http://www.diocesisora.it/pdigitale/la-pastorale-digitale-sbarca-su-linkedin/
Il Pentateuco (Torah) fra ebraismo e cristianesimo
La Pontificia Università Antonianum Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia, Studium Biblicum Franciscanum (SBF) organizza il 41° convegno nazionale sul tema: “Il Pentateuco (Torah) fra ebraismo e cristianesimo”, aperto agli insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado, che si svolgerà presso la sede stessa dell’Università (Via Dolorosa) POB 19424-9119301 Jerusalem Israel dal 29 marzo al 1 aprile 2016.
6831-Pontificia Università Antonianum Gerusalemme marzo aprile 2016
Arricchirsi vicendevolmente: famiglia e vita consacrata nell’unico corpo di Cristo
Giovedì 17 marzo 2016, alle ore 9:00, si terrà la giornata di studio Arricchirsi vicendevolmente: famiglia e vita consacrata nell’unico corpo di Cristo, organizzata dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum.
Nel corso della giornata, articolata in due sessioni, mattutina e pomeridiana, dopo i saluti della prof.ssa Mary Melone, Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, del prof. Luca Bianchi, Preside dell’Istituto Francescano di Spiritualità, e di Remo Di Pinto, Presidente dell’Ordine Francescano Secolare, interverranno tra gli altri il prof. Roberto Pasolini e mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano
Presentazioni di Pastorale Digitale 2.0
Sora 21 Febbraio 2016
https://www.youtube.com/watch?v=gncR4mJEKQc
Cassino 28 Febbraio 2016
https://www.youtube.com/watch?v=ZyHaUo_IdEo
https://www.youtube.com/watch?v=IHuVHBvjVX4
Video presentazione Pastorale Digitale 2.0
Video presentazione Pastorale Digitale 2.0 di Riccardo Petricca
http://www.diocesisora.it/pdigitale/presentazione-pastorale-digitale-2-0-video/
Sacra Famiglia di Vincenzo Ruggiero Perrino Episodio 2
SACRA FAMIGLIA
di Vincenzo Ruggiero Perrino
Episodio 2
Cantiere di Sepphoris, anno 1 a. C.
«Oggi è stata più stancante del solito», dice uno degli operai del cantiere di Sepphoris rivolto a Giuseppe.
«Hai ragione, amico mio. Con questo caldo non si lavora bene», replica l’altro.
«Ogni giorno che torno a casa dalla mia famiglia, ringrazio Dio di avere un lavoro che mi consente di non far mancare niente a mia moglie e ai miei figli».
«Già. Tanti restano sfaccendati e le autorità non si curano del fatto che non lavorano e non hanno di che vivere».
«Cosa vuoi che importi a loro? Mangiano e bevono senza muovere un dito!».
«Una guerra qua, una guerra là e i romani si sono assicurati il loro bottino; Erode e i dignitari della sua corte vivono agiatamente di rendita; i sacerdoti del tempio vivono in morbide vesti e hanno i primi posti nei banchetti, e chi ne fa le spese siamo noi poveracci che dobbiamo sgobbare!».
La conversazione tra i due lavoratori è provvidenzialmente interrotta dall’arrivo di Gesù. Infatti, alcuni tra gli operai, per farsi belli con i padroni, non indugiano nell’andare a riferire frasi ingiuriose o polemiche per far cacciare via o arrestare i facinorosi. Il bambino, quella mattina, aveva accompagnato il padre sul cantiere e aveva poi trascorso la giornata in compagnia dei nonni materni, Anna e Gioacchino. Fatta l’ora del rientro a Nazareth, è venuto da Giuseppe, per tornare a casa con lui.
«Papà!», lo chiama.
«Ragazzo, siamo pronti. Torniamo a casa!».
«Sì».
«Che hai fatto di bello dai nonni?», chiede il papà, strada facendo.
«Il nonno mi ha portato nei suoi campi, e mi ha fatto conoscere i contadini che lavorano per lui. Uno di loro mi ha fatto anche gettare dei semi nel campo».
«Ti sei divertito?».
«Sì. Anche se, parte dei semi sono caduti lungo la strada; un’altra parte è caduta tra le rocce; un’altra ancora in un punto dove il terreno – almeno come mi ha detto quel contadino – non è molto profondo; altri semi mi sono caduti tra le spine».
«Insomma, come contadino hai ancora da imparare», ridacchia Giuseppe.
«Non direi. Gran parte dei semi l’ho seminata bene, e darà molto frutto».
«Sì, ma quello che hai lanciato sulla strada o tra le pietre, andrà perduto».
«Beh, quello dipende dalla strada e dalle rocce, non dal seme, non credi? Cioè, se il seme è sempre lo stesso, e pure il seminatore, il problema non è del seme o del seminatore, ma del posto dove il seme cade».
Giuseppe rimane sorpreso dalla sagace risposta del ragazzo.
«Dai, tranquillo pa’, tra una ventina d’anni ti sarà tutto più chiaro», dice il ragazzo.
Cammina cammina, padre e figlio giungono lungo la strada consolare che li avrebbe condotti a casa. Avrebbero impiegato circa un’ora per raggiungere Maria e riunirsi finalmente per la cena. In lontananza, dalla parte del grande mare, Giuseppe si accorge che c’è un po’ di gente. E più si avvicina, più si rende conto che di gente ce n’è veramente tanta, e ci sono pure parecchi soldati romani, schierati come in assetto di guerra.
«Pa’, che succede?».
«Non lo so, Gesù».
«Sembra tanta povera gente».
«Hai ragione, ma da come vestono non direi che siano ebrei».
«E chi sono?».
«Per saperlo bisogna andare a vedere».
Giuseppe e suo figlio avanzano il passo e giungono quasi in prossimità della riva, laddove c’è una moltitudine di gente, stanca ed affamata, scesa da un paio di grosse imbarcazioni, e un buon numero di soldati romani, lance in resta, che li sorvegliano e non li fanno muovere, in attesa che arrivi il capo del pretorio.
Come è usuale in casi del genere, si è formato un piccolo gruppo di persone che assiste agli eventi, curiosa di vedere cosa succede e che deciderà il capo del pretorio.
«Chi sono quelle persone?», chiede Giuseppe ad uno che era lì già da prima.
«Ho sentito che sono profughi che vengono da un’isola del Mediterraneo».
«Profughi?».
«Sì, scappano dalla loro isola, dove c’è un tiranno che li perseguita, e sono approdati qui, sperando di trovare accoglienza e di che mangiare».
«In effetti, non mi sembra che stiano in grande forma».
Mentre il padre conversa con quell’altro, Gesù si allontana poco più in là, incuriosito da un soldato che minaccia una donna di tornare al suo posto. Il soldato, piuttosto nervosamente, grida alla donna di rimettersi dov’era; quella, che per la fame a stento si regge in piedi, implora il soldato di dare un sorso d’acqua al bambino che tiene in braccio; il soldato intima nuovamente alla donna di sedersi.
Gesù richiama l’attenzione del soldato: «Bella forza! Tu, grande e grosso, te la prendi con una donna indifesa e oltretutto indebolita dalla fame e dalla sete!».
«Cosa vuoi, moccioso?», chiede con tono sgarbato il soldato.
«Io? Nulla! Sto tornando a casa con mio padre; abbiamo visto questi naufraghi e ci siamo avvicinati per vedere che succede».
«Non sono naufraghi. È solo gentaglia che scappa da un’isola del Mediterraneo, e vuole essere accolta qui».
«E allora?».
«Allora niente! Non ce li vogliamo qui!».
«Non ce li vogliamo, chi?».
«Noi, i padroni di questa terra».
«Ma questa terra non è del popolo di Israele?».
«Ragazzino, tu fai troppe domande», il tono del soldato si fa minaccioso.
«Veramente sei tu che dai risposte sbagliate».
In quella, Giuseppe si avvicina a Gesù e, presolo per un braccio, lo trascina via.
«Sei matto a metterti a fare domande ai soldati romani?».
«Ma, pa’, quello ha detto un sacco di sciocchezze, e si comporta pure male!».
«Aspetta, sta arrivando il capo del pretorio. E c’è anche il sommo sacerdote!».
Così, padre e figlio ritornano tra la folla di curiosi per vedere che soluzione troveranno le autorità per quella situazione tanto particolare. In men che non si dica, entrambi, valutate le parole dei soldati che spiegano l’accaduto, decidono che, fame o non fame, caldo o non caldo, tutta quella gente deve essere messa di nuovo sulle loro misere barche e rispedita da dove vengono.
«Chiediamo solo accoglienza! L’isola dalla quale veniamo è povera e governata da un dittatore che ci tratta come bestie!», protesta qualcuno.
«Qual è la vostra isola?», chiede il capo del pretorio.
Quelli glielo dicono. E lui, con una risata di scherno, commenta: «È una delle isole che Roma ha conquistato tanto tempo fa, governata da un soldato molto severo».
«A noi israeliti non importa. Qui non ce li vogliamo! Ci bastano i nostri poveri! Non ne vogliamo degli altri da fuori»: ora anche dalla folla cominciano le voci di protesta.
«Li senti?», dice il sommo sacerdote al capo del pretorio. «Non indugiare, mandali via!».
Allora, Gesù, riesce di nuovo a svincolarsi da Giuseppe e corre verso il centro della contesa. Evita pure due soldati, e, salito su una pietra, comincia a dire a gran voce:
«Si può sapere di che parlate? Fame? Sete? Ma quando mai qui è mancato di che mangiare? Non sarà tanto, ma di certo non si muore di fame, né i romani ci trattano da bestie, come il signore dell’isola di questi poveretti tratta loro! Io vi dico che questa gente non è venuta via dalla loro terra a cuor leggero. Avranno lasciato lì i loro familiari, i loro amici, le loro cose. Anche il popolo di Israele ha conosciuto la schiavitù, e questo è quello che ha imparato? A non accogliere il prossimo che ha fame? Capisco che siano tanti, ma i potenti di questo tempo non mi sembrano capaci di garantire loro una vita dignitosa nel loro paese. Anzi, i soldati sono andati lì a depredare tutto, ad affamarli, e ora che sono scappati volete ricacciarli nella loro fame? In fondo, che chiedono? Solo di mangiare. Mica hanno detto che vogliono cibo in cambio di nulla. Lavoreranno e darete loro il giusto».
Dopo un attimo di silenzio, i soldati e i capi del popolo scoppiano in una gran risata.
«Sentitelo, il saputello! Torna dalla mamma, ragazzino!».
Giuseppe, intanto, ha raggiunto il centro anche lui, prende Gesù e lo tira via dalla pietra sulla quale è salito per parlare. Mentre lo trascina via, rimproverandolo duramente per quello che ha fatto, uno dei patrizi romani che aveva sentito il discorso di Gesù, prende la parola:
«Io dico che il ragazzino ha ragione! Possiamo prendere gli uomini a lavorare nelle nostre terre, così si guadagneranno il cibo che mangeranno!», e detto questo fa cenno ad alcuni di loro di seguirlo.
Un altro, un membro del sinedrio, pure si fa avanti e dice: «Anch’io sono d’accordo. Venite con me, lavorerete nei miei campi e vi darò di che mangiare e di che bere».
Giuseppe si volta a guardare la scena, non credendo ai suoi occhi.
«Dai, pa’, sembra che la cosa si sia risolta. Andiamo a casa che poi mamma chi la vuole sentire che torniamo sempre tardi?», dice Gesù riprendendo il cammino verso Nazareth.
Giuseppe affianca il ragazzo, e insieme camminano in direzione di casa. Mentre, alle loro spalle la situazione si normalizza e tutti i profughi trovano accoglienza, il padre dice:
«Poi, un giorno mi spieghi come ti vengono certe idee».
«Sì, poi un giorno ti dico…».
Presentato il libro “Pastorale Digitale 2.0″ e firmato l’Accordo dal Vescovo e dal Rettore
Articolo di Adriana Letta della Presentazione del libro Pastorale Digitale 2.0 a Cassino e della firma dello storico accordo tra la dicoesi e la Pontificia Università Antonianum:
Accordo di collaborazione tra la Pastorale Digitale e la Pontificia Università Antonianum
Firma dell’accordo di collaborazione tra la Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e la Pontificia Università Antonianum
[Diretta streaming] Presentazione libro “Pastorale Digitale 2.0″
Cassino: domenica 28 febbraio alle ore 17.00 nella Sala degli Abati della Curia, Presentazione del libro di Riccardo Petricca “Pastorale Digitale 2.0″ e firma di un Importante Accordo di Collaborazione Tra Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e Pontificia Università Antonianum di Roma
Regia di Francesco Marra
Per vedere la diretta: https://livestream.com/accounts/11735459/libro/
Accordo di collaborazione tra la Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo e la Pontificia Università Antonianum
Condividiamo con gioia i link della pubblicazione sul sito istituzionale della Pontificia Università Antonianum relativo all’accordo che verrà siglato domenica 28 a Cassino alle ore 17:00 con la nostra diocesi:







