/07/2017)

“La semplicità”

Qualche domenica fa la liturgia della parola prevedeva come lettura evangelica il brano di Matteo (11, 25-27) nel quale Gesù si esprime in questo modo: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

Si tratta di concetti che meritano una riflessione, dal momento che mettono in campo questioni piuttosto interessanti sul rapporto tra la fede e la conoscenza. Infatti, sembrerebbe quasi che le parole di Gesù tradiscono una certa ostilità nei confronti degli intellettuali e di quanti desiderino attingere alla sapienza e alla conoscenza. A mio parere, le cose stanno in maniera molto diversa.

Innanzitutto bisogna contestualizzare l’episodio in cui Gesù fa queste affermazioni apparentemente “anti intellettuali”. Infatti, poco prima, c’è l’episodio in cui Giovanni invia alcuni suoi discepoli da Gesù, affinché costoro gli chiedano: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Al che Gesù risponde loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me».

È evidente che Giovanni – che tempo prima aveva incontrato Gesù, quasi opponendosi alla sua richiesta di essere battezzato – non poteva non sapere che “colui che deve venire” fosse proprio suo cugino! Perciò, l’invio dei discepoli con quella precisa richiesta, si spiega nel senso che Giovanni vuole che siano proprio essi ad apprendere dal diretto interessato la sua natura messianica (il che fa pendant con il ruolo di precursore che al momento giusto esce dalla scena per far posto al vero protagonista della storia).

Subito dopo, Gesù dice che Giovanni è anche più di un profeta, è il messaggero che preparerà davanti a lui la via: «In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Dunque, poniamo un punto fermo: un profeta è sicuramente un uomo di fede, ma è anche un uomo di sapienza e di conoscenza. Tuttavia, tutto ciò non basta a garantirgli di essere il numero uno nel regno dei cieli, poiché il giusto atteggiamento per passare davanti anche a Giovanni nel regno dei cieli è quello della semplicità.

Ma proseguiamo. Il racconto di Matteo, dopo le parole su Giovanni va avanti, fornendo ulteriori indizi: «Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, gia da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!”».

Punto secondo: l’atteggiamento della semplicità quasi fanciullesca include una componente di riconoscenza e stupore tanto nei confronti dei doni della fede e della conoscenza, quanto nel senso complessivo del rapporto con Dio e con il prossimo.

Non sembra azzardato dire che la vera conoscenza e la vera fede non solo non si escludono vicendevolmente, bensì sono una parte sostanziale dell’altra: entrambe, se autenticamente vissute, sono necessarie per vivere con quell’atteggiamento di semplicità (che non è né inconsapevole e acritica accettazione, né passiva dabbenaggine), che Gesù loda.

La conoscenza che è invece di ostacolo alla fede è quella che si sostanzia di saccenza e presunzione, caratteristiche tipiche del vero fariseo, quali ce ne sono tanti anche oggi. Esemplare è l’episodio in cui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani chiedono a Gesù: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

La semplice risposta di Gesù zittisce i “sapienti” sacerdoti, che pure di conoscenza libresca ne avevano da vendere. Un po’ come gli intellettuali (o sedicenti tali) dei nostri giorni, che sanno dare opinioni su tutto e tutti, sparlano a sproposito di ogni cosa, cercando sempre di affermare una loro superiorità morale, mettendo spesso la verità in un angolo. Quello condannato da Gesù è l’uso sleale della ragione, perché si pone su un piano di mediocrità, tanto da risultare inutile per il mondo e per il cielo. Gesù infatti chiede un impegno (anche intellettuale) che sia innanzitutto un superamento della mediocrità e della superficialità («Chi si mette all’aratro e poi si volta indietro non è adatto per il regno di Dio», Lc 9, 62). È un monito che vale per il cristiano ma anche per il laico.

Non a caso, anche tra i laici autenticamente impegnati in un umanesimo che “rivoluzioni” veramente il mondo e la società umana, il messaggio non è tanto dissimile. Si legga per esempio il gustosissimo Romanzo dei tui (di recente edizione), purtroppo incompiuto, satira impietosa del cattivo uso dell’intelletto che fanno gli stessi intellettuali. E si rilegga quello che diceva uno scrittore del calibro di Pier Paolo Pasolini: «Il tipo di persone che amo di gran lunga di più sono le persone che possibilmente non abbiano fatto neanche la quarta elementare, cioè le persone assolutamente semplici […]. Non lo dico per retorica, lo dico perché la cultura piccolo-borghese è qualcosa che porta sempre della corruzione, delle impurezze, mentre un analfabeta, uno che ha fatto solo i primi anni delle elementari, ha sempre una certa grazia che poi va perduta attraverso la cultura. Poi la si ritrova ad un altissimo grado di cultura, ma la cultura media è sempre corruttrice».

Vincenzo Ruggiero Perrino

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copertina

Benedizione del drappo del gonfalone di Arpino 2017

Con la benedizione del drappo si è dato inizio alla 47′ edizione del “Gonfalone di Arpino”.

Il giorno 23 Luglio 2017, nella Chiesa di San Michele (grazie al Parroco Padre Juan) , è stato presentato e benedetto il drappo del ”GONFALONE DI ARPINO 2017”, di seguito i presidenti delle Associazioni delle CONTRADE e dei QUARTIERI in gara, hanno fatto il giuramento di ”fedelta’ ” verso la propria contrada, il proprio quartiere e verso la rappresentazione del Gonfalone, di seguito uscendo in nella piazza antistante la Chiesa, c’è stata la premiazione della ”coppia più bella”.

Ogni anno il drappo viene realizzato da un’artista diverso, quest’anno lo hanno realizzato due ragazzi del ”LICEO ARTISTICO A. VALENTE” di SORA, e sono: ALESSIA PISANI, 4C sez. design moda e RICCARDO ROSSINI, 4B sez. arti figurative.

Uno dei più belli tra quelli realizzati fin ora, rappresenta a tuttotondo il Gonfalone e Arpino: Alessia ha realizzato il cielo con il frastuono delle bandiere, con dei piccoli pezzi di stoffa colorata (come le bandiere delle contrade e dei quartieri), e la ”via latina”, con i grandi massi di pietra; Riccardo ha realizzato il simbolo raffigurato sullo stemma del paese di Arpino,”la fontana dell’aquila”, e per finire le figure, rappresentate in veste ciociara nel giorno del Gonfalone.

Il drappo misura 110×70, realizzato su di un pezzo di tela antica, usati anche colori acrilici, gesso, colla e stoffe varie.

Il Gonfalone è una gara tra Contrade e Quartieri, e molto altro… Si inizia con la benedizione del drappo per continuare con le sagre, che si tengono ognuna nel proprio quartiere o contrada, poi si organizzano varie serate come gli ”angoli caratteristici e antichi mestieri”, con i quali contrade e quartieri ripropongono i vecchi mestieri e le vecchie usanze,  condito sempre con angoli dove si può degustare prelibatezze varie… il tutto culmina con le gare che si tengono di regola nel fine settimana dopo quello dell’Assunta (che poi è la festa principale ad Arpino).

Le varie sagre sono: CONTRADA VIGNEPIANE, GIORNO 29 LUGLIO, TAGLIERINI ASPARAGI E PANCETTA; CONTRADA COLLECARINO, 2 AGOSTO, PAPPARDELLE AL CINGHIALE; QUARTIERE ARCO, 6 AGOSTO, FETTUCCINE FUNGHI PORCINI E TARTUFO; CONTRADA VALLONE, 7 AGOSTO, GNOCCHI; CONTRADA VUOTTI, 9 AGOSTO, STROZZAPRETI ALLA CIOCIARA CON TANNI E SALSICCIA; QUARTIERE PONTE, 11 AGOSTO, SAGNE E FAGIOLI; QUARTIRE CIVITA FALCONARA, 12 AGOSTO, FINI FINI AL POMODORO. Tutte vengono fatte in serata.

Gli ”angoli caratteristici e antichi mestieri” sono in calendario il giorno 18 Agosto alle ore 18, e i temi sono: CIVITA FALCONARA ”LE BOTTEGHE ARTIGIANALI NEL QUARTIERE”; CONTRADA COLLECARINO ” ‘L’ARA’ LUOGO DI LAVORO E DI FESTA”; VIGNEPIANE ”L’ARTE DELLA MASCALCIA SECONDO LA TRADIZIONE ITALIANA”; ARCO ”LA BOTTEGA DEL CONTADINO”; VUOTTI ”LA CAMERA DA LETTO”; PONTE ”GLIE’ TABBACC”; VALLONE ”1850:STORIE DI UOMINI E DONNE CORAGGIOSI”. Nella stessa serata ci sarà anche il ”premio speciale BALLETTO CIOCIARO” ed il Grande concerto per il Gonfalone.

Il Giorno 19 Agosto dalle ore 18.00 ci saranno le gare ”CORSA DEGLI ASINI” E ”TIRO ALLA FUNE”; mentre nel giorno 20 agosto alle ore 16 inizierà il tutto alle ore 16.00 con il ”CORTEO STORICO” ed ”IL BALLETTO DELLA CANNATA”, e a seguire tutte le altre gare: CORSA CON LA CARIOLA; CORSA CON LA CANNATA; CORSA CON I SACCHI; CORSA DELLA STAFFETTA; a fine serata ci sarà la premiazione e l’assegnazione dell’ambito ”DRAPPO”.

Passando per le strade, anche limitrofe al paese di Arpino, è sovente incontrare gruppi di ragazzi che si allenano per le gare, e non solo durante i giorni del palio, ma sempre, partecipanti al Gonfalone si allenano durante tutto l’anno, infatti al termine della premiazione già la mente vola all’anno successivo. Naturalmente i quartieri e le contrade che partecipano quest’anno non sono gli unici presenti ad Arpino, ma per varie ragioni, non tutti partecipano sempre.

Un grazie va a tutti coloro che da ormai 47 anni fanno volare alto il paese di Arpino mantenendo vive queste bellissime tradizioni. Naturalmente Arpino non è solo ”Gonfalone”, ma ci sono eventi bellissimi durante tutto l’anno.

Gianna Reale

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