Author : Riccardo Petricca

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Ascoltare le opinioni sul web per fare pastorale: la proposta del Cop

Da una tesi di laurea ReliSA V, software per effettuare “sondaggi” in automatico

Un software per “studiare le opinioni religiose” sul web. Una sorta di strumento per effettuare “sondaggi” in automatico, analizzando le opinioni presenti nei forum religiosi. Lo scopo? Favorire una pastorale al passo con i tempi, capace d’intercettare i fronti caldi dell’opinione pubblica, guardando in particolare a quella nuova frontiera che è il “continente digitale”. È la proposta del Centro di Orientamento Pastorale (COP), grazie al contributo di Fortunato Ammendolia, animatore della cultura e della comunicazione e webmaster COP, fresco di laurea in Informatica all’omonimo dipartimento dell’Università di Bari.

«La conoscenza dell’opinione pubblica – spiega mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del COP – serve ad avere consapevolezza di quali siano le domande, i bisogni e le problematiche del popolo di Dio. Non per adeguarsi, ma per rispondere meglio alle richieste della gente, mettendo in campo progetti di formazione cristiana molto concreti, legati alla vita e ai bisogni reali delle persone. Non dimentichiamo che il popolo di Dio è anche sorgente d’ispirazione: il Signore parla attraverso il suo popolo».

Il Centro di Orientamento Pastorale dal 1951 propone alla Chiesa italiana di fare ricerca e riflessione pastorale considerando anche i sondaggi d’opinione. E oggi l’analisi di forum religiosi è interessante sia dal punto di vista pastorale sia da quello scientifico.

Allo studio delle opinioni religiose come «proposta per un agire pastorale che si avvale anche dell’opportunità delle comunità online» Ammendolia ha dedicato la tesi di laurea, peraltro nell’imminenza del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, i cui cinque ambiti – uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare – «vanno declinati anche nell’ambiente web 2.0, perché anche lì il farsi prossimo non può prescindere dall’ascolto delle differenze».

Il campo di studio è quello della “sentiment analysis”, che analizza le opinioni, le valutazioni, le attitudini e le emozioni della gente nei confronti di entità e di aspetti a esse inerenti, e per renderla possibile è stato “scritto” il software ReliSA V (sigla che sta per Religious Sentiment Analysis, mentre la V è un tributo a Volconvo, sito pensato per un dibattito in inglese, rispettoso e ben ragionato, su temi controversi che interessano la vita dell’uomo, delle comunità e dei Paesi).

«L’analisi automatica di opinioni espresse in forum religiosi – osserva Ammendolia – può essere di supporto ai più tradizionali sondaggi d’opinione: con essa, infatti, si possono cogliere realtà e opinioni non previste dai ricercatori», oltre ad azzerare la variabile temporale, dal momento che un’analisi automatica «aiuta a monitorare la realtà quasi all’istante, a cogliere i cambiamenti di opinione in dipendenza di eventi o messaggi».

Quali le implicazioni concrete? Un operatore pastorale impegnato a moderare una discussione online potrebbe voler conoscere come la discussione evolve nel tempo. Un’analisi automatica gli permetterebbe di cogliere, ad esempio, quale messaggio ha causato reazioni e di che tipo, quali parti della discussione sono maggiormente seguite, quali sono i principali argomenti e se i partecipanti sono interessati.

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Attesa finita: pronti a tuffarsi nell’umano

Francesco mette piede per la prima volta in terra toscana, prima a Prato e poi a Firenze. Incontra il mondo del lavoro (anche di quello che non c’è), gli immigrati, prega con i malati, pranza con i poveri, celebra l’Eucarestia con i pastori e i fedeli delle Chiese che sono in Toscana. Ma soprattutto indica la strada ai cattolici italiani

Ci siamo. Il “Convegno” sta per iniziare. Il Papa è in arrivo. La Toscana si appresta a vivere un momento storico. Non è esagerato pensarlo. La Chiesa italiana si riunisce a Firenze per confrontarsi sulla complessità del momento presente e per progettare la pastorale del prossimo decennio. Lo fa nel nome dell’umanesimo, che è e resta cristiano. corsivo

Ci siamo. Il “Convegno” sta per iniziare. Il Papa è in arrivo. La Toscana si appresta a vivere un momento storico. Non è esagerato pensarlo. La Chiesa italiana si riunisce a Firenze per confrontarsi sulla complessità del momento presente e per progettare la pastorale del prossimo decennio. Lo fa nel nome dell’umanesimo, che è e resta cristiano

Francesco mette piede per la prima volta in terra toscana, prima a Prato e poi a Firenze. Incontra il mondo del lavoro (anche di quello che non c’è), gli immigrati, prega con i malati, pranza con i poveri, celebra l’Eucarestia con i pastori e i fedeli delle Chiese che sono in Toscana. Ma soprattutto indica la strada ai cattolici italiani.

C’è molta attesa per quello che il Santo Padre dirà ai delegati delle diocesi al Convegno ecclesiale nazionale. È inevitabile che sia lui, arrivando praticamente all’inizio dei lavori, a dare il senso a un’assise che deve affrontare, come è stato spiegato, il trapasso culturale e sociale che caratterizza il nostro tempo e che incide sempre più nella mentalità e nel costume delle persone, sradicando a volte principi e valori fondamentali per l’esistenza personale, familiare e sociale. I delegati, riuniti in piccoli gruppi, lo dovranno fare leggendo i segni dei tempi e parlando il linguaggio dell’amore. Non sarà quindi un convegno come tutti gli altri. Non ci sarà chi enuncia e chi ascolta. Sarà partecipato e condiviso, anche nello stile e nell’organizzazione, perché dopo questi giorni saremo tutti chiamati concretamente a uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. A ricostruire una mentalità di fede capace di confrontarsi con la cultura attuale. A fare opere di umanizzazione di ciò che appare oggi disumano.

La culla stessa dell’umanesimo, la città di Firenze, sarà chiamata a interagire. Presenterà il suo volto più bello, quello del sacro che diventa umano. Con trenta incontri in altrettanti luoghi significativi aiuterà gli ospiti a guardare al passato, ma anche al presente, per costruire un futuro migliore. A sua volta dovrà rinnovarsi, contribuire alla vera umanità, allo spirito di condivisione, alla fraternità. Lo stesso dovrà fare la città di Prato, che il suo Vescovo definisce “laboratorio difficile e bello, complesso e affascinante per sperimentare l’integrazione, la convivenza, la pace”.

Dall’incontro con Papa Francesco e dalla “contaminazione” del Convegno ecclesiale nazionale, le Comunità toscane, e insieme a loro tutte le Chiese in Italia, dovranno ripartire dialogando con chi si dichiarerà disponibile, rilanciando la prospettiva di un nuovo umanesimo, che unisca e non divida, che accolga e non escluda, un umanesimo che faccia respirare il senso dell’eterno anche nelle attività di tutti i giorni.

Poi, senza riprendere fiato, ci tufferemo nel Giubileo della misericordia, in quell’anno in cui dovremo lasciarci sorprendere da Dio. E quella sì che sarà aria buona da respirare a pieni polmoni: momento ideale per un’inversione di marcia, per una conversione, per un cambiamento di vita, per un autentico nuovo umanesimo perché la misericordia è la via che unisce Dio e l’uomo.

 

Andrea Fagioli – SIR

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Pastorale Digitale Pontificia Università Antonianum dialogo interreligioso

Uomini e credenti nella storia. La testimonianza a Dio di cristiani e musulmani nella realtà contemporanea

La Pastorale Digitale vuole invitare tutti a questa importante serie di eventi e conferenze a cui sarà presente e che promuove.

Invito rivolto alla Diocesi (Parrocchie, Associazioni, Scuola di Formazione Teologica, Studenti universitari) al ciclo di conferenze Uomini e credenti nella storia. La testimonianza a Dio di cristiani e musulmani nella realtà  contemporanea novembre 2015/marzo 2016. Primo incontro Giovedì 12 novembre 2015, ore 17.30 Prof. Samir Khalil Samir SJ Pontificio Istituto Orientale, Roma  La questione del Testo Sacro e della sua esegesi nella storia dell’Islam.

In allegato il depliant delle conferenze e la locandina

depliant Cattedra DIALOGO 2015 locandina Cattedra Dialogo 2015

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Pastorale Digitale Pontificia Università Antonianum

Antropologia e cristologia: tradizione e prospettive odierne

Il Team della Pastorale Digitale vuole promuovere un importante evento a cui sarà presente.

Invito rivolto alla Diocesi (Parrocchie, Associazioni, Scuola di Formazione Teologica, Studenti universitari) al seguente evento: Martedì dicembre 2015, alle ore 17:30, presso l’aula San Francesco dell’Auditorium Antonianum si terrà la conferenza pubblica Antropologia e cristologia: tradizione e prospettive odierne.

Nel corso dell’iniziativa, presieduta da S.E. Sig. Daniele Mancini, Ambasciatore della Repubblica Italiana presso la Santa Sede, interverranno il prof. Ivan Colagè, Direttore del progetto “Specificità umana” della Pontificia Università Antonianum, la prof.ssa Mary Melone, Rettore Magnifico della stessa Università, e il prof. Niels Henrik Gregersen, docente di teologia sistematica presso l’Università di Copenhagen.  Per approfondimenti: http://www.antonianum.eu/pdf/281.pdf

La partecipazione alla conferenza Antropologia e cristologia: tradizione e prospettive odierne è libera: è comunque necessario segnalare la presenza compilando il modulo al seguente link http://www.antonianum.eu/it/attivita/4295/Antropologia-e-cristologia

 

 

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Pastorale Digitale Andiamo Avanti con serenità

Andiamo avanti con serenità e determinazione

Venti tempestosi agitano le cronache dei nostri giorni, fatti atroci e preoccupanti non solo lontano da noi ma anche vicino, e notizie inquietanti si susseguono, a togliere il respiro, a stravolgere la “quotidianità” della vita, a rapire la fiducia e la speranza alla gente comune. E’ il caso dei tanti, troppi esempi di corruzione e malversazione da parte di amministratori disonesti di alto livello ma anche di livello più basso, ma anche di semplici cittadini che frodano lo Stato per interesse particolare, magari per piccole cifre mensili (come i falsi invalidi).

Se da una parte c’è la soddisfazione e l’orgoglio del successo di Expo e dei sintomi di uscita dalla crisi, resta però in tutti lo sconforto per un apparente sfacelo, anche la natura pare voglia presentare il conto da pagare per tutti i dissesti idrogeologici provocati o quanto meno non evitati da scelte miopi e/o scellerate.

In un quadro così desolante non poteva mancare l’attacco alla Chiesa. L’arresto del monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda e di Francesca Immacolata Chaoqui, ha segnato il cosiddetto nuovo scandalo Vatileaks: documenti riservati sono stati sottratti e conversazioni private del Papa sono state registrate di nascosto e passate a giornalisti che ne fanno uso per i loro libri di imminente pubblicazione (Via Crucis di Gianluigi Nuzzi, conduttore di “Quartogrado” su Rete4, e Avarizia del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi).

Naturalmente una notizia così non poteva non essere ripresa ed utilizzata, spesso strumentalmente, dai media, ghiotto boccone per il circuito mediatico e soprattutto per chi ci vuole speculare sopra. Gli autori dei due volumi, ognuno per proprio conto, affermano che ciò che dicono nel loro libro di inchiesta sugli scandali finanziari in Vaticano sono una ricerca di verità e dunque “a fin di bene”. Ma una (presunta) verità ottenuta tramite passaggi illeciti di informazioni e quindi con la slealtà, la frode ed il tradimento della fiducia è davvero un bene?

Molti commentatori argomentano che lo scandalo è frutto di una forte resistenza, interna al Vaticano, agli sforzi di riforma delle finanze vaticane del Pontefice, parlano di intrighi e lotte interne, da parte di gruppi di interesse tradizionalisti, intorno a Francesco ed alla sua spinta riformista che ha scosso la Curia. Non manca, ovviamente, il riferimento allo scandalo del corvo Paolo Gabriele, il maggiordomo di Papa Benedetto XVI, alle dimissioni di quest’ultimo, alle operazioni della Curia e dello Ior, istituzioni a lungo contaminate da scandali e corruzione. Un quadro a tinte fosche e scandalistiche dipinge la Chiesa come un ambiente fatto soprattutto di, invidie, divisioni, fazioni, che si oppongono alle spinte di riforma verso la trasparenza di Papa Bergoglio. “Un attacco alla Chiesa” l’ha definito Mons. Galantino, Segretario generale della Cei.

E’ davvero un quadro sconfortante, che vuol togliere fiducia anche nella Chiesa. Qual è il nostro atteggiamento di cristiani? Ci facciamo prendere anche noi nel vortice della sfiducia e delle più nere previsioni? Vogliamo prendere anche noi per oro colato tutto ciò che viene pubblicato su stampa e tv? Vogliamo continuare ad accettare, rassegnati e passivi, tutto quello che ci dicono, senza pensare con la nostra testa e senza verificare in base anche alla nostra esperienza?

Credo che ci siano alcune cose da cui, da cristiani, non possiamo prescindere: Gesù ha vinto il peccato e la morte e questo deve farci guardare sempre con fede e fiducia al mondo e al futuro, ma impegnandoci bene, sempre e comunque, nel nostro operare, a livello personale, familiare, sociale, professionale. Ognuno è responsabile dei propri atti. Giustificare la propria rinuncia ad agire bene perché “tutti fanno così” non è da cristiani.

E poi c’è Papa Francesco che con la più grande semplicità e concretezza ci offre una guida in questi frangenti difficili e complessi. Riferisce in un twitt l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato vaticana: “Ho appena visto il Papa. Sue parole testuali: andiamo avanti con serenità e determinazione“.

Ecco, appunto: anche noi andiamo avanti con serenità e determinazione. Facciamo nostre queste parole. Tutti noi conosciamo bene la fragilità umana che fa compiere errori e mancanze, ma conosciamo altrettanto bene anche tantissime persone di chiesa che agiscono nel silenzio spargendo solo bene intorno a sé. Sappiamo poi che di fronte al peccato dobbiamo opporre il rifiuto, ma di fronte al peccatore usare la misericordia, e che non siamo noi i giudici. E non lo sono neppure i giornalisti, troppo spesso in cerca di scoop e di vendite più che di verità.

Anche venendo a conoscenza di peccati nella Chiesa, oltre che nella società, cerchiamo di guardare con gli occhi di Dio e preghiamo, questo sì, lo possiamo fare, preghiamo per la nostra Chiesa e per il mondo e andiamo avanti con serenità e determinazione.

Adriana Letta

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Pastorale Digitale Detenute_Rebibbia

Grazie al Papa, le detenute vivono 2 ore di ‘evasione’

Grazie al Papa, le detenute vivono 2 ore di ‘evasione’ Roma, Casa Circondariale Femminile del Carcere di Rebibbia Si è svolto ieri il primo flash mob della storia in un carcere italiano Detenute europee, asiatiche, africane ed americane hanno danzato tutte insieme in onore di Papa Francesco, attraverso il flash mob intitolato “POPE IS POP” L’evento, che è inserito nell’iter pedagogico trattamentale che la Casa Circondariale Femminile del Carcere di Rebibbia realizza verso le proprie detenute, si è aperto con la conferenza stampa condotta dalla direttrice del carcere Ida Del Grosso e Igor Nogarotto l’autore della canzone “POPE IS POP” e responsabile del progetto: è stata sottolineata l’importanza storica, sociale e politica di quanto avvenuto oggi, perché le detenute, oltre ad essere di diversa provenienza geografica, sono anche di diversa fede religiosa (vi erano cattoliche, musulmane, ortodosse ed atee), ma tutte insieme hanno dato vita ad un progetto unitario, collaborando in armonia, dimostrando che la convivenza delle ‘diversità’ è attuabile, proprio come professa Papa Francesco Tra le varie affermazioni delle detenute, riportiamo: – “Questo Papa è di tutti e con tutti” (affermazione di una detenuta musulmana) – “Grazie a Papa Francesco e al flash mob Pope Is Pop, perché oggi ci hanno regalato 2 ore di evasione”

Link video divulgabile: https://youtu.be/-kOGDrGmiQs
Servizio su SkyTg24: https://youtu.be/hGm0p_-fFRs

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pastorale Digitale Expo

A Expo vince la Chiesa: premio al Padiglione vaticano, il più fedele al tema

Un riconoscimento anche per il Refettorio Ambrosiano e la Cena Sospesa

 

La Chiesa in Expo ha ottenuto due importanti premi per aver meglio interpretato lo spirito dell’esposizione universale mettendo al centro i poveri. Il padiglione della Santa Sede è stato riconosciuto come quello che meglio ha centrato il tema Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Il risultato è emerso da un sondaggio promosso on line tra i soci dell’Unione Artigiani e reso noto il 27 ottobre durante il convegno organizzato nel sito espositivo dall’associazione per celebrare 70anni di fondazione.

Il padiglione della Santa Sede ha sviluppato il doppio significato del cibo come nutrimento materiale e spirituale dell’uomo, ponendo al centro il mistero dell’Eucarestia interpretato dai grandi artisti, Tintoretto e Rubens, e il tema della condivisone interpretato da un tavolo interattivo.

Oltre che dal padiglione vaticano la Chiesa è stata rappresentata nei sei mesi dell’esposizione anche dalla Caritas che ha partecipato ad Expo tra le organizzazioni della società civile a sua volta con un proprio padiglione, l’Edicola, ma anche promuovendo incontri progetti ed iniziative dentro e fuori il sito espositivo. Proprio due progetti – il Refettorio Ambrosiano e Cena Sospesa – hanno ricevuto il riconoscimento della Federazione Italiana Pubblici Esercizi.

Il Refettorio Ambrosiano, grazie a Massimo Bottura e agli altri chef che hanno partecipato al progetto, ha trasformato le eccedenze alimentari prodotte dal sito espositivo durante i sei mesi di Expo in cibo di qualità per le persone in stato di bisogno, recuperando complessivamente 15 tonnellate di alimenti destinate ad essere sprecate e rimettendole nel circuito della solidarietà.

Con Cena Sospesa, le donazioni dei clienti raccolte nei 28 ristoranti di Milano che hanno aderito all’iniziativa, hanno permesso alla Caritas Ambrosiana di distribuire in un mese 1300 buoni pasto da 5 euro a persone colpite dalla crisi economica e impegnate in corsi di riqualificazione professionale o in tirocini.

Ricevendo il premio dalle mani del presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli, ieri mattina il vicedirettore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti ha ricordato che “la Chiesa ha aderito ad Expo per portare la voce di chi ha difficoltà e che ogni giorno cerca di aiutare con diverse iniziative tra le quali anche il Refettorio Ambrosiano e la Cena Sospesa destinate entrambe a continuare oltre l’esposizione”.

(da Zenit.org 28 ottobre 2015)

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Pastorale Digitale Social Lending

La Pastorale Digitale al Pitch & Drink a Frosinone

Si è svolto ieri 29 ottobre 2015 presso il Fab Lab (Centro di Fabbricazione Digitale della Ciociaria) di Frosinone il primo Pitch & Drink della provincia ma anche di tutto il centro-sud.

Pitch & Drink è un aperitivo di networking rivolto agli innovatori, in cui le startup selezionate possono presentare la propria idea di business davanti al pubblico presente e ad un panel di mentor appositamente selezionati.

Mentor della serata sono stati:

– Stefano Supino – Docente UNICLAM di Entrepreneurship and Innovation
– Genesio Rocca – Imprenditore e presidente di Aspiin Frosinone
– Rosario Zoino – CEO Zeta Group
– Chiara Buongiovanni – Giornalista pubblicista, Web Editor

Sei le startup presentate di cui 4 in concorso, grandi ed innovative idee ma anche veri e propri progetti di e-business e di robotica ed automazione. Segno di un economia che sta cambiando e di tanti giovani con idee nuove e con la voglia di crescere di combattere la crisi e di fare network.

Una serata allegra che ha permesso a tutti di conoscere e confrontarsi sulle varie ed innovative idee presentate ma anche su tematiche importanti ed innovative quali ad es. solo per citarne alcune monitoraggio ambientale utilizzando Arduino, Stampe 3D, Droni e legislazione riguardo questi nuovi dispositivi, SmartCity,…

Un format divertente ed innovativo con interventi di grande qualità e spessore da parte dei mentor e del pubblico.

Grandissimo orgoglio per tutto il team della Pastorale Diocesana dato che l’ideatrice ed organizzatrice dell’evento è stata la Dott.ssa Ida Meglio (Responsabile amministrativa e membro della Redazione del Servizio di Pastorale Digitale). Ida ha anche presentato all’interno (ovviamente fuori concorso) la sua startup: Social Landing. Un progetto che tramite il Crowdfunding cercano di promuovere in rete ed attraverso la rete le nuove forme di carità nell’ottica della Dottrina sociale della Chiesa. Un tema molto sentito ed importante che la Pastorale Digitale sostiene e incentiva sin dalla sua fondazione.

– Riccardo Petricca

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Pastorale Digitale Prof Ivan Colagè Antonianum

Scienza e Fede

Ivan Colagè è Professore Invitato nella Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Antonianum di Roma, dove insegna logica e corsi su temi di filosofia della scienza e di antropologia. Nel 2009 ha conseguito il dottorato di ricerca presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

La rilevanza accademica e culturale di “scienza e religione”

Inizierei col dire che questo ambito identificato come “scienze e religione”, negli ultimi decenni si è andato sempre più delineando come una vera e propria disciplina accademica, o quantomeno, come dice qualcuno, come un “meta-disciplina”. Talvolta si usa anche la locuzione “scienze e teologia” per sottolineare, appunto, il dialogo tra due discipline accademiche. L’espressione “scienza e religione” ha un’accezione un po’ più ampia. Anche l’espressione “scienza e fede” è molto usata e in questo caso, almeno a livello di sfumature, l’accento è posto più sulla dimensione personale: si tende a sottolineare come lo sviluppo scientifico e la dimensione di fede personale possano influenzarsi a vicenda, o comunque interagire in qualche modo.

Penso che questo rappresenti uno sviluppo importante della nostra cultura contemporanea. Menziono un episodio personale che penso sia eloquente. Io ho quattro fratelli, tutti più giovani di me. Il più piccolo ha 14 anni in meno. Quando ero poco più che ventenne, ed avevo già cominciato il mio percorso di studi – quindi in casa tutti sentivano il mio entusiasmo per ciò che stavo studiando ed imparando – mio fratello frequentava il catechismo per prepararsi alla prima Comunione. Un giorno mi si avvicinò e disse: “Ivan, ho una domanda per te!” – quando un bambino di quella età esordisce così, si può star certi che la domanda sarà tra le più difficili. E continuò: “Ma Adamo, il primo uomo, aveva l’ombelico?”. Ecco, credo che questo palesi l’importanza del confronto collaborativo tra scienza e religione.

Uscendo fuori dall’aneddoto, il mondo contemporaneo ci espone tutti ad un fiume di informazione, e questa informazione proviene dai più disparati settori della cultura. È naturale dunque che spesso capiti di ricevere informazioni che a prima vista, anche per come sono presentate, possono sembrare contraddittorie e conflittuali. Avere gli strumenti per gestire queste situazioni, anche proprio quando questo accade … tra scienza e religione, è di vitale importanza. Ma, in realtà, lo è non solo dal punto di vista del “silenziamento” del possibile conflitto – o magari dall’essere in possesso di una risposta che tolga dall’impaccio momentaneo. No, no: il vero punto è che nel poter e saper affrontare questi possibili conflitti, nel superarli senza silenziarli, si guadagna un’appropriazione genuina e una comprensione migliore e più profonda proprio di quelle informazioni conflittuali da cui si è partiti. Naturalmente questo accade, in primo luogo, agli accademici – intendo dire agli specialisti in vari settori scientifici, filosofici e teologici che decidono di immettersi anche in “scienza e religione”. Ma questo è un bisogno di tutti, e soprattutto è una occasione per tutti. Non solo quindi “scienza e religione” è importante, ma sarebbe auspicabile che esistano sempre più persone (accademici e formatori) con una preparazione specifica grazie alla quale possano incentivare, canalizzare, e ottimizzare questo processo anche al di fuori del lavoro accademico e del confronto interdisciplinare professionale.

Sulla base dell’esperienza che abbiamo maturato negli ultimi anni alla Pontificia Università Antonianum (con un progetto di ricerca sul tema della “specificità umana” anche grazie al supporto della John Templeton Foundation), direi anche che le condizioni per una sereno confronto tra scienziati e teologi vanno sempre più maturandosi. Naturalmente, è ovvio che ci sono scienziati e teologi più disposti ad un confronto su questi temi, e altri che tendono più allo scontro. Ve bene, questo fa parte delle dinamiche accademiche e socio-culturali. La vera domanda però è un’altra. Nei casi in cui scienziati e teologi si parlano, cosa si dicono? E soprattutto, si capiscono a vicenda? In realtà non è sempre facile capirsi – non dico “mettersi d’accordo”, ma capirsi. E la ragione non sta nel fatto che in passato ci sono state tensioni, malintesi, o vere e proprie rotture tra cultura umanistica e cultura scientifica. Questi sono gli argomenti che cavalcano coloro che tendono più allo scontro che al confronto. La reale ragione, a mio avviso, sta nel fatto che i linguaggi, i punti di partenza, e le metodologie di scienziati e teologi sono molto diverse tra loro.

Nel corso del progetto che le menzionavo prima, abbiamo organizzato degli incontri di ricerca in cui, in sostanza, abbiamo preso scienziati e teologi e ci siamo confrontati su temi relativi alla specificità umana (vale a dire su cosa le varie discipline coinvolte possono dirci sulle peculiarità che caratterizzano l’essere umano rispetto ad altre forma di vita, ad altre creature). Questa però è una descrizione un po’ grossolana di ciò che abbiamo fatto. Ci sono almeno altri due elementi che vanno presi in considerazione. Il primo è che i temi su cui ci confrontavamo erano temi molto molto specifici, che abbiamo cercato di delineare al meglio nel preparare gli incontri. Il secondo è che non c’erano solo teologi e scienziati, ma anche filosofi. Ora questo restituisce due considerazioni. In primo luogo, il confronto tra scienziati, teologi, e filosofi, è tanto più produttivo quanto più è focalizzato. Non si può pretendere, secondo me, di mettere a confronto, o magari addirittura di integrare, la “visione teologica del mondo” e la “visione scientifica del mondo” nella loro totalità. Lì effettivamente si corre il rischio di non capirsi. Bisogna partire da temi specifici e approcci specifici. E poi, bisogna guardare alle prospettive e potenzialità future, cioè vedere come il punto di vista dell’altro possa migliorare il mio, darmi spunti, farmi vedere cose che prima non notavo. In secondo luogo, perché ci si capisca, data la diversità di linguaggi, c’è bisogno di un interprete, direi quasi di “mediazione culturale”. Il punto però non è in una “traduzione letterale” – per rimanere nella metafora della traduzione – ma nella trasmissione del messaggio essenziale, vale a dire, delle implicazioni che i risultati dettagliati delle ricerche specialistiche di uno degli interlocutori può avere sul lavoro, altrettanto specialistico e di dettaglio, degli altri. Credo che in questo, la filosofia possa giocare un ruolo fondamentale quando è in grado di distillare il messaggio essenziale di scienziati e teologi su punti specifici, e quindi trasmetterlo a tutti gli interlocutori coinvolti. Ovviamente: è più facile a dirsi che a farsi, ma questa è una sfida importante.

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Pastorale Digitale 2.0 un anno di dati

Forse saranno solo numeri e dati, forse saranno solo i risultati di google analytics e statistiche prive di significato… o forse sarà l’indice che l’idea da cui è partito tutto ossia le parole del nostro Vescovo: ‘non bisogna mettere in rete ma è necessario mettere in comunione’ è la strada giusta da percorrere. Una comunità di fedeli e di persone che vogliono conoscere ciò che accade nella loro diocesi nelle proprie parrocchie ed in quelle vicine. Ma soprattutto c’è la voglia ed il desiderio di approfondire con le rubriche create dalla Pastorle Digitale, la documentazione prodotta dagli uffici di curia la propria fede. Questo e tanto altro è il sito della diocesi ed i siti della Pastorale Digitale. Una comunità non virtuale, si in rete ma fatta soprattutto di persone e di fedeli.

– Riccardo Petricca