Author : Riccardo Petricca

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Il vescovo Gerardo benedice la pastorale della comunicazione

“Il mondo digitale promuova dialogo, solidarietà e pace”

Il vescovo Gerardo  benedice la pastorale della comunicazione

Ilaria Paolisso

 

La pastorale della comunicazione, che genera comunione ed educa alla fede, ci faccia progredire verso il mistero luminoso di Cristo”. Queste le parole che il vescovo, mons. Gerardo Antonazzo, ha rivolto agli operatori della Pastorale Digitale ed alla intera redazione della pagina diocesana di “Avvenire”,durante la santa messa celebrata a Sora, sabato 28 novembre, alle ore 19.30, presso la Chiesa di Santa Maria Porta Coeli. Una celebrazione intensa e sentita rivolta, in particolare, ai volontari impegnati sul fronte della comunicazione della Diocesi di Sora, Cassino, Aquino e Pontecorvo. Emozionante il momento della benedizione di tutti gli strumenti digitali, “mezzi della comunicazione per diffondere nel mondo la pace e la speranza della Buona Novella di Cristo”.

Non a caso il vescovo Gerardo ha voluto celebrare la messa per lo staff della “Pastorale Digitale” e per quello di “Avvenire”, proprio la prima domenica di Avvento, tempo di attesa ed inizio del nuovo anno liturgico. “L’operato della Pastorale della comunicazione, in tutti i suoi settori, non serve per mettere in rete ma in comunione la vita della Chiesa. Mettiamoci al servizio della comunità, della comunione e dell’evangelizzazione” ha detto mons. Gerardo Antonazzo nel corso dell’omelia. Una concelebrazione densa di contenuti, presieduta dal Vescovo diocesano ed officiata con  don Alessandro Rea, responsabile della comunicazione diocesana e con  don Vittorio Ricci, parroco di S. Maria Porta Coeli. Il coro della stessa parrocchia ha arricchito la suggestiva concelebrazione. Tutti i collaboratori della innovativa iniziativa hanno potuto condividere un momento  di preghiera, di riflessione e di comunione. Tutte le varie zone della Diocesi erano rappresentate. Molti i visi  che si sono ritrovati insieme per la prima volta, intorno all’altare che unisce. Molti avevano tra le mani  gli “strumenti tecnici” della comunicazione, sia  tradizionale che moderna: macchine fotografiche,cellulari, tablet, iPad, penne e taccuini. Poi tutti insieme, per un corale ed allegro  incontro di amicizia. Sono seguite le conoscenze dirette delle “firme” e le reciproche strette di mano hanno fatto da cornice ad un evento che si ripeterà certamente. Qui le “firme” sono diventate volti, voci, anima ed entusiasmo. Perchè tutti i partecipanti credono fermamente in questo progetto di servizio e di crescita. L’innovativa attività della Pastorale Digitale, che ha preso il via nel maggio 2014, è andata sempre più incrementandosi a partire sia dal “restyling” del sito internet diocesano che dalla straordinaria cura dei social network, Facebook, Twitter e da poco anche Instagramm. Tante le attività realizzate dagli oltre 50 membri dello staff, tra le quali i concorsi: “Clicca il presepe…mi piace e condivido” e “Clicca l’infiorata”, senza dimenticare le dirette streaming dei più importanti appuntamenti diocesani. Un cammino importante sulla strada della crescita spirituale e professionale per questi volontari che quotidianamente raccontano, con attenzione e serietà, la vita della Diocesi di Sora, Cassino, Aquino, Pontecorvo.

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“Io, leader islamico difendo i canti di Natale a scuola”

29/11/2015

giacomo galeazzi

ROMA

 “Io, leader islamico difendo i canti di Natale a scuola”

Rifat Aripen, coordinatore delle associazioni musulmane: «I simboli non si vietano, sermoni in italiano in moschea»

Nelle scuole si celebra il Natale e la festa porta con sé i simboli della tradizione di ogni Paese: dovrebbe essere un’occasione di integrazione

«È sbagliato vietare a scuola i canti religiosi del Natale». Lo dice forte e chiaro, Rifat Aripen, originario del Bangladesh e coordinatore delle associazioni islamiche nel Lazio. «In Bangladesh noi musulmani siamo il 90% della popolazione, ma il 25 dicembre è festa nazionale», spiega il responsabile culturale dell’Associazione culturale islamica in Italia. È «un messaggio negativo e diseducativo» proibire in classe le celebrazioni e tradizioni natalizie come ha fatto il preside dell’Istituto Garofani di Rozzano per «non creare imbarazzo o disagio ai genitori di bambini stranieri e alunni non cristiani». Le radici «vanno tutelate».

I canti natalizi nelle scuole imbarazzano l’Islam in Italia?

«No. Osservare usi e costumi non rappresenta una minaccia per i non cristiani. C’è una grande ignoranza nel considerare il mondo musulmano un’unità indistinta. L’Islam è composto da tanti paesi e da differenti culture. Ogni nazione ha fatto il proprio percorso. La religione islamica, che è il terreno comune a tutti questi paesi, non ha nulla in contrario al rispetto delle tradizioni altrui».

Solo in Europa o ovunque?

«L’Islam non si oppone alle feste tradizionali delle altre religioni e predica massimo rispetto per il cristianesimo e l’ebraismo. Per noi non c’è nulla di male nei canti natalizi in classe. Da studente nelle scuole superiori italiane ho sempre fatto il presepe con i miei compagni e fino all’ultimo anno del liceo ho preso parte all’ora di religione. Erroneamente si identifica l’ortodossia islamica con la corrente wahabita o col pensiero salafita magari perché le offerte per costruire una moschea in Europa arrivano dall’Arabia Saudita. Ma non è così. Scontiamo la mancanza di conoscenza di ciò che siamo. Il caso di questi giorni a Rozzano è emblematico».

Da cosa deriva l’equivoco?

«Chi ha idee chiare e conosce le realtà rispetta l’altro, chi è ignorante non ha rispetto per nessuno. È una follia proporre la chiusura di moschee e associazioni culturali islamiche, sono luoghi per diffondere conoscenza e dialogo. L’oppressione è controproducente ai fini dell’integrazione e dell’armonia. È un grave errore confinarsi su posizioni difensive. Gli immigrati di prima generazione non partecipano a conferenze o manifestazioni però in moschea vengono. È lì che possiamo impegnarci per far crescere il rispetto e l’integrazione. Chiudere le moschee è dannoso rispetto all’obiettivo comune, cioè alimentare la conoscenza e uscire dall’ignoranza reciproca».

E il sermone in italiano?

«E’ giusto predicare in italiano, siamo favorevoli a questa svolta. Molte persone che frequentano le moschee non parlano arabo. La comunità dei fedeli è composta da decine di nazionalità e la lingua comune per la maggioranza di noi non è l’arabo né l’inglese, bensì l’italiano. Per l’Islam non è un problema ma un’opportunità che il sermone venga tradotto dall’arabo in italiano, anche perché non è in un’occasione pubblica che avviene la predicazione dei seminatori d’oro che hanno piuttosto nell Web i loro canali di indottrinamento. Farsi capire da tutti è questione di rispetto».

Perché vietare un simbolo?

«Non ha senso. Il Natale è simbolo di una civiltà prima che di una religione. In Italia e in Europa la civiltà cristiana ha radici profonde che vanno rispettate e negarle significa non conoscere la storia e chiudere gli occhi davanti alla realtà. Il Natale è simbolo anche per un agnostico e i simboli non danneggiano nessuno. Un uomo è uomo prima di essere musulmano, cristiano o ebreo. Nessuno sano di mente lo ignora. E condannare le stragi di Parigi è un assoluto dovere di ogni essere umano».

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Orientamento a tema Pontificia Universitas Antonianum

Pontificia Universitas Antonianum

L’orientamento a tema è un percorso didattico articolato in tre moduli, fruibili nelle modalità e-learning e, su richiesta degli interessati, frontale: rivolto a enti e persone, mira ad avvicinare i futuri studenti a un percorso di studio prestigioso, ispirato agli esiti della ricerca internazionale in merito alle attuali problematiche globali.

L’orientamento a tema consente, inoltre, di condividere quella cultura accademica promossa dalla Pontificia Università Antonianum nel sentiero della valorizzazione della tradizione francescana e nel perseguimento dell’eccellenza e della qualità.

Nel corso dell’anno accademico 2015-2016, insieme ad altre risorse video sugli argomenti affrontati nell’ambito dei progetti di ricerca della Pontificia Università Antonianum, saranno resi disponibili due percorsi didattici sui temi  Ecologia e responsabilità globale verso l’ambiente e Diritti della persona: uguaglianza in dignità e valore dei diritti umani, analizzati da tre diverse prospettive grazie ai moduli filosofico-teologico, giuridico e di approfondimento dello status quaestionis sul piano della ricerca internazionale.

Su richiesta degli enti interessati sarà possibile approfondire il tema scelto con una visita alla sede romana della Pontificia Università Antonianum e la partecipazione a una lezione universitaria sull’argomento.

Contatti

Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’Ufficio per la Promozione e lo Sviluppo all’indirizzo sviluppo@antonianum.eu.

http://www.antonianum.eu/it/orientamento/orientamento_a_tema

 

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Digital-Day

Domani 20 e sabato 21 novembre,  a Torino si terrà sotto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che vedrà coinvolto lo stesso Premier Italiano Matteo Renzi, l’Italian Digital Day.

Cosa sia l’Italian Digital Day, ve lo raccontiamo brevemente con le stesse parole usate dal Presidente del Consiglio dei Ministri: “L’innovazione digitale è una priorità. Nel primo anno e mezzo di vita del governo la priorità è stata il salvataggio dell’industria manifatturiera: 43 crisi aperte, un lavoro per far passare dal segno meno al segno più tutti i principali indicatori. Questa prima fase, portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili, possiamo considerarla una missione compiuta. Il passaggio successivo è quello di riuscire a definire, a declinare i nuovi paradigmi dell’investimento manifatturiero. E’ ciò che il governo sta facendo in sinergia con tutti i ministeri per tenere assieme assieme non solo l’industria 4.0, ma anche tutte le partite collegate. Ricerca, sviluppo, innovazione, capitale umano chiamano anche un piano per la banda ultra larga, un intervento sulla nuova imprenditorialità, un piano per l’alternanza scuola lavoro. Insomma un percorso di digitalizzazione che non si limiti ad usare i nuovi strumenti informatici, ma a definire un nuovo modello sociale e produttivo. Sono certo che ce la faremo”. (Matteo Renzi)

In questo evento, importantissimo dirlo,  anche la Città di Sora e la nostra Diocesi,  saranno presente personalmente con il Digital Champion del nostro territorio. Ida Meglio, membro del Team di Pastorale Digitale, non solo in veste di associata volontaria dell’associazione voluta dal Digital Italiano Riccardo Luna, porterà un piccolo pezzo della nostra città, anche con la sua startup sociale, Sociallending, come esempio di innovazione sociale e digitale, che prende anche le mosse dai principi di solidarietà e bene comune presenti nella Dottrina Sociale della Chiesa e fortemente ribaditi nell’ultima Enciclica Sociale di Papa Francesco, quando traccia i principi della così detta Economia della Condivisione. L’associazione di promozione sociale e digitale Sociallending, attiva nel campo della Economia Collaborativa e del crowdfunding ( raccolta fondi dalla folla) basato sul prestito sociale, attraverso il suo progetto,  vuole ridare una piccola speranza a tutti quei giovani, che a causa della mancanza di un piccolo e giusto sostegno economico, non possono realizzare le proprie  idee su cui costruire soprattutto il loro futuro occupazionale, visto il dilagante fenomeno della disoccupazione giovanile. Per questo, sabato 21 novembre, in diretta radiofonica su Radio 105 e dalla Reggia di Venaria, dove si terrà appunto l’Italian Digital Day, Ida lancerà il suo progetto di raccolta fondi tramite web, presente sulla piattaforma di Telecom Italia, WithYouWeDo; per sostenerla e sostenere così un progetto di innovazione sociale e di solidarietà, da venerdì è possibile votare SociallendingItalia sul sito web  http://www.105.net/sondaggi/187151/105-SMART-UP–la-sfida.html e sabato mattina dalle 12 alle 14 è possibile votare SociallendingItalia via SMS al 3424115105 su Radio 105.

 

 

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Pastorale Digitale Chiara Ricci

Chiara Ricci tra storia e memoria: storiografia sulla fondatrice delle francescane angeline

Di seguito riportiamo un importante evento organizzato dalla Pontificia Universitas Antonianum a cui la Pastorale Digitale sarà presente e che vuole promuovere.

Lunedì 23 novembre 2015, alle ore 16:30, si terrà la presentazione del volume di Chiara Codazzi Chiara Ricci tra storia e memoria: storiografia sulla fondatrice delle francescane angeline, edito dalle Edizioni Antonianum.

Nel corso dell’incontro, moderato dal prof. Giuseppe Buffon, interverranno i proff. Salvatore Barbagallo, Preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Pontificia Università Antonianum, Luca Bianchi, Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità della stessa Università, Stefania Bartoloni e Grazia Loparco.

Visualizza il programma della presentazione.

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Le cinque vie di Firenze e la Pastorale Digitale

13 novembre, ultimo giorno del Convegno di Firenze: è il momento di tirare le somme di tutto il lavoro dell’assemblea e dei duecento tavoli dei gruppi che hanno lavorato sulle cinque “vie” del nuovo umanesimo: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Mi libero da altri impegni e mi metto a seguire attraverso la diretta di Tv2000. Ed è bellissimo. Un lungo momento, nel perfetto rispetto dei tempi programmati, di approfondimento e al tempo stesso di sintesi, ricco di suggestioni, di idee, di spinte innovative. Interessantissimo.
Ma in particolare, osservando dall’ottica della Pastorale Digitale in cui la nostra Diocesi sta investendo tanto e a cui ho l’onore di collaborare, mi rallegra constatare quante volte i 5 relatori hanno additato l’ambiente digitale come mondo e strumento di evangelizzazione e comunione. Sono i relatori che hanno presentato, prima delle conclusioni finale del Card. Bagnasco, una sintesi di quanto si è detto nei gruppi di lavoro e le proposte emerse.

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Il primo verbo su cui riferire è il verbo USCIRE e a presentare sintesi e proposte è Don Duilio Albarello, Docente di Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale. Ebbene, quando arriva a indicare delle “Linee di azione”, dice: «La corresponsabilità è chiamata ad esprimersi anche attraverso la costruzione di una rete tra le comunità ecclesiali. A tale riguardo, uno strumento concreto potrebbe essere la creazione di un sito in cui, stabilmente, tutte le diocesi italiane condividano tanto sollecitazioni spirituali quanto iniziative di tipo pastorale. Il fine sarebbe quello di favorire un interscambio di “modalità di uscita” innovative ed efficaci, nonché un dono reciproco tra le diocesi di operatori pastorali esperti in determinati ambiti. Mettere in rete infatti significa anche mettere in comunione i percorsi della vita delle Chiese locali. Più ampiamente, significa promuovere una pastorale in prospettiva digitale, necessaria per l’indole di una Chiesa aperta e in dialogo soprattutto con i giovani».

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Segue la Prof.ssa Flavia Marcacci, Docente di Storia del pensiero scientifico presso la Pontificia Università Lateranense, che illustra ciò che riguarda la via dell’ANNUNCIARE ed illustrando le proposte dei gruppi, afferma: «Infine è stato manifestato grande interesse alla questione dei linguaggi: occorre che siano chiari e diretti, semplici e profondi, capaci di portare a tutti la Parola. È così profonda la sete di Parola che si chiede di condividerla e non riservarla ai soli specialisti, pur riconoscendo l’importanza del loro lavoro… Annunciare significa agire, decentrarsi, aprirsi a tutti… Occorre saper abitare i social, affinché diventino luoghi di reale dialogo e annuncio positivo e formativo», e vanno «valorizzati la stampa e i media di ispirazione cristiana». Aggiunge ancora: «L’apertura richiesta dalla Parola porterà a rendere “piazze di incontro” gli Oratori, ma anche a creare nuovi spazi di condivisione e di scambio nel territorio, arricchiti dalle strade del web».

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A relazionare sull’ABITARE, è stato Adriano Fabris, Ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Pisa che, esaltando lo stile sinodale che ha caratterizzato tutto il convegno, ha voluto offrire, non potendo riferire su tutto quanto è stato detto perché impossibile da sintetizzare in poco spazio, quelle proposte di “sogno di chiesa” che, come il lievito madre, possano dare nuova vita e nuovi frutti una volta riportate nelle realtà locali. «Sogniamo una chiesa capace di abitare in umiltà, che, ripartendo da uno studio dei bisogni del proprio territorio e dalle buone prassi già in atto, avvii percorsi di condivisione e pastorale, valorizzando,gli ambienti quotidianamente abitati”, ognuna nel proprio spazio-tempo specifico e rendendo così ciascuno destinatario e soggetto di formazione e missione [EG, 119-121]». E l’ambiente digitale è davvero un ambiente “quotidianamente abitato” da molti!

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Suor Pina Del Core, Preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, relazionando sulla quarta via, EDUCARE, indicando anche lei come metodo esemplare quello della ‘sinodalità’ che permette una “relazione diretta e accogliente” che arricchisce e fa crescere insieme, ha tracciato le linee principali di azione, tra cui i nuovi linguaggi nell’educazione. «Le possibilità offerte dalle nuove tecnologie comunicative sono una splendida risorsa per l’educazione e per l’evangelizzazione, ma sollecitano una più qualificata formazione critica e propositiva degli educatori e dei formatori». E sugli “Ambienti digitali” ha detto: «Va studiato l’apporto degli ambienti digitali e il loro influsso nelle modalità di apprendimento e di relazione dei ragazzi e dei giovani. Il web non va solo studiato criticamente, ma va usato creativamente, valorizzando le culture giovanili. I media ecclesiali e le tecnologie digitali possono inoltre offrire un prezioso aiuto per la condivisione delle buone pratiche e il collegamento tra le realtà educative». Parlando infine delle scelte di impegno, ha suggerito: «Dare vita a un portale informatico per divulgare le buone pratiche e favorire le occasioni di scambio tra le diocesi e le realtà ecclesiali. Si tratta di una risposta al bisogno di forum – una sorta di piazze – in cui discutere, fare insieme, verificare il cammino a partire dalle buone pratiche esistenti».

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Goffredo Boselli, Liturgista, monaco di Bose, ha svolto l’ultima relazione, sul verbo TRASFIGURARE, cominciando con il ricordare che « Gesù di Nazaret nei suoi incontri quotidiani, nel suo sguardo sul mondo e l’umanità, non ha mai lasciato cose e persone come le aveva trovate, ma ha trasfigurato tutto e tutti. Ha fatto nuove tutte le cose. È il Signore che trasfigura, non siamo noi! Bisogna allora lasciarsi trasfigurare e non ostacolare l’opera di Dio in noi e intorno a noi, ma saperla piuttosto riconoscere e aderirvi». Ha poi segnalato “tre fatiche”: un attivismo talvolta eccessivo (a cui corrisponde una domanda di interiorità venuta soprattutto dai giovani), una insufficiente integrazione tra liturgia e vita (sperimentata come una mancanza di coinvolgimento esistenziale del credente), una certa frammentarietà della proposta pastorale, per cui ha invocato “un profondo rinnovamento che coinvolga tutti, pastori e fedeli nella preparazione e nell’intelligenza della liturgia“. Non ha parlato esplicitamente del digitale, ma mi è sembrato che il metodo che suggeriva si adattasse perfettamente agli operatori della Pastorale Digitale, anche loro chiamati a “trasfigurare”. Quando ha indicato che la pietà popolare va “vissuta come un’opportunità e non come un problema pastorale”, mi ha fatto pensare ai tanti servizi fatti sul nostro sito diocesano sulla Peregrinatio in Diocesi della Madonna di Canneto, con la speranza che abbiano potuto aiutare le persone ad aumentare la loro Fede, a sentire più forte il senso di appartenenza ad una comunità radicata sul territorio, a migliorare la coscienza civile e a tenere i legami tra le generazioni.
Quando ha fatto tre “consegne”: che il “rinnovamento liturgico del Concilio è una realtà in atto che chiede a noi fedeltà e responsabilità“; che “la Chiesa che celebra e che prega è anche la Chiesa in uscita e che l’azione sacramentale è essa stessa scelta missionaria di una Chiesa dalle porte aperte che incontra i lontani e trasfigura i luoghi dove la vita accade”; e infine che ” far vivere l’umanità della liturgia è il compito che ci attende”, è come se avesse parlato a noi, che attraverso gli articoli e le immagini che pubblichiamo, possiamo contribuire a “trasfigurare” la vita, a fare “un cammino di umanizzazione evangelica”.
E ha concluso: «“La relazione – è stato detto nei gruppi – è lo stile del trasfigurare”. Una relazione che è fatta di gesti semplici, ordinari e insieme straordinari per la carica di umanità che trasmettono. “Occorre ritornare alla stanza al piano superiore” in cui Gesù ha celebrato l’ultima cena lavando i piedi ai discepoli. La cura delle relazioni e la tenerezza nel modo di presentarci, ci facciano sentire compagni di viaggio e amici dei poveri e dei sofferenti».
Questo, e lo stile della condivisione e della sinodalità, viene richiesto anche a noi, affinché il servizio di pastorale digitale che svolgiamo sia di evangelizzazione e di comunione e porti dei frutti spirituali a noi stessi e a quanti, dovunque si trovino nel mondo, si collegano con noi. E’ un impegno ed una responsabilità. Il V Convegno Ecclesiale nazionale ha parlato anche a noi.

Adriana Letta

Foto di  www.firenze2015

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