Monthly Archives : gennaio 2017

Home2017gennaio
Read More
P2490831

Su “Orientamenti pastorali” il libro Pastorale Digitale 2.0

Riportiamo il testo della presentazione del libro di Riccardo Petricca “Pastorale Digitale 2.0”, a firma di Adriana Letta, pubblicata dalla rivista “Orientamenti pastorali”, mensile del C.O.P., Centro di Orientamento Pastorale n. 10 del 2016, a pag. 88, nella sezione “Invito alla lettura”.

P2490831      P2490829

Riccardo Petricca, “Pastorale Digitale 2.0“, ed. Albatros, collana di saggi “Nuove Voci”, postfazione di Mons. Gerardo Antonazzo.

E’ un po’ la storia di una vocazione, quella raccontata dal libro di Riccardo Petricca “Pastorale Digitale 2.0”, semplice come è, in fondo, ogni vocazione – una chiamata ed una consegna a cui informare tutta la propria vita -, ma complessa come si rivela sempre, per il lungo ed anche tortuoso percorso umano per arrivare a comprenderla, a riconoscerla come propria e infine ad accettarla come definitivo stile di vita. L’A., ingegnere delle telecomunicazioni, attira immediatamente il lettore e lo coinvolge emotivamente nel tratto di esperienza personale di vita che racconta, quando lui, dopo anni di impegno in Azione Cattolica e Pastorale Giovanile, se ne allontana dopo un forte dispiacere cercando altrove, su diverse rotte, distrazioni e compensazioni. Ma dopo qualche anno, occasioni, accadimenti, persone lo riportano a guardare dentro di sé, a riscoprire ideali, sogni, motivazioni, impegni. Fino a ritrovarsi nel luglio 2013 a Rio de Janeiro come responsabile del gruppo diocesano alla XVIII Giornata Mondiale della Gioventù con il Papa: e lì ha la conferma che “nulla, assolutamente nulla accade a caso“, che non è solo, che quel Dio a cui aveva dedicato gli anni della sua giovinezza è lì accanto, lo aiuta e lo soccorre, gli vuole bene e lo chiama.

La vita cambia e ridiventa entusiasmante, si incontra e si relaziona con quella di tante altre persone e la sua non è più l’unica voce narrante nel libro, perché si intreccia con molte altre voci a formare un solo racconto, la sua vocazione non è più solo sua, ma viene condivisa da altri, sempre più numerosi, che si impegnano con lui in un nuovo servizio volontario e gratuito in diocesi: il servizio di Pastorale Digitale. Servizio che prende inizio, col favore e l’avallo del Vescovo Gerardo, nel marzo 2014 con un convegno dal titolo “Internet è un dono di Dio”. E pensare che molto prima, nel 1998, Riccardo, con due amici studenti di ingegneria come lui, aveva organizzato un convegno sull’ utilizzo di internet nella Chiesa: “il peggiore degli incontri mai visti ed organizzati”! Evidentemente i tempi non erano maturi. E neanche le persone. Ma l’intuizione della vocazione era già presente: la Vocazione digitale!

Il racconto personale non è un espediente per sedurre il lettore, ma assume un significato ulteriore a livello di formazione umana e culturale. Dice Mons. Gerardo Antonazzo nella postfazione: “Fare autobiografia  è formarsi; anzi, è formarsi due volte” e questo vale sia per la storia personale dell’Autore, sia per “l’autobiografia di una Chiesa particolare… che si lascia educare dalla sua storia raccontata, riflettuta e condivisa“.

Tuttavia, una lettura solo in chiave autobiografica o narrativa non esaurisce il valore e la portata del libro di Riccardo Petricca. E’ un libro particolare: pur essendo inserito in una collana di saggi, non è uno studio sociologico, psicologico o antropologico sull’uso diffuso e massiccio della comunicazione online. Non teorizza un’idea per dimostrarne la validità, non argomenta, non utilizza un linguaggio scientifico. Racconta come attorno a un’idea si è coagulato un gruppo che continua a crescere di numero, di capacità, di entusiasmo, di senso di responsabilità anche, un gruppo vario ma coeso dal contagio della fede cristiana, di cui vuol testimoniare la bellezza e la gioia, l’Evangelii gaudium. Tutti nel gruppo si impegnano a costruire qualcosa di positivo per gli altri, a condividere sogni, speranze, esperienze, a comunicare non da espositori neutrali, ma con il piglio del testimone toccato in prima persona dai fatti che narra, da quel qualcosa che infiamma il cuore e pervade la vita in modo gioioso e profondo.  In poche parole: non si accontentano di mettere in rete, vogliono mettere in comunione (questo lo slogan-stella polare dato dal Vescovo!), tra loro e con tutti gli altri internauti che possono entrare in contatto con loro attraverso il sito web o gli svariati social di cui la Diocesi si è dotata. La chat del gruppo su WatsApp non è di sole “chiacchiere”, è attraversata giornalmente da scambi profondi e positivi, che aiutano tutti: più importante della tecnologia, pur affascinante, è la relazione vera tra le persone, che va costruita giorno per giorno alla luce di Cristo. E questo significa crescita umana, culturale, spirituale.

Il recente seminario teologico-pastorale diocesano è stato una conferma che il cammino comunitario della Pastorale Digitale sta andando proprio nella direzione di quel nuovo umanesimo additato come urgente e necessario dal Convegno Ecclesiale nazionale di Firenze 2015, e segue le piste indicate dai cinque verbi: uscire (la PD percorre strade nuove per il Messaggio di sempre); annunciare (comunicare è annunciare!), abitare (si abita – da cristiani – l’ambiente digitale, come gli ultimi Papi hanno tanto raccomandato); educare (questa nuova strada educa sia gli operatori della PD sia gli utenti), trasfigurare (PD è una vita, la vita dell’autore e la vita di un gruppo che pian piano si trasfigura).

Dunque, il maggior merito di “Pastorale Digitale 2.0”, in fin dei conti, è di aver messo a disposizione di tutti una storia vera e reale, non solo virtuale, che sta dando risultati incredibili e inaspettati; di aver presentato un’esperienza pilota, un “orientamento pastorale”, un vero e proprio Progetto pastorale esportabile ed estensibile ad altre diocesi e comunità cristiane. Non uno studio ma un’esperienza pastorale viva, interessante e costruttiva, non contenuti nuovi, ma linguaggi attuali per dire ai giovani e non solo i contenuti di sempre. Tanto è grande tale convinzione, che alla fine del libro l’Autore si rivolge addirittura a Papa Francesco chiedendo “che questo servizio che facciamo per la Chiesa venga ufficializzato”.

Adriana Letta

 

Read More
La Sacra Famiglia di Nazaret

Sacra Famiglia – Episodio 13

SACRA FAMIGLIA

di Vincenzo Ruggiero Perrino

 

 

Episodio 13

Nazareth, anno 1 a. C.

Ormai la giornata di lavoro di Giuseppe è finita. Gesù lo ha accompagnato (e anche un po’ aiutato) tutta la giornata sul cantiere del teatro di Sepphoris. Poiché tra non molto il sole comincerà a calare, padre e figlio si decidono a salutare gli altri operai e ad avviarsi verso casa.

«Andiamo, ragazzo!», esclama a gran voce Giuseppe, caricandosi sulla spalla il sacco vuoto, nel quale portavano un po’ di cose da mangiare preparate da Maria per il pranzo.

«Sì, papà. Anche se il sole è ancora bello alto».

«E meno male. Ma per quando arriviamo a casa sarà buio».

La strada, che da Sepphoris porta a Nazareth, dopo aver incrociato la via che porta fino a Gerusalemme, passa nei pressi del grande lago, dove Gesù a volte va a giocare con Giovanni e gli altri amici.

«Chissà mamma che avrà preparato da mangiare», dice il ragazzo.

«Speriamo non si sia inventata niente di strano, come qualche volta fa, e poi a noi due ci tocca fare da cavia per i suoi esperimenti in cucina!».

«Hai proprio ragione, pa’! Mamma, alle volte, non si rende conto di esagerare con alcuni ingredienti, e fa delle cose o troppo piccanti, o troppo salate, o troppo condite».

Giuseppe scoppia a ridere, poi aggiunge: «È vero, ma comunque teniamo per noi questa considerazione».

«Per carità, e chi dice niente. D’altra parte, magari tra duemila anni, queste pietanze saranno quelle più gradite dagli uomini e dalle donne di quel tempo lontano».

«Ma che vai a pensare! Tra duemila anni!».

Cammina cammina, finalmente giungono al lago. Ancora lontani, scorgono una grossa imbarcazione di pescatori, che hanno appena attraccato, e gli uomini a bordo – tre o quattro di loro – scendono a riva. Un’altra barca, invece, procede più lentamente a tornare.

«Ragazzo, forse ho un’idea per salvarci per la cena!».

«Cioè?».

«Andiamo a vedere se quei pescatori hanno preso qualcosa, così compriamo qualche pesce e lo arrostiamo per stasera».

«Grandiosa pensata, pa’!».

Così, Giuseppe e Gesù si avvicinano alla barca.

«Salve», saluta Giuseppe.

«Salute a te, uomo», risponde il più grande di età dei pescatori.

Gesù scorge, dietro a quella figura, due ragazzi, che ad occhio e croce dimostrano di avere la sua stessa età, e li saluta presentandosi: «Ciao, io sono Gesù!».

 «Ciao, io sono Simone», risponde il più grande dei due.

«Ed io sono suo fratello Andrea», fa l’altro.

«Siete pescatori?».

«Beh, siamo ancora troppo piccoli per avere una barca tutta nostra. Però, di solito diamo sempre una mano a papà e ai suoi amici», spiega Simone.

«Vabbè, diciamo che più che altro ci divertiamo un po’…», precisa Andrea.

«Semmai ti diverti tu, io da grande diventerò un bravissimo pescatore!».

«Tu invece che fai?», chiede Andrea al nuovo amico, mentre il fratello maggiore risale sulla barca.

«Oggi non c’era lezione a scuola e così sono andato a Sepphoris con mio padre, che lavora al cantiere».

«Bello, dev’essere un bel lavoro… Vedere che quello che costruisci man mano prende forma e cresce…».

«Se è per questo, tutti i lavori dovrebbero dare questa soddisfazione, se fatti bene…», dice Pietro, cominciando a mettere a posto una delle reti sulla barca. Poi, aggiunge: «Anzi, se vieni a darci una mano, magari ci sbrighiamo e torniamo a casa».

«Agli ordini, generale!», dice Andrea, canzonando il fratello e facendo ridere Gesù.

Intanto, Giuseppe sta chiedendo al pescatore di poter comprare qualche pesce per la cena.

«Purtroppo, non posso esserti di aiuto, amico mio!», replica l’altro con aria mogia.

«Hai venduto già tutto il pescato?», chiede, con evidente sorpresa, quello.

«Magari! Il fatto è che oggi non abbiamo pescato nemmeno un pesce!».

«Possibile?».

«Che devo dirti? È stata una giornataccia».

«Mi dispiace molto».

Gesù, avvicinatosi al padre, e notata la sua aria un po’ delusa, gli chiede: «Qualcosa non va?».

«Figliolo, mi sa che stasera non potremo mangiare altro che quello che tua mamma avrà preparato».

«Ah, e come mai?».

«Non c’è pesce».

«Come sarebbe a dire “non c’è pesce”?».

«Questi pescatori hanno lavorato tutto il giorno, ma non sono riusciti a pescare neanche un pesce».

A quel punto Gesù parla direttamente al pescatore: «Ma come è possibile?».

«Ragazzo mio, purtroppo la giornata è andata così. Anche io e i miei figli, Simone e Andrea, non mangeremo pesce stasera…».

«Il problema è che, dopo tutta ‘sta faticata, non mangeremo affatto stasera…», puntualizza Andrea, dalla barca, al che suo fratello gli dà una gomitata per farlo tacere.

«Lascia che tuo fratello parli, Simone… Purtroppo è vero, non avendo pescato, non mangeremo niente stasera…».

«Facciamo una cosa», inizia a dire Gesù.

«Che vuoi fare?», chiede un po’ sospettoso Giuseppe.

«Io niente, pa’». Poi, rivolto a Simone, Andrea e al loro padre, propone: «Voi, scostatevi qualche decina di metri dalla riva e gettate nuovamente le reti in acqua».

«Ragazzo, forse non hai capito: abbiamo faticato tutta la giornata e non abbiamo preso assolutamente nulla».

«E io invece sono sicuro che pescherete qualcosa. D’altra parte, mica possono essere spariti tutti i pesci! Oppure, mica possono averli presi tutti quelli dell’altra barca».

«Macché! Quelli sono i nostri soci, e nemmeno loro hanno preso niente», dice Simone.

«Io non mi rimetto a lavorare», protesta un altro dei lavoratori.

«Se pescherete, avrete di che mangiare voi tutti, e anche noi altri. Se, invece, non pescherete niente, sarete tutti ospiti per cena a casa nostra».

«Ma sei matto, a metterti a fare queste scommesse?», gli fa Giuseppe, già prefigurandosi la faccia di Maria, nel caso si presentassero senza preavviso a casa con una decina di ospiti.

«Papà, secondo me, non abbiamo niente da perdere da questa proposta. Se peschiamo bene, se non peschiamo non restiamo comunque digiuni stasera, né noi né gli altri lavoratori», riflette Andrea.

«E va bene. Ragazzo mio, sulla tua parola getterò le reti!».

Così, spinta un po’controvoglia la barca in acqua e giunti ad una trentina di metri dalla riva, gettano le reti. Simone, Andrea, il loro padre e gli altri due che lavorano con loro, devono mettercela proprio tutta a tirarle su, tanto sono piene di pesci! Infatti, per non rischiare di rompere le reti, cominciano a gridare a quelli dell’altra barca di andare a dar loro una mano.

«Poi, me lo spieghi come facevi a sapere che in quel punto c’erano tutti quei pesci», fa Giuseppe, ancora meravigliato di quello che è appena successo davanti ai suoi occhi.

«È un lago, da qualche parte i pesci devono pur stare…».

«Mi pare evidente. Ma come facevi a sapere che erano proprio lì dove li hai fatti andare tu?».

«Dai, pa’, sempre a fare domande. Tra una trentina di anni ti sarà tutto più chiaro. E poi, non sei contento che hanno pescato e così anche noi mangeremo pesce?».

«Sì, certo!».

Intanto, le due barche sono tornate a riva e gli equipaggi di entrambe scendono a terra, esultanti e festanti. Simone e Andrea corrono ad abbracciare il loro nuovo amico.

«Se non fosse stato per te, ce ne saremmo tornati a casa a mani vuote!».

«Ma io non ho fatto proprio un bel niente! Ho solo proposto una cosa; siete stati voi bravi ad accettare la proposta e a riprovarci ancora una volta».

«Come sapevi che avremmo pescato?», chiede Andrea.

Gesù e Giuseppe si scambiamo un’occhiata di intesa, e poi il ragazzo risponde: «Diciamo che tra una trentina di anni vi sarà tutto più chiaro».

Andrea vorrebbe chiedere ancora, ma altri due ragazzi si avvicinano a Gesù. Simone si incarica di fare le presentazioni:

«Gesù, questi sono altri due nostri amici, i figli di Zebedeo, che è il socio di papà. Lui è Giovanni e questo è suo fratello Giacomo».

«Anche io ho un cugino che si chiama Giovanni! Magari un giorno torniamo qui insieme e ce la spassiamo un po’ a giocare!». Poi, rivolto al padre gli dice: «Pa’, credo che sia ora di tornare a casa».

«Amico, accetta questo pesce in segno della mia gratitudine verso te e verso tuo figlio», esclama il padre di Simone e Andrea a Giuseppe.

«Grazie», replica Giuseppe, prendendo il pesce che gli viene offerto.

Poi, fatti i saluti, padre e figlio ritornano verso casa.

«Ragazzo, io ancora non riesco a capire come hai fatto…».

Gesù, prontamente, lo interrompe: «Ancora? Piuttosto, pensiamo a cosa dire a mamma, quando ci presenteremo con questo pesce».

«Dici che potrebbe intuire che lo abbiamo preso per non mangiare il suo nuovo esperimento in cucina?».

«Uhm… mi sa che potrebbe intuirlo…».

«E tu come fai a saperlo?», chiede Giuseppe, ma poi lui stesso prontamente aggiunge: «No, non me lo dire, conosco già la risposta: “sarà tutto chiaro tra una trentina di anni”…».

[gennaio 2017]

Read More
il-serpente-prudente

Il Serpente Prudente – Il vino nuovo della pubblica amministrazione

n. 19 (30/01/2017)

“Il vino nuovo della pubblica amministrazione

Parlando di “posto”, generalmente siamo portati ad indentificarlo con il “posto pubblico”, cioè quello alle dipendenze di uno qualsiasi delle migliaia di enti pubblici (nella più ampia accezione possibile), di cui è particolarmente ricca la nostra repubblichetta. Straordinariamente diffusa è la mitologia, arricchitasi di tanti dettagli nel corso di decine di anni, intorno ai tanti benefici di cui godono gli stipendiati pubblici, tanto che tutti quelli che il posto pubblico non lo ricoprono giungono, sospirando, alla solita conclusione: “beato te che hai il posto fisso!”.

Chi scrive è uno degli ancora tanti dipendenti pubblici, uno di quelli che ha il posto fisso e al 27 di ogni mese prende lo stipendio pagatogli da un ente comunale. Di conseguenza, io conosco veramente come stanno le cose, perché le vivo ogni giorno; e, mutatis mutandis, immagino che ciò che accade nel comune dove lavoro io, grosso modo accada in qualsiasi altro ente pubblico (di qualsiasi specie e livello) d’Italia.

Innanzitutto, sfatiamo una credenza tanto diffusa quanto inesatta: non è vero che con lo stipendio di dipendente pubblico si diventa ricchi, né tanto meno si può vivere in maniera dispendiosa. È vero che lo stipendio è fisso, ma lo è anche nel senso che sono almeno una decina di anni che è fermo a quella precisa cifra, mentre il costo della vita dal 2006 ad oggi è quasi raddoppiato. Nel 2006, durante il fine settimana, in determinati distributori di benzina, si riusciva a pagare un litro di diesel anche meno di un euro. In dieci anni, quello stesso litro è arrivato a costare poco sotto i due euro! In altre parole: lo stipendio è rimasto tristemente lo stesso, mentre i prezzi sono pressocché raddoppiati. Solo che questo nessuno lo dice mai.

Altra falsa credenza: negli uffici pubblici nessuno fa niente. Si tratta di un’affermazione che va per lo meno ridimensionata, dal momento che, se davvero nessuno facesse niente, l’Italia si sarebbe da tempo fermata. Infatti, se qualcosa ancora continua a funzionare è perché c’è uno sparuto manipolo di “eroi”, che per quattro soldi e magari andando anche contro gli interessi di parte dei loro dirigenti superpagati, ogni giorno abbraccia la sua croce e fa il suo lavoro.

Un’altra cosa, che trasversalmente i politicanti hanno sostenuto fino a convincere il popolo di pecoroni che rappresentano, è che gli enti pubblici costano troppo, e quindi bisogna tagliarli e privatizzare tutto. Destra (soprattutto), ma anche la sinistra hanno ripetuto il mantra della “privatizzazione” fino a distruggere definitivamente quegli enti che loro stessi hanno creato per sistemarci dentro gli amici, le amanti, i compari e i figli.

Tuttavia, è sotto gli occhi di tutti che la privatizzazione è stata un bene solo per gli amici degli amici che si sono arricchiti, facendo definitivamente affossare quei servizi che prima già avevano un funzionamento precario. E di esempi ce ne sono tanti: i trasporti, i servizi telefonici, quelli del gas, dell’acqua… Per non parlare della sanità o dell’istruzione…

Altro mantra ciclicamente sbandierato come la salvezza di tutto il sistema: l’abolizione delle province. Prescindendo dal fatto che più lo si dice e sempre meno lo si fa (le province sono sempre lì, con tutti i loro dipendenti, e soprattutto la rappresentanza politica), qual è il vantaggio di toglierle? Quelli che ci lavorano passerebbero a lavorare per regioni e/o comuni o altri enti (e quindi dovrebbero essere comunque pagati); la parte politica non viene nemmeno più eletta, ma scelta tra i rappresentanti dei comuni. Quindi, il vantaggio dove sta? E, poi, vogliamo tagliare le province, ma poi lasciamo una marea di enti utili quanto un mal di denti (un esempio su tutti, le comunità montane), o enti assolutamente dannosi (per esempio le regioni, vere mostruosità buone solo per inauditi sprechi di denaro).

Il punto è semmai un altro. Considerato che oggi un po’ per legge (vedi l’autocertificazione e la deburocratizzazione), un po’ per il progresso tecnologico (almeno nei comuni più progrediti, i cittadini possono interfacciarsi con gli uffici direttamente da casa, via internet), non c’è più la necessità di tanta gente a lavorare nei comuni, o comunque negli enti pubblici, bisognerebbe sedersi a tavolino e stabilire cosa fa e cosa non fa la pubblica amministrazione. E una volta stabiliti i compiti che l’apparato pubblico deve adempiere, dotarsi di un numero adeguato di personale adeguatamente preparato per quelle mansioni.

Ovviamente queste sono scelte “politiche”. E ce li vedete voi quei buoni a nulla dei nostri parlamentari a fare una riforma – questa sì veramente epocale? Siamo seri: dall’Unità di Italia ad oggi, la pubblica amministrazione (ripeto ad ogni livello e di ogni settore) è stata né più né meno che il refugium peccatorum, per tanti amici, amanti, figli e compari, che sono stati invitati a partecipare alla spartizione del denaro pubblico, senza preoccuparsi troppo di doveri e compiti. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Le varie riforme succedutesi dai primi anni Novanta fino ad oggi, sono la palese contraddizione di una saggia riflessione di Gesù, ricordataci da Marco (2, 21-22): «Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».

Abbiamo sentito parlare migliaia di volte di “trasparenza”, “economicità”, “efficacia”. Ma quale trasparenza vedete voi in un paese dove spesso e volentieri i superpagatissimi posti dirigenziali vengono affidati per scelta personale del sindaco o del presidente di turno, senza un bando di concorso? Quale economicità si può scorgere laddove approvando un bilancio si dirottano fondi su opere assolutamente inutili e impossibili come il ponte sullo stretto di Messina, senza tener conto che le strade che dovrebbero condurre al fantomatico ponte sono più pericolose della pista che i cowboy facevano attraversando il Gran Canyon? Quale efficacia c’è in una pubblica amministrazione che prima finge di raccogliere le lamentele del popolo circa la sicurezza e poi piuttosto che mettere un po’ più di poliziotti in strada, li manda a fare da autisti a prefetti e ministri, oppure allo stadio a sorvegliare i tifosi? Ma che se le guidino da soli le loro auto blu i ministri, e che si giochino a porte chiuse le partite!

Ma niente paura, i nostri esilaranti politici (nostri degni rappresentanti) da tempo hanno trovato la soluzione a tutto il problema: fare riforme che restano solo sulla carta, incolpando di questo i dipendenti fannulloni (ma, in effetti, di fannulloni ce ne sono tanti, basti pensare ai ricorrenti scandali di chi timbra il cartellino e se ne va poi in giro per i fatti suoi). Tuttavia, dimenticano un piccolo dettaglio: i fannulloni che oggi si vogliono gettare in pasto ai leoni, il posto lo hanno preso proprio grazie a quei politicanti che adesso, non sapendo più a chi addossare le colpe, se la prendono con i loro amici, amanti, figli, compari.

Vincenzo Ruggiero Perrino

Read More
miniatura

Powerbank Lumsing Glory P2 Plus – LA NOSTRA RECENSIONE!

https://www.youtube.com/watch?v=RyiYX3O1X9A


Data l’enorme richiesta di energia da parte dei nostri dispositivi, Lumsing ha pensato bene di realizzare un Powerbank dalle ottime caratteristiche! Oggi sotto la nostra lente c’è il Glory P2 Plus, 15000mAH tutti da sprigionare, superbo!

Confezione e contenuto

Questo powerbank ci arriva all’interno di una confezione realizzata interamente in cartone riciclato e riciclabile.

La scatola è la solita di Lumsing, con delle diciture che richiamano al prodotto contenuto accompagnate da una trama a macchie, elegante anche l’immagine stilizzata raffigurante il caricatore portatile posta sul fronte!

All’interno oltre alla Glory P2 Plus troviamo la solita manualistica e due cavi, uno con uscita USB Type-C mentre l’altro Micro-USB. Il manuale utente è stato scritto in svariate lingue, tra cui fortunatamente anche l’italiano; lo stesso risulta essere molto comprensibile e pieno di dettagli riguardo il prodotto in analisi.

I due cavi in dotazione sono di buona fattura e vantano di una lunghezza di 52 cm, lunghezza ideale per un comodo utilizzo in mobilità! Purtroppo i cavi vengono richiusi con un semplice spago in plastica, avrei personalmente preferito una chiusura in velcro in modo tale da risparmiare tempo e tenere più al sicuro i cavi.

[gallery columns="2" size="medium" ids="2748,2749"]

Design e materiali

Il powerbank è interamente realizzato in plastica, nonostante ciò si ha un ottimo feedback tattile grazie all’egregia qualità dei materiali solidi con cui è realizzata!

Superiormente possiamo apprezzare il badge della casa produttrice in bianco, lo stesso però risulta essere non molto visibile; avrei optato per una scritta più lucida, ma nulla di trascendentale.

Frontalmente troviamo due ingressi USB, uno di tipo Smart l’altro Quick Charge 3.0/2.0, un’ingresso Type-C che funziona sia da input che in output e un’ingresso Micro-USB in input. Le porte sono contraddistinte da una scritta d’accompagnamento e dal colore, abbiamo infatti il blu per la Smart e il verde per la Quick Charge 3.0.

Sulla sinistra è presente un tastino la cui pressione ci consente di accendere il caricatore e di vederne la carica residua tramite dei piccoli LED posti superiormente, gli stessi sono quattro e purtroppo la visibilità in caso di luce risulta essere problematica; la luce emessa è molto debole. Questo powerbank è sicuramente pensato per coloro che viaggiano molto dato che date le dimensioni è preferibile metterlo in una borsa.

Si tratta di un prodotto molto grande e pesante, le dimensioni sono pari a 15,8 x 2 x 7,9 cm per un relativo peso di 540 g.

20170124_145606824_iOS

Caratteristiche e funzionamento

Come specificato nell’introduzione, questo powerbank vanta di ben 15000mAh, una capacità davvero importante e che ci consente di caricare i nostri dispositivi svariate volte senza alcun problema! Come per ogni powerbank abbiamo una reale capacità minore rispetto a quella dichiarata dalla casa produttrice, in questo caso abbiamo circa 10209mAh da utilizzare; un valore comunque di tutto rispetto!

Grazie all’ingresso Type-C in output è possibile caricare fino a tre dispositivi contemporaneamente, questo è un fattore molto importante e che soprattutto manca alla concorrenza, facendo anche riferimento alla fascia di prezzo in cui questo prodotto si pone.

Grazie ad un amperometro in mio possesso sono riuscito a costatare l’uscita in Ampere di questo powerbank nelle porte Smart e Quick Charge avvalendomi di un iPhone. Collegando il melafonino nell’ingresso Smart la Glory P2 Plus riesce ad erogare fino a 2A mentre collegandolo in quello Quick Charge si arriva massimo a 1A; questo caricatore riesce intelligentemente a determinare il tipo di hardware collegato in modo tale da offrire la migliore esperienza di ricarica possibile.

Il punto forte di questo prodotto sta nel supporto alla ricarica rapida Quick Charge 3.0 che ci consente di caricare i dispositivi compatibili e retrocompatibili in pochissimi minuti! La compatibilità è assicurata con qualsiasi dispositivo con 5V di input senza preoccuparsi di danneggiare il device collegato grazie alla multi protezione IC.

Avendo il powerbank delle celle importanti Lumsing ha pensato bene di aggiungere la compatibilità alla ricarica parallela, grazie agli ingressi Micro-USB e Type-C in input; tale tecnologia ci consente di caricare il nostro caricatore risparmiando la metà del tempo!

[gallery columns="2" size="medium" ids="2751,2752"]

Conclusione

Sono rimasto favorevolmente colpito da questo powerbank, un’ottima risposta di Lumsing all’agguerrita concorrenza!

Consiglio l’acquisto di questo prodotto a tutti coloro che viaggiano molto o che devono stare lontani dalle prese elettriche per molto tempo. Questo powerbank è si molto grande, ma dando attenzione alla capacità è comunque un ottimo compromesso. Potete portarvi a casa questa Glory P2 Plus ad un prezzo concorrenziale di €29,99 su Amazon con possibilità di spedizione in un giorno (non assicurata) grazie a Prime!


Acquistalo su Amazon | €29,99

Read More
Pastorale Digitale 2.0

Classifica Finale del Concorso Clicca il Presepe

Classifica

Parrocchie

  1. Lorenzo Martire – Picinisco
  2. Giovanni Battista – Civitella
  3. Chiesa Madre – Cassino

 

Privati

  1. Andrea Quadrini – Isola del Liri
  2. Emilio Rocchi – Fontechiari
  3. Mirella Porelli – Picinisco

 

Associazioni

  1. Associazione Giovanile Forever – Fontechiari
  2. Oratorio Don Bosco – Cassino
  3. Associazione Santa Maria Salome – Castelliri

 

Viventi

  1. Presepe Vivente Diocesano
  2. Giovanni Battista – Sant’Angelo in Th
  3. Presepe Vivente Fontechiari

 

Digitali

  1. Leonardo Bonavenia
  2. Presepe sull’isolotto – Isola del Liri
  3. San Giovanni B. ed Evangelista – Casalvieri
  4. San Bartolomeo Ap. – Cassino
  5. Sant’Antonino Martire – Pico

 

Note della commissione:

La classifica finale è stata giudicata da una giuria tecnica e sono stati penalizzati coloro che hanno abusato di strategie web per le visualizzazioni        

Read More
il-serpente-prudente

Il Serpente Prudente – Neve terremotata

n. 18 (23/01/2017)

“Neve terremotata

L’informazione della settimana scorsa è stata quasi monopolizzata dalla notizia delle nuove scosse di terremoto, verificatesi più o meno nelle stesse zone già colpite lo scorso agosto. Come se non bastasse, i disagi legati alla sismicità sono stati viepiù amplificati da un inclemente ondata di maltempo, che ha letteralmente sepolto paesi e città, creando una situazione al limite del sostenibile.

In un Paese come il nostro, dove si fa a gara a chi fa più sensazionalismo (senza mai andare veramente al cuore dei problemi per risolverli in maniera più o meno definitiva, o almeno per arginarne gli effetti in prospettiva futura), la notizia più clamorosa di tutte è stata quella della valanga che ha spazzato via l’Hotel Rigopiano, a Farindola, in provincia di Pescara. La macchina dei soccorsi, pur efficaci tanto da salvare diversi ospiti, è stata accusata di scarsa tempestività (vorrei vederli io i sapientoni accusatori a muoversi con metri di neve a sbarrare la strada); sui commenti dei nostri degenerati rappresentanti politici è meglio stendere un velo pietoso.

A scanso di equivoci, esprimo subito il mio cordoglio per le innocenti vittime dell’accaduto. Tuttavia, dal punto di vista di questa rubrica, tutta la vicenda ha reso chiaro, se mai ce ne fosse veramente bisogno, che gli italiani sono il popolo che, più di ogni altro nel mondo, riesce con una sistematicità quasi maniacale ad osservare l’ammonimento di Gesù, riportato in Luca 16, 9: “procuratevi amici con la disonesta ricchezza”. Infatti, penso sia ben palese la catastrofe culturale della nostra disgraziata repubblichetta: giornalisti che non sanno informare; politici che non hanno idea di come si amministra; imprenditori che badano solo al proprio tornaconto, in nome del quale sono pronti a qualsiasi abuso; giudici che non riescono più a fare giustizia. Tutti bravi a chiacchierare, e nessuno che ha la benché minima intenzione di fare niente di buono, pur riuscendo ad ottenere il massimo vantaggio personale dal “non saper fare”.

Accertare se la valanga, che ha travolto l’hotel, sia in qualche modo da collegare al terremoto compete a geologi e sismologi. Dico solo che la distanza temporale di circa tre ore tra le scosse (l’ultima forte delle quali risale alle 14.33) e la valanga (verosimilmente verificatasi intorno alle 17.20, cioè una ventina di minuti prima dell’invio dell’SMS con la richiesta di aiuto) rende alquanto improbabile l’ipotesi che a innescare la valanga sia stato proprio il terremoto, che, per quanto forte, era localizzato ad una certa distanza. Piuttosto verosimile, invece, è l’ipotesi che la valanga si sarebbe verificata a prescindere dal terremoto, quale conseguenza delle abbondanti nevicate che hanno flagellato l’Appennino durante i giorni scorsi.

I geologi dell’Università di Chieti-Pescara hanno spiegato che l’Hotel Rigopiano è stato investito da un’enorme colata di detriti, che ha acquisito forza e velocità notevoli sotto la pressione della neve abbondante. In altre parole: tutto è iniziato come una slavina, la quale cadendo ha raccolto rocce e alberi, cominciando a scorrere su una superficie debole, prendendo velocità a contatto con la neve, che ha fatto da “lubrificante”.

A dirla tutta, nella zona dove sorgeva l’hotel le grosse valanghe non sono una novità. Qualcuno ha ricordato che già nel 1936 c’era stata un’analoga rovinosa valanga. Inoltre, le immagini orografiche chiariscono inequivocabilmente che l’albergo sia stato costruito sotto un canalone di montagna, che si restringe pericolosamente proprio in prossimità della struttura, in un punto dove un’eventuale valanga raggiunge inevitabilmente velocità elevate.

Ora, a tragedia avvenuta, gli esperti, sottolineando la pericolosità della posizione dell’albergo, parlano di “abuso edilizio”, sentenziando che in un posto del genere non si doveva costruire. E, sicuramente, concluse le operazioni di soccorso, i magistrati della Procura competente territorialmente apriranno qualche decina di fascicoli, per individuare e assicurare alle sapienti mani della giustizia i responsabili di questo scempio. Il che – ça va sans dire – non riporterà in vita le vittime, né ristabilirà l’equilibrio ambientale scombussolato. Tutte cose che si potevano tranquillamente evitare, usando una virtù ormai perduta: il buon senso.

La storia recente dell’hotel è stata interessata da un processo per corruzione, conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati “perché il fatto non sussiste”. L’ipotesi della pubblica accusa era quella del reato di corruzione a carico di vari politicanti locali, in cambio di un voto favoreole per sanare l’occupazione abusiva di suolo pubblico relativamente all’ampliamento della struttura. Struttura che, nei primi anni Settanta, era poco più di un casolare (che sorgeva in una zona adibita a pascolo di bestiame, e compresa in un’area naturalistica protetta), il quale, magicamente, nel 2007 era diventato ciò che era fino alle cinque del pomeriggio del 18 gennaio.

Per la Procura, «l’autorizzazione a sanatoria si basava sul presupposto che detta occupazione non costituisse abuso edilizio per mancata, definitiva trasformazione del suolo». Una scempiaggine che i politicanti hanno affermato sulla scorta non solo della «promessa di un versamento di denaro destinato al finanziamento del partito», ma anche in seguito ad una serie di «assunzioni preferenziali per i propri protetti». Grazie alla proverbiale lentezza della nostra giustizia, i reati – dichiarati in ogni caso insussistenti – erano comunque prescritti dallo scorso aprile, col favoloso risultato che, benché vi siano stati dei morti, e con ogni “naturale” evidenza quell’ecomostro lì non poteva starci, nessuno potrà fare appello!

E meno male che ci autodefiniamo patria del diritto! A me pare che siamo solo un popolo di incoscienti, campioni del mondo di disonestà intellettuale, i quali, per quattro soldi, deturpano ogni cosa, oltretutto mettendo assurdamente a repentaglio la propria stessa esistenza, e, nell’evenienza, gridando contro la “madre natura assassina”.

Vincenzo Ruggiero Perrino

Read More
alberi_di_natale_00006

Ghirlanda natalizia da MVPower – LA NOSTRA RECENSIONE!

Mancano ancora 11 mesi al natale, ma dobbiamo subito prepararci!! Per fortuna che MVPower ci dà una mano, realizzando una ghirlanda a tema natalizio con varie decorazioni ad un prezzo relativamente modico. Scopriamola insieme!

Confezione e contenuto

La confezione è interamente realizzata in cartone, essa è abbastanza anonima e la ghirlanda contenuta all’interno non è poi messa in modo ottimale, essa spinge verso l’apertura in modo prepotente, e questo inizialmente mi ha fatto un po’ dubitare sulla validità del prodotto!

Di fianco alla ghirlanda troviamo delle decorazioni aggiuntive come ad esempio 10 palline di media grandezza e di colore diverso, 10 pigne, 5 bacche e 5 bowknot (fiocchetti). La confezione risulta essere comunque non ottimale nel caso in cui questo prodotto deve essere regalato a qualcuno!

Caratteristiche e impressioni

La ghirlanda risulta essere lunga 270 cm e quindi ideale da mettere sopra una porta abbastanza ampia effetto festone o su di una scala. Il tutto è realizzato in filo di ferro internamente e in plastica esteriormente. Il verde dei filetti è molto realistico, gli stessi però si staccano abbastanza facilmente. I punti a favore sono molteplici, come ad esempio la flessibilità dei rami, la buona costruzione delle decorazioni e la presenza delle chappette agli estremi della ghirlanda per un alloggiamento più che ottimale! Belli i fiocchetti e le pigne in plastica, le palline hanno un effetto metallizzato ed un laccetto incluso per alloggiarle, sono presenti nei colori: oro(X2), argento(X2), blu(X2), rosso(X2), fucsia(X2).

Conclusione

Ne consigliano sicuramente l’acquisto dato il prezzo abbastanza modico a cui la ghirlanda è venduta, non ideale come idea regalo! La trovate su Amazon al prezzo di €24,99 con spedizione di circa due settimane con corriere espresso, affrettatevi!


Attualmente non disponibile 

Read More
serpente_verde_2_1280x800

Il Serpente Prudente – Fede e Fiducia

n. 17 (16/01/2017)

“Fede e fiducia

Qualche settimana fa, trovandomi a conversare con il mio più caro amico – che ringrazio per l’occasione di riflessione che mi ha fornito – ci siamo reciprocamente scambiati opinioni su quale sia il senso della fede che noi diciamo di professare. Ho creduto opportuno condividere con i lettori di questa rubrica gli esiti di quelle riflessioni.

Con ogni evidenza, comprendere esattamente di cosa parliamo quando pronunciamo la parola “fede” è fondamentale per il vero cristiano. Con altrettanta evidenza, per quanti affermano con approssimazione e superficialità il proprio essere cristiani, la questione invece rileva in modo più marginale, potendo disinvoltamente confondere concetti e questioni.

Ed, infatti, il concetto di fede sovente viene confuso, anzi, per meglio dire, viene limitato al concetto di “fiducia”. Invece, mi pare piuttosto chiaro che la fede e la fiducia siano due dimensioni sottilmente diverse, benché la fede comprenda anche la fiducia.

Bisogna riconoscere che i (sempre più pochi) sacerdoti, presi dai tanti impegni a cui cercano volenterosamente di far fronte, non sempre spiegano con sufficiente chiarezza questa differenza. Spesso si sente dire dai pulpiti che avere fede in Dio significa a Lui affidarsi, confidando che nella Sua infinita misericordia sappia come far girare nel verso giusto il mondo e gli umani, disponendo tempi, modi e luoghi delle azioni.

Insomma, sembra quasi che fede in Dio equivalga né più né meno all’avere completa fiducia che Lui, in un modo o nell’altro, faccia funzionare le cose, ritagliando per noi altri un comodo ruolo di irresponsabilità, del tipo: “Sono venuto a messa, prego che la tale cosa vada bene, e quindi ora tocca a te, Dio, fare in modo che quella cosa vada bene, perché io ho posto la mia fiducia nella tua benevolenza”.

Ebbene, l’atteggiamento della fiducia è piuttosto ovvio: la cosa più normale per un figlio è avere fiducia nel padre, affidarsi alla sua guida, alla sua comprensione, alla sua compassione. E, tutto sommato, è anche un modo di vivere il rapporto con Dio che non richiede un particolare sforzo né di volontà, né intellettuale. Però, è anche una dimensione esistenziale che, proprio per la sua “semplicità” non può essere confusa con la vera fede, che richiede invece, un impegno un po’ più consapevole e profondo, o meglio un’attiva partecipazione dell’uomo nell’azione divina. Diversamente, tutta la questione si esaurirebbe in un “ho fiducia in Dio, lascio fare a lui, senza assumere alcuna responsabilità”.

Credo che si possano citare almeno due episodi evangelici, che forniscono un’ottima traccia per capire cos’è la vera fede, che, è bene ripetere, include senza dubbio una componente di fiducia, ma altrettanto indubbiamente non può con quella essere confusa.

Il primo ce lo racconta Luca (17, 6), e può spiegare che fede non è solo fiducia. Gesù, intervenuto a scacciare un demonio da un ragazzo (impresa nella quale i discepoli non erano riusciti), li ammonisce, dicendo: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe». È evidente che Gesù non sta dicendo ai suoi discepoli: “Abbiate fiducia in me, che vi tiro fuori dai pasticci”. Sicuramente per andargli dietro per mezza Palestina, con i pericoli che questo comportava, avevano fiducia in Lui. E del resto, se Egli voleva indicare un mero atteggiamento di fiducia in Dio, avrebbe detto: “Se avete fiducia in me quanto un granello di senape, preghereste me di dire al gelso, eccetera”.

Dunque, la vera fede, anche in una misura minima, permette al credente di poter autonomamente dire al gelso di piantarsi nel mare. Il che fa pendant con quanto Gesù altrove (Gv. 14, 12) afferma: «Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi».

È bene tuttavia precisare che la vera fede non serve a fare prodigi e magie del tipo appunto di spostare le cose come farebbe Silvan. La vera fede è l’atteggiamento di chi, con piena e libera consapevolezza, accetta la condizione esistenziale di chi cammina per la Via che conduce alla Verità e dunque vive con pienezza la Vita. È dunque l’atteggiamento di chi “sa” e non solo “spera” che l’osservare la Parola e fare le stesse cose che ha fatto Gesù, sia la strada giusta. Le cose grandi che farà chi ha fede non sono certo spostare le montagne, o far apparire dal nulla un forziere pieno di dobloni d’oro: sono piuttosto opere intese a vivere con pienezza gli insegnamenti di amore e misericordia di Gesù.

Il secondo episodio, che ancor meglio chiarisce quale deve essere l’atteggiamento dell’uomo che ha vera fede, è in Luca (15, 11-32), ossia nella cosiddetta “parabola del figliol prodigo”. Usualmente, nella percezione popolare, l’attenzione è focalizzata sull’atteggiamento del padre nei confronti del figlio, che prima sperpera la sua parte di eredità e poi, pentitosi, ritorna a casa. Però, per capire quale sia la consapevolezza che è alla base della vera fede, bisogna rileggere quel che il padre dice all’altro figlio, quello che fa l’offeso.

Il padre gli dice: «Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua». Dunque, chi ha fede “sa” (e non si limita semplicemente a “sperarlo”), in virtù del rapproto che lega un figlio che vive sempre insieme al padre, che ogni cosa del padre è sua. Del resto, quale figlio nella casa del padre si comporta da ospite, confidando nel fatto che il suo anfitrione lo tratti bene, o gli permetta di accendere la televisione o di prendere un bicchiere d’acqua? Non si comporterà piuttosto da padrone nella casa di suo padre, dispondendo dei beni del padre come fossero i suoi?

Ecco, possiamo concludere che la fede è avere la certezza (e non solo la fiducia) di essere figli di un Padre, che chiede solo di avere verso il prossimo lo stesso atteggiamento di misericordiosa compassione, che gli ha nei confronti di ciascuno, e in tal modo poter compiere le stesse opere che Egli compie.

Vincenzo Ruggiero Perrino

Il Serpente Prudente – Una querelle

n. 16 (09/01/2017)

“Una querelle

Chiudendo la “puntata” della settimana scorsa, formulavo un augurio affinché il 2017 fosse l’anno della responsabilizzazione, nel senso che ciascuno si sentisse più responsabile per il prossimo, in modo da creare un nuovo senso di comunità, per poter veramente ripartire. Le (poco incoraggianti) notizie di questa settimana mi hanno confermato che il grosso limite del nostro tempo è proprio quello di una mancanza di responsabilità. Anzi, di male in peggio, ognuno cerca di scaricare le proprie manchevolezze sull’altro, cercando in tal modo di presentarsi agli occhi di tutti come un agnellino innocente, magari vittima sacrificale, frainteso da tutti e vilipeso nonostante le sue nobili intenzioni.

Fateci caso: è un meccanismo che noi italiani brava gente abbiamo sviluppato fino alla perfezione. Una squadra di calcio, anche prima in classifica, perde una partita che sulla carta avrebbe vinto? Mica è colpa degli undici deficienti che corrono dietro al pallone a suon di milioni di euro! No, è colpa dell’allenatore. Manco ci fosse lui in campo a sbagliare i tiri.

Una mamma (è successo a Vibo Valentia) muore tre giorni dopo il parto? Mica è colpa di qualche medico malaccorto! No, è il destino crudele che ha fatto sorgere complicazioni inaspettate. Come se partorire non fosse la cosa più naturale di questo mondo.

Quasi la metà dei giovani è senza lavoro? Mica è colpa di una dissennata politica economica e bancaria, che in nome della quadratura dei bilanci fa in modo che i pochi privilegiati restino tali a discapito della massa! No, è l’austerità voluta dall’Unione Europea e dalla Germania. Oppure, sono gli immigrati che sono venuti qui a prendere le nostre case e il nostro lavoro, e ad approfittare dei nostri sussidi (che è il messaggio che praticamente tutti i giorni viene fatta passare dalla becera trasmissione di Maurizio Belpietro, Dalla vostra parte).

E gli immigrati in qualche modo c’entrano in quel che sto per dire. Il vero capolavoro, questa settimana, lo abbiamo raggiunto nella querelle che ha visto contrapposti esponenti di due “nobili” categorie che il mondo intero ci invidia, i politici e gli intellettuali. Non per dire, ma nel settantennio di repubblica, abbiamo sfornato degli autentici “number one”; anzi spesso in un’unica persona si potevano agevolmente individuare tanto i tratti del politico, quanto quelli dell’intellettuale. A dirla tutta, eccezion fatta per alcuni dell’una e dell’altra categoria (che non a caso sono più apprezzati fuori che in casa propria), è tutto un melting pot della più sconcertante vuotezza.

Il fatto, credo (e spero), è noto ai più: durante una sparatoria di camorra nel centro storico di Napoli sono stati feriti tre immigrati e una bambina di dieci anni. I colpi sono stati esplosi per “punire” un ambulante extracomunitario che non voleva pagare il pizzo al clan di zona.

Analizzando e commentando questo episodio lo scrittore Roberto Saviano, che ha fatto della “camorra” – pur declinandola in varie forme e sotto varie sfaccettature – il suo principale cavallo di battaglia, in un’intervista ha sostanzialmente detto che: “gli arresti non fermano la camorra, ci sono sempre nuovi affiliati”; “questa città non è cambiata. Illudersi di risolvere problemi strutturali urlando al turismo o alle feste di piazza è da ingenui. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore diventa connivenza”; “il sindaco è in carica da sei anni, ma parla come se si fosse appena insediato”; “la sinistra radical napoletana ragiona da ultrà: se critichi stai tifando contro”; “Angelino Alfano ha inviato l’esercito per ragioni di facciata politica”; “chi invita a distogliere lo sguardo da questa realtà mi fa paura quasi quanto le paranze che sparano”. Insomma, una ridda di cose ripetute decine e decine di volte, come sempre limitandosi ad un’analisi (pur precisa e puntuale), ma senza fornire alcuna ricetta cocreta sul da farsi per, non dico debellare, ma almeno arginare il fenomeno criminale.

A queste dichiarazioni ha, ovviamente, replicato il sindaco Luigi De Magistris: “Saviano si arricchisce sulla pelle della città, e per questo non potrà mai ammettere che a Napoli le cose stanno cambiando”; “non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato. Non ti ho visto al nostro fianco”; “se utilizzassi le tue categorie mentali dovrei pensare che tu auspichi l’invincibilità della camorra per non perdere il ruolo che ti hanno e ti sei costruito. E probabilmente non accumulare tanti denari”; “a Napoli i problemi sono ancora tanti, nonostante i numerosi risultati raggiunti senza soldi e contro il sistema, ma non è possibile che Saviano non si sia reso conto di quanto sia cambiata Napoli”; “caro Saviano, vuoi vedere che sei nulla di più che un personaggio divenuto suscettibile di valutazione economica e commerciale? Un brand che tira se tira una certa narrazione”.

Entrambe le posizioni, mi pare chiaro, celano una sostanziale svalutazione del napoletano medio. L’una perché, sottolineandone sempre e solo le negatività (e di fatto trascurando le cose positive), lo dipinge come una persona incapace di migliorare, e oltretutto non fornisce alcuna valida “cura” al problema; l’altra perché, facendo vanto delle positività, non le attribuisce allo sforzo di tutte le componenti sociali, ma solo alla propria azione politica individuale.

Penso sia chiaro a chi abbia letto gli interventi di questa rubrica, che la mia opinione sui politici nostrani non è proprio delle migliori. E la “sparata” di De Magistris, ancor più deludente se si pensa che proviene da un ex magistrato “anticamorra” come lui si è autodefinito, dimostra, in tutta la sua banalità, la caratura mediocre del nostro ceto politico, anche quando proviene da un passato un po’ meno opaco. Un politico autentico neanche avrebbe perso un’ora della sua giornata per scrivere un post su facebook per controbattere a cose che non ritiene veritiere, ma avrebbe impiegato quel tempo per “fare” qualcosa contro la criminalità, anziché “parlare” contro chi a sua volta “parla” contro la criminalità!

Per altro verso, io credo che un intellettuale debba sicuramente prendere il bisturi e puntarlo laddove c’è l’infezione, questo è fuori discussione. Ma, se è sacrosanto quello che dice Saviano, e cioè che non si può chiedere che di una città vengano decantate solo le cose buone nascondendo quelle cattive, è altrettanto inutile parlare sempre e solo delle cose negative senza valorizzare adeguatamente il lavoro e la fatica delle centinaia di migliaia di napoletani che ogni giorno si comportano onestamente o cercano di vivacizzare culturalmente la città. Indicare solo il nero, non mette in evidenza il bianco, e viceversa.

Come al solito sia l’uno che l’altro contendente hanno dimostrato di aver dimenticato una lezione importante, che in queste pagine ho già citato altre volte: dire sì sì, no no. Invece, i politici e gli intellettuali nostrani spesso pretendono di voler sconfinare in altre spiegazioni, in altre dimostrazioni, in altre questioni, che non risolvono il merito di qualsivoglia problema, e alla fine inducono tutti quelli che quel problema lo subiscono o ne fanno parte, solo a pericolosissimi atteggiamenti di noia e di assuefazione.

Vincenzo Ruggiero Perrino

Read More
61fnobonbl-_sl1500_

Mini Drone da Aukey – LA NOSTRA RECENSIONE!

Avete mai utilizzato un drone? Io personalmente prima di ricevere questo prodotto no, data comunque la difficoltà evidente nel comandare questi strumenti volanti!

Sotto la nostra mente oggi c’è un mini drone realizzato da Aukey, dalle ottime caratteristiche e soprattutto molto facile da usare! Scopriamolo insieme.

Confezione, contenuto e caratteristiche

La confezione risulta essere realizzata in cartone, su di essa è presente un nastrino dove vengono dichiarate brevemente le caratteristiche e i dettagli sul prodotto contenuto!

La scatola è molto carina da vedere ed aprire, infatti basta sollevare la parte superiore per andare subito al contatto con il drone, lo stesso è accompagnato da un radiocomando, il cavo di ricarica e le eliche di ricambio! Non mancano ovviamente i soliti manuali d’uso con il cartoncino per la garanzia.71haoqvzl3l-_sl1500_

Il drone è realizzato in plastica e ha misure altamente ristrette, infatti abbiamo dimensioni pari a 4 cm per il lato, diagonale 5,5 cm e un altezza di 2 cm per un peso di 90 g. Grazie a queste caratteristiche da peso piuma, non ha alcun problema nel volteggiare nei cieli; non è comunque possibile installare videocamere sul drone a causa peso del quadricottero! Superiormente troviamo il badge della casa produttrice in giallo e quattro eliche accompagnate da piccoli LED che ci aiutano ad individuarlo in condizioni di scarsa illuminazione e a capire il posizionamento esatto per un decollo e gestione più ottimale!61hx01px3ll-_sl1500_

Lateralmente troviamo lo switch per l’accensione e l’ingresso per la ricarica mentre nella parte sottostante possiamo apprezzare quattro gommini in gomma posti sui lati che aiutano in caso di un atterraggio, così da evitare danni al drone. Il radiocomando ha una forma che ricorda un joystick e di conseguenza risulta ottima la maneggevolezza così come l’impugnatura e la pressione di ogni tasto! Sul telecomando troviamo due leve quali possono essere invertite, che hanno lo scopo di dare gas, alzare e far muovere il drone in tutte le posizioni. Sono rimasto favorevolmente colpito dalle molteplicità delle funzioni, come ad esempio il decollo e l’atterraggio premendo i tasti del trim centrale o ad esempio la possibilità di effettuare una capriola premendo la leva di destra! Sottolineo che il radiocomando funziona con due pile AAA non fornite nella confezione offerta da Aukey!61vsc5l0ltl-_sl1500_-1

Un altro fattore da non sottovalutare è la presenza delle eliche di ricambio, infatti durante i miei utilizzi mi è già capitato di sostituirne una; nonostante svariate cadute questo è l’unico danno riscontrato. Ricordo e soprattutto sottolineo che le stesse vanno sostituite ed installate in modo uguale; le verdi con le verdi e le bianche con le bianche! Il manuale utente risulta essere quasi fondamentale in questi casi, lo stesso pur presente in italiano non è comunque ben comprensibile dato che il tutto è stato tradotto con strumenti come google traduttore, ma meglio di niente! Unico difetto, se così lo vogliamo considerare, è la mancanza delle protezione per le eliche; fattore comunque trascurabile date le dimensioni del prodotto.

Funzionamento

Prima di far decollare il drone bisogna rispettare alcune accortezze che vi vado ad indicare.

Prima di tutto bisogna accendere il drone e posizionarlo su una superficie piana, così da stabilizzare il giroscopio per una gestione aerea migliore. Successivamente bisogna accendere il telecomando e collegarlo al drone mandando la leva prima in alto e poi in basso, il tutto è comunque segnalato da suoni e della luce rossa presente sul radiocomando. Non è ancora tempo di partire dato che bisogna prima indicare con quale leva muovere e con quale dare gas, questo varia al variare delle vostre preferenze e abitudini, siate voi mancini o destrosi; il tutto viene gestito dal trim posto in basso a destra. Ultimo passo ma non meno importante riguarda le nostre abilità di volo, infatti premendo il tasto della leva sinistra è possibile switchare tra tre diverse velocità, per utenti meno e più esperti.61coznkiail-_sl1500_

Siamo finalmente pronti per il decollo, basta premere la freccia in alto del trim centrale per far alzare il drone e farlo stabilizzare ad un quota relativamente bassa, che ci consente di gestirlo al meglio e alzarlo gradualmente!

L’atterraggio è un fattore molto importante per questi oggetti, lo stesso avviene in modo morbido e preciso premendo il tasto giù del trim centrale; ottima la gestione! Un fattore che mi ha favorevolmente colpito riguarda la capacità di atterrare autonomamente nel caso di batteria scarica o insufficiente per il volo! La batteria ha una durata che varia dai 5-7 minuti ed il tempo di ricarica si aggira intorno ai 20 minuti.71ixbfa1rl-_sl1500_

Conclusione

Questo prodotto risulta essere davvero ottimo per utenti alle prime armi, dopo circa un giorno si riesce ad utilizzarlo in modo ottimale anche raggiungendo il range massimo di 25 metri; la guida risulta essere molto stabilizzata e divertente! Potete acquistare questo prodotto su Amazon al modicissimo prezzo di €28,99 con la possibilità di spedizione gratuita e in un giorno per gli abbonati prime!


Acquistalo su Amazon | €28,99

  • 1
  • 2