Author : Riccardo Petricca

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Due portali in rete, una sola comunione

diocesisora.it  e  pastoraledigitale.org

 

La nostra Diocesi ha vissuto negli ultimi tempi una doppia rivoluzione. Prima c’è stata la “rivoluzione degli ingegneri”, chiamiamola così, perché l’idea è partita da un piccolo ma convinto gruppo di ingegneri elettronici e delle telecomunicazioni che hanno proposto di sfruttare meglio le tecniche digitali in campo pastorale, ottenendo l’approvazione e anzi la spinta del Vescovo Gerardo Antonazzo che si era da poco insediato a Sora. Poi è intervenuto un altro cambiamento, ancora più grande, anzi “epocale”, la nascita di una nuova Diocesi, quella di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, comprendente i territori e le persone di due precedenti diocesi. Una seconda rivoluzione. Questa è servita ad incrementare e a far lievitare il fenomeno che stava nascendo, il servizio di Pastorale Digitale. E il sito internet della Diocesi è “esploso”, i collaboratori sono aumentati di numero e di entusiasmo, i navigatori e fruitori del servizio online pure, le notizie hanno cominciato a volare sul web, rimbalzando da un punto all’altro non solo del territorio diocesano, ma un po’ ovunque. Il sito, nella sezione “News – La vita della Diocesi”, si è implementato a dismisura, la vita corre e viene messa in comunione (non solo “in rete”!), la cronaca sovrasta il resto. E’ vero, ci sono le rubriche, che mirano a fornire approfondimenti in vari settori, spirituale, culturale, sociale, e informazioni di servizio. Ma è parso al team di Pastorale Digitale che fosse necessario ampliare i contenuti, parlando anche di idee, di temi di attualità, di formazione ed anche di… Pastorale digitale, che di per sé richiede una riflessione continua.

Ecco perché si è pensato di aprire un nuovo portale chiamandolo, appunto, pastoraledigitale.org.

Risultano, dunque, due portali distinti che, pur richiamandosi a vicenda e segnalando l’uno i contenuti dell’altro, restano, appunto, distinti per contenuti.

Da una parte – sul sito diocesano www.diocesisora.it – fluisce la vita, con tutte le iniziative variegate che si svolgono all’interno della Diocesi e che possono riguardare tutta la grande comunità diocesana o quella più piccola ma non per questo meno vivace di una parrocchia, un gruppo, un’associazione, un movimento, del centro come della periferia. Tutti meritano la stessa attenzione ed il medesimo risalto.

Dall’altra parte – il portale di pastorale digitale – si vuol dare risalto in particolare a due rubriche: una riguardante i grandi temi e la riflessione che la Chiesa va facendo su di essi (si pensi all’attuale assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi che si interroga sulla famiglia), per aiutare i visitatori ad entrare meglio nelle questioni e ad essere informati sull’attualità con un’ottica cristiana e sul pensiero della Chiesa e del Magistero. L’altra rubrica riguarderà principalmente il ruolo della pastorale Digitale, le tecniche, il modo di gestire la pastorale di sempre con i mezzi di comunicazione di oggi e… di domani. Avrà, infatti, sempre uno sguardo attento agli sviluppi di tali mezzi e al futuro. Un modo di fare ricerca, insomma.

Due portali, come due colonne che reggono l’architrave di una porta che molti potranno varcare per attingere e donare linfa vitale per la costruzione di una vera comunione di anime, una Chiesa viva.

Adriana Letta

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Pastorale Digitale Gender

Se un pomeriggio sul tema Gender mi fossi sentito negli anni ’30    

Domenica pomeriggio del 4 Ottobre 2015, pungolato da mia moglie, decido di andare al convegno organizzato dalla Pastorale Familiare della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo sul tema “la sfida del gender”.

Il relatore è l’’Avv. Gianfranco Amato, presidente dell’associazione “Giuristi per la Vita”. Mi siedo conscio di sentire temi già grossomodo a me noti e ancor più a mia moglie, guarda caso avvocato. Ma al posto della “solita” arringa ecco la prima bordata: la teoria Gender, a detta di alcune sigle LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), non esiste e non esiste nemmeno tale parola in italiano dove invece si esprime con il temine identità di genere ovvero (Wikipedia riporta): ““…l’essere uomo o donna, identità correlate a modelli di relazione, ruoli, aspettative, vincoli ed opportunità diverse. In questa accezione il termine “genere” si distingue da sesso, che rimanda alla natura biologica del maschile e del femminile e quindi alla dimensione corporea”.” Fino a qui sono ancora tranquillo nella mia consapevolezza di saper di cosa si parla e dell’essere quindi anche su questo tema abbastanza uomo nel mio tempo.

Quindi quando il relatore subito esclude dal tavolo del dibattere i diritti per gli omosessuali e la legittimità della formazione anti ghettizzazione dei gay o delle lesbiche, penso rassicurato che l’essere non omofobico almeno non è in discussione ed il mio lato tollerante ne gioisce.

Casomai mi rendo conto di non aver letto o notato gli articoli di attualità, da giornali a vasta diffusione, che parlano della famosa attrice/cantante Miley Cyrus che a volte si sente ragazzo a volte ragazza o la storia di Shiloh, 8 anni, figlia di Angelina Joly e Brad Pitt, che si veste da ragazzo e si vuole far chiamare John… e penso… vabbè sono stranezze delle persone famose, non è il mondo di massa, non è il “reale”.

Poi la notizia che i magazzini Selfridges in Inghilterra hanno aperto più piani per l’abbigliamento Agender (“A” privativa) dove da un po’ possono rifornirsi anche gli studenti dei college inglesi che di recente hanno rimosso ogni canone maschile/femminile per l’abbigliamento permettendo qualunque mix di genere d’abito… lo interpreto come una moda del momento, un po’ come gli stivali lucidi e pantaloni alla zuava di inizio secolo.

Ma nel proseguo del seminario si iniziano ad illustrare articoli su bambini gender fluid (genere fluido) ovvero bambini che non decidono il loro genere, in quanto possono fluire a seconda del momento da un genere all’altro. Si tratta di immagini ed articoli riportati dalle principali testate giornalistiche americane e dal quotidiano italiano a maggiore diffusione, che con tanto di articoli di approfondimento psicologico giustificano, incoraggiano questa “moderna” posizione fluida.

Un pensiero in quel momento mi naviga in mente: tra l’infinità di navi che solcano le due sponde dell’oceano è “naturale” che qualcuna sia nel mezzo in balia dei venti e non approdi per un po’ né ad una riva né all’altra, ma prima o poi troverà l’approdo consono, quale che sia delle due rive.  Ma poi inizio a sentirmi un po’ “nel passato” quando questa condizione del non avere sponda è indicata nella stampa e dagli psicologi non come transitoria, ma come definitiva, permanentemente fluida o per dirlo in modo più ammiccante: non più maschio, non più femmina ma genere “flexy”.

Poi si cita che nel mondo così “cool” del “flexy” anche lo specchio digitale delle relazioni, Facebook, non poteva non aggiornarsi e permettere così negli Stati Uniti di scegliere non tra i soliti due generi ma tra ben 57 (inclusi Agender, Two-spirit, etc…).

Sorrido con amarezza pensando a come, nella volontà di permettere una qualunque libera navigazione, dando mappe non riportanti alcun continente o più di 57 approdi, quanti giovani naviganti in più possano restare a fluire senza approdo non per volontà ma per indotta non chiarezza?

E non a caso si parla di naviganti inesperti in quanto il comune di Trieste porterà in quaranta scuole dell’infanzia, ed è già stato provato in un asilo, “il gioco del rispetto” per spiegare ai bambini un punto di vista alternativo sui generi, arrivando a far esplorare ai bimbi i corpi dei loro compagni, e facendo loro scambiare i vestiti. Ciò in linea con il documento “strategia nazionale LGBT” emesso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2013.

Il mio lato razionale da ingegnere mi porta a filtrare ciò che non è provato, ma l’’Avv. Amato è puntuale e mostra documenti ufficiali, la sovrastruttura delle considerazioni in merito è ben distinta, proietta documenti governativi reperibili in rete. Web, rete, strumenti non disponibili quando i rapporti della precisa burocrazia tedesca, nel chiuso dei classificatori cartacei, riportavano in modo asettico le non condivisibili azioni del regime. Azioni, ricerche, pubblicazioni strutture del governo tedesco che per il comune cittadino tedesco degli anni trenta, mentre perpetrate, non erano note (o lo erano in maniera mitigata) e quindi non potevano esistere, salvo poi, post caduta del regime, diventare documentata realtà. La mia posizione in merito al tema del convegno, seppur nei risultati simile, mi sembra anche più scomoda di quella del cittadino degli anni ’30 perché seduta sul crogiolo delle informazioni disponibili in rete nel tempo della comunicazione.

Ed in linea con i dettami gender è anche il libro “nei panni di Zaff” dove la principessa commenta la presenza o meno della sua parte anatomica che la caratterizza come maschio… e non mi meraviglio se il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha inserito questo testo tra i 49 titoli proibiti e ritirati dalle scuole della Laguna… ed idealmente la vecchia battaglia propagandistica dei cinegiornali degli anni anteguerra risuona nell’auditurium del seminario.

Così mi sento vicino a quel genitore che si è mosso contro l’asilo di Trieste ciò in linea questa volta con l’art. 26 comma 3 della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, che così testualmente recita: “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.” Dichiarazione non a caso redatta nel ’48, post seconda guerra mondiale, momento in cui ci si rese conto che l’utilizzo fatto della scuola negli anni trenta per l’indottrinamento alla visione politico sociale del nazional socialismo doveva trovare nel futuro un blocco. La sentinella fu individuata nella possibilità dei genitori di non permettere la formazione dei propri figli non consona ai propri principi.

Ma la formazione non è l’unico “fronte”, poi c’è l’avanguardia che rende l’impensabile improbabile per iniziare a rompere il muro della irrealtà. In merito nel seminario si cita il caso di una ragazza americana, ma dovrei usare il termine persona, che sentendosi pienamente gender fluid si è fatta asportare il seno e l’utero. In pratica la libertà intesa come scavalcare ogni lascito naturale e genetico verso una definizione totalmente autonoma del proprio essere. Una antitesi totale al “Mens sana in corpore sano”, una scissione, come quello dell’atomo, fra essere fisico e spiritale, una manipolazione della vita che, come detto da Papa Bergoglio nel libro intervista “Papa Francesco: questa economia uccide”, può essere una bomba atomica per le fondamenta della società e della famiglia quale primo nucleo aggregativo. Di nuovo mi sento alle soglie della seconda guerra mondiale quando dai laboratori le applicazioni rivoluzionarie della fisica nucleare avrebbero portato, non senza passare per Hiroshima, a capacità scientifiche molto più invasive e distorsive della natura.

Infatti passa anche dai laboratori la risposta a molti dei desideri del nuovo evolvere fluido umano. In uno di questi è nato il farmaco Gonapeptyl, che può essere anche usato per ritardare la pubertà, fornito come terapia dal servizio sanitario nazionale inglese a coloro che non vogliono fluire nel loro sesso naturale ma vogliono attendere e continuare a vivere nel fisico il diverso genere da loro desiderato.

E subito a seguire mi sembrano stranamente condivisibili le parole del sito “Civiltà Islamica” che indica la diversità fra uomo e donna dettata da Dio e tuona contro chi tale separazione vuole offuscare… ed il mio lato tollerante gioisce meno, anzi quasi si vergogna della strana convergenza… quasi come nella seconda guerra mondiale quando non coerenti alleati ad est ed ad ovest si incontravano opposti contro un comune avversario totalitario, avversario che oggi Papa Francesco attualizza e chiama la “dittatura del pensiero unico”.

E così nella serata di quella Domenica mi sono sentito più volte come un tedesco cattolico negli anni trenta a cui sta sfuggendo l’evolversi della politica intorno a lui e che poco informato, anche su come la scuola forgia le future generazioni, non può che meritare il domani non consono ai propri valori che la storia gli ha riservato.

Infine tornato nel mio tempo mi sono alzato dalle poltrone dell’auditorium più conscio che ogni persona può essere sentinella del futuro delle società in cui si trova grazie alla luce dell’informazione e della conoscenza di ciò che lo circonda… e convinto che nelle due ore del seminario quella mia piccola luce si è forse un po’ intensificata…

– Alberto Pagnani

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Pastorale Digitale e-giochiamo

e-giochiamo.it – La Pastorale Digitale stringe un accordo per tutti i lettori del sito

Continuano senza sosta le attività della Pastorale Digitale sempre più impegnata ormai in tutti i campi. Oltre il ruolo fondamentale che sa di avere nel campo digitale e della comunicazione da cui è nata e trae oltre che le origini anche il nome, il Team della Pastorale sa bene che il ruolo oggi del cristiano e soprattutto di una Pastorale è quello di impegnarsi costantemente in tutti i campi. Ben conscia, oggi più che mai, delle problematiche sociali del nostro territorio, e fortemente credente nel ruolo e nella dottrina sociale della chiesa sta iniziando a muovere i primi piccoli passi anche in questa direzione. Al riguardo dopo il lancio e la promozione di iniziative legate alle nuove forme di carità: crowdfunding e social lending alla sinergia con il progetto Policoro, tante e nuove iniziative sono in cantiere e sui tavoli di lavoro dei ragazzi del Team…seguiteci.

Oggi è stato stretto un importante accordo con e-giochiamo.it, il megastore dei giocattoli, uno dei più importanti ingrossi e distributori di giocattoli ed articoli per la scuola e cartolibreria italiani con sede a Roma. Grazie a questo accordo tutti i lettori del nostro sito internet diocesano diocesisora.it e del portale della pastorale digitale pastoraledigitale.org ma anche delle pagine facebook e dell’account twitter @Diocesisora potranno usufruire effettuando un acquisto di 50€ di merce sul sito di vendita on-line con cui distribuisce prototti in tutt’Europa: www.e-giochiamo.it

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di uno sconto di 5€ sull’acquisto stesso. Basta inserire nel campo buono sconto prima di effettuare il pagamento la parola: diocesi

Per qualsiasi dubbio o problematica potete scrivere a redazione@dicoesisora.it

– La Redazione

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Pastorale Digitale 2.0 Abbazia di Casamari - 20151003_122638

Convegno a Casamari – La Pastorale Digitale c’era!!!

Si è svolto ieri Sabato 3 Ottobre presso la Sala dei Convegni dell’Abbazia di Casamari il secondo convengo di antichistica: ‘Nulla Dies Sine Linea – I colloqui di Senecio. In memoria di Emilio Piccolo’. Il convegno organizzato dalla rivista online Senecio, che da anni promuove e diffonde la cultura e la storia, in particolare l’antichità classica, su tutto il territorio, è iniziata al mattino presto. L’incontro è stato moderato e condotto dal Prof. Lorenzo Fort.

Tanti gli interventi che si sono alternati durante tutta la giornata dalla prima relazione del frate cistercense don Iginio Vona: “Alle origini del Monachesimo. Il nostro monachesimo ha origini cristiane?” fino a quello in serata del Prof. Luigi Gulia: “Antiquus animus: la tradizione preromana in Virgilio e Livio”

In particolare vogliamo segnalare con un pizzico d’orgoglio il secondo intervento che è stato curato dall’Avvocato Vincenzo Ruggiero Perrino dal titolo: ‘Proprietà intellettuale nell’antichità: Questioni Teatrali’. Un intervento di grande spessore artistico che denota la passione per il teatro unita alla competenza ed agli studi professionali sul diritto. In particolare partendo dal teatro nell’antica Grecia (Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane,…) e passando poi alla Repubblica ed all’Impero romano (Terencio, Paluto e tanti altri commediografi minori) fino ai giorni nostri attraverso secoli di arte e storia, l’Avv. Ruggiero Perrino ha sapientemente illustrato i tema del diritto d’autore e del plagio (plagiaro e plagiato). Ha spiegato il diverso scopo con cui iniziò questa pratica in Grecia, trasformandosi poi nel periodo e nella cultura romana, passando ed evolvendosi dal punto di vista anche giuridico ed assumendo sempre più importanza con l’avvento della stampa, arrivando fino al moderno copyright che riguarda sia scritti che immagini ma oggi anche musica, video e software. Questa antichissima tematica, che risale a molti secoli prima della nascita di Cristo, è oggi sempre più attuale e ci coinvolge in prima persona, rivoluzionata dall’avvento di internet e dei nuovi social. Un intervento di altissimo spessore storico e culturale con citazioni e soprattutto argomentata con la grande competenza e minuzia che contraddistingue il relatore. Siamo fieri come Team di Pastorale Digitale di avere tra i nostri più attivi collaboratori in particolare nella rubrica ‘Tracce: Arte & Cultura‘ l’Avv. Ruggiero Perrino, Vincenzo per tutti noi. A lui i complimenti da parte di tutta la redazione.

– Riccardo Petricca

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Un milione di visualizzazioni!

Il dato è emozionante e quasi travolgente, ma è oggettivo. Il giorno 22 settembre 2015 la Pastorale Digitale ha toccato un traguardo storico: ha superato 1.000.000 di visualizzazioni di pagina!

Questo aumento vertiginoso si è verificato in soli 21 mesi, da quando, cioè, abbiamo iniziato a monitorare le visite. Era il gennaio 2014 e la Pastorale Digitale era ai primi passi, certamente i più difficili, quelli del rodaggio e del lancio. Si è andati avanti, son successe tante cose, la Diocesi si è allargata venendosi a fondere, per volere di Papa Francesco, con quella di Montecassino e quindi le persone e gli eventi da raccontare sono cresciuti di numero, e i visitatori del nostro sito sono aumentati progressivamente in maniera impressionante. I cybernauti che, per propria volontà e conoscenza, o per suggerimento di qualcuno, o per caso, o perché attirati magari semplicemente da un’immagine o una parola, o perché lontani geograficamente hanno cercato un pezzetto di casa e di radici, o perché sono stati fotografati in un evento e vogliono rivedersi, o per mille altri motivi e coincidenze, sono entrati nel sito e hanno dato anche solo uno sguardo, sono più di un milione!

Sì, lo sappiamo, saranno certamente di meno, se calcoliamo che alcuni saranno degli abitués che entrano e rientrano molte volte, altri saranno frequentatori meno costanti, altri ancora saranno entrati per una sola volta, fatto sta che un milione di volte nostre foto, nostre rubriche, nostri articoli sono stati guardati. E sappiamo anche che “guardati” non vuol dire “letti”, ma tant’è. La misurazione è questa e se da una parte dà grande soddisfazione a tutta l’équipe, che conta al suo interno gli ideatori della Pastorale Digitale che a suo tempo l’hanno proposta, i programmatori e amministratori del sito, e tutti coloro che poi ci hanno lavorato e la realizzano e curano giorno per giorno, dall’altra parte, va detto, fa anche “tremar le vene e i polsi”.

Eh sì, perché la nostra non è un’azienda che fa marketing e deve visualizzare i suoi prodotti per vendere e guadagnare. E’ un gruppo di persone che con le loro capacità e competenze, spesso non professionali ma che cercano di affinare man mano, e con i loro limiti e difetti, sono piene di entusiasmo, credono fortemente a questo modo di contattare e contagiare gli altri mostrando quanto è viva la Chiesa e quanto è bello vivere da cristiani o almeno provarci. Perché? Perché lo sperimentano nella loro vita e nelle loro relazioni. I collaboratori di Pastorale Digitale non sono perfetti, certo che no, ma hanno trovato quella “perla preziosa” rispetto alla quale nient’altro vale granché. E allora, da volontari, ritagliano dalla loro vita il tempo necessario per svolgere questo servizio, magari con sacrificio e anche con qualche salto mortale, ma ci sono e lavorano. E’ grazie a tutta la squadra, al legame che la tiene unita e alla volontà di valorizzare e far crescere questo legame, che la Pastorale Digitale va avanti. E, a quanto pare, a gonfie vele!

La gioia del risultato di oggi, che può sfiorare l’euforia, è controbilanciata da un brivido di preoccupazione e di responsabilità. Sappiamo che parliamo nella Chiesa, della Chiesa e per la Chiesa, in suo nome, non a titolo personale. Sappiamo che non siamo chiamati a dire cose nuove, ma l’annuncio di sempre con mezzi nuovi. E ciò comporta responsabilità.

E conosciamo anche i pericoli della rete e della “rivoluzione digitale” che sta cambiando nel profondo il nostro modo di apprendere, comunicare, conoscere, relazionarci, informarci, insomma di “pensare”. Non ci si sofferma più a pensare. Di fronte a informazioni flash che giungono a valanga, si ingenera incapacità di concentrarsi, di riflettere e di approfondire, di star fermi su un argomento per più di un minuto, che è assolutamente insufficiente per capire il cuore delle questioni. E si finisce per non saper più comprendere un discorso lungo e minimamente complesso. Inoltre l’enorme mole di informazioni che ci raggiungono genera confusione, incapacità di distinguere ciò che è importante da ciò che è superfluo o inutile o dannoso, veritiero o falso, perché tutto viene messo sullo stesso piano, con l’unico criterio di stupire e provocare per acquisire visibilità.
Ne siamo consapevoli e vogliamo porre tutta la nostra attenzione in questo servizio pastorale, per non incentivare tali effetti negativi né in noi né negli altri.

Grazie a Dio, fin dall’inizio di questa “avventura” ci è stato dato un principio-guida, una barra da mettere a dritta per non sbagliare rotta, la frase: “Non dobbiamo solo mettere in rete, ma in comunione”. E’ diventato il nostro slogan, lo ripetiamo spesso, perché ci ricorda in ogni momento quanto può essere grande e determinante il servizio di Pastorale Digitale se fatto con il coinvolgimento personale, un vero servizio di testimonianza e di annuncio. La nostra buona volontà c’è, ma l’importante è che il Signore Gesù, il più grande comunicatore di tutti i tempi, ci guidi nell’utilizzo di questi attuali mezzi di comunicazione digitale verso il vero obiettivo, antico e sempre nuovo, di creare comunione e comunità nel Suo Nome.

– Adriana Letta

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Pastorale Digitale like facebook

Pastorale Digitale: Mi Piace!

Dopo i 2.000 “Tweet” raggiunti dal suo profilo Twitter, un altro grande, quanto inatteso traguardo è stato toccato; questa volta sul social network Facebook.

Ben 11.000, infatti, sono stati i “MI PIACE” registrati dalla pagina della nostra Diocesi lo scorso lunedì.

Prosegue, dunque, con grande riscontro e consenso, la sfida alla digitalizzazione della pastorale diocesana, diventata ormai parte integrante e caratterizzante della propria azione.

Se si pensa al valore intrinseco di un “MI PIACE”,  al suo modo di rappresentare, nel linguaggio tecnologico moderno, approvazione e gradimento, non si può non salutare con entusiasmo questo piccolo grande risultato.

E, in effetti, queste due brevissime parole, rappresentano la sintesi di milioni di parole che,  quotidianamente, grandi quantità di persone utilizzano per esprimere apprezzamento, attuando quella “condivisione naturale” di fatti e argomenti ritenuti meritevoli di attenzione e di divulgazione sui social networks.

Per questo, ci piace pensare ai “MI PIACE” raggiunti dalla nostra Diocesi, come a tante dichiarazioni di stima da parte di tutti gli utenti della rete, evocando l’immagine, suggerita da Papa Francesco, di una “rete digitale come luogo ricco di umanità, non una rete di fili, ma di persone”.

“La comunicazione ci rende più prossimi gli uni agli altri, se non ci fa vivere la vicinanza, allora non risponde alla sua vocazione umana e cristiana”, sono state queste le parole usate da Francesco per parlare di internet e dell’importanza dei social media.

Su questa strada, la Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, con passione e competenza, prosegue la propria azione comunicativa, in attesa del prossimo piccolo grande traguardo, con l’auspicio che continui ad esprimere in rete una fraternità non solo virtuale ma soprattutto umana.

– Valentina Paradisi